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Quanto una medaglia vale davvero la pena

 

 

Lo sviluppo dell’atleta è un processo a lungo termine

Quanti sanno che queste sono le fasi di sviluppo di un atleta da quando è un bambino, diventa adolescente, è un atleta e al termine della carriera si ritira?

Cosa vuoi da te? 4 domande per capirlo

Tre domande sono importanti per chi vuole ottenere il meglio da se stesso.

  • Cosa ho fatto sinora per ottenere il meglio da me?
  • Cosa sono disposto a fare per migliorare di più?
  • Cosa voglio fare da domani?
  • Quali frustrazioni sono disposto ad accettare?

Queste domande sono importanti per tutti. Se sei un allenatore sono utili per conoscerti meglio e per guidarti nella tua professione. Se sei un atleta sono utili per prendere la tua vita nelle tue mani e decidere se vuoi avere successo e quanto vuoi sfidarti per ottenerlo. Se sei un professionista (psicologo, medico, fisioterapista, dirigente) sono utili per sapere cosa rappresenta per te lo sport; un hobby o una parte essenziale della tua realizzazione come persona e quanto sei disposto a vivere una condizione alla ricerca del continuo miglioramento.

Obiettivi della consulenza psicologica

Obiettivi principali della consulenza psicologica nello sport di alto livello

  • Sviluppo/miglioramento competenze psicologiche atleti per affrontare le gare
  • Valutazione psicologica atleti
  • Consulenza per allenatori su aspetti specifici di loro interesse
  • Soluzioni problemi di singoli atleti che i tecnici non sanno come fronteggiare
  • Collaborazione nella gestione del gruppo al di fuori allenamento
  • Sostegno ad atleti e allenatori durante la competizione
  • Gestione dello stress agonistico di atleti, tecnici e staff
  • Miglioramento benessere atleta e vita extra-sportiva
  • Gestione psicologica infortuni

Misura la tua autostima come atleta

 

Dimensioni psicologiche

della fiducia dell’atleta

Come mi valuto in questo periodo Come voglio essere

Padroneggiare l’azione tecnico-sportiva

Dimostrare di saperlo fare in gara

Essere preparati fisicamente e mentalmente

Percepirsi in forma

Essere sostenuti dal proprio ambiente sociale

Sentirsi guidati dall’allenatore

Sentirsi a posto in ogni ambiente

Accettare positivamente quanto accade in gara

TOTALE (minimo 40 – massimo 80)


Quanto mi stimo come atleta?

Istruzioni per l’effettuazione della valutazione

Per attribuire i punteggi: Attribuisci un punteggio da 5 a 10 a ogni frase. Per primo rispondi a tutte le domande pensando a “Come mi valuto in questo periodo.” Subito dopo rispondi di nuovo a tutte le domande pensando a “Come voglio essere”. Significato del singolo punteggio 5 = abilità posseduta in modo insufficiente, 6 = abilità posseduta in modo appena sufficiente, 7 = abilità posseduta a livello medio ed errori in situazione di stress agonistico, 8 = abilità posseduta a un buon livello nella maggior parte delle situazioni agonistiche, 9 = abilità posseduta sempre ad un ottimo livello, 10 = abilità posseduta a livello di eccellenza.

Interpretazione del punteggio finale: Se ottieni un punteggio compreso tra 50 e 60 significa che ti valuti globalmente come atleta di livello intermedio, sei in grado di esprimerti positivamente nelle situazioni in cui vi è un numero ridotto di situazioni stressanti ma quando queste aumentano, incrementano anche il numero degli errori. Punteggi inferiori a 46 dimostrano una scarsa fiducia come atleta e superiori a 83 un livello invece elevato di stima di se stessi. Se si evidenzia una discreta discrepanza fra come ti valuti ora e come vuoi essere, ti consiglio di seguire un programma di mental coaching per migliorare la fiducia in te stesso.

La storia della sprinter paralimpica Sophia Warner

Paralympic Sprinter Sophia Warner

Leggi sul Guardian la storia della sprinter paralimpica Sophia Warner.

Accettare la paura

Cosa che spesso non capiscono gli atleti è che le emozioni sono parte integrante della loro attività e quando si sentono in forma non capiscono che c’è un altro gradino: sentirsi in forma sotto stress. Questa è la differenza tra un bravo atleta e un campione.

Il rapporto allenatore-atleta è sufficiente per vincere?

Nel nostro paese vi è ancora una concezione artigianale dello sport di alto livello in particolare modo negli sport individuali. Nella maggior parte dei casi lo sviluppo e l’affermazione di un atleta si basa su una profonda relazione di collaborazione con il suo allenatore. Non è raro che l’allenatore sia il marito dell’atleta o il genitore (padre/madre). E’ evidente che questo sistema è soggetto a tutte quelle interferenze che sono tipiche dei rapporti di coppia. Le componenti psicologiche di ognuno hanno in queste relazioni una rilevanza incredibile, perchè l’allenamento consiste nel costruire situazioni con livelli di stress predeterminati che l’atleta deve affrontare con successo così da permettere un miglioramento delle sue prestazioni di gara. In questo contesto, gli allenatori hanno un ridotto scambio di idee e di confronto professionale con gli altri colleghi e l’uso delle innovazioni prodotte dalle scienze dello sport dipende solo dalla loro curiosità e dal desiderio di aggiornarsi. Il limite di questo approccio non consiste solo nel limitato uso dei contributi della scienza da parte degli allenatori ma anche della difficoltà dei ricercatori di ascoltare e comprendere quali sono le esigenze e le richieste degli allenatori. In altre parole, vi è necessità di parlare insieme, di condividere idee, di criticarsi reciprocamente in modo costruttivo e di costruire piani di lavoro basati sulla collaborazione.

Per vincere bisogna sapere perdere

“Sbaglio, ecco perchè vinco sempre” ha dichiarato ieri Russell Coutts, 4 volte campione della Coppa America contre team e imbarcazioni diverse. La stessa frase è già stata detta da Michael Jordan: “Nella mia vita ho fallito spesso e ho continuato a sbagliare. Ed è per questo che ho avuto successo”.

Facile a dirsi quando si è delle star mondiali … ma se invece fosse vero? Se fosse proprio come si reagisce agli errori la differenza fra un atleta anche bravo e un campione? In tal caso il segreto consiste nel sapere accettare gli errori, non viverli come fallimenti personali ma come esperienze necessarie per trovare la strada giusta.

Ci pensate a un allenatore di un giovane atleta che gli dice: “devi essere felice di sbagliare, perchè solo in questo modo puoi capire cosa fare”. Quanti allenatori conoscete che parlano in questo modo?