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Cosa fare dopo le Olimpiadi e Paralimpiadi

Tanto per conoscere cosa fanno altri paesi per seguire il periodo di decompressione degli atleti e allenatori dopo le Olimpiadi e Paralimpiadi

Source: English Institute of Sport

For those who compete, coach or form the vital support teams around athletes, the Olympic and Paralympic journey is full of emotion, from elation to disappointment and everything in between. Each Games is unique and the postponement of Tokyo 2020, the on-going pandemic and the COVID safe measures at the Games, are just some of the additional factors that will contribute to the waves of emotion that all involved are likely to go through.

Experiencing a range of emotions before, during and after the Games is completely normal and in a bid to help athletes and support staff to positively process the emotional experience of the Tokyo 2020 Games, the English Institute of Sport (EIS) Psychology team will be working closely with sports on a post-Games period of Performance Decompression. This applies to those who have attended the Games, and those providing remote support whether technical or operational. We have all been in this together.

Head of Performance Psychology at the EIS Dr Kate Hays explained:“Utilising knowledge from research both in sport and the military, alongside extensive practical experience, we have evolved existing decompression processes. We have created this process to help all involved in the Games to transition from one cycle to the next in the most effective manner possible. This hopefully provides the opportunity to reflect on and recognize what has been experienced, gain a sense of closure, and facilitate a smoother transition to what comes next.

“During decompression, there will be time for congratulations on what has been achieved, contextualizing experiences and for the management of expectations concerning return to training or moving on to the next chapter.

“We will be working really closely with our Mental Health and Performance Lifestyle teams so that any stress experienced can be effectively acknowledged, monitored and appropriate referrals can be instigated.”

The four phases of the decompression process are as follows and the EIS Psychology Team will facilitate guidance around ‘Time Zero’ (stage 2) and training on ‘Process the Emotion’ (stage 3):

  • Hot debrief
  • Time Zero
  • Process the Emotion
  • Performance debrief

Time Zero focuses on restorative care to create balance in a soothing space where no focus is on achievement. This break involves:

  • Live in the moment – engage in the now
  • Ride the wave – know that it’s okay to feel a range of emotions
  • Connect with others – be with friends and family


The next stage is Process the Emotion, which focuses on making sense of the emotion that surrounds performance and is split into six phases. This stage will celebrate the positive and explore what was challenging. It will also highlight strengths and skills which can be utilised in the next steps.

Whilst this work was developed for sports and athletes who have been in Tokyo for the Olympics and Paralympics, the decompression process will also be rolled out to staff at the EIS.

Towards the end of 2020, the Psychology team launched Lockdown Debrief training within the EIS to help our people process the pandemic and the range of experiences we all went through.

As well as experiencing the debrief themselves, Line Managers were upskilled to deliver the training to ensure everyone at the EIS had the opportunity to participate in a Lockdown Debrief. This same approach will be utilised with ‘Processing the Emotion’ of the Games.

Rolling this decompression work out across the EIS will allow everyone to process the Olympic and Paralympic Games, something our staff have worked towards and contributed to during this unique cycle, whilst tying into our values of We Care and We Collaborate.

Paralimpiadi: l’incredibile storia di Abbas Karimi

Abbas Karimi è uno dei sei atleti della squadra dei rifugiati presente a Tokyo. Karimi ha 24 anni, è nato senza braccia, afgano ed è un nuotatore. Nel 2013 è scappato con suo fratello in Turchia, passando per l’Iran. Il suo sogno era di diventare un campione paralimpico.

Tramite Facebook riuscì a trovare un allenatore di football in Oregon, Mike Ives, che lo aiutò a andare negli Stati Uniti con lo status di rifugiato e a vivere con lui. Trovò una squadra di nuoto e così inizia ad allenarsi. Nel 2017 vinse l’argento ai campionati mondiali paralimpici di nuoto, nei 50m farfalla. Da quel momento non ha più smesso di allenarsi e durante la pandemia si è traferito in Florida per allenarsi in una piscina all’aperto con un altro allenatore da cui è andato anche a vivere.

Di lui il suo nuovo allenatore dice: “Potrei vederlo come un supereroe, una specie di misto tra Aquaman, Superman e Spider-Man, con tutte le sue abilità”.

Uno dei suoi migliori amici gli ha suggerito  che quando i suoi pensieri gli ricordano quanto sta succedendo in Afghanistan:”Hai lavorato duramente per tutto il tempo che ti conosco, e ci sono così tante cose che accadono in Afghanistan, mantieni la tua mente chiara e concentrata sul tuo approccio”.

La sua storia è una storia pazzesca, una delle tante che s’incontrano alle Paralimpiadi.

