Archivio per il tag 'mondiali'

Tamberi non era mentalmente pronto per la finale

Se è vero che le parole che esprimiamo comunicano un significato psicologico, quelle espresse d Giammarco Tamberi per spiegare la sua prestazione negativa nella finale del salto in alto ai mondiali di atletica leggera, ci dicono in quale direzione questo ragazzo dotato di talento deve migliorare.

Tamberi ha definito così la sua prestazione “La giornata è iniziata male, non avevo le sensazioni giuste … sono deluso e arrabbiato ma non so con chi prendermela. In genere s’impara dalle sconfitte, ma io devo ancora capire perchè. La pioggia mi ha condizionato? La pioggia c’è per tutti, non ci sono scuse, gli altri hanno saltato, si poteva fare, io no. Non capisco cosa è andato storto e dove ho sbagliato … se ho sentito la pressione? Sinceramente no, pensavo di stare bene, non vedevo l’ora di gareggiare dopo la lunga trasferta, invece niente … scusate”.

Tamberi assume su se stesso la responsabilità della sua prestazione negativa ma non sa spiegarsela. Per me sono tre gli errori mentali che ha commesso:

  • “Pensavo di stare bene” – Un atleta esperto non si accontenta di pensare ma fonda la sua convinzione sulle sensazioni che ha quando fa bene.
  • “Se ho sentito la pressione? Sinceramente no” – A questo punto tre possibilità o sei stanco o sei già appagato o sei così teso da non avvertire la sensazione di tensione. Limitata consapevolezza della propria condizione psicofisica e nessun piano per auto-regolarla.

e infine,

  • gli atteggiamenti narcisisti come quello di avere il volto per metà rasato e per metà con la barba, li lasci fare a Bolt, perchè poi bisogna saperli reggere con prestazioni eccezionali. Altrimenti rappresentano la volontà di affermarsi attraverso una moda e non grazie alla volontà di esprimersi al meglio di sé.

Queste sono a mio avviso le spiegazioni di questa prestazione negativa e gli obiettivi di miglioramento su cui Tamberi dovrebbe allenarsi.

 

Giovanni Pellielo: Una leggenda dello sport olimpico

Oggi a Granada Giovanni Pellielo ha conquistato per la settima volta il diritto di partecipare alle Olimpiadi. E’ arrivato 3° ai campionati del mondo con un percorso esaltante. Nella fase eliminatoria ha ottenuto 124 su 125 classificandosi primo insieme ad altri due tiratori. Nella semifinale ha preso 14 piattelli su 15. Ha dovuto spareggiare con un altro tiratore, ha sbagliato subito e si è trovato a gareggiare contro un altro tiratore per il terzo posto. Di nuovo 15 piattelli, li ha presi tutti mentre il suo avversario ne ha sbagliati 3. Con questo risultato ha vinto anche la carta olimpica per Rio alla prima occasione in cui è stata messa in palio. Se, come probabile, andrà a Rio sarà la sua settima olimpiade dove finora ha vinto 3 medaglie. E’ l’atleta più vincente della storia del tiro a volo, avendo anche vinto 4 mondiali e decine di gare internazionali. Ha 44 anni.

La faccia di chi vuole vincere

Questa è la faccia di chi vuole uscire da un brutto momento e vincere la partita. (L’italia di pallavolo stava perdendo 2-0 contro la Francia, poi è riuscita a ribaltare il risultato vincendo 3-2, grazie all’inserimento di giocatori che volevano vincere come l’alzatore Baranowicz).

Volley, Mondiali: l'Italia ritrova l'orgoglio, battuta in rimonta la Francia

L’Italia esce fuori dai problemi e vince

Noi siamo fatti così, bisogna darci per spacciati, dobbiamo percorrere una strada di avvicinamento piena di buche come non vincere da più di sei mesi e avere giocatori importanti infortunati (Montolivo, Rossi, Buffon fra gli altri), essere considerati come un calcio di secondo ordine  e non più competitivo perché prima vengono i tedeschi, gli spagnoli e gli inglesi. A questo punto noi che non siamo considerati favoriti risorgiamo, siamo i più bravi a toglierci dall’orlo del baratro e a risalire. I nostri avversari non capiscono come ciò sia possibile, perché questo modo di fare apparentemente non è logico, per noi al contrario è un modo di essere. Sappiamo piegarci alle avversità senza spezzarci e quando ci rialziamo siamo pronti a combattere contro chiunque. La strategia consiste nel colpire quando gli avversari meno se lo aspettano. Prandelli ha organizzato una squadra che ha saputo tenere il pallone al piccolo trotto mentre gli inglesi erano più veloci nell’arrivare a rete, con un continuo contropiede sulla destra condotto da Candreva e Darmian e un finale di partita basato sul classico difesa e contropiede. Non eravamo favoriti neanche nei mondiali vinti del 1982 e del 2006 e venivamo anche allora da un periodo di grande difficoltà per il nostro calcio. Al Pacino nel film Ogni maledetta domenica nello spogliatoio dice alla sua squadra che “in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro”. E’ una metafora efficace per spiegare la condizione mentale che l’Italia ha saputo dimostrare in questa prima partita del mondiale, uscendo dalle difficoltà in cui si è trovata quest’anno con l’organizzazione e la voglia di vincere. Ottimo, ora si tratta di continuare. Leggilo su Huffington Post.

