Archivio per il tag 'lazio'

Epilessia: conoscere per non discriminare

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA CONTRO L’EPILESSIA LAZIO ONLUS

IN COLLABORAZIONE CON

IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE PER L’EPILESSIA

13 FEBBRAIO 2017

CONVEGNO

“LUCE SULL’EPILESSIA: CONOSCERE PER NON DISCRIMINARE”

Programma:

Apertura dei lavori

Umberto Avvisati
Presidente dell’AICE Lazio Onlus

Relazione introduttiva

Rodolfo Lena
Presidente Commissione Politiche Sociali e Salute – Consiglio Regionale Lazio

“Epilessia nel Lazio: scenari presenti e possibili”

Interviene: Dott.ssa Angela Teresa Lazzaro, Resp. Settore Epilessia del P.O. S. M. Goretti di Latina

Interviene: Marta Marina Tropea – Vice Presidente AICE Rappresentante dei famigliari

“Epilessia e scuola”

Interviene: Dott.ssa Carla Di Stefano, Medico Scolastico, Medicina Preventiva dell’Età Evolutiva

“Epilessia ed attività sportive”

Intervengono: Dott. Umberto Perugino, Resp.le Ambulatorio Epilessia ASL Roma1- Dott. Romano Franceschetti Resp.le UOSD Medicina dello Sport ASL Roma1

“Gli effetti psicosociali dello sport in persone con epilessia”

Interviene: Prof. Alberto Cei, Psicologia dello Sport, Università San Raffaele Roma

Interviene: Matteo Odargi, Rappresentante pazienti AICE Frosinone e Latina

“Epilessia e stigma: valutazione attraverso un que- stionario strutturato” Interviene: Dott. Mario Tombini, Resp. Funzioni Na- tura Prof.le, UOC di Neurologia Policlinico Universi- tario Campus Bio-Medico, Ricercatore, Settore scientifico MED/26

Moderatore: Dr.ssa Anna Teresa Giallonardo- Dirigente Medico Centro Epilessia Policlinico Umberto I – Università “La Sapienza” Roma

Lazio: lacrime di disperazione

RASSEGNA STAMPA LAZIO – Ci sono immagini che valgono più di mille parole e la Lazio in lacrime è una di queste. “Le lacrime sono di disperazione, non riescono più a fare ciò che prima gli riusciva con naturalezza”, analizza lo psicologo dello sport, Alberto Cei. Come riporta La Gazzetta dello Sport, e’ una Lazio che non sa più cosa fare per uscire da questa crisi. Ecco la soluzione al problema:”La tensione non aiuta andrebbe allentata, ma è più facile a dirsi che a realizzarsi. Il grosso delle pressioni arriva dall’esterno, da un ambiente che pretende risultati migliori e a questo non c’è rimedio.Qualcosa si può fare all’interno del gruppo, ma non è semplice“.

Il caso Juventus: vincere aiuta a vincere

Vincere aiuta a vincere. Probabilmente se la Lazio non avesse segnato il gol nei primi minuti la Juventus sarebbe stata molto più in difficoltà per la pressione che ogni giocatore della Lazio stava esercitando su di loro. La Juventus ad inizio partita non è sembrata così combattiva come invece si è dimostrata essere la Lazio, forse perché in campionato aveva vinto ambedue le volte con facilità o perché pensava che non sarebbe stata impegnata in modo così intenso. Il gol subito l’ha risvegliata da questo errore di presunzione e non a caso ha rapidamente rimesso il risultato in parità. Ha dovuto avere paura di perdere per vincere. E questa sensazione la provi solo quando ti trovi sull’orlo del baratro. Non poteva commettere un altro errore e se sei una grande squadra sono questi i momenti in cui devi dimostrarlo. Gli altri devono capire che non basta metterti paura per vincere, bisogna fare qualcosa di più, bisogna attendersi la tua reazione e fare muro. La Lazio non è stata capace di sostenere il vantaggio acquisito e alla prima occasione l’ha sprecato.  Aveva messo paura ma ora le due squadre erano tornate alla pari e la partita poteva ricominciare. Solo che la Juventus, a questo punto, sapeva il rischio che aveva  corso e avrebbe fatto di tutto per non ricaderci.

