Archivio per la categoria 'Mental coaching'

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La funzione indispensabile del riscaldamento

Il blog sul riscaldamento, warm-up, ha suscitato molte conferme da parte di allenatori che riconoscono la difficoltà a fare vivere questa esperienza come la condizione essenziale per mettersi nella propria condizione psicofisica migliore per iniziare una competizione che sia individuale o di squadra.

Riassumiamone la funzione. “Per riscaldamento, s’intendono tutte le misure che, prima di un carico sportivo – d’allenamento o di gara – servono sia a creare uno stato di preparazione psicofisico e cinestesico-coordinativo ottimale, sia alla prevenzione degli infortuni” (Weineck, 2001).

Per riscaldamento si deve quindi intendere un insieme integrato di pensieri, azioni e immagini che si attivano in modo coerente prima della prestazione. Queste routine sono utili in quanto consentono di:

  • spostare l’attenzione da stimoli irrilevanti
  • evitare di pensare alla prestazione da eseguire
  • stabilire un adeguato livello di attivazione fisica e mentale

Sviluppare consapevolezza situazionale negli atleti significa capire “che il prima determina il dopo”

Gli atleti dovrebbero imparare a riconoscere e applicare il seguente concetto:

Il prima determina il dopo

Significa che come ti alleni determina come gareggi, che come fai il riscaldamento permette di mettersi nella propria condizione migliore per fornire un’ottima prestazione, che quello che fai nelle pause di gioco determina come gareggerai nel periodo successivo e così via ognuno può aggiungere gli esempi specifici a seconda dello sport praticato.

In psicologia questo approccio allo sport ha un nome, si chiama consapevolezza situazionale. La maggior parte della ricerca condotta su questo tema si è concentrata sui piloti degli aerei militari e commerciali. Sono persone molto allenate che per accedere a questa funzione hanno superato una selezione molto dura.

La caratteristica principale che li contraddistingue è che durante il volo pensano in anticipo. Sono, quindi, continuamente impegnati nell’immaginare ciò che potrebbe accadere, preparandosi così a rispondere a questi ipotetici eventi.  Mostrano un tipo di pensiero “Cosa se …” Inoltre prima dell’inizio della missione pianificano e discutono di questi aspetti.

Confrontando piloti esperti (6036 ore di volo) e meno esperti (720 ore di volo) si è evidenziato che:

  1. La quantità di tempo pre-volo aumentava in funzione dell’esperienza. I piloti più esperti passavano più tempo a raccogliere informazioni, pianificare e preparare piani specifici in relazione alle condizioni di volo.
  2. I piloti più esperti  erano più focalizzati sulla comprensione e sulla determinazione delle azioni da intraprendere in funzione degli obiettivi.

 

Seminario: Tirare al bersaglio

Tirare al bersaglio

Le componenti psicologiche nei compiti di mira

Mercoledì 3 maggio 2017 – ore 9-17
Roma, Scuola dello Sport – Centro di Preparazione Olimpica “G. Onesti” Coni  

In molti sport successo e insuccesso dipendono dalla capacità dell’atleta di colpire un bersaglio. In alcuni casi, questo è l’obiettivo unico dell’atleta, come avviene nelle discipline legate al tiro. In altri sport, l’atleta è chiamato a colpire un bersaglio dopo avere superato le misure difensive di un avversario o di una squadra rivale, come nel calcio, nel basket, negli sport di squadra. In altri casi ancora l’avversario è il bersaglio stesso, come avviene ad esempio nella scherma o nel pugilato. In tutti questi sport la prestazione è strettamente legata ad aspetti psicofisiologici, emotivi, comportamentali, sociali e ad abilità mentali che sono oggetto di studio specifico delle discipline psicologiche. Conoscere in profondità questi aspetti permette di fornire agli allenatori e ai tecnici suggerimenti chiari e operativi su come indirizzare e monitorare l’allenamento e agli psicologi strumenti per orientare correttamente e perfezionare il bagaglio delle proprie competenze professionali in ambito sportivo. L’obiettivo del seminario è di fornire a tutti gli interessati gli strumenti per allargare le proprie conoscenze e interagire correttamente nell’interesse dell’atleta e della prestazione che deve esprimere.

