Archivio mensile per dicembre, 2019

Insegnare psicologia ai secchioni di Coverciano

Quando insegnavo ai secchioni di Coverciano (Fonte: Sportweek, 14 dicembre)

Affrontare la nostra paura dell’avversario

Affrontare le proprie paure è un aspetto fondamentale nella formazione dei giovani atleti. Parlare dell paure che si provano le competizioni serve per capire sono parte dell’impegno agonistico e non un sintomo di chissà quali problematiche psicologiche. Quindi, parliamo con i nostri atleti delle loro paure, di cosa li blocca durante una partita, di quali sono le situazioni che determinano il manifestarsi di questa emozione.

Spesso gli atleti si lamentano di aver gareggiato subito contro avversari più forti di loro, succede negli sport di squadra ma anche in quelli individuali di opposizione (dal tennis al pugilato, dalla scherma alla lotta). E allora che si fa? Ci si adatta a questo timore e si rinuncia perché nella nostra mente il risultato appare scontato? Direi che questo è ciò che spesso accade. Magari anche con la partecipazione degli allenatori che concepiscono la paura come un’emozione che provano le persone deboli o loro stessi non sanno come allenare la convinzione nei loro atleti.

Come psicologi della prestazione abbiamo il dovere di trasmettere l’idea, ad allenatori e atleti, che con il lavoro si vincono le paure. Quindi affrontiamo questa tematica apertamente con gli atleti chiedendo: “Quali sono le vostre peggiori paure?”. Lasciamoli esprimere in relazione ai comportamenti che mostrano in quesi momenti e poi iniziamo con loro un lavoro basato sulla consapevolezza, sulla ridefinizione della paura come step dello sviluppo psicologico dell’atleta e insegnano strategie e tecniche psicologiche siano però strettamente correlate al tipo di sport e alle caratteristiche di ogni atleta.

L’eredità di John Wooden

L’eredità dei grandi allenatori è sempre attuale ed è importante non perderne la memoria: Qui sotto quella di John Wooden

“Questo è ciò che conta realmente: se ti sforzi di fare il meglio che puoi con regolarità, i risultati saranno più o meno quelli che dovrebbero essere. Non necessariamente quelli che si desiderano, ma più o meno quelli che dovrebbero essere, e solo tu saprai se lo puoi fare. E questo era ciò che volevo da loro più di ogni altra cosa. E col passare del tempo, ho imparato altre cose, penso che funzionò un po’ meglio per quanto riguarda i risultati. Ma volevo che il punteggio di una partita fosse l’effetto secondario di queste altre cose e non lo scopo in sé. Credo fosse… un grande filosofo disse… no, no. Cervantes. Cervantes disse ”Il viaggio è meglio della meta.” Mi piace. Penso che sia… è l’arrivarci. Talvolta quando ci arrivi, c’è quasi una delusione. Ma il divertimento è arrivarci. Come allenatore di pallacanestro all’UCLA mi piaceva che i nostri allenamenti fossero il viaggio, e la partita la meta. Il risultato finale. Mi piaceva salire e sedermi sulle gradinate e guardare i giocatori giocare, e vedere se avevo fatto un lavoro decente durante la settimana. Ecco di nuovo, si tratta di condurre i giocatori a quella soddisfazione personale nel sapere che si sono sforzati di fare il meglio di cui sono capaci”.

 

Mai cedere il controllo

Se ci si domanda in relazione all’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, dal di fuori appare evidente che sia stato schiacciato tra il narcisismo ferito del presidente De Laurentiis che si è vista rifiutata dai calciatori una sua decisione e la ribellione di alcuni giocatori che hanno partecipato con le loro scelte a rovinare la squadra. Non è chiaro come si sia sviluppato in questo periodo di tempo il rapporto tra il presidente e l’allenatore, e cosa ognuno si aspettava dall’altro.

Possiamo, però, riproporre il pensiero di un grande allenatore, Alex Ferguson, in relazione al tema del controllo sulla squadra che l’allenatore dovrebbe esercitare e su cosa fare secondo lui qualcuno un calciatore critica pubblicamente l’operato del manager o della Club.

