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Tennis: le pause mentali fanno perdere le partite

Mi sto convincendo che per molti giovani tennisti da cui sarebbe realistico aspettarsi prestazioni e risultati migliori di quelli che ottengono di solito, un fattore di miglioramento significativo risieda nel migliorare la qualità dell’allenamento. In larga parte non si tratta di fare cose diverse ma di esercitarsi con un’ intensità elevata e costante; la stessa che poi si vorrebbe mostrare in campo. In partita, si chiede ai tennisti di giocare in modo costante e adeguato al loro livello per un lungo periodo di tempo, mentre in allenamento questa richiesta è spesso assente. Allenatori e psicologi dovrebbero lavorare insieme per aiutare il tennista a colmare questa lacuna. La domanda è la seguente: “Come si può giocare concentrati per almeno 90 minuti,  se in allenamento non si raggiunge mai questo limite o se si accetta che vi siano delle pause in cui la concentrazione si riduce ai minimi termini?”

Se è vero che ci si allena per ripetere quanto appreso in partita, la ripetizione riguarda non solo la tecnica ma anche il sapere mantenere la concentrazione limitando al minimo le pause mentali, che invece in partita spesso rappresentano il principale ostacolo all’esecuzione del proprio gioco.

Perchè è così difficile l’autocontrollo in gara?

L’autocontrollo delle proprie prestazioni sportive è un compito veramente difficile anche per un atleta esperto.

Ma chi si può definire esperto? Chi è in grado di gestire con efficacia una sequenza di difficoltà crescenti in specifiche situazioni.

L’autocontrollo si basa sullo sviluppo delle competenze di auto-regolazione in tre aree distinte:

  • auto-regolazione del comportamento – l’atleta agisce osservandosi e adatta strategicamente i suoi comportamenti.Un atleta sbaglia un tiro e decide cosa fare per eseguirlo in modo corretto l’azione successiva,
  • auto-regolazione ambientale -l’atleta si adatta al modificarsi delle condizioni meteorologiche o del risultato della gara. Negli sport di tiro l’atleta può cambiare il colore delle lenti degli occhiali in funzione del cambiamento della luce o può prendersi più tempo prima dell’esecuzione.
  • autoregolazione interna – l’atleta è consapevole dei suoi processi cognitivi ed emotivi e decide se perseverare in quelle condizioni o se modificarle. Durante la prestazione di gara o in allenamento pensieri ed emozioni predispongono l’atleta a esprimersi al suo massimo oppure possono essere fonte di problemi da risolvere.
L’atleta esperto deve essere accurato e costante nello svolgere queste attività di auto-regolazione monitorando nello stesso tempo i risultati delle sue prestazioni, così da essere consapevole di quali siano le condizioni migliori per poter competere al meglio e incrementare la fiducia in se stessi.
Il mental coaching è il mezzo attraverso cui allenare queste competenze.

Commenti al primo free webinar

Due giorni fa insieme a Emiliano Bernardi abbiamo organizzato il nostro primo webinar dedicato a gli aspetti mentali dell’allenamento. E’ stata un’esperienza diversa dal tenere una conferenza di un’ora a un pubblico fisicamente presente in sala. Intanto vi è un vero e proprio conto alla rovescia di 10 minuti scandito attraverso diapositive che dicono cosa fare e quanto tempo manca all’inizio … e poi si comincia. E’ necessario essere in due a gestire il webinar poiché il relatore non può mantenere il contatto con i partecipanti, cosa invece necessaria e che in questo caso è stato realizzato da Emiliano. E’ un modo nuovo e efficace per parlare di un tema, che fa risparmiare tempo e soldi e permette a persone di diverse aree geografiche di partecipare all’evento pur restando comodamente a casa loro. Il webinar costringe anche il relatore a mantenere un ritmo serrato nell’esposizione ed elimina le pause e i tempi morti, quindi si possono trasmettere più informazioni di quelle che normalmente si erogano quando l’intervento si svolge in sala. Nel caso della psicologia dello sport potrebbe servire a creare anche una comunità di persone interessate a questa area conoscitiva e professionale. I commenti ricevuti sono stati positivi e a questo webinar ne seguiranno altri sui temi che pongono più problemi agli atleti, allenatori e ai professionisti dello sport.

Combattivi si diventa

La combattività è una dimensione psicologica importante che un atleta deve mostrare di possedere e padroneggiare. Essere combattivi significa essere tenaci e persistenti nel volere mantenere  la propria prestazione anche di fronte alle avversità della competizione. Si può eccedere in aggressività, diventando fallosi e pericolosi per se stessi e gli altri. Al contrario si può rinunciare dopo il primo momento di difficoltà convincendosi che non c’è più niente da fare. Uno degli scopi dell’allenamento deve essere di incrementare la combattività così da poterla esprimere in gara.