Recensione libro: Allenare nel calcio femminile

Allenare nel Calcio Femminile

Emanuele Chiappero, Rita Guarino e Nicola Sasso

Milano: Edizioni Correre

2017, pp. 144 

Il calcio femminile è in continua crescita ovunque nel mondo. Sono 30 milioni le praticanti, pari al 40% totale delle atlete. In Europa, però, sono solo 1.200.000 e solo in 6 paesi le calciatrici sono almeno 60.000 (Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia). In  Italia, nel 2016 le giocatrici erano 23.000. Questo libro vuole rispondere alla esigenza di chi lavora in questo ambito del calcio di comprendere quali ne siano le specificità legate al profilo di prestazione di una squadra di calcio femminile. Quanto presentato si fonda sui dati scientifici che abbiamo a disposizione e da cui vengono fatti discendere le metodologie operative  di cui servirsi sul campo. Il libro è diviso in tre parti. La prima, di Emanuele Chiappero, laureato in scienze motorie e preparatore atletico professionista, riguarda il modello prestativo della calciatrice: la valutazione degli aspetti fisici, la prestazione in campo e la donna atleta. Emerge che le calciatrici presentano un range di valori medi in relazione all’altezza (1.61-1.68m), minore peso rispetto ai maschi (57.7-64.1kg) e maggiori percentuali di grasso corporeo (14.6-22.3kg). Da notare che in relazione al ruolo, alcune indagini hanno evidenziato che i portieri presentano diversità fisiche più marcate rispetto agli altri ruoli in relazione a peso e altezza e con una maggiore percentuale di grasso. La ridotta ricerca in questi ambiti, ad esempio, non permette di avere ad oggi dati certi sulla coordinazione e il suo rapporto tra calciatrici e calciatori; anche se le donne sembrano avvantaggiate a partite dai 18 anni sotto il profilo della capacità di orientamento spaziale, senso del ritmo, equilibrio e motricità fine. Il capitolo sulla prestazione in campo fornisce dati interessanti, scoprendo che una ragazza corre circa 9-12 km in una partita e compie circa 250 brevi azioni anaerobiche, con sprint ripetuti della durata di 2-4 sec, con intervalli di 90 sec per 39 volte a partita. Inoltre nel calcio femminile si effettuano meno azioni intense  al minuto rispetto alla Serie A maschile (3.30 vs 4.5) e maggiore è il recupero passivo (18 sec vs 12 sec al minuto). La seconda parte del libro è di Rita Guarino, psicologa, allenatrice professionista UEFA A e allenatrice della nazionale italiana femminile U17; riguarda l’allenamento della mente e della tecnica nel calcio femminile. Il testo descrive in modo chiaro e ben organizzato le caratteristiche psicologiche delle ragazze, i cambiamenti che avvengono durante lo sviluppo evolutivo e il ruolo dell’allenatore. In particolare in relazione alla costruzione della mentalità di giocatrice l’approccio utilizzato parte dall’approccio di Bandura, evidenziando che allenare la mente significa da parte delle ragazze un rilevante investimento personale e e sul modo di concepire i propri mezzi in maniera sempre più consapevole. Avendo come obiettivo la crescita del senso di efficacia personale. Viene, inoltre, proposto il profilo di prestazione di Butler con esempi specifici di competenze collegate al calcio. Dal punto di vista della metodologia dell’insegnamento il libro propone un approccio che alterna approccio globale e analitico, fornendo le ragioni di questa scelta. In seguito, nelle successive 40 pagine di questa parte vengono presentati con figure e testo accanto: i test tecnici, le proposte didattiche relative all’apprendimento della tecnica e quelle riguardanti la collaborazione nel gioco tattico individuale e collettivo.  Infine, alcune pagine sono dedicate al portiere, ne viene sottolineata la complessità psicologica, la solitudine da sconfiggere. Il portiere deve combattere le proprie paure, deve essere consapevole della sfida, per imparare così a essere risoluta e rapida nelle decisioni e negli spostamenti. La terza parte del libro, di Nicola Sasso. preparatore atletico professionista e laureato in fisioterapia e in scienze motorie, tratta del lavoro preventivo e della valutazione delle calciatrici. Vengo descritti gli infortuni nel calcio femminile, i fattori di rischio, il lavoro preventivo da attuare per ridurre la frequenza d’infortunio, e i vari tipi di valutazione (strutturale, postulare, funzionale).

Nikefobia ha 48 anni

48 anni fa è uscito il primo numero dell’International Journal of Sport Psychology. In questo numero venne scritto il primo articolo sulla nikefobia da Ferruccio Antonelli dopo che negli USA ne era apparso un altro di Ogilvie e Tutko. Il tema dell’ansia competitiva è da allora uno degli obiettivi principali di qualsiasi programma di preparazione psicologica. Antonelli la distingueva in quattro fattori.