Ambedue gli allenatori hanno detto che le partite sono fatte di episodi, è vero ma proprio per questa ragione bisogna saperli costruire, altrimenti cosa serve allenarsi o perché non affidarsi a un mago anziché a un allenatore.  A mio avviso la Lazio ha preparato meglio la partita poiché veniva da due sconfitte consecutive ed era sfavorita. Ha affrontato un grande sforzo mentale per giocare in modo da mettere immediatamente in difficoltà gli avversari e per tutto il primo tempo è riuscita abbastanza bene in questo intento. La Juventus ha subito all’inizio ma poi si è rapidamente adattata al gioco della Lazio, che a quel punto è stata pericolosa quasi solo nell’azione del doppio palo. Per tutta la partita la Juventus ha aspettato l’occasione del colpo decisivo, ha lottato per mantenere il risultato in parità e quando ha avuto l’occasione ha provato a mettere a segno la rete decisiva. Nel calcio non si sa quando viene questo momento ma sei ha fiducia prima o poi succede, come infatti è accaduto. Ci vuole pazienza e fiducia e quando hai queste due qualità giochi sapendo che è solo questione di tempo. Per questo vincere aiuta a vincere.

Giovani detenuti diventano allenatori di calcio

Lo sport come strumento di integrazione sociale, imparare ad insegnare calcio per inserirsi nel mondo del lavoro. Si è concluso il 28 gennaio il secondo corso per ‘aspiranti allenatori’ organizzato dalla Figc Lazio per i ragazzi detenuti all’interno dell’istituto di pena minorile di Casal del Marmo a Roma. Giovani italiani, romeni, nordafricani e di altre nazionalità hanno ricevuto dal presidente del Settore Giovanile e Scolastico della Federcalcio Luca Pancalli un diploma che consentirà di seguire gratuitamente un corso Coni-Figc per allenatori di base quando usciranno dalla struttura di Casal del Marmo. Un primo, importante passo per un percorso che nei prossimi mesi potrebbe portare i giovani detenuti a lavorare per alcune società sportive, non solo nel Lazio ma anche in altre regioni.
“E’ un’esperienza molto appagante – spiega la coordinatrice regionale del SGS Figc Lazio, Patrizia Minocchi – resa possibile da uno staff formato da preparatori atletici, psicologi, e medici davvero in gamba. Erano una ventina i ragazzi che hanno partecipato al corso e hanno passato tutti l’esame finale, che consiste nella realizzazione di una tesina e in una prova pratica sul campo. Molti di loro la notte prima dell’esame non hanno dormito per l’emozione”. Il prossimo corso dovrebbe iniziare entro la fine di maggio: “Abbiamo anche deciso di realizzare un Docufilm – rivela Patrizia Minocchi – perché vorremmo riproporre questo modello didattico su tutto il territorio. Il calcio ha un linguaggio davvero universale ed è giusto che tutti possano vedere i risultati di questa bellissima esperienza”.

Vincere? Questione di mentalità

Il campionato di calcio è fatto di tante partite e il risultato di una domenica non stabilisce di certo chi lo vincerà. E’ altrettanto vero però che vi sono giornate che hanno più significato di altre e i risultati di queste partite determinano un vantaggio non solo definito in termini di punti vinti o persi ma che hanno anche un forte impatto psicologico. E’ il caso di questo turno di campionato in cui la Juventus doveva dimostrare di non essere in crisi e vincere una partita in modo convincente, mentre Il Napoli e e la Lazio, le dirette inseguitrici  a soli tre punti, dovevano dimostrare a loro volta di avere acquisito quella maturità psicologica che le consentiva di vincere per continuare a tenere elevata la pressione sulla Juventus e per dimostrare a se stesse di essere in grado di mantenere il ritmo che serve per restare in vetta. Ebbene la Juve c’è riuscita mentre le altre due hanno mancato l’obiettivo. La differenza tra dominare e pareggiare è fatta di episodi, ma ciò che conta è la consapevolezza di dovere mantenere la concentrazione e la combattività sempre a un livello elevato. Queste caratteristiche sