L’Inter ha perso perchè ha giocato una brutta partita con il Siena (3-1) ma Stramaccioni non è stato in grado o non ha voluto spiegare come mai la squadra non solo non mostra un gioco ma soprattutto i giocatori “non hanno avuto fame di vittoria” come lui stesso ha detto. La questione è che l’Inter nelle ultime 13 partite ne ha vinte 4, pareggiate 4 e perse 5, quindi è un bel po’ che non gioca con efficacia. Assumersi la responsabilità su di sé è un bel gesto ma questa situazione negativa è da tre mesi che si è manifestata, ed è un tempo lunghissimo per una squadra. Sono spiegazioni troppo generiche quelle che ha fornito e che trasmettono l’immagine di un allenatore in difficoltà e senza idee. Mi auguro che nella sua testa abbia invece idee chiare e specifiche, Stramaccioni si sta giocando una fase delicata della sua carriera, perchè da questi momenti o si esce con azioni vincenti o altrimenti si può restare invischiati nell’immagine del giovane allenatore bravo ma con scarsa capacità di leadership sulla squadra. Mi auguro che accanto lui vi siano persone esperte con cui condividere questa esperienza e in grado di aiutarlo a prendere le decisioni più per lui e per la squadra.
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Anita Elberse e Tom Dye, docenti della Harvard Business School, hanno condotto uno studio su Alex Ferguson attraverso una serie d’interviste realizzate nel 2012. Ferguson è l’allenatore più vittorioso della storia del calcio con in suoi 28 trofei vinti. La principale abilità di Ferguson consiste nel sapere motivare i suoi giocatori, difendendoli in pubblico e criticandoli nello spogliatoio. Per premiare i giocatori dice loro “ben fatto” che considera le due migliori parole per sostenere le persone, poichè non vi è necessità di usare delle espressioni assolute. Un altro aspetto essenziale della sua leadership risiede nell’idea che più sei bravo, più devi impegnarti e chi non si adegua a questo principio viene escluso. Le regole sono uguali per tutti ma nello stesso tempo sa come parlare a ogni suo giocatore per ottenere il meglio da lui. Secondo Elberse e Dye il successo di Ferguson dipende anche dalla rivoluzione che ha condotto nel settore giovanile del Manchester United e che gli ha consentito di avere in prima squadra giocatori fatti in casa come Ryan Giggs, David Beckham, Gary Neville, Paul Scholes. Per lui è essenziale la differenza fra costruire una squadra e costruire un club. Pertanto sin dall’inizio ha dato visibilità all’attività giovanile e ha voluto che i giovani stessero a contatto con la prima squadra, in modo da creare un atteggiamento comune. Un altro aspetto decisivo per essere vincenti per un così lungo periodo è quello di sapersi rinnovare e adattarsi ai cambiamenti, per questa ragione si serve di esperti in scienze dello sport e delle nuove tecnologie.
Parlando di stili di leadership degli allenatori ogni persona all’interno del mondo dello sport ha sviluppato una propria idea di quale dovrebbe essere, ad esempio, lo stile dell’allenatore vincente piuttosto che di quello meno vincente o di quello perdente. Ognuno ha una propria lista personale delle caratteristiche del capo, che consiste in un elenco molto lungo di abilità psicologiche. Per cui secondo alcuni un leader deve sapere ascoltare e essere innovativo, per altri deve sapere prendere delle decisioni rischiose e impopolari, per altri ancora dovrebbe stimolare l’autonomia dei suoi atleti e costituire un modello di comportamenti etici da usare come modello. Decine di migliaia di indagini sono state condotte nelle università per stabilire il profilo del leader nonché i comportamenti che più di frequente dovrebbe mostrare. Avere queste informazioni è certamente utile come lo è avere una propria lista personale di comportamenti che si vorrebbe mostrasse con maggiore regolarità e frequenza. La domanda che più conta e a cui si deve rispondere è però un’altra e cioè: “Sarà capace di adottare i comportamenti necessari ad affrontare quella specifica situazione?” Di conseguenza il leader, l’allenatore migliore è colui che di volta in volta è in grado di agire così come è richiesto dalla situazione anche se i comportamenti richiesti non sono fra quelli che lui preferisce.
Temi come quello della Leadership e della gestione di un team sono sempre attuali poiché quotidianamente le organizzazioni devono affrontarli in modo efficace se vogliono raggiungere gli obiettivi che si sono proposti. E’ ancora più difficile oggi nel momento in cui la maggior parte delle realtà organizzative pubbliche e private, hanno meno risorse finanziarie con cui premiare i propri dipendenti, mentre nel contempo chiedono maggiore impegno e flessibilità. In virtù di queste premesse Federculture (associazione degli Enti Locali, www.federculture.it) ha inserito nel suo programma formazione due giornate dedicate al tema “Leadership manageriale e gestione delle responsabilità attribuite ai collaboratori”. Il workshop si tiene a Roma ed è aperto non solo ai dipendenti degli Enti Locali ma a tutti coloro che sono interessati a questo tema. Per maggiori informazioni: http://www.ceiconsulting.it/it/experiences/
Si parla sempre del contributo che le donne possono fornire alla leadership dello sport. In Italia qualche giorno fa si è rotto un tabù e per la prima volta a capo di una federazione sportiva, quella degli sport equestri, è stata eletta una donna, Antonella Dallari, titolare di un’azienda agricola, 47 anni di Modena. Era ora, complimenti.
In questi giorni Mario Monti sta parlando dell’importanza della sobrietà e, comunque, buona parte del suo stile di leadership è permeato da questo atteggiamento. Giacchè questo modo di essere è stato ripetutamete etichettato in modo sarcastico e negativo voglio mettere in evidenza che invece è stato ampiamente documentato come rilevante dagli studi sulla leadership. Per chi volesse saperne di più, Joseph Badaracco (Leading quietly, Harvard Business School Press, 2002) ha dimostrato che dovrebbero costituire l’ossatura principale di qualsiasi organizzazione. Sono una tipologia di persone denominata i quiet leader, i leader sobri, poiché la sobrietà e l’auto-controllo sono in larga misura responsabili dei loro successi. Sono pazienti e tenaci come i maratoneti, la loro è una corsa lunga spesso condotta al di fuori dei riflettori, non sono sprinter che gareggiano di fronte a una folla rumorosa. In tal modo sanno perseguire il bene comune anteponendolo all’interesse personale.
La Roma è stata subito eliminata e la domanda che molti si pongono in relazione alla sostituzione di Totti quando la squadra stava vincendo 1-0 è la seguente: “meglio un uomo fresco ma inesperto o uno stanco ma dalle qualità indiscusse in grado di decidere in qualunque momento la gara con una giocata?” Posta in questo modo la questione comporta una scelta di campo netta a favore di un giocatore rispetto a un altro. Personalmente porrei la domanda non sulla persona ma sul ruolo svolto in campo. Perchè queste sono partite in cui è necessario che qualcuno in campo guidi la squadra, sia in grado correre o non correre, ma ci deve essere un calciatore che sprona i compagni a lottare, a seguire gli schemi, a essere presenti su ogni pallone. Se Totti ricopre questo ruolo, a mio avviso, dovrebbe giocare, altrimenti va sostituito perchè non si può vivere nell’aspettativa magica che risolva i problemi della squadra con una invenzione.
Mettete un ottimo allenatore e la pallanuoto rinasce. Ci voleva così tanto tempo per capirlo? Campagna è l’esempio di come una leadership adeguata è in grado di fare risorgere una nazionale che non vinceva da anni. L’allenatore è decisivo perchè l’unità della squadra, il cuore e il coraggio sono una conseguenza del suo lavoro e non esistono a priori. Per questo gli allenatori bravi sono come i condottieri del passato è la loro presenza che motiva i giocatori.
La questione è come mai calciatori professionisti e affermati non sappiano entrare in campo con la determinazione e la concentrazione richieste dalla partita da affrontare. Questo è accaduto all’Inghilterra e prima di lei all’Italia. Ma ancor più grave è la constatazione che l’allenatore sembra non essersi accorto di questa condizione psicologica della sua squadra. Forse gli allenatori sono diventati così presuntuosi da convincersi che basta la loro presenza a infondere coraggio? Forse perché guadagnano troppo e, quindi, in base a ciò ritengono di non essere criticabili e per questo non mettono accanto a sé persone che potrebbero rappresentare la coscienza critica che gli manca. Al contrario, le esperienze di leadership ad alto livello nel mondo del business insegnano proprio questo, che accanto ai grandi leader vi è sempre un’altra persona esperta con cui si confrontano apertamente e che verifica che le loro idee siano attuate. Forse questi nostri condottieri dovrebbero imparare a servirsi di aiutanti in grado di sapere se i loro calciatori sono disposti a giocare fino in fondo o sono pronti a mollare un centimetro alla volta fino alla fine. Perché è proprio questa la differenza tra vincere e lasciarsi dominare.