“Non si può mai perdere il controllo, non quando si ha a che fare con 30 professionisti di alto livello che sono tutti milionari” … “E se qualche giocatore vuole … sfidare la mia autorità e il mio controllo, io mi occupo di loro”. Una parte importante del mantenimento di standard elevati su tutta la linea è stata la volontà di Ferguson di rispondere con forza quando i giocatori hanno violato tali standard. Se si sono messi nei guai, sono stati multati. E se sono usciti dalla linea in un modo che poteva compromettere le prestazioni della squadra, Ferguson li ha lasciati andare. Nel 2005, quando il capitano di lunga data Roy Keane ha criticato pubblicamente i suoi compagni di squadra, il suo contratto è stato rescisso. L’anno seguente, quando il capocannoniere dello United dell’epoca, Ruud van Nistelrooy, espresse apertamente il suo scontento dopo diverse panchine, venne prontamente venduto al Real Madrid. Rispondere con forza è solo una parte della storia. Rispondere rapidamente, prima che le situazioni sfuggano di mano, può essere altrettanto importante per mantenere il controllo”.

“Ho avuto la tendenza ad agire rapidamente quando ho visto che un giocatore aveva un’influenza negativa. Qualcuno potrebbe dire che ho agito impulsivamente, ma penso che sia stato fondamentale che io abbia deciso in fretta. Perché sarei dovuto andare a letto con dei dubbi? Mi sarei svegliato il giorno dopo e avrei preso le misure necessarie per mantenere la disciplina”.

Ognuno potrà così costruirsi una propria opinione anche se non sapremo come mai questo approccio non sia stato utilizzato o non sia servito nella gestione del Napoli.

Il mental coaching nella danza sportiva

Le abilità psicologiche sono uno dei fattori chiave delle prestazioni eccellenti e, anche nella danza sportiva, prestazione efficaci vengono fornite solo se la mente dei ballerini è totalmente focalizzata sul ballo. Non è un caso che le prove eseguite da persone in condizioni di ansia eccessiva siano poco efficaci, proprio perché la loro mente durante la competizione è occupata da pensieri che non sono pertinenti con lo svolgimento della loro azione. In relazione alla danza sportiva, un ballerino si percepisce come troppo ansioso quando nella sua mente svolge contemporaneamente due lavori contrastanti: il primo consiste nel preoccuparsi in modo eccessivo di ciò che succederà se sbaglia e il secondo consiste nello stare focalizzati sul ballo da svolgere. Maggiore è la dominanza del primo pensiero, peggiore sarà la sua prestazione. Viceversa più ampia sarà la predominanza del secondo pensiero, migliore sarà la performance. E’ infatti la mente a guidare queste azioni e l’allenamento rappresenta la fase in cui s’impara e si raffina l’abilità a “fare la cosa giusta” nei momenti che contano.

In questi ultimi anni, si è diffuso l’uso di identificare l’applicazione delle tecniche psicologiche per aiutare gli atleti a fornire prestazioni migliori, con i termini di mental training, mental coaching o allenamento delle abilità psicologiche. Con questi termini si deve intendere l’allenamento delle abilità psicologiche attraverso una pratica sistematica e costante allo scopo d’incrementare la prestazione, aumentarne la piacevolezza e raggiungere livelli elevati di soddisfazione nello sport e nell’attività fisica.

Il mental coaching consente ai ballerini di trovare le proprie risposte personali per il perfezionamento delle prestazioni sportive a domande quali:

  • Gareggio al livello di bravura di cui sei capace?
  • Di solito ballo meglio in allenamento piuttosto che in gara?
  • Dubbi o insicurezze limitano le mie prestazioni?
  • Come faccio a sapere che sono pronto per ballare?
  • Come affronto le difficoltà con il/la partner?
  • Come reagisco alle prestazioni negative?
  • Come mi concentro prima della gara?
  • Qual è il mio/nostro riscaldamento mentale pre-gara?
  • Come sostengo il mio/la mia partner?
  • Gestisco in modo ottimale lo stress da finale?

