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Survey: adolescents and school

National survey: Educational Poverty in Children and Youth in Italy

Economic poverty is often caused by educational poverty. The two feed off each other and are passed on from generation to generation.

In Italy, the most affected group by poverty is children. In 2005, 3.9% of minors under the age of 18 lived in absolute poverty and that number currently triples and exceeds 12%. In today’s Italy, the younger a person is, the more likely is to experience absolute poverty.

Educational poverty, on the other hand, prevents too many boys, girls, and young people from having equal “opportunities” for growth, by lacking access to child services, education, training courses, culture, musical education and art, sports, meeting places, and health care. Fighting against educational poverty, therefore, becomes a fundamental action for the development of the country. A real change is possible only by guaranteeing all minors equal access to quality education. To achieve this, there should be a common link between the local educational institutions, primarily between schools and families, but also between educational institutions and organisations from the third sector. By and large, it is a process that involves all those who are part of the “educational community”, including the children themselves, who from being recipients of services become protagonists in their own future.

Less sport, more youth distress

In this period we talk a lot about the positive role of sport for young people and the serious problems that this pandemic has exerted on its development, basically preventing the practice of sports in swimming pools, at school and in all contact sports.

In fact, youth activities that are not of national interest have been almost completely prohibited, and the activities of thousands of sports clubs have been stopped. This is a serious matter that no one has been concerned about and for which no one has been interested in finding solutions. I have already written about this several times and I have not read statements that emphasize a sense of community with those who work in schools and in sports, but only categorical statements that the gyms will no longer be available for sports. From a social point of view, the lack of sports as well as distance learning has increased the discomfort of young people and increased the frequency of states of anxiety, depression and conflict within families.

This dramatic situation and its negative effects on the health of young people is part of an Italian context that is extremely lacking in opportunities for young people to participate in sports. In fact, in our country only 50% of 15-17 year olds practice sports on an ongoing basis and only 41% of schools have a gym (with the highest peak in Friuli Venezia Giulia where gyms are in 57% of schools: therefore, a consistently low data).

Thus, the pandemic has disproportionately expanded an already serious problem. Pragmatic solutions would have been necessary, but instead solutions have been sought by using the same spaces (the classrooms) that obviously contradict physical distancing. The same goes for sports, we could have thought of forms of collaboration between sports clubs and the school to bring students to outdoor spaces to do physical activity. A country less bureaucratic and concerned with young people would have found solutions.

Sport is a right for all

E’ veramente sconcertante assistere alle polemiche nate dalla dichiarazione di Roberto Mancini, ct della nazionale di calcio, per avere affermato che bisogna pensare prima di parlare e che lo sport è un diritto come la scuola e il lavoro. Aggiungerei anche che bisogna conoscere prima di parlare.

Bisogna sapere ad esempio che la sedentarietà è la quarta causa di morte e che secondo quanto documentato dalla rivista Lancet, nel nostro Paese i costi diretti di questa inattività motoria sono 906.680.000 milioni di dollari (di cui 707.210.000 a carico del sistema sanitario, 32.267.000 dei privati e 163.202.000 sostenuti dalle famiglie) mentre quelli indiretti sono 498.021.000.  Sono cifre enormi che dovrebbero obbligare la politica italiana a valutare appieno il valore dello sport. Chi ne ha la diretta responsabilità deve essere pienamente consapevole che la mancanza di attività fisica e di sport è ancora oggi un problema misconosciuto, altrettanto grave come lo sono le malattie cardiovascolari, il diabete, il cancro al seno e al colon e richiede un’azione globale a breve e a lungo termine, se non per amore di una buona salute dei cittadini almeno per ragioni di buona economia.

Va aggiunto che lo sport non è una questione collegata alla richiesta di pochi che vogliono svagarsi e a cui è stato sottratto un gioco ma rappresenta il modo per mantenere uno stile di vita fisicamente attivo e sviluppare il benessere individuale e della comunità.

A questo riguardo la sua centralità è stata ribadita da un Memorandum d’intesa firmato a maggio tra il Comitato olimpico internazionale (CIO) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), incentrato sulla promozione e la difesa della salute attraverso lo sport e l’attività fisica durante questo periodo.

Inoltre, se volgiamo la nostra attenzione ai giovani in età scolare e a quelli con disabilità è evidente che l’accesso allo sport non deve diventare un ulteriore modo per discriminare alcuni rispetto ad altri. Così come lo è già stato lo scorso anno scolastico per molti studenti, e le loro famiglie, la difficoltà di accesso a internet e il non possedere almeno un computer per seguire le lezioni da casa.

Benches in the gym: the end of sport in Italy

Si sta affermando l’idea che le palestre non saranno a disposizione delle associazioni sportive perché diventeranno delle aule e per problemi di sanificazione. Questo vuol dire uccidere le società sportive dilettantistiche, creare disoccupazione e impedire la pratica sportiva dei giovani. Comporta anche la riduzione del benessere e della salute di tutti, atleti e operatori dello sport. Infatti, le società sportive si aggiudicano l’uso delle palestre e la quasi totalità dello sport giovanile e amatoriale che si svolge al coperto, a eccezione del nuoto, è all’interno della palestre delle scuole. Se questi spazi diventeranno delle aule o se i costi della loro sanificazione quotidiana saranno eccessivi un pezzo importante del mondo sportivo italiano avrà perso il luogo dove allenarsi e gareggiare.

