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Avere problemi è un problema per te?

Ti alleni con questo atteggiamento? O sei convinto che avere problemi è il tuo problema.

Le più grandi battaglie che vinceremo, sono quelle contro le nostre paure e preoccupazioni.

 

 

 

Le 10 domande definitive per avere un atteggiamento vincente

10 domande definitive per gli allenatori e i mental coach:

  1. Quanto sei convinto che oltre la tecnica/tattica e la forma fisica, l’atteggiamento è alla base del successo sportivo?
  2. Quanto tempo dedichi a cambiare l’atteggiamento dei tuoi atleti verso gli errori?
  3. Come insegni che il riscaldamento non è solo fisico ma anche mentale?
  4. Come insegni che l’atteggiamento verso la fatica fisica e mentale è decisivo per migliorare la fiducia in gara?
  5. Come insegni che è necessario lottare istante per istante senza pensare al risultato?
  6. Interrompi mai l’allenamento perché l’atteggiamento è sbagliato?
  7. Quanto spesso premi l’atteggiamento in campo piuttosto che il risultato?
  8. Quanto tempo dedichi a insegnare che gli atteggiamenti pre-gara e durante le pause sono alla base della prestazione seguente?
  9. Quanto tempo spendi a pensare in che modo i tuoi atteggiamenti influenzano quelli dei tuoi atleti?
  10. In che modo valuti nel dettaglio e parli con gli atleti del loro atteggiamento in allenamento e in gara?

 

E’ l’atteggiamento in campo a fare la differenza

 

L’atteggiamento perdente dell’Italia

Nel calcio il goal è un evento raro e come tale può essere segnato in qualsiasi momento, al primo minuto come all’ultimo oppure mai. Per questa ragione bisogna essere aggressivi, decisi, motivati e uniti come squadra per fare quello che serve per segnare una rete. L’Italia ieri non ha mostrato in campo questo atteggiamento e non è bastato sperare nelle parate di Buffon e nelle invenzioni di Pirlo per Balotelli. Il Costarica è una squadra che invece ha creduto per tutta la partita nel risultato da ricordare per tutta la vita: battere l’Italia. Anche noi abbiamo un sogno come ha detto Pirlo ed è quello di vincere il mondiale, ma per raggiungerlo bisogna sbattersi sino all’esaurimento  in ogni partita quale sia l’avversario. E’ questo l’atteggiamento che Garcia e Conte hanno insegnato alle loro squadre ed è questo che è mancato ieri alla nostra squadra. Cadere 11 volte nella trappola del fuorigioco vuol dire non essere stati attenti tanto quanto era necessario. Affermare che non si può pretendere che si segni una rete quando si è in campo solo per 20 minuti, vuol dire non avere capito che invece è proprio questo che ti viene chiesto, altrimenti avrebbero messo un altro in campo. Farsi ammonire perché ci si è innervositi, vuol dire che non hai ancora la mentalità per affrontare impegni di questo livello agonistico. Troppe azioni individuali e dribbling insistiti nella parte finale della partita dimostrano poca ricerca dell’altro e il desiderio di diventare il salvatore della partita. “Emozionato Io? Non ci sono emozioni” ha detto Cassano, neanche Buffon e Pirlo farebbero affermazioni di questo tipo nonostante siano abituati a partite così importanti. E’ mancata invece proprio la carica emotiva come squadra. La tensione che senti già prima di entrare in campo e che ti dispone a impegnarti oltre la fatica e difficoltà perché ti senti pronto. Le emozioni servono per alzare la soglia della stanchezza fisica e mentale. Come dice un famoso detto africano: ogni mattina non importa che tu sia un leone o una gazzella  l’importante è che cominci a correre.

L’atteggiamento mentale di Matteo Manassero

Matteo Manassero, 20 anni, campione di golf, ha idee chiare su alcuni aspetti mentali in cui invece la maggior parte dei giovani, anche di talento, mostra un atteggiamento sbagliato. Forse è un campione anche grazie a questo suo modo di vivere il golf.

I punti sono questi:

Gli errori: “Posso permettermi di sprecare una settimana … Me lo devo ricordare più spesso: se gioco male per un mese, non è l’ultimo della mia vita. La vita ce l’ho ancora tutta davanti”.

Il divertimento: “Io variando i colpi, completando un giro senza sbagliare. E’ bello quando tiri e  la pallina va dritta, quando cammini e imbuchi il putt”.

L’atteggiamento del golfista: “Scrutando le espressioni, gli atteggiamenti nei colpi sotto pressione: il giocatore di classe è imperturbabile, sempre. E poi osservando l’eleganza e il ritmo del gesto tecnico, l’equilibrio perfetto dello swing”.

(L’intervista è apparsa su laRepubblica di oggi)

Abilità, motivazione e atteggiamento

Per ritornare a riflettere su cosa sia l’eccellenza questo pensiero di Lou Holtz, allenatore di football americano, può essere utile

“L’abilità è cosa sei capace a fare. La motivazione determina cosa fai. L’atteggiamento determina quanto bene lo fai”.

Qual è il tuo atteggiamento mentre ti alleni?

