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12 riviste di psicologia dello sport e c’è chi ancora ignora il progresso di questa scienza

Quanti fra chi afferma che la psicologia dello sport non è fondata su basi scientifiche e continua a servirsi solo del proprio buon senso psicologico o di quello che ritiene valido per se stesso per allenare gli atleti.

Quanti fra dirigenti, allenatori, atleti e genitori scelgono per svolgere un programma di allenamento mentale un motivatore o un mental coach non laureato in psicologia perché tanto quello che conta è “fare tirare fuori le palle agli atleti” motivandoli con frasi da caserma.

Quanti pensano che lo psicologo è per i deboli, è una moda, è per quelli che hanno bisogno di una pacca sulla spalla e avere qualcuno con cui lamentarsi.

A tutti questi voglio fare sapere che nel mondo esistono 12 riviste scientifiche di livello internazionale che pubblicano ogni anno i risultati delle ricerche condotte in questo ambito della psicologia in tutte le università del mondo, fornendo un contributo enorme alla conoscenza  e allo sviluppo dei sistemi di allenamento mentale e allo sviluppo dell’atleta.

Ricordatevi che non potrete dire non sapevo.

I problemi mentali si diffondono nello sport di vertice

Adam Silver,  il capo della NBA ha detto:

“molti dei giocatori della lega, che hanno uno stipendio medio di 7 milioni di dollari l’anno, sono “veramente infelici … Il mondo esterno vede la fama, i soldi, tutti i crismi che ne derivano, e dicono: ‘Com’è possibile che possano persino lamentarsi? Ma molti di questi giovani sono veramente infelici”. L’All-Star NBA Isaiah Thomas una volta gli disse che “i campionati sono vinti sul bus” con i giocatori, con più cameratismo e meno cuffie, ma i tempi sono cambiati.

Una superstar ha dichiarato che, da un aereo a una partita a volte non vedeva una sola persona: “Sto per andare nella mia stanza, stare nella mia stanza, ottenere il servizio in camera e andare alla partita domenica” Ha spiegato Silver: “Alcuni giocatori provengono da situazioni molto difficili; questo non aiuta. Alcuni di loro sono straordinariamente isolati”.

La questione è che nessuno ne parla pubblicamente perché questi problemi a differenza di quelli fisici rappresentano un tabù e poi se i tifosi ne venissero a conoscenza, sui social i giocatori verrebbero distrutti.

Uno studio su 50 nuotatori in lotta per entrare nelle squadre olimpiche e mondiali del Canada, ha rilevato che prima della competizione, il 68% di loro mostrava sintomi che corrispondevano alla depressione.

La ricerca, pubblicata nel 2013, ha anche scoperto che l’incidenza della depressione è raddoppiata tra migliori atleti dell’élite. “I risultati suggeriscono che la prevalenza della depressione tra gli atleti d’élite è superiore a quanto riportato in letteratura”.

Studi successivi tra atleti d’élite australiani e francesi hanno anche dimostrato che la prevalenza di disturbi mentali comuni (CMD) – come stress, ansia e depressione – varia dal 17% al 45% degli atleti studiati.

Il calcio non è diverso. Uno studio del 2017 sui CMD tra 384 calciatori professionisti europei ha rilevato che il 37% aveva sintomi di ansia o depressione nell’arco dei 12 mesi. Secondo i ricercatori, una squadra di calcio può “aspettarsi che i sintomi della CMD si manifestino almeno in tre giocatori in una stagione”.

Gli autori di un altro studio – tra i calciatori di cinque campionati europei – hanno suggerito che i problemi di salute mentale potrebbero essere più alti rispetto al resto della popolazione, ma ha aggiunto: “Vorremmo sottolineare quanto sia difficile raccogliere informazioni scientifiche sulla salute mentale nel calcio professionistico, dal momento che un tale argomento rimane una sorta di tabù”.

Lo sport di vertice è brutale, Il fallimento è comune, lo sviluppo della carriera incerto.