Molti amministratori pubblici hanno fatto dichiarazioni in tal senso, con la scusante di non poter garantire la salute all’interno delle scuole. Queste dichiarazioni confermano ancora una volta la superficialità di chi, invece, dovrebbe fornire soluzioni che non discriminino un’attività (lo sport) rispetto alle altre. E’ chiaro nella loro mentalità che lo sport è un’attività non significativa sia dal punto di vista professionale (i lavoratori del settore) che di chi la pratica (gli atleti). Proprio perché se ne può fare a meno non si pensa concretamente a soluzioni e a circa due settimane dall’inizio dell’anno scolastico si cerca una soluzione alla carenza di aule nell’uso delle palestre. Lo sport giovanile non ha mai suscitato grande interesse fra i nostri politici e il Covid-19 mette in luce che questa concezione continua a essere ben consolidata e diffusa. Vivere una situazione di emergenza come quella attuale nonché i problemi creati dal distanziamento fisico e dall’uso di mascherina e dalla mancanza di spazi nelle scuole non giustifica comunque un approccio così poco curante nei confronti dello sport. Lo sport è necessario per il benessere dei giovani così come imparare la matematica e l’italiano, quindi questo approccio non ha alcuna ragione di esistere e di essere proposto da chi svolge una funzione pubblica. La questione della scuola va risolta ma senza lasciare indietro nessuna attività tra quelle svolte all’interno degli istituti. Non ho letto dichiarazioni che sottolineano un senso di comunità tra chi lavora all’interno delle scuole ma solo affermazioni categoriche, in cui si dice che le palestre non saranno più disponibili per far praticare sport alle varie associazioni perché diventeranno aule.

Siamo abituati a trovare soluzioni all’ultimo momento e non programmate in anticipo, mi auguro che questa sia una di quelle situazioni in cui ciò potrà avvenire. Sono convinto che in condizione di emergenza anche le soluzioni devono essere meno stereotipate come lo sono quelle di occupare le palestre e le biblioteche scolastiche. Mi sono sempre chiesto perché non si usano le caserme come aule, o perché non si posso fare lezioni al pomeriggio certamente trovando le risorse economiche necessarie o assumendo nuovi insegnanti a tempo determinato.  Non è mio compito trovare soluzioni, ho voluto evidenziare un problema di cui sento parlare quotidianamente da chi lavora nello sport ma di cui non ho trovato proposte da chi ha il compito di consentire lo svolgimento dell’anno scolastico in modo regolare e l’utilizzo degli spazi scolastici senza escludere nessuno.

In Italy, no square for physical activity at school

I read the rules for opening schools in Italy.

Physical activity has disappeared and gyms will become classrooms.

Dysfunctional conception of young people’s development is highlighted.

Obesity and sedentarily will increase: the parents’ weight status, their level of education and family income are associated with the Child’s Body Mass Index. So those who are more disadvantaged will be even more!

Book review: Promoting Active Lifestyles in Schools

Promoting Active Lifestyles in Schools

Jo Harris e Lorraine Cale

Human Kinetics 

2018, 128 pages

Promoting physical activity and consequently an active lifestyle has become in recent years an increasingly important topic to talk about, whereas instead we seem to be driven to lead an increasingly sedentary life. It then becomes essential to talk about movement when it is related to children and in a broader sense with young people: we know too well which and the negative results of the lack of physical activity, from the likely increase in weight to limitations in self-knowledge and to interactions with other peers.

I’m happy when books dedicated to this theme are published. At this regard, the book by Jo Harris and Lorraine Cale, entitled Promoting Active Lifestyles in Schools, is a stimulus for everyone, not only for teachers of physical education but also for parents and school managers or sports organizations, to ask what and how we can do more and better to promote a mentality in young people aimed at finding movement as a form of well-being, fun, play, collaboration but also challenge with themselves and their own peers.

It is a very well-articulated book. In the first part are presented topics about how to promote an active lifestyle in UK schools with activities promoting health, movement and fitness in the age group of infancy and adolescence. Particular attention is paid to the role of the school in promoting this approach to the movement and the contribution that physical education provides to the promotion of personal well-being is also outlined.

The other two parts of the book underline the monitoring modalities that should be carried out by the school relating to the three areas of health, physical activity and physical fitness. Furthermore, the third part highlights the learning of young people in the area of ​​health enhancing an active lifestyle. The learning of the young is strictly related to their age. The group age start from the age of 5-7 years going ahead with periods of two/three years up to 15-16 years.

The book is aimed at school teachers but it is certainly a useful reading for all those interested in promoting a physically active lifestyle among young people.

In GB: PE is a more important school subject than history

The British public thinks it is more important secondary school children have PE lessons than study history, according to a study by YouGov.

The survey asked British adults which subjects they felt were the most important to study in schools, and physical education ranked more highly than many other subjects, including history and religious education.

Out of 1,648 respondents, 42 per cent ranked PE as very important, compared to 39 per cent who think history is very important and 12 per cent for religious studies.

The YouGov results

Children with ASD and soccer

It’s time to sit less!

Soccer and autism: it starts a new season

It starts the third season of the project “Football Together”, devoted to children, 6-12 years old, with intellectual disabilities who want to play football with AS Roma and Accademia di Calcio Integrato.