Afghan-born swimmer wins silver at World Para Swimming Series - The Khaama  Press News Agency

La storia delle Paralimpiadi

Netflix ha diffuso oggi il trailer di Rising Phoenix: la storia delle Paralimpiadi, il nuovo docufilm originale Netflix dedicato alle Paralimpiadi e alla loro storia, che debutterà in tutti i Paesi in cui il servizio è attivo il prossimo 26 agosto.

Atleti straordinari e addetti ai lavori riflettono sui Giochi paralimpici e su come trasformino a livello globale la nostra idea di disabilità, diversità ed eccellenza.

Rising Phoenix | Official Trailer | Netflix - YouTube

Lo sport cambia la percezione personale e della comunità sulla disabilità

“Sport has the ability to change the perception

of the community about people with a disability

and, more importantly,

how people with a disability think and feel about themselves.”

Richard Nicholson, nine-time Paralimpic gold medallist

Risultati immagini per Richard Nicholson

Assunzione: Psicologo della prestazione per il team di nuoto paralimpico GB

Dopo la vela in Gran Bretagna è la volta del nuoto paralimpico a bandire un posto per psicologo della prestazione per i prossimi 4 anni, compenso interessante e tempo indeterminato.

… E poi ci si chiede come mai lo sport GB è diventato così vincente, anche investendo sugli psicologi.

Bentornati campioni!

Le Paralimpiadi sono la massima espressione competitiva dello sport per persone con disabilità, con un livello di visibilità sui media molto significativo. Le storie di questi atleti e atlete vengono, purtroppo, raccontate quasi solo in questa occasione e lo stesso avviene per le loro prestazioni, che spesso sono veramente eccezionali per qualità e intensità dello sforzo. Le foto e i video degli atleti lo documentano ed è impossibile non restarne coinvolti.

Sono persone che come diceva De André marciano “in direzione ostinata e contraria” rispetto alla cultura della sedentarietà, basata sulla concezione che i propri limiti fisici e psicologici siano modificabili solo attraverso interventi medici, chirurgici e terapeutici. Gli atleti paralimpici dimostrano invece che c’è sempre un modo per uscire da una condizione limitante, come dice Bebe Vio, oro nella scherma, parlando del suo ritorno in pedana: “Ho sempre saputo che avrei potuto ricominciare a fare scherma. Quando l’ho chiesto ai medici mi hanno, diciamo, sputato in un occhio. Quando l’ho chiesto a quelli delle protesi, si sono messi a ridere. Però io fin da subito ho capito che sarei riuscita a ritornare”. Lo stesso vale per Alex Zanardi quando insoddisfatto delle protesi in commercio, disegnò da solo un paio di nuove gambe artificiali, con lo scopo di tornare a gareggiare.

Bentornati campioni. Qui c’è molto da fare per trasmettere a tutti l’idea che lo sport è un vestito che ognuno può ritagliare a propria misura. Di solito gli sport che vincono medaglie alle Olimpiadi, nell’anno seguente, godono di un aumento dei loro iscritti. Si è verificato nello sci quando Alberto Tomba vinceva, nella vela con Luna Rossa o nel nuoto nell’era di Rosolino e compagni. Non sono altrettanto ottimista per lo sport per disabili, sono poche le società sportive che se ne occupano e la maggior parte dei giovani con disabilità in età scolare sono sedentari. I successi di queste Paralimpiadi potrebbero però favorire dei cambiamenti, soprattutto fra i bambini e gli adolescenti, poiché nonostante tutte le sue negatività (doping, eccessiva enfasi solo al risultato agonistico) lo sport continua a essere uno dei pilastri nella ricerca della libertà e dell’autonomia a cui da sempre aspira l’essere umano.

Federico Morlacchi, un pesce combattente

Federico Morlacchi, vincitore di un oro e un argento (per il momento) alle Paralimpiadi di Rio è uno dei “Pesci Combattenti“. E’ un  docu-film in cui si racconta di un gruppo di ragazzi, campioni di nuoto paralimpico, e della loro preparazione a Milano in vista dei Giochi Paralimpici di Rio ) con il progetto AcquaRio, team multidisciplinare che coinvolge allenatori, dietologi, psicologi, preparatori atletici. I «Pesci Combattenti» sono, oltre a Federico Morlacchi, Arjola Trimi, Alessia Berra, Arianna Talamona, Giulia Ghiretti, Fabrizio Sottile, Francesca Secci, Simone Barlaam e Giuseppe Romele. Giovani con storie e disabilità diverse che in questo anno di allenamenti  sono diventati una squadra.