Per organizzare un programma di allenamento centrato sul miglioramento delle prestazioni sportive è necessario che un atleta (o una coppia) e allenatore abbiamo stabilito obiettivi condivisi da raggiungere con l’allenamento che intendono attuare. Naturalmente l’esecuzione motoria è la componente visibile della prestazione sportiva, ma dietro esibizioni eccellenti vi è molto di più, poiché un’azione quasi perfetta richiede un livello ottimale di maestria tecnica, di forma fisica e di controllo mentale tutti espressi in azioni di durata variabile, quali sono quelle relative alle diverse specialità della danza. Si evidenzia così che la prestazione sportiva è un’esperienza competitiva in cui il singolo atleta o la coppia sono totalmente coinvolti. Si basa sulla preparazione a lungo termine, metodologicamente fondata, specifica per la disciplina, adattata all’atleta e alla coppia e centrata sull’uso ottimale delle loro abilità fisiche, mentali e tecniche dalla cui integrazione si emergeranno le prestazioni di successo. L’allenamento è la situazione che consente all’atleta di affinare queste abilità attraverso un processo che si caratterizza per volume, intensità, frequenza e durata e può essere paragonato al cucinare, in cui bisogna amalgamare tra loro alimenti differenti, con diverse funzioni e proporzioni allo scopo di ottenere un piatto eccezionale.

Quanto è facile subire le situazioni

Accade spesso che gli atleti siano disturbati da qualche evento a loro esterno e che non abbiano la prontezza di reagire immediatamente. Nel tennis può trattarsi del vento, negli sport velici può riguardare il meteo, negli sport di opposizione la determinazione degli avversari; nel calcio un goal preso più per sfortuna che per altro.

la domanda che mi faccio è la seguente: come mai atleti che dedicano così tanto tempo all’allenamento, non pensano di doverne dedicare una parte rilevante anche alla comprensione di queste eventualità e di come affrontarle qualora si presentassero? So che non mi piace il vento, il meteo di oggi, il gioco di quell’avversario ma perché non mi pongo nella condizione di trovare le soluzioni da adottare per affrontare quelle situazioni prima che inizi la competizione? Perché così spesso gli atleti permettono che accadano, senza assumersi da subito la responsabilità di affrontarle?

E’ bello assumersi la responsabilità dei propri errori ma lo sarebbe ancora di più capire e reagire subito!!!

Capire la Juventus in 10 punti

Voglio provare a mettere insieme i problemi che la Juventus, come squadra, si trova ad affrontare.

  1. Ha vinto gli ultimi 8 campionati di Serie A – Vincerne altri è sempre una priorità, può essere che i calciatori non la vivano in questo modo.
  2. La Champions League è la sua bestia nera. Fino a qui ha giocato bene.
  3. E’ una squadra composta in larga parte da campioni. Avere vinto molto, può essere un problema se hai un allenatore che non vive la vittoria con l’intensità emotiva di Allegri e Conte e quindi non sa trasmetterla?
  4. Vi gioca Cristiano Ronaldo, stella planetaria del calcio portatore d’interessi economici formidabili per Juventus SpA. Va capito e spronato nel suo ruolo di unicum della squadra.
  5. Ha sempre avuto allenatori con un atteggiamento concreto, molto direttivi e rivolti a vincere partendo da difese forti (Trapattoni, Capello, Lippi, Conte e Allegri), un centrocampo centrato a favorire il campione di turno (Sivori, Platini, Zidane, Pirlo e così via) sino a un attacco che schierava sempre i campioni più forti
  6. La Juventus non appare determinata in campo, non gioca con l’intensità che invece mostra chi vuole vincere. La motivazione manca e questa è direttamente espressione della volontà di vincere.
  7. Questa è una difficoltà dovuta a un approccio superficiale da parte dei calciatori? Si aspettano di vincere anche con poco impegno?
  8. L’allenatore è troppo concentrato sul volere dimostrare che il suo modulo di gioco è quello “giusto”? Mentre si occupa meno di come cambiare ciò che invece accade sul campo?
  9. L’allenatore sembra meno determinato nella comunicazione (pubblica) rispetto ai suoi predecessori alla Juventus. Mostra in modo diverso questo tratto personale rispetto agli altri o invece questa è una sua carenza?
  10. Come coniuga il problema principale che hanno tutti gli allenatori: volere dimostrare che ha ragione e nel contempo volere vincere. Nel primo caso domina maggiormente il suo metodo mentre nel secondo l’adattamento alla filosofia della Club, alla cultura della squadra e alle caratteristiche dei suoi calciatori

 

 

 

Calcio Insieme per giovani con disabilità motorie e intellettive

 Calcio insieme 

Un programma di calcio integrato per giovani

con disabilità motorie e intellettive

ALBERTO CEI,    MICHELE ROSCI,    DANIELA SEPIO

              Università San Raffaele      AS Roma     Accademia di Calcio Integrato

                            Convegno Nazionale Scientifico AIDEE 2019

                                                   La Disprassia

                                     Roma, 17-18 Novembre 2019

Calcio Insieme, è un progetto promosso dalla Fondazione Roma Cares, Onlus legata al più ampio contesto di responsabilità e sostenibilità  sociale della AS Roma e dalla Asd Accademia Calcio Integrato, il cui obiettivo è lo sviluppo di una cultura dell’integrazione e dell’educazione ai valori dello sport attraverso il calcio.

