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Il circolo virtuoso dell’apprendimento

Psicologia dello Sport: Padova 21 maggio

Scuola calcio per bambini con disabilità intellettiva

Il progetto Calcio Insieme, promosso dalla Fondazione Roma Cares  in collaborazione con la ASD Accademia Calcio Integrato,  ha lo scopo di promuovere l’attività motoria e l’insegnamento del calcio nei giovani tra i 6 e i 12 anni con disabilità intellettiva al fine di migliorare da un lato la qualità della loro vita attraverso la pratica sportiva continuativa nel tempo e dall’altra di insegnare un modello di calcio a loro adeguato, ma anche per costruire una community in cui scuola, famiglia, organizzazione sportiva e staff possono sentirsi parte di un progetto comune in cui al centro vi sono
i bambini con disabilità intellettiva.  Lo scopo del progetto è di creare le condizioni per favorire l’empowerment di ognuno indipendentemente dalle sua abilità di partenza, cosi come è stato definito dal Comitato Paralimpico Internazionale.

Attualmente partecipano al programma 30 bambini, di cui 3 bambine, 10 istruttori, 4 psicologi dello sport, 1 logopedista, 1 medico dello sport, a cui si aggiungono:  direttore tecnico, responsabile dei rapporti con le scuole e le famiglie, direttore scientifico, giornalista, responsabile del progetto e amministrazione. Al termine di questo primo anno verranno pubblicati i risultati raggiunti in relazione agli aspetti motori, di apprendimento del calcio e psicosociali dei bambini.

Recensione libro: The Autism Fitness Handbook

The Autism Fitness Handbook

David S. Geslak

Jessica Kingsley Publishers, London & Philadelphia

2015, 168 p. – 54 illustrations

 

This book is one of the very few contributions devoted to provide information, guidance and practical supports  to people who want to start a motor program with children and youth with autism spectrum disorder (ASD). The main goal achieved by David Geslak is to write and focus us on abilities, rather than on mental and physical problems. It’s a true fitness book, which describe a specific program based on 46 exercises to practice. The Author said the program has been used not only with children but with adults too, determining improvements independently from the ability possessed at the begin of the activity.

The program is divided in four parts: engage, educate, empower and exercise. The first part talks about the way to involve the children in the program. In this section very important are the patient and motivation of the teachers, their ability to provide structure and routine and the use of visual supports (e.g., pictures, cards, timers), in the same time it’s important that the parents at home are committed in the same direction, improving the child health, for example also following an adequate food and beverage management and continue the movement activities.  The second part talks about education, that means why they are exercising. In this section are described the five components of physical fitness: body image, motor coordination, posture, muscular and cardiovascular fitness. There is also an additional item regarding the children abdominal strength, part of the body image and muscular fitness,  weak in these children and it needs to be reinforced. The third part talks about empower, in this section are reviewed the champion stories and exercise routines used by David Geslak with eight people with ASD. The fourth part regards the exercise area. It proposes exercises following the five components, including abdominal strength. Each of the 46 exercises is described in term of goal satisfied, how to do, repetitions and coaching tips. I appreciate this contribute to spread the physically active life style also in children with ASD, based on the assertive concept to start from their competences to improve them in the long period with a specific program.

La FIGC apre allo psicologo dello sport

In attesa che  il ruolo di psicologo dello sport venga nuovamente richiesto fra i criteri indispensabili per ottenere la qualifica di Scuola Calcio di Elite, il settore giovanile e scolastico della Federcalcio ha comunque effettuato un significativo passo in avanti nel riconoscimento di questa figura professionale.  Ha infatti deciso e comunicato alle Scuole Calcio che la scelta dello psicologo da utilizzare nella società sportiva dovrà avvenire solo tra coloro che hanno frequentato un master in psicologia dello sport. Pertanto dal prossimo anno non basterà essere solo laureati in psicologia ma sarà necessario possedere un titolo che dimostri di avere svolto questo specifico percorso formativo in psicologia dello sport. Il riconoscimento della specificità di questo ambito professionale è importante poiché come avviene per il medico vi sono specifiche competenze che lo psicologo ignora e che invece sono necessarie per lavorare in ambito giovanile e vi sono competenze cliniche o psicoterapiche che qualora possedute dallo psicologo devono essere adeguate al contesto nel quale si andrà a lavorare.

Un codice di condotta per genitori

Per i canadesi il principale problema nello sport è rappresentato dai genitori (60%), seguito dalle difficoltà di accesso per alcune persone (48%) e dalla violenza (48%)

I bambini devono crescere e svilupparsi nel loro sport o attività fisica, in un ambiente di comunicazione positiva e di rispetto. Nel loro rapporto con i bambini i genitori dovrebbero osservare un preciso e corretto codice di condotta. Il codice che segue è tratto da un manuale sviluppato dal Centro Canadese per l’Etica nello Sport. E’ contenuto in un manuale per allenatori di comunità e contiene regole che se rispettate determinerebbero un grande passo in avanti nel ruolo svolto dai genitori nello sport giovanile.

