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Nessuno sa quanti giovani con problemi di disabilità sono motoriamente attivi

Gli alunni con disabilità nel sistema scolastico italiano sono complessivamente 216.013, pari al 2,4% dell’intera popolazione (prossima a 9 milioni di alunni).

  • scuola dell’infanzia  rappresentano l’1,2% (in media 1 alunno con disabilità ogni 80 alunni)
  • scuola primaria  sono il 2,9%
  • scuola secondaria di I grado sono il 3,5%
  • scuola secondaria di II grado sono il 1,9%
Quanti giovani conducono uno stile di vita fisicamente attivo
NESSSUNO LO SA!!!
“Di rilievo (fra le società no-profit)  l’attività orientata a persone con specifici disagi. Sono 6.816 (pari al 13,6% del totale di istituzioni non profit che erogano servizi a persone con disagio) le istituzioni sportive che nel corso del 2011 hanno erogato servizi a particolari categorie di soggetti svantaggiati. Il 72,5% di esse si rivolge, in particolare, a individui disabili o non autosufficienti. Nella maggior parte dei casi i servizi riguardano l’organizzazione di corsi per la pratica sportiva (84%) e/o di eventi sportivi (69,7%); l’8,8% delle istituzioni considerate ha realizzato interventi per l’integrazione sociale dei soggetti deboli o a rischio; l’8,2% si è occupato della gestione di centri aggregativi e di socializzazione e il 7,9% ha organizzato viaggi ed escursioni”. (Istat)
Un paese che non si conosce non può aiutarsi

L’inverno sta per iniziare: manteniamo i bambini piccoli attivi anche al chiuso

Gli insegnanti dei bambini temono spesso quei giorni in cui il tempo è brutto e i bambini non possono andare all’aperto a giocare. Ma i bambini devono avere tempi attivi ogni giorno per spendere energia, imparare cose nuove ed essere sani. Per fortuna, il gioco attivo può essere praticato all’interno così come all’esterno. Con un po’ di fantasia e creatività, gli insegnanti possono organizzare attività che permettono di servirsi del corpo nella sua globalità e bruciare energia, ma può essere fatto in casa. Ecco alcune idee da provare:

  • Ascoltare musica e ballare. Spostare i mobili se si ha bisogno di fare più spazio per i bambini. Cercare le loro canzoni preferite.
  • Dare ai bambini una sciarpa, nastro o alcuni striscioni di carta per muoversi a tempo di musica. Incoraggiarli a trovare tanti modi diversi per spostare la sciarpa o il nastro a loro piacere.
  • Incoraggiare i bambini a vestirsi come un personaggio preferito di un libro e a recitarne la storia.
  • Pianificare un periodo di tempo per effettuare semplici esercizi con i bambini. Gli esercizi possono essere svolti con la musica.
  • Fingere di pattinare sul ghiaccio indossando solo le calze su un pavimento liscio.
  • Fingere di essere gli animali, emettendo i loro suoni e movimenti.
  • Impostare un gioco di basket al coperto con palle di giornale gettato in un cesto della biancheria o scatola di cartone
  • Accumulare vecchie coperte e cuscini morbidi per praticare l’arrampicata indoor

Il gioco attivo è una parte essenziale della vita dei bambini piccoli. I programmi di assistenza all’infanzia efficaci dovrebbero fornire ai bambini modi di essere attivi all’interno così come avviene all’esterno. Con l’immaginazione e la creatività, si possono trovare  altre idee divertenti per sviluppare il gioco attivo.

(Alcuni suggerimenti tratti da eXtension.org)

I giovani devono imparare a imparare

Così ha scritto  Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia:

“La sfida che abbiamo di fronte non è solo dotare di più giovani energie il corpo docente ma soprattutto  come attribuire ai moltissimi insegnanti che quotidianamente si misurano con limiti e difficoltà imposti dalla tradizione, dai programmi scolastici, dai vincoli di bilancio, nuovi obiettivi: quelli cioè d’insegnare ai loro studenti come imparare a imparare, di convincerli dell’importanza di continuare a formarsi lungo tutta la loro vita, lavorativa e non, di diventare ricercatori permanenti, indipendentemente dalla loro occupazione contingente” (da Investire in Conoscenza, 2014, p. 141).

Questa è una delle principali azioni da mettere in campo per fronteggiare con successo le sfide del nuovo secolo.

