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Perchè è così difficile l’autocontrollo in gara?

L’autocontrollo delle proprie prestazioni sportive è un compito veramente difficile anche per un atleta esperto.

Ma chi si può definire esperto? Chi è in grado di gestire con efficacia una sequenza di difficoltà crescenti in specifiche situazioni.

L’autocontrollo si basa sullo sviluppo delle competenze di auto-regolazione in tre aree distinte:

  • auto-regolazione del comportamento – l’atleta agisce osservandosi e adatta strategicamente i suoi comportamenti.Un atleta sbaglia un tiro e decide cosa fare per eseguirlo in modo corretto l’azione successiva,
  • auto-regolazione ambientale -l’atleta si adatta al modificarsi delle condizioni meteorologiche o del risultato della gara. Negli sport di tiro l’atleta può cambiare il colore delle lenti degli occhiali in funzione del cambiamento della luce o può prendersi più tempo prima dell’esecuzione.
  • autoregolazione interna – l’atleta è consapevole dei suoi processi cognitivi ed emotivi e decide se perseverare in quelle condizioni o se modificarle. Durante la prestazione di gara o in allenamento pensieri ed emozioni predispongono l’atleta a esprimersi al suo massimo oppure possono essere fonte di problemi da risolvere.
L’atleta esperto deve essere accurato e costante nello svolgere queste attività di auto-regolazione monitorando nello stesso tempo i risultati delle sue prestazioni, così da essere consapevole di quali siano le condizioni migliori per poter competere al meglio e incrementare la fiducia in se stessi.
Il mental coaching è il mezzo attraverso cui allenare queste competenze.

Gli psicologi ignorano i contenuti della psicologia della prestazione

A un Convegno dedicato alla psicologia dello sport e organizzato dall’ordine degli psicologi del Veneto a cui hanno partecipato circa 200 psicologi ho tenuto oggi una relazione sul tema della psicologia della prestazione applicata allo sport. Mi sono reso conto ancora una volta che la psicologia della prestazione sia un argomento poco conosciuto dagli psicologi italiani. Probabilmente ciò è dovuto alla mancanza d’insegnamenti di questo tipo all’università, tutta centrata sul capire le varie forme di disagio e di psicopatologia piuttosto che fornire strumenti conoscitivi per sapere come si diventa esperti in qualcosa. Sono trascurati i percorsi per diventare atleti o allenatori esperti. Questa carenza formativa determina così una visione dell’essere umano in cui le difficoltà psicologiche che un individuo vive nel suo cammino professionale vengono spesso interpretate in termini psicopatologici, non comprendendo invece che tali difficoltà sono stimolate dalla complessità delle prestazioni da fornire. Sbagliare un calcio di rigore non è un evento straordinario ma lo può diventare se è quello che farà perdere una partita importante e il calciatore che commette questo errore potrà vivere con estremo disagio questo suo errore, non perchè abbia una personalità psicopatologica ma per le conseguenze della sua azione. Gli psicologi ignorano queste implicazioni e si trincerano dietro parole per loro rassicuranti come ad esempio ansia da prestazione. Non posseggono gli strumenti teorici per comprendere questo fenomeno e tantomeno sanno come affrontarlo senza rivolgersi alle categorie della psicopatologia. Ci vogliono anni per introdurre i cambiamenti necessari a modificare questo modo di pensare, perchè possa a quel punto diventare uno sbocco professionale realistico per molti giovani laureati.