  • Un senso crescente d’isolamento sociale e emotivo
  • Un senso di colpa relativo al dimostrare aggressività e autodeterminazione
  • Paura di non essere capaci di ripetere le prestazioni precedenti
  • Paura delle tradizioni e dei propri idoli

Non molto è cambiato

Corso online: Aspetti psicologici del calcio a 5

Presentazione del corso online

Aspetti Psicologici del Calcio a 5 

Emiliano Bernardi

 Il calcio a 5 è una delle discipline sportive più praticate nel nostro paese a livello amatoriale e comunemente conosciuto come “calcetto”.

Il professionismo invece si chiama Calcio a 5 e a livello internazionale è noto come “Futsal” e l’Italia insieme alla Spagna e ovviamente al Brasile è tra le nazioni più̀ competitive al mondo.

Il futsal nasce in Uruguay negli anni 30 e si è espanso velocemente in tutta l’America latina e in Europa soprattutto in Spagna e in Italia, dove il movimento del calcio a 5 negli ultimi 30 anni è cresciuto notevolmente.

Molti dei più̀ grandi campioni di calcio a 11 brasiliani hanno iniziato la loro carriera come calciatori di calcio a 5: Pelé́, Zico, Socrates, Ronaldinho e Ronaldo per nominarne solo alcuni. Anche la famosa Cantera del Barcellona (il settore giovanile) abitualmente utilizza campi e regole del futsal per allenare i suoi giovani atleti, con risultati eccellenti.

Il futsal è l’ideale per un bambino: il campo ridotto, gli spazi brevi, la velocità, rendono il gioco più̀ veloce e intenso, perfetto per la crescita tecnica e psicologica.

I principali aspetti psicologici in gioco nel calcio a 5

Al fine di effettuare un intervento professionale di qualità̀ è importante conoscere quali siano i principali aspetti psicologici che fanno parte intrinsecamente di questo sport: innanzitutto è importante sottolineare che si tratta di una disciplina “open skill” quindi con molte variabili e possibilità̀ di scelta, è un gioco a elevata intensità̀ in cui i continui scatti riducono rapidamente le energie mentali e fisiche dei giocatori, i tempi di reazione e decisionali devono essere molto rapidi e inoltre il contatto fisico può essere causa di reazioni impulsive e non controllate. Un altro importante aspetto di cui tener conto è che l’errore di un giocatore può essere fatale e determinare una rete, in uno sport in cui si gioca in spazi ristretti e con quattro giocatori di movimento, se uno di questi commette un errore può mettere gli avversari in condizione utile per tirare in porta.

Nel calcio a 5 è richiesto un continuo ed elevato livello di coesione, dato il numero limitato di giocatori si richiede un’estrema collaborazione, soprattutto nei momenti di maggiore stress agonistico, pertanto il controllo emotivo dei giocatori deve essere totale.

Lo psicologo che opera nel calcio a 5

La figura dello psicologo si sta diffondendo molto velocemente all’interno di questo sport e molti dei principali top club mondiali hanno questa figura nel proprio organigramma. La costante crescita del settore giovanile e l’espandersi capillare di scuole e accademie di calcio a 5 nel nostro paese stanno spingendo sempre più la richiesta di esperti in psicologia dello sport con esperienza in questa disciplina.

All’interno della società di calcio a 5 i principali interventi riguardano:

  1. L’allenatore ed il suo staff, attraverso l’utilizzo di strumenti psicologici come colloqui individuali e di gruppo, test e questionari come il CBAS (Coaching Behavior Assessment System, Smith, Small e Hunt, 1976) o il 5C Program (Harwood e Pain, 2004) o l’utilizzo di strumenti come la Leadership Scale for Sport (Chelladurai, Saleh, 1980).
  2.   Il mental training per gli atleti, attraverso le tecniche di attivazione e rilassamento come il training di Jacobson la pre-performance routine, la gestione delle emozioni con l’identificazione della condizione pre-gara ottimale con l’IZOF (Hanin, 1980), l’allenamento ideomotorio, l’imagery, l’allenamento dell’attenzione e la sua valutazione con il TAIS (Nideffer, 1976).
  3.  La formazione e l’aggiornamento dei dirigenti nelle aree della leadership e della comunicazione efficace.
  4. Il settore giovanile in particolare la relazione con i genitori dei giovani atleti e il ruolo dell’allenatore come educatore.
  5. Progetti sociali e di integrazione per persone con disabilità sia fisica che psicologica, in territori a rischio e progetti di collaborazione con le scuole.