In campo con i ‘pulcini’ serve entusiasmo e curiosità

I pulcini sono la seconda categoria della scuola calcio per ordine di età e comprendono i bambini dagli 8 ai 10 anni. Molto spesso gli allenatori esprimono estrema soddisfazione nell’allenare i pulcini, sottolineando l’interesse e l’entusiasmo che a questa età i bambini mettono sul campo. La soddisfazione degli allenatori trova una base teorica importante nel momento evolutivo che vivono i bambini di questa età. I pulcini attraversano un momento di pausa nel loro processo evolutivo e non manifestano  grossi cambiamenti,  diventano padroni del loro corpo e delle facoltà intellettive, prendono coscienza di sé, favoriti dalla quasi completa definizione dello schema corporeo e dimostrano, inoltre, un buon grado di socialità. Tutte queste caratteristiche pongono il bambino lontano dalla continua scoperta di sé tipica della fase precedente ed ancora distante dalla confusa tempesta adolescenziale che seguirà a questo periodo. È tutto questo che rende possibile definire i pulcini la categoria “più allenabile” della scuola calcio. Tale definizione però non elimina le difficoltà che si possono incontrare in campo nella gestione del gruppo.  Accanto alla dimensione tecnica e tattica è importante, come sempre, conoscere le dinamiche psicologiche appartenenti a questa fascia di età e anche le modalità di comunicazione più efficaci da utilizzare con i piccoli atleti.  Ecco alcune indicazioni su cosa fare quando si è in campo con loro.

Cosa Fare:

  • Impegnarli costantemente riducendo al minimo indispensabile pause e attese
  • Guidarli all’autonomia psicologica (saper risolvere problemi)
  • Proporre esercitazioni in cui devono prendere decisioni
  • Rinforzare non solo la correttezza delle scelte, ma la capacità di operare delle scelte
  • Favorire la capacità di assumersi rischi calcolati
  • Inserire in allenamento esercizi che insegnino a mantenere un equilibrio fra rischio individuale e gioco collettivo
  • Facilitare l’interiorizzazione delle regole del gruppo
  • Insegnare a collaborare in un ambiente competitivo
  • Strutturare l’allenamento con l’obiettivo di incentivare la collaborazione
  • Limitare gli individualismi  (a questa età tendono ad autoalimentarsi: tu fai così, allora anch’io)
  • Aiutarli a valutare quale atteggiamento o situazione determina l’errore  anche attraverso esempi personali

Saper gestire un pulcino  vuol dire, non solo, sviluppare le sue competenze tecniche e tattiche , ma anche far scendere in campo l’entusiasmo e la curiosità che porta dentro di sé.

(di Daniela Sepio)

Lo sport: premio o punizione?

E’ inziata la scuola e molti genitori preoccupati del rendimento scolastico spesso tagliano lo sport. Il calcio è uno di questi. Allenamenti che saltano e pratica sportiva abbandonata, se il rendimento scolastico non va. L’attività fisica è considerata un premio e quindi, per abitudine educativa, utilizzata di contro come punizione.

“Mens sana in corpore sano” contiene in sé una profonda verità che diviene ancor più realistica se associata all’infanzia e all’adolescenza. Abituare il proprio figlio ad un’adeguata gestione tra scuola e sport è la strategia educativa vincente che punta sul senso di responsabilità, stimolando le capacità organizzative del bambino e del ragazzo. Il desiderio di essere puntuale al proprio allenamento stimola ad organizzarsi, a tirare fuori le proprie capacità gestionali. È importante per i genitori imparare ad utilizzare i desideri dei bambini e dei ragazzi come stimolo e non come fonte punizione,  questo al fine di ottenere risultati duraturi e non semplicemente associati al momento punitivo.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità  nel  “Global Recommendations on Physical Activity “ definisce per ogni fascia di età l’attività fisica consigliata. Tra i 5 e i 17 anni raccomanda: “almeno 60 minuti al giorno di attività moderata–vigorosa, includendo almeno 3 volte alla settimana esercizi per la forza che possono consistere in giochi di movimento o attività sportive”.

Questo interesse per l’attività fisica  durante l’infanzia e l’adolescenza conferma l’importanza dello sport  per la crescita fisica e psicologica delle nuove generazioni. Il primo passo da fare è imparare a non considerare lo sport come un capriccio del bambino, da utilizzare come premio e punizione, ma un aspetto fondamentale che va integrato nel percorso educativo del proprio figlio.