  • Ricorderò che il mio bambino fa sport per il suo godimento, non per il mio.
  • Incoraggerò mio figlio a giocare secondo le regole e a risolvere i conflitti senza ricorrere all’ostilità o alla violenza.
  • Insegnerò a mio figlio che fare del proprio meglio è importante quanto vincere, in modo che il mio bambino non possa mai sentirsi sconfitto dal risultato di una gara.
  • Aiuterò il mio bambino a sentirsi ogni volta vincitore, rinforzandolo a competere in modo equo e con impegno.
  • Non lo metterò mai in ridicolo o urlerò in seguito a un errore o dopo sconfitta.
  • Ricorderò che i bambini imparano meglio con l’esempio.
  • Applaudirò le buone prestazioni dei calciatori della nostra squadra e di quella avversaria.
  • Non costringerò mio figlio a fare sport.
  • Non metterò mai in discussione in pubblico il giudizio o l’onestà dell’arbitro.
  • Sosterrò tutti gli sforzi per eliminare gli abusi verbali e fisici dalle attività sportive per bambini.
  • Rispetterò e mostrerò apprezzamento per gli allenatori che offrono il loro tempo per consentire l’attività sportiva del mio bambino, sapendo che ho la responsabilità di essere parte dello sviluppo di mio figlio.

Lo psicologo dello sport nella Scuola Calcio… è d’élite

La Federazione Italiana Giuoco Calcio era tra le uniche che imponeva la presenza di uno psicologo dello sport per tutte le società che volessero rendersi qualificate o d’elite, come vengono definite attualmente. Ora non è più cosi e questo passo indietro richiede un’altrettanta significativa reazione e organizzazione degli psicologi dello sport impegnati nel calcio giovanile. L’attuale comunicato ufficiale tra i requisiti a scelta indica: “Sviluppo di un progetto formativo continuativo nel corso della stagione sportiva, realizzato attraverso la collaborazione con uno “Psicologo dello Sport” di provata esperienza con specifica qualifica ed iscritto al relativo albo professionale, quale esperto dello sviluppo delle relazioni umane.

L’apporto di tale professionalità dovrà identificarsi nell’attuazione di progetti di supporto riferiti in particolare alle figure che partecipano al percorso educativo del bambino (staff, genitori, etc)”.

Lo psicologo sarà quindi una scelta opzionale delle società, non è più obbligatorio e allora, dovrà rendersi necessario. Lo psicologo clinico spesso s’improvvisa nelle società organizzando improbabili sportelli con i genitori che, però, con la psicologia dello sport non hanno niente a che fare. Allora cosa fa e cosa propone lo psicologo dello sport nella Scuola calcio per rendersi realmente uno strumento d’élite?

Attraverso la mia esperienza nel calcio giovanile posso definire alcune linee guida essenziali che caratterizzano un progetto di psicologia dello sport nella Scuola calcio, tra queste: l’adeguatezza del metodo adattato all’età delle bambine e dei bambini, al territorio e al contesto organizzativo; l’utilizzo di strumenti psicologici specifici; la continuità dei tempi, il monitoraggio e la verifica costante; la programmazione di obiettivi psicologici specifici, ma anche trasversali alle altre aree interessate (tecnica, tattica, motricità), la progettazione di interventi operativi che permettano il raggiungimento degli obiettivi condivisi.

Di seguito alcune proposte da sviluppare e adattare al contesto in cui si opera:

  • Formazione dei tecnici
  • Osservazione in campo, restituzione e condivisione di quanto rilevato
  • Riunione operative con i genitori precedute da un analisi dei bisogni, calendarizzate e svolte non secondo uno schema di insegnamento frontale, ma attraverso tecniche didattiche interattive
  • Progetti integrati, riguardanti tematiche chiave all’interno della società e del territorio
  • Laboratori operativi psicologo e tecnico
  • Studi-ricerca su particolari aspetti del calcio giovanile

Queste sono solo alcune delle tante proposte operative che uno psicologo può proporre all’interno di una scuola calcio.

In ultimo, vorrei ricordare sia agli psicologi, sia a chi si trova a collaborare con loro che uno psicologo dello sport nella Scuola calcio non può prescindere da un’attività fondamentale: scendere in campo. Un giorno, dopo aver ascoltato la mia esperienza, un responsabile di Scuola calcio mi chiese stupito: ma quindi lo psicologo scende in campo?