Obiettivi - Studiare gli effetti di un programma di allenamento basato sull’insegnamento del calcio, su giovani con disprassia e con disturbo dello spettro autistico (ASD) promuovendone le competenze psicosociali, motorie e calcistiche. Nessun altro studio è stato condotto su sport di squadra e a nostra conoscenza i dati a disposizione provengono da sport individuali (Bremer et al., 2016; Luiselli e Cei 2017; Rivilis et al., 2011)) se non sono addirittura sconsigliati (https://dyspraxiafoundation.org.uk/dyspraxia-children/pe-lessons/).

Metodo - 30 partecipanti sono stati sottoposti a valutazione motoria pre/post. Valutazione psicosociale effettuata con interviste pre/post a genitori e insegnanti e con una valutazione svolta sul campo e continuativa nel tempo da istruttori di calcio e psicologi dello sport.

Risultati – Abilità motorie: differenze significative rispetto alle valutazioni iniziali in 6 prove su 10. Abilità calcio “correre con la palla”: il 39,3% non mostra alcun miglioramento, il 28,6% raggiunge un livello intermedio e il 10,7% un livello medio alto di abilità. Interviste ai genitori e insegnanti: percepiscono un incremento delle abilità psicosociali e motorie. Tale incremento differisce in base alla gravità del disturbo del giovane.

Conclusioni - Si conferma quanto emerso dalle rassegne su persone con ASD per cui la dimensione motoria migliora con percorsi specifici di apprendimento sportivo, ma a ciò si aggiunge che l’organizzazione dell’allenamento in attività di gruppo e individuali favorisce lo sviluppo delle competenze psicosociali. Il ridotto numero di giovani con disprassia richiede che i risultati dovranno essere documentati su una popolazione più ampia. Gli sviluppi futuri del progetto andranno verso una distinzione dei programmi di ricerca e di allenamento, con modelli specifici di intervento per le diverse diagnosi coinvolte.

Per sapere di più su Calcio Insieme:

Cei, A., Franceschi, P., Rosci, M., Sepio, D., e Ruscello, B. (2017). Motor and psychosocial development in children with autism spectrum disorder through soccer. International Journal of Sport Psychology, 48, 485-507.

Cei, A. e Luiselli, J. (a cura di) (2017). Sports, exercise and physical health among people with intellectual and developmental disabilities. International Journal of Sport Psychology, 48, 473-568, Special Issue.

Cei, A., Ruscello, B., e Sepio, D. (2019). Summer camp for children with ASD and parents perception of changes in psycho-social skills. International Journal of Sport Psychology, 50, 162.175.

Cei, A., Sepio, D., e Rosci, M. (in press). Sport, calcio e integrazione: L’esperienza dell’AS Roma con i bambini con disabilità intellettiva. Torgiano: Calzetti e Mariucci.

Ulteriori informazioni: www.accademiacalciointegrato.com

 

Gli errori del personal trainer

Come personal trainer, quali di questi errori commetti più di frequente?

Narcisista – Si compiace nel parlare con il cliente, usa il fascino di cui si sente dotato per ammaliare. Mette molta enfasi nel parlare e nella scelta delle parole, spesso difficili o per esperti
Aggressivo – Si esprime dando per scontato che ha ragione e che è ovvio che il cliente si deve iscrivere perché il metodo proposto è infallibile. Parla per frasi fatte e punti esclamativi
Spiritoso – E’ + a suo agio se stabilisce sin dall’inizio un rapporto amichevole con il cliente, usa battute per suscitare ilarità, vuole rassicurare la riuscita del cliente rendendo elementare la proposta
Scienziato – Vuole convincere con i dati oggettivi dei risultati. Poco interessato a capire motivazioni e obiezioni del cliente. E’ sicuro di sé e lo dimostra con le argomentazioni documentate
Guru – Considera questo sistema come la Rivoluzione del fitness di cui è il maestro che introduce l’allievo a una nuova dimensione di vita