Inutile e dannosa amichevole contro l’Irlanda

Inutile e dannosa per gli infortuni a Montolivo e Aquilani la partita amichevole contro l’Irlanda. L’Italia non vince, come spesso è accaduto anche in passato nelle partite che precedono il mondiale di calcio. Pochi i titolari in campo e molti di quelli che avrebbero dovuto farsi notare per trovare un posto nel gruppo che partirà non si sono fatti notare. Queste partite non servono a niente, non migliorano la fiducia dei giocatori e rischiano di lasciare uno stato d’animo d’insoddisfazione in tutti. Prandelli deve fare delle scelte ma credo che ciò che avrà visto in allenamento dovrebbe essere più che sufficiente per decidere, soprattutto conoscendo i calciatori italiani che raramente nelle partite amichevoli entrano in campo con un atteggiamento competitivo e combattivo. E quindi perché giocarle, in particolar modo contro avversari decisi e atletici come gli irlandesi che al contrario hanno più volte sfiorato il goal e che volevano vincere. I nostri invece come al solito hanno fatto il minimo con la presunzione di ottenere il massimo.

Federica Pellegrini si diverte e va anche in finale

Divertirsi vale per tutti non solo per Federica Pellegrini. Infatti troppo spesso siamo esageratamente seri con noi stessi, come se per fare bene bisognasse per forza essere preoccupati e totalmente concentrati. Invece, non è affatto raro che con questo atteggiamento l’atleta si metta in un stato mentale in cui diventa troppo contratto, così da vivere con con un’apprensione esagerata la gara. Al contrario un attegiamento che stimoli stati d’animo quali sono l’entusiasmo e la voglia di divertirsi scatenano sensazioni positive, piene di energia e la voglia di continuare in questo modo anche durante la competizione. La Pellegrini c’è riuscita e sono convinto che molti dovrebbero scegliere la stessa strada per scoprire che questo atteggiamento è una chiave che porta a essere soddisfatti di se stessi.

Martina Grimaldi ha vinto l’oro nella 25km dei mondiali di nuoto

Martina Grimaldi ha conquistato la medaglia d’oro nella 25 km ai mondiali di nuoto in acque libere a Barcellona con un incredibile finale. Ha chiuso in 5h07’19″8. a un decimo dalla seconda, la tedesca Angela Maurer e a 7 decimi dalla terza, la statunitense Eva Fabian.

Commenta così Martina Grimaldi: “Non mi sono scoraggiata dopo un inizio di mondiale in salita. Ci ho messo testa e cuore. Alla fine mi dicevo solo che dovevo resistere e cercare di portare a casa qualcosa … quando ho visto che eravamo in tre ho provato a lanciare il rush finale. Dedico questo oro ai miei genitori ed a chi mi è stato vicino in questi giorni”.

Campioni del mondo di ginnastica ritmica

Grandissimi complimenti alla squadra italiana di ginnastica ritmica che ha vinto il campionato del mondo per la terza volta consecutiva. Nelle pagine di sport dominate da calcio e poco altro altro, questa notizia non ha trovato oggi alcuno spazio. E’ inutile anche indignarsi.

I CT presuntuosi

Capello, Lippi, Dunga e Maradona non hanno guidato solo nazionali di grande prestigio ma sono loro stessi persone di livello assoluto nel calcio, però sono andati fuori alle prime difficoltà vere che il campionato del mondo gli ha presentato. Sono allenatori con personalità molto diverse ma nelle spiegazioni relative a questo insuccesso sono stati molto simili. Con modi diversi si sono assunti la responsabilità della disfatta, si sono dimostrati emotivamente coinvolti ma non hanno mai risposto a domande riguardanti il perché questo è successo (hanno detto non lo so) o cosa sarebbe potuto succedere se avessero giocato in modo diverso, con Tizio al posto di Caio. Queste domande li irritano, dicono che hanno già risposto, che sono fatte per polemizzare e così via. E’ un atteggiamento presuntuoso e narcisistico di chi pensa di avere fatto il meglio, salutare percezione soggettiva, peccato che il loro meglio abbia prodotto il peggio e chi domanda vorrebbe saperne le ragioni e non vedere capi solo dispiaciuti o lacrimevoli.

I presuntuosi: gli arbitri

Gli errori di Rosetti e quelli dell’arbitro del goal non visto a favore dell’ Inghilterra dicono di quanto sia facile agire in modo mentalmente rigido, non ascoltando e pensando che si ha ragione in ogni caso. E’ chiaro che l’errore va accettato, nessun arbitraggio è perfetto, ma quando gli sbagli sono clamorosi vuol dire che l’arbitro non è mentalmente in forma. Dovrebbero allenarsi mentalmente a pensare cosa fare in situazioni come quelle che sono accadute e che non sono frequenti ma decisive. D’altra parte è questa la differenza tra i best performer e gli altri, vedere e decidere quando gli altri sbaglierebbero. Altrimenti perché scegliere Rosetti e non Giuseppe Rossi?