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Barcellona-Juventus: vince chi sarà più unita come squadra

Barcellona e Juventus sono giunte a questa finale di Champions grazie alla forza di squadra, alla loro abilità a ragionare in termini di NOI. La forza del gruppo è un tema chiave per ogni allenatore, che deve essere in grado di stimolare questa continua partecipazione attiva e creativa dei suoi giocatori. Lo sappiamo bene noi italiani sino dai tempi di Bearzot che si servì del silenzio stampa per unire la squadra in campo. Lo sanno bene gli americani che hanno coniato l’espressione: “La squadra campione batte una squadra di campioni”, a indicare che anche la squadra ideale composta da soli campioni deve comunque integrare le competenze di ognuno per potere esprimersi al massimo delle proprie potenzialità. A questo riguardo Pat Riley, ex allenatore dei Los Angeles Lakers, ha raccontato che da giovane Magic Johnson faceva molti canestri ma la sua squadra era sempre depressa e frustrata, perché i suoi compagni di squadra si sentivano inutili. Decise che quella situazione era per lui insopportabile e da quel momento il suo comportamento in campo cambiò, mettendo le sue capacità al servizio della squadra. L’umore della squadra mutò completamente, i compagni furono molto più motivati, incrementarono le loro abilità e continuarono ugualmente a vincere.

Domani la Juventus può perdere se gioca con l’atteggiamento della vittima mentre il Barcellona può cadere a causa di un atteggiamento presuntuoso e certo del risultato. Questo non deve accadere se vogliamo vedere una partita degna della finale di Champions. Come sempre alla fine una delle due due squadre vincerà e sarà comunque quella che avrà lottato senza sosta e con intelligenza tattica, mettendo i propri giocatori migliori nella condizione di esprimersi in modo vincente.

La mentalità del Sassuolo calcio

Il Sassuolo neopromosso in Serie A ha pagato duramente le prime due esperienze prendendo 6 goal. L’allenatore ha chiesto maggiore coesione per uscire da questo momento negativo. Come sempre, però, la questione da risolvere non sta tanto in quello che si chiede alla squadra ma in come l’allenatore insegna. Dipendesse da me partirei dai risultati delle partite che forniscono indicazioni significative sulla mentalità della squadra. Infatti, in ambedue le partite il goal è stato preso negli ultimi 5 minuti del primo tempo. Analogamente il secondo goal è stato preso dopo circa 20 minuti di gioco del secondo tempo (60° e 63° minuto). Quindi in relazione al primo goal si tratta di sapere come migliorare la coesione nella fase finale, quando con probabilità i giocatori s’immaginano già di avere concluso il gioco e s’impegnano con minore decisione e combattività. Per quanto riguarda il secondo goal va analizzata la difficoltà a mantenere per un lungo periodo la concentrazione e la coesione nel gioco. In ogni caso la squadra ha avuto il cedimento dopo metà del secondo tempo: come riconoscere e prevenire questo momento negativo. Per cui va bene ricordare alla squadra che la coesione è essenziale, ma ovviamente l’allenatore non deve solo fare affermazioni ma trovare soluzioni per i momenti di cedimento.

Rossi e Andreazzoli: quando il cambiamento sta nella ritrovata coesione

Delio Rossi e Andreazzoli hanno preso due squadra in crisi la Sampdoria e la Roma e sono riusciti a trasformarle da perdenti sicure a squadre combattive che vincono in campo. Hanno sostituito due allenatori tra loro completamente diversi, Ciro Ferrara e Zeman, in sostanza il primo è stato un grande calciatore ma ha maturato poca esperienza come allenatore mentre il secondo è un grande visionario e dominatore delle menti dei suoi ragazzi. Ambedue hanno fallito, secondo me, perchè non hanno saputo costruire un gruppo unito e combattivo che portasse avanti sul campo il gioco proposto dall’allenatore. Sono stati prigionieri dei propri limiti, che per il primo è l’inesperienza e per il secondo sono le sue idee mai contrattabili.

Come sempre nelle squadre la questione principale riguarda cosa fare per tenerla unita. Ciò non significa che devono essere contenti quelli che vengono esclusi dalla formazione ma certamente devono accettare questa scelta e continuare a impegnarsi in allenamento. E’ altrettanto evidente che perchè i giocatori sviluppino questa mentalità l’allenatore deve essere corretto con loro trasmettendo ad essi la convinzione che avranno lo spazio di giocare. Mi sembra che Delio Rossi e Andreazzoli abbiano agito in questa maniera e insieme ai cambiamenti nel gioco che hanno introdotto sono riusciti ad avere una squadra che va in campo per giocare al suo meglio. In sintesi, per vincere serve non solo preparazione fisica e tecnico-tattica ma anche una mentalità collettiva vincente, che allenatore e giocatori devono costruire insieme. 

Roma disastro

Alla Roma sono già giunti alla riunioni che devono spiegare perché si gioca così male. Ritorno alla questione della coesione che si può riassumere in: “Se uno non corre almeno corrano gli altri”. Non è questione di tattica, il problema è il senso di appartenenza e l’orgoglio di essere parte di questa squadra. Nessun giocatore nella partita con la Juve ha voluto dare questo esempio e quindi sono naufragati. C’è un detto che afferma “Chi non ha testa deve avere gambe”. Se non hai nemmeno gambe bisogna cambiare e rapidamente, altrimenti si va incontro a un’altra partita come quella precedente.

Coesione e esperienza

Si sente sempre più di frequente dire che i fuoriclasse del calcio non vengono più a giocare in Italia. Questa spiegazione viene spesso usata per spiegare brutte prestazioni e per giustificare lo scarso rendimento agonistico dei calciatori. Personalmente penso che le squadre messe sotto accusa in queste prime partite dalla Roma al Milan o al Palermo hanno sbagliato anche per scarsa coesione e ridotto uso da parte dei giocatori della loro esperienza. La tattica o la presenza di campioni in una squadra non sono tutto, conta pure il comune sentire che si è uniti e che ognuno è portatore della propria esperienza professionale. Sono questi due aspetti che permettono di uscire da fasi di gioco difficili, dai problemi di qualcuno che vengono mitigati dall’iniziativa di qualcun’altro. Se mancano questi due ingredienti la squadra non ha un’anima e i giocatori vivono nell’attesa di possedere la tattica che gli permetterà di vincere. Non è così, sapere cosa fare è utile ma lo è altrettanto sentirsi responsabili degli errori di un reparto o di un compagno altrimenti si è solo dei mercenari che quando le cose si mettono male scappano.

Le splendide della scherma oltre la rivalità

Le splendide della scherma sono le quattro italiane del fioretto, Errigo, Di Francisca, Vezzali e Salvatori. Hanno voluto continuare a mostrare e affermare il loro valore nonostante i successi individuali e le differenze di personalità. Sono l’esempio di come si superano le differenze per raggiungere una meta superiore, a cui senza la coesione non si potrebbe aspirare. Non basta essere le tre più forti al mondo, per vincere a squadre bisogna volerlo per davvero.

Lo stress di Roma e Inter

Lo stress colpisce quando sei in crisi e Roma e Inter ne hanno appena dato una dimostrazione. La Roma ha infatti concluso in 8, quindi 3 espulsioni, la partita con la Fiorentina e nell’Inter per la prima volta il capitano Zanetti è stato espulso e Pazzini è caduto mentre stava per il tirare il calcio di rigore. E’ la prova provata che quando si vive una fase difficile come squadra, i singoli calciatori subiscono questa condizione e commettono errori grossolani perchè il loro stato emotivo è così alterato da impedirgli di giocare in modo efficace. Mi sfugge come le squadre, nonostante i loro problemi tecnici, non riescano comunque a mettere da parte l’egocentrismo dei singoli giocatori e mostrandosi in campo unite, magari povere di gioco, ma perchè non unite? E l’allenatore come agisce per raggiungere questo risultato? Non lo sapremo mai ovviamente. E’ certo che questo problema è prima umano e poi tecnico … come ha ben capito Antonio Conte.