(di Daniela Sepio)

I diritti dei piccoli calciatori

Si avvicina il momento in cui le società Sportive cominciano ad organizzarsi.  Le scuole calcio programmano il nuovo anno e a settembre i campi si riempiranno di bambini. Le statistiche dicono che la metà dei bambini sceglie il calcio. Alla luce di questo è importante ricordare a tutti coloro che lavorano all’interno delle scuole calcio che i bambini non sono adulti in miniatura e che per lavorare con loro non basta la passione per il calcio, serve la passione per il mondo dei bambini, serve sapere, cosa pensano, come ragionano, cosa possono fare.  Soprattutto serve sapere come trattarli e questi principi fondamentali tratti dalla “Carta dei diritti dei bambini e dalla “Carta dei diritti dei ragazzi allo sport” dovrebbero sempre essere un riferimento per  chi si occupa di calcio come di qualsiasi altro sport giovanile:

  • Il diritto di divertirsi e giocare
  • Il diritto di fare sport
  • Il diritto di beneficiare di un ambiente sano
  • Il diritto di essere circondato ed allenato da persone competenti
  • Il diritto di seguire allenamenti adeguati ai suoi ritmi
  • Il diritto di partecipare a competizioni adeguate alla sua età
  • Il diritto di praticare sport in assoluta sicurezza
  • Il diritto di avere i giusti tempi di riposo
  • Il DIRITTO DI NON ESSERE UN CAMPIONE

“Carta dei diritti dei bambini” (New York- convenzione sui diritti del fanciullo, 1989)

“Carta dei diritti dei ragazzi allo sport” (Ginevra, commissione tempo libero ONU, 1992 )

Nello sport italiano vincono le donne

Lo sport italiano è sempre più dominato dalle donne, tennis, scherma, nuoto, atletica ne sono un esempio. E’ un fenomeno che riflette quanto accade nella società, infatti anche a scuola le ragazze ottengono risultati migliori dei ragazzi e nel lavoro è sempre più difficile limitarne il successo. Era ora che accadesse, finalmente il 50% del mondo non è più escluso.

Michelle Obama e lo sport a scuola

Da Sport Illustrated Kids, intervista a Michelle Obama sull’importanza dello sport a scuola.

“Abbiamo una sfida. I bambini passano la maggior parte della loro giornata a scuola, dove non c’è un sacco di attività su base giornaliera. E tornano a casa per trascorrere il resto della giornata davanti a un televisore, o su un iPad, o su un qualche tipo di schermo. Quindi, ciò lascia poco tempo per il movimento. Le scuole sono il luogo migliore per incorporare l’esercizio, perché i bambini hanno bisogno che la pausa tra gli studi per dare alle loro menti la possibilità di riposarsi. Vogliamo fare capiare alla gente che il movimento non è solo essere un buon atleta. Ci sono un sacco di ragazzi che evitano l’attività perché pensano: “Beh, io non sono coordinato”. Ma la verità è che il movimento consiste nel servirsi delle braccia, è danza, è toccare le dita dei piedi, è identificare i punti di forza fisica e non confrontare se stessi col proprio compagno di classe, perché siamo tutti diversi. Quindi vogliamo che a scuola ci siano di nuovo delle attività divertenti per i bambini”.

L’allenamento degli adolescenti

Jacques Commeres è il secondo allenatore della nazionale francese di basket e introduce il tema dell’allenamento degli adolescenti al Congresso che si tiene all’INSEP di Parigi. Secondo questo l’allenatore il basket è uno sport che richiede disciplina e creatività. Evidenzia che oggi giovani sono diversi da quelli che lui ha conosciuto quando ha iniziato la sua carriera. Evidenzia che l’impazienza dei giovani e il loro bisogno di essere sempre connessi può essere un problema poichè per sviluppare e confermare quanto appreso in allenameno bisogna avere del tempo anche dopo l’allenamento. Personalmente, penso che i giovani degli anni ’80 erano più ribelli di quelli di oggi e l’educazione permissiva era già un sistema molto diffuso fra i genitori.  Sono d’accordo in relazione al problema che la rivoluzione tecnologica che li ha investiti riduce la loro capacità di prestare attenzione per lunghi periodi di tempo e che devono essere allenati a scuola come nello sport ad affrontare i compiti con un impegno costante nel tempo e a restare motivati nello svolgimento di quei compiti ripetitivi che sono presenti in ogni attività.