Archivio per il tag 'Pensieri'

Usiamo i pensieri migliori degli altri per cambiare noi stessi

I pensieri degli altri sono un ‘opportunità per riflettere sulla nostra situazione, su come stiamo lavorando per realizzare i nostri obiettivi. Un errore che si commette facilmente è di convincersi che giacché si sta facendo bene, si debba per forza continuare nello stesso modo in maniera quasi automatica, senza faticare e impegnandosi di meno. In quei momenti ci si rilassa, si diventa presuntuosi e si pensa che il risultato debba arrivare naturalmente.

Per reagire a questo pensiero sbagliato, ne riporto un altro di Claudio Ranieri, che probabilmente vincerà con il Leicester il campionato inglese e che pur avendo un vantaggio di + 8 punti a poche giornate dal termine, afferma:

“Abbiamo fatto tantissimo, ma in realtà ancora nulla. Ora bisogna ripulire i pensieri, non leggere, non ascoltare, rimanere concentrati. Lottare su ogni pallone e in ogni istante, come finora. Pensare solo alla prossima partita”.

Non copiare le idee di Murray

I dieci comandamenti scritti da Andy Murray per sostenersi in partita hanno fatto il giro del mondo e non vanno di certo copiati. Sono idee che riguardano una specifica persona e per lui hanno un valore ma non debbono averlo per altri tennisti.

Come sempre ciò che è importante è il processo mentale che è dietro queste parole e che mette in evidenza la rilevanza di seguire una propria guida personale per mantenersi concentrati su questa carriera.

La questione è che invece la maggior parte dei giovani tennisti non è stata educata a seguire un percorso mentale che li tiene centrati sui loro obiettivi anche nei momenti di difficoltà. Molti non sanno cosa gli serve per giocare una partita con una mentalità vincente, si affidano alla tecnica o all’umore del momento o ai colpi che sanno fare bene … questi ragazzi non arriveranno mai a essere fra i primi 100.

Quindi non copiamo le idee di Murray ma impariamo da lui che ci vogliono delle idee guida per vincere.

Perchè è così difficile l’autocontrollo in gara?

L’autocontrollo delle proprie prestazioni sportive è un compito veramente difficile anche per un atleta esperto.

Ma chi si può definire esperto? Chi è in grado di gestire con efficacia una sequenza di difficoltà crescenti in specifiche situazioni.

L’autocontrollo si basa sullo sviluppo delle competenze di auto-regolazione in tre aree distinte:

  • auto-regolazione del comportamento – l’atleta agisce osservandosi e adatta strategicamente i suoi comportamenti.Un atleta sbaglia un tiro e decide cosa fare per eseguirlo in modo corretto l’azione successiva,
  • auto-regolazione ambientale -l’atleta si adatta al modificarsi delle condizioni meteorologiche o del risultato della gara. Negli sport di tiro l’atleta può cambiare il colore delle lenti degli occhiali in funzione del cambiamento della luce o può prendersi più tempo prima dell’esecuzione.
  • autoregolazione interna – l’atleta è consapevole dei suoi processi cognitivi ed emotivi e decide se perseverare in quelle condizioni o se modificarle. Durante la prestazione di gara o in allenamento pensieri ed emozioni predispongono l’atleta a esprimersi al suo massimo oppure possono essere fonte di problemi da risolvere.
L’atleta esperto deve essere accurato e costante nello svolgere queste attività di auto-regolazione monitorando nello stesso tempo i risultati delle sue prestazioni, così da essere consapevole di quali siano le condizioni migliori per poter competere al meglio e incrementare la fiducia in se stessi.
Il mental coaching è il mezzo attraverso cui allenare queste competenze.

Camminare e ricercare la serenità

Oggi 1° settembre segna in quache modo la fine dell’estate e l’inizio di un nuovo periodo di attività. Per molti di noi vuole dire continuare a fare una vita sedentaria fatta di spostamenti con mezzi propri o pubblici  e di attività in cui non si spende un briciolo di energia fisica. Che sia negativo per la salute lo sappiamo tutti ma la maggior parte di noi continua a vivere in questa maniera rimandando a un ipotetico domani ogni forma di vita più attiva perchè oggi non ha tempo. Non ci sono almeno in Italia soluzioni a breve a questo stile di vita: le piste ciclabili sono quasi inesistenti così come gli spazi dove camminare sicuri di non essere investiti, molte persone prendono l’automobile per percorsi inferiori al chilometro e i giovani non sono incentivati a camminare, in molte città i mezzi pubblici sono poco frequenti e non in orario e il loro uso non è promosso dai comuni, a scuola si fanno 2 ore la settimana di attività fisica dalla elementare alle superiori. per non parlare delle abitudini alimentari che conducono ad avere sempre più bambini sovrappeso come il 30% degli adulti. Ciò nonostante non si può solo lamentarsi poichè si tratta della nostra vita  e non ne avremo una seconda da vivere. Quindi bisogna fare leva sulla propria motivazione e iniziare a vivere in modo migliore.

Per fare questo si può iniziare da due attività semplici e non costose: camminare 30 minuti tutti i giorni e dedicare 15 minuti al giorno a sviluppare pensieri per noi piacevoli e sereni  (è quello che va sotto il detto – lasciarsi andare a pensieri di pace e serenità -). Prima di dire che non serve a niente e ritornare nel nostro ruolo di vittima dei tempi, diamoci un po’ di tempo per provare, avremo sempre modo di ritornare alle vecchie abitudini.

I pensieri sono sempre un problema

I peggiori problemi agli atleti li determinano i loro pensieri. Immagini e parole che preoccupano e che invadono la mente nei momenti meno opportuni. Pensieri che durano anche solo un istante ma che negli sport di precisione o in quelli di breve durata possono distruggere una prestazione. Quando gli atleti sono invece nella loro condizione mentale ottimale la mente è vuota ed è tesa fare quelle azioni per cui ci si è tanto allenati senza pensare minimamente al risultato. Per raggiungere questa condizione bisogna essersi allenati mentalmente con costanza e a lungo.