Chi non conosce questo sport può pensare che sia semplicemente come il calcio a undici ma con un numero minore di giocatori in campo, in realtà molti grandi allenatori utilizzano metodi di allenamento basati sulle dimensioni del campo da Futsal quando vogliono sviluppare nei loro atleti abilità tecniche specifiche o allenare l’intensità di gioco e la coesione del proprio gruppo.

Proprio le dimensioni del campo, il tempo di gioco effettivo, il numero dei giocatori in campo rende questo sport più simile ad altre discipline come la pallamano o la pallacanestro e il tipo di allenamento quotidiano sviluppa abilità tecniche tali da farne uno degli sport più entusiasmanti e piacevoli cui assistere anche solo come semplice spettatore.

Maggiori informazioni sul corso:

http://formazionecontinuainpsicologia.it/corso/gli-aspetti-psicologici-del-calcio-5/

Entusiasmo e concentrazione

Le sconfitte e i momenti difficili hanno molti padri,  troppo spesso però si vedono atleti su un campo di atletica piuttosto che su uno di tennis o in piscina che non mostrano la gioia di stare in campo nonostante le difficoltà. Questo è uno dei segreti di chi pretende da se stesso il massimo dell’impegno.  Non bisogna lasciarsi andare a errori banali solo perchè il morale sta calando, bisogna allenarsi a mantenere un livello elevato di prontezza mentale. Gareggiare concentrati richiede uno sforzo mentale immenso, ma solo se si è predisposti a farlo si può conoscere i propri limiti.

L’atleta deve sempre ricordare che il-prima-determina-il-dopo. Quindi che lo stato emotivo in un preciso momento determinerà come gareggerà immediatamente dopo. Non si deve usare come alibi i propri errori o le capacità dell’avversario, bisogna sempre essere concentrati sulle proprie capacità e su cosa bisogna fare.  Questo dovrebbe essere l’approccio mentale alla gara, dopo di che ogni sport richiede un approccio mentale specifico per risponda alle esigenze che richiede.

 

Gli errori dei giovani tennisti U21

Gli errori principali dei giovani U21 che giocano a tennis:

  1. Pensare che sapere giocare a tennis sia sufficiente per sapere giocare una partita
  2. Non sapere che essere rapidi negli spostamenti è uno degli aspetti mentali e non solo fisici per loro più importanti del gioco
  3. Non avere previsto un piano per quando in partita non sanno cosa fare
  4. Pensare che un punto possa cambiare la partita (o “fare girare la partita”, come dicono loro)
  5. Pensare che l’avversario non li fa giocare o fa solo dei vincenti, quando invece dovrebbero concentrarsi su cosa fare
  6. Abbattersi quando si sta perdendo o avere paura di vincere quando si sta in vantaggio
  7. Non sapere perché devono riscaldarsi, oltre che per una ragione fisica
  8. Ignorare che è ciò che pensano/sentono a determinare come giocano
  9. Non capire rapidamente come gioca l’avversario
  10. Pensare a fare il punto anziché pensare al gioco (rapidità, colpire la palla e tirala lunga)

 

 

 

Quando un allenatore parla solo di tecnica, sbaglia

Sempre più spesso sento parlare di allenatori che si occupano quasi solo esclusivamente di allenare la componente tecnico sportiva degli atleti mentre ignorano la componente mentale e in termini più globali la dimensione psicologica della vita dei loro atleti. Ora questo atteggiamento determina in molti atleti non pochi problemi e un livello di comunicazione relativamente arido.

Ovviamente questo approccio è sbagliato e limita lo sviluppo sportivo. A questo riguardo, riporto cosa già veniva detto da Dale Carnegie, da uno dei massimi della comunicazione interpersonale nel 1938:

  • Una delle qualità meno apprezzate oggigiorno è proprio quella di saper gratificare la gente.
  • Nei nostri rapporti interpersonali non dobbiamo mai dimenticare che i nostri compagni di vita o di lavoro sono esseri umani e in quanto tali avidi di gratificazione. E’ questo il segreto.
  • E niente adulazione. L’apprezzamento deve essere onesto e sincero.
  • Se volete che la gente sia contenta di stare con voi, bisogna che anche voi dimostriate che siete contenti di trovarvi in loro compagnia.

Il genere determina la differenza nel mondo reale