Risultati immagini per pesci combattenti morlacchi

 

We’re The Superhumans | Rio Paralympics 2016

Incredibile video per celebrare i giovani Superhumans delle Paralimpiadi

Christian Haettich, il ciclista con una sola gamba contro ogni limite

Quindici anni fa, Haettich stava preparandosi alle Paralimpiadi di Sydney, ma all’ultimo minuto, con sua grande delusione, scoprì che la sua categoria non era stata inclusa. Come ti senti adesso? “Quando ho iniziato l’Haute Route ho chiesto a Rémi di non mettermi in una categoria disabili ma di partecipare  con gli altri ciclisti. Partecipare in questo modo alla Haute Route è di gran lunga più gratificante che competere in un evento paralimpico. Il mio handicap mi dà concentrazione e determinazione. Un motivo per farlo. E ‘stata dura, ma è stato bello migliorare proprio come un ciclista e godere di tanti panorami maestosi”.

Christian Haettich, dell’Alsazia, nel nord-est della Francia, ha perso gran parte della sua gamba sinistra e parte del braccio sinistro a causa di un incidente stradale nel 1976, quando aveva 15 anni. E’ stato investito frontalmente da un auto. Le amputazioni hanno reso la sua vita molto difficile. Ha attraversato momenti bui, si è sposato e ha dei figli, ma la sua vita è cambiata di nuovo solo nel 1995 quando ha conosciuto un ciclista che aveva una gamba sola. (Da The Guardian)

Servizio gratuito per conoscere il mental coaching

Siamo all’inizio dell’anno Preolimpico. Infatti i Giochi Olimpici inizieranno a Rio il 6 agosto 2016 e quelli Paralimpici il 7 settembre 2016. Per la maggior parte degli atleti inizia un periodo decisivo per la loro carriera sportiva: devono allenarsi e gareggiare per qualificarsi alla più importante manifestazione sportiva. Ognuno di loro vivrà questo periodo in un modo personale. Vi sono coloro che non hanno partecipato alle Olimpiadi che sperano di raggiungere questo traguardo e accanto a loro vi sono gli atleti più esperti che hanno già vissuto questa esperienza ma che vogliono nuovamente esserci ed essere competitivi. Anche la preparazione psicologica è ormai parte integrante dei programmi di molti atleti e squadre. Questi programmi non sono diffusi solo in Europa, nel Nord-America e in Australia ma anche in molti paesi dell’Asia. Tanto è vero che è stato da poco pubblicato un libro intitolato “Secrets of Asian Sport Psychology” che contiene 22 esperienze condotte in altrettante nazioni di questo continente. Qui sotto riporto le principali abilità psicologiche degli atleti vincitori di medaglia olimpica:

  • Elevata motivazione e impegno
  • Tenacia
  • Livello elevato di fiducia nei momenti di pressione agonistica
  • Identificazione degli obiettivi
  • Autoregolazione delle emozioni nei momenti decisivi
  • Avere routine ben organizzate durante la competizione
  • Sapere fronteggiare le distrazioni e gli eventi inattesi
  • Elevata concentrazione
  • Visualizzazione
In Italia questo approccio non è invece ancora diffuso come dovrebbe e molti atleti non raggiungono il livello a cui aspirano per capacità tecniche e fisiche proprio perché non investono risorse nella preparazione psicologica o mental coaching o perché si affidano a professionisti poco qualificati o con nessuna esperienza a livello di competizioni internazionali.
Inoltre non vi è un’organizzazione riconosciuta a cui porre domande su questo tema e richiedere un contatto con un consulente per avere informazioni su cosa consiste un programma di mental coaching.
Il mio studio, Cei Consulting, vuole invece offrire gratuitamente questo servizio a atleti, allenatori e dirigenti sportivi che vogliamo conoscere meglio questo aspetto dell’allenamento sportivo e della competizione.
Per intraprendere un percorso di allenamento mentale bisogna sapere a cosa si va incontro. In particolare atleta e allenatore troveranno specifiche risposte in relazione a:
  • Tempi di attuazione del programma
  • Abilità che verranno sviluppate e ottimizzate
  • Utilità per l’atleta e l’allenatore
  • Modalità dell’allenamento e sua periodizzazione
  • Frequenza della partecipazione del mental coach agli allenamenti e alle gare
  • Valutazione psicologica delle gare passate
Infine assolutamente nuovo è il sistema proposto in collaborazione con Enhanced Performance System di San Diego relativo a:
  • Analisi e allenamento dello stile attentivo personale (di squadra) comparato con le richieste attentive e di rapidità/precisione dello sport praticato
  • Comparazione fra lo stile attentivo e interpersonale dell’atleta e quello dell’allenatore (punti di forza della relazione e probabili punti di attrito)
  • Identificazione del livello di Killer Instinct dell’atleta, decisivo nei momenti di maggiore pressione agonistica
  • Confronto delle caratteristiche attentive dell’atleta con quelle degli atleti di molte nazioni che detengono un record del mondo.
Chi è interessato a conoscere di più in relazione al mental coaching applicato al suo sport non esiti a contattarci scrivendo a: info@ceiconsulting.it