Quindi cosa dovrebbe essere fatto? L’International Society of Sport Psychology ha sottolineato la necessità di educare gli atleti e gli allenatori. E’ necessario per rimuovere la stigmatizzazione intorno al problema e “per aiutare rapidamente quando si verificano lievi problemi non patologici prima che questi problemi diventino malattie mentali”.

L’anno scorso l’NBA ha lanciato un programma di salute mentale e benessere – con esperti disponibili per consentire ai giocatori di parlare dei loro problemi senza informare le loro squadre, che potrebbero forse prendere in scarsa considerazione i loro problemi. Alcuni sono diventati pubblici con i loro problemi, tra cui il giocatore dei Cleveland Cavaliers  Kevin Love, che ha parlato di un attacco di panico che ha vissuto in tribunale. Come ha detto: “Crescendo, capisci molto rapidamente come dovrebbe comportarsi un ragazzo. Impari cosa serve per essere un uomo. È come un libro di esercizi: sii forte. Non parlare dei tuoi sentimenti. Passaci da solo. Quindi per 29 anni ho pensato alla salute mentale come al problema di qualcun altro … So che non ti libererai dei problemi parlando di loro, ma ho imparato che forse puoi capirli meglio e renderli più gestibili”. E ‘sicuramente d’aiuto anche che Silver sia in prima fila nell’evidenziare questa situazione, guidando il dibattito su una questione così importante.

Altri leader nel mondo sarebbero saggi a seguire il suo esempio.

(sintesi da The Guardian)

Gli errori che derivano da uno scarso allenamento alla consapevolezza

Se i tuoi atleti commettono qualcuno di questi errori, vuol dire che non gli hai insegnato a dare valore a quello per cui s’impegnano in allenamento:

  1. Quando gli chiedi di fare un respiro profondo, sbuffano o sospirano
  2. Senza alcuna ragione variano i tempi e modi del riscaldamento
  3. Dicono: “Ma io pensavo di essere pronto mentre invece…”
  4. Si arrabbiano o si deludono con facilità anche in allenamento
  5. In allenamento hanno obiettivi di risultato e raramente di processo
  6. Sono concentrati sui risultati della loro azione sportiva e non su come realizzarla con efficacia
  7. Non sono consapevoli che è come ti prepari che determina la qualità della prestazione
  8. Pensano che avendo imparato la tecnica, allora sapranno anche gareggiare
  9. S’illudono di fare bene, solo perché l’hanno fatto in precedenza e non sono consapevoli che ogni volta è diverso e l’impegno deve essere costante
  10. Di solito dai loro campioni preferiti prendono solo i comportamenti più superficiali e più di moda

Fantastico Roger Federer a quota 100

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Cosa definisce un campione?

Forse banale? Ma fa bene all’animo ricordarlo

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La salute mentale degli atleti di alto livello

Kristoffer Henriksen, Robert Schinke, Karin Moesch, Sean McCann, William D. Parham, Carsten Hvid Larsen & Peter Terry (2019). Consensus statement on improving the mental health of high performance athletes. International Journal of Sport and Exercise Psychology. Published online: 31 Jan 2019.

Questa dichiarazione è il prodotto di un Think Tank internazionale realizzato su iniziativa dell’International Society of Sport Psychology. Lo scopo è di riunire le principali organizzazioni della psicologia dello sport per discutere lo stato attuale e le sfide future degli aspetti applicativi e di ricerca relativi alla salute mentale degli atleti. Gli autori presentano sei proposizioni e raccomandazioni per orientare le organizzazioni dello sport e la ricerca. Le proposizioni sono: la salute mentale è un aspetto chiave della cultura dell’eccellenza, nell’ambito dello sport la salute mentale dovrebbe essere meglio definita; la ricerca sulla salute mentale nello sport dovrebbe ampliarsi i suoi scopi e valutazioni; la salute mentale degli atleti è la principale risorsa per la carriera dell’atleta e per la vita successiva a quella di atleta; l’ambiente può nutrire o essere a detrimento della salute mentale dell’atleta; e la salute mentale riguarda tutti ma dovrebbe essere affrontata da poche persone. Si suggerisce ai ricercatori di sviluppare una definizione di salute mentale più contestualizzata e maggiormente comprensiva delle strategie di valutazione. Nello stesso tempo i ricercatori dovrebbero collaborare con le organizzazioni dello sport per costruire ambienti sportivi sostenibili per gli atleti di élite e il ruolo degli esperti in salute mentale. Le organizzazioni sportive dovrebbero riconoscere che la salute mentale degli atleti è un aspetto centrale del sistema sportivo centrato sulla salute dell’élite.  nonché un indicatore chiave della loro efficacia, del supporto ai programmi di ricerca e della promozione delle basi della salute mentale