Lo psicologo dello sport scende in campo e non esiste professionista dello sport che non tocchi il rettangolo verde e questo è ancor più vero quando parliamo di bambini e di calcio.

Le attività che possono essere svolte sono molteplici e possono, se ben organizzate, incidere fortemente sull’andamento prestativo, organizzativo e relazionale della Scuola calcio. Se siete psicologi dello sport, o operatori (tecnici e dirigenti) di Scuola calcio, non esitate a contattarmi per approfondire gli argomenti affrontati.

(di Daniela Sepio)

Perché formarsi in Psicologia dello Sport

Le domande più frequenti che mi sono state poste in questo periodo dagli psicologi che mi hanno contattato per avere informazioni sul Master di II Livello che stiamo organizzando con l’Università Telematica San Raffaele.

  • Sono psicoterapeuta cosa imparo da una formazione in Psicologia dello Sport?
  • Da anni lavoro come psicologo professionista, perché dovrei frequentare un master in Psicologia dello Sport?
  • Sono psicologo, mi piace lo sport ma so che è difficile trovare un lavoro come psicologo dello sport cosa devo fare?
  • Sono psicologo e atleta/allenatore cosa imparo dalla Psicologia dello Sport che già non so?
  • Con questa crisi economica dove trovo lavoro come psicologo dello sport? E quindi perché formarmi?
In Italia vi sono circa 600.000 allenatori, 7.000 scuole calcio, 250 psicologi lavorano nelle Scuole Calcio, solo nel Lazio vi sono 700 Scuole calcio (5-12 anni) e in ogni Regione vi è uno psicologo referente della FIGC- Settore Giovanile Scolastico.
  1. Almeno nel calcio, lo sport più diffuso, il bacino dei possibili clienti degli psicologi dello sport è molto numeroso. Le società sportive sono imprese piccole e medie imprese, che gestiscono centinaia di bambini, almeno una decina di allenatori e un numero molto ampio di genitori. Questi numeri le rendono particolarmente sensibili al lavoro dello psicologo dello sport nel lavoro con i bambini, gli allenatori e le famiglie.
  2. Per sua formazione lo psicologo e lo psicoterapeuta non hanno nessuna cognizione teorica e pratica sullo sviluppo del movimento e sull’apprendimento motorio nonché sui principi della metodologia dell’allenamento. Sono invece temi importanti per essere in grado di parlare il linguaggio dello sport con persone che sono esperte in questo ambito.
  3. Lo psicologo e lo psicoterapeuta non hanno una formazione in Psicologia dello Sport (PS) e in linea di massima ignorano anche la Psicologia della Prestazione e la ricerca del talento. Non per colpa loro ma perché queste tematiche non sono insegnate durante il corso di studi. Dico sempre ai giovani: “Se non sai citare almeno 10 psicologi dello sport e parlare delle loro ricerche, vuol dire che tu non lo sei”.
  4. E’ un’area di ricerca e professionale specifica le cui conoscenze e pratiche non possono venire tradotte dalla psicoterapia, dalla psicologia del lavoro o dalla psicologia della salute. Certamente la PS si serve di strategie e tecniche tratte da questi ambiti ma ne ha elaborate di proprie che richiedono studio e applicazione da parte dello psicologo professionista (ad esempio, l’allenamento dell’attenzione).  A tale riguardo ricordo che esistono 6 riviste scientifiche dedicate alla PS.
  5. Svolgere già da tempo il lavoro di psicologo dello sport senza avere avuto una formazione in questo ambito, riflette le buone capacità di avere saputo adattare le proprie competenze a un ambito diverso da quello previsto e direi che a questo punto una formazione in PS consentirebbe di continuare in modo specifico la formazione continuativa a cui dovrebbe aprirsi qualsiasi professionista.
  6. La crisi economica non dovrebbe essere un limite imprescindibile, poiché la formazione post-laurea è oggi una necessità imprescindibile per chi aspiri a diventare un professionista competente. Certamente è poco realistico pensare di sentirsi a proprio agio e fiduciosi nel proporsi a società sportive, federazioni o singoli atleti senza avere avuto una formazione adeguata. So che “molti colleghi provano” a fare questo lavoro senza essersi formati in PS, potrebbero impiegare i loro primi guadagni in un Master di PS.
  7. Infine, voglio dire che la formazione deve essere continua, perché è una necessità. Come svolgevo la mia attività 10 anni fa e sostanzialmente diverso da come la svolgo oggi e questo non solo a causa della diversità delle esigenze fra i clienti di oggi e quelli di ieri ma anche per lo sviluppo delle nuove tecnologie, delle conoscenze e delle modalità di sviluppo della consulenza che sono cambiate in tutto il mondo e che non possono essere ignorate.