La condizione emotiva negativa del Napoli

Ieri mi chiedevo chi fra Juventus e Napoli avrebbe mostrato la voglia di vincere sin dall’inizio della partita e la Juve lo ha fatto sin dal primo istante. Sarebbe utile capire come mai questo stato mentale non è stato invece dimostrato dal Napoli che solo nel secondo tempo ha fornito, come si dice, “una prova d’orgoglio”. A mio avviso un allenatore esperto come Benitez dovrebbe avere dei parametri per stabilire se prima di una partita importante la sua squadra è nella condizione emotiva ottimale per affrontare un avversario di cui si conosce il sistema di gioco e altrettanto bene si conosce lo spirito combattivo che Conte riesce a trasmettere ai suoi giocatori. Con questa consapevolezza si va in campo sapendo cosa è molto probabile che accada e che in realtà si è poi verificato. Certamente i calciatori non sono robot che eseguono i comandi di Benitez però una squadra che vuole vincere non può entrare in campo con quell’atteggiamento. Credo quindi sia importante per il Napoli capire come mai l’atteggiamento dei giocatori sia stato così rinunciatario nei comportamenti, si può essere inferiori in termini di qualità di gioco ma non in relazione alla volontà di fronteggiare al meglio delle proprie capacità gli avversari. L’unico che ha dimostrato un approccio positivo è stato Reina, il portiere del Napoli, che ha svolto il suo ruolo con determinazione. Il Napoli deve migliorare nella capacità di entrare in campo con la condizione emotiva che gli consente di giocare una partita con determinazione, altrimenti la classe dei singoli giocatori e della squadra resta chiusa  in un cassetto di cui si è persa la chiave

Il Napoli non era pronto ma non lo sapeva

Essere consapevoli che si stava per entrare in campo con l’atteggiamento sbagliato; questo è mancato al Napoli contro l’Arsenal. Hamsik riassume il pensiero della squadra: “In gare così non si possono regalare 15′. Poi diventa difficile rimontare. Loro sono stati devastanti, ma noi siamo partiti molto male”. Giusto  ma cosa hanno fatto nello spogliatotio per mettersi nella condizione mentale necessaria a contrastare l’Arsenal. Molte volte le squadre pensano di avere l’atteggiamento giusto ma non è così e fanno poco per allenarsi a riconoscere se lo stato d’animo pre-partita è utile a giocare bene o può essere un ostacolo. Pensare di essere pronti non è la stessa cosa di sentirsi pronti, se non lo capisci non potrai migliorare e dovrai sempre aspettare di giocare i primi 5 minuti della partita per saperlo. Ci sono sistemi per imparare a conoscersi e a mettersi nella condizione pre-partita migliore, credo proprio che non lo sappiano.

Quanto è stato difficile per la Juve giocare la Champions League

Le partite importanti possono trasformare in positivo il gioco delle squadre ed è quello che sta succedendo al Copenaghen contro la squadra. La volontà di giocare bene può trasformare una squadra con un gioco scarso in una squadra più tecnica e combattiva. La Juventus al contrario pur giocando una partita positiva non appare combattiva e aggressiva come suo solito. Combattività significa lottare in ogni momento come se fosse quello decisivo; è un atteggiamento molto faticoso da mantenere perchè richiede una continua prontezza fisica e mentale nonchè intelligenza tattica per giocare come si era pianificato. La Champions richiede questo approccio mentale che la Juve nel primo tempo ha dimostrato poco mentre nel secondo ha alternato momenti positivi con altri in cui è apparsa distratta.

Perchè d’inverno nessuno si veste da estate

D’inverno nessuno esce per strada vestito d’estate, perchè sa che in questo modo ci si ammala e quindi per prevenire questa eventualità ci si veste da inverno. Perchè così frequentemente commettiamo errori  e spendiamo eergia a correggerli senza impegnarci per prevenirli? Eppure sappiamo che prevenire è meglio curare. Nello sport gli errori rappresentano ciò che va evitato, la malattia da cui bisogna liberarsi, e di solito s’insegna che la cura consiste nell’imparare a reagire ad essi il più rapidamente possibile. Questo insegnamento è ben riassunto dalla frase: “Non importa quante volte cadi ma quanto in fretta ti rialzi”. Per ottenere questo risultato, gli atleti si allenano a ritornare a essere focalizzati sulla prestazione subito dopo avere commesso un errore. Anche se è meglio evitare di ammalarsi, s’insegna poco a prevenire gli errori. Prevenire richiede essere consapevoli di quale sia il comportamento da evitare e quello invece da mettere in atto. In relazione allo sport, significa essere consapevoli degli errori che si possono compiere in quell’allenamento o gara e sapere qual è il modo per evitarli. Di conseguenza ogni atleta dovrebbe essere consapevole delle situazioni a cui va incontro, pensare agli errori che potrebbe commettere e che ha commesso in passato e focalizzarsi solo sulle azioni che deve compiere per fare bene. In questo modo, imparerà non tanto a eliminare le difficoltà, che sono invece sempre presenti in una gara, ma ad affrontarle in modo vincente.