Gli aspetti mentali dell’intensità

La componente mentale di un allenamento a intensità elevata si compone di almeno tre aspetti.

  1. Comprende le abilità mentali che l’atleta deve mostrare in quella determinata sessione e che deve avere e già sviluppate ad alto livello, altrimenti non potrà metterle in atto in modo continuativo nella sessione di allenamento che sta per cominciare.
  2. Comprende quelle esercitazioni  o loro parti in cui l’allenatore e l’atleta sono convinti che possono essere effettuate in maniera ottimale (ad esempio, per uno sprinter che deve correre 3x300m, probabilmente si prevede  che almeno il primo, pur se faticoso, sarà corso nel tempo previsto. Nel tiro a volo, un atleta esperto sa che 20 piattelli su 25 di solito li colpisce se mentalmente s’impegna al suo massimo. Lo stesso vale per il tennis, in cui una giocatrice sa come può giocare quando è totalmente concentrata sullo scambio che sta eseguendo).
  3. Comprende quelle esercitazioni o loro parti che determinano la qualità di quella singola seduta di allenamento. Ad esempio, sarà ottima se lo sprinter riuscirà a correre come previsto anche la terza ripetuta sui 300m, oppure se il tiratore colpirà più piattelli oltre ai 20 che sa colpire; per la tennista vale lo stesso discorso, si tratta di giocare bene anche se si sente stanca o se deve mantenere un livello elevato di qualità di gioco in una esercitazione più lunga e più impegnativa del solito.
Questi  sono a mio avviso gli aspetti psicologici che vengono messi in gioco quando l’allenamento richiede intensità fisica e mentale e si allenano solo in quei momenti.

L’allenamento calmo

L’allenamento calmo consiste in un nuovo tipo di allenamento olistico che promette di promuovere non solo il benessere fisico ma anche quello mentale. Ad esempio vi è una forma di attività fisica chiamata Psycle, spinning in cui le lezioni si svolgono in ambienti con luce soffusa, musica ispiratrice,  e con una parte dedicata alla meditazione. Altri allenamenti Zen includono Cardiolates, classi di spinning + Pilates.  Alcune palestre come Third Space, a Londra, hanno già dottori  in benessere , che offrono vari tipi di trattamento, compreso il counselling umanistico. Questo approccio al benessere si sta diffondendo, con classi in cui s’impara a rilassarsi, tra cui Spynga, spinning + yoga e SoulCycle , spinning olistico.

Gli errori

Gli errori sono la cosa più importante che succede in allenamento perchè ti dicono dove devi impegnarti per migliorare.

Perchè d’inverno nessuno si veste da estate

D’inverno nessuno esce per strada vestito d’estate, perchè sa che in questo modo ci si ammala e quindi per prevenire questa eventualità ci si veste da inverno. Perchè così frequentemente commettiamo errori  e spendiamo eergia a correggerli senza impegnarci per prevenirli? Eppure sappiamo che prevenire è meglio curare. Nello sport gli errori rappresentano ciò che va evitato, la malattia da cui bisogna liberarsi, e di solito s’insegna che la cura consiste nell’imparare a reagire ad essi il più rapidamente possibile. Questo insegnamento è ben riassunto dalla frase: “Non importa quante volte cadi ma quanto in fretta ti rialzi”. Per ottenere questo risultato, gli atleti si allenano a ritornare a essere focalizzati sulla prestazione subito dopo avere commesso un errore. Anche se è meglio evitare di ammalarsi, s’insegna poco a prevenire gli errori. Prevenire richiede essere consapevoli di quale sia il comportamento da evitare e quello invece da mettere in atto. In relazione allo sport, significa essere consapevoli degli errori che si possono compiere in quell’allenamento o gara e sapere qual è il modo per evitarli. Di conseguenza ogni atleta dovrebbe essere consapevole delle situazioni a cui va incontro, pensare agli errori che potrebbe commettere e che ha commesso in passato e focalizzarsi solo sulle azioni che deve compiere per fare bene. In questo modo, imparerà non tanto a eliminare le difficoltà, che sono invece sempre presenti in una gara, ma ad affrontarle in modo vincente.

Tennis mental coaching

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Quanto è difficile fare del proprio meglio

Come siamo fatti strani: ci si prepara migliaia di ore per fornire una prestazione un determinato giorno che da tempo conosciamo e poi la cosa più difficile da fare è proprio fare ciò che di cui siamo capaci in quel giorno.