Le competenze mentali degli atleti vincenti

Le competenze psicologiche che un atleta deve dimostrare in gara e in allenamento sono spesso difficili da definire,  perché si rischia di fare una lista senza fine, che quando diventa troppo ampia perde la sua utilità poiché non si sa più da dove cominciare e cosa serve realmente nei momenti più importanti di una gara. Ciò nonostante oggi vorrei elencare le abilità che dal mio punto di vista rappresentano una pietra miliare nella vita sportiva di un atleta.

  • Auto-controllo – vuol dire sapere quali sono i comportamenti da metter in atto nelle varie situazioni sportive e che bisogna sapere gestire per soddisfare le richieste di gara. L’auto-controllo richiede il rispetto dell’avversario e nel contempo l’abilità a indirizzare se stessi e la propria aggressività per oltrepassare le difficoltà poste dalla gara e dall’avversario, con l’obiettivo di fornire la migliore prestazione di cui si è capaci.
  • Prontezza all’azione – l’atleta è una persona che agisce e quindi deve essere pronto a calciare una palla, a tirare un colpo, a mettere una botta, a correre a un ritmo preciso, ad anticipare gli avversari, a iniziare piuttosto che concludere in modo efficace una gara e così via. La prontezza si manifesta quindi in un elevato livello di consapevolezza situazionale: bisogna sapere cosa fare in un determinato momento e farlo nel modo migliore.
  • Tenacia e resilienza – non mi è chiara la distinzione fra questi due concetti psicologici, ma ritengo che un atleta debba continuare a fare del suo meglio anche quando è stanco, quando tutto sembra perduto, nei momenti decisivi, quando manca poco alla fine di una gara, quando si sente confuso ma sa che ha preparato un piano per quei momenti.
  • Attenzione – Robert Nideffer ha detto che l’attenzione è l’unica cosa che conta nei momenti decisivi, sono d’accordo e per questa ragione la considero come quell’abilità che mette in grado l’atleta di sapere dove indirizzare il proprio impegno mentale. Bisogna sapere a cosa prestare attenzione, sapere quando servirsi di uno stile attentivo rivolto in modo ampio verso l’ambiente piuttosto che invece averne uno più ristretto e focalizzato su pochissimi fattori esterni. Senza un’attenzione adeguata non si è in grado di comprendere cosa sta per accadere e di muoversi anticipatamente.
  • Ottimismo – La spiegazione delle prestazioni sportive è un fattore importante poiché determina l’aspettativa in relazione a quelle future. Gli esseri umani sono spesso impegnati a spiegarsi i propri risultati positivi e negativi. E’ pertanto fondamentale che un atleta abbia una percezione ottimista delle proprie prestazioni, poiché se si spiegano i risultati positivi in termini di fortuna o mancanza di avversari competenti, difficilmente si potrà migliorare e acquisire una mentalità vincente.

Webinar: La consulenza con atleti con disabilità

American Psychological Association, Sport Psychology Division organizza il primo FREE webinar del 2019.

Unisciti ai partecipanti il 19 marzo 5:00 PM – 6:00 PM CET per il  webinar su Consulting with Athletes with Disabilities! Tema attuale e importanti relatori.

Registrazione:

https://register.gotowebinar.com/REGISTER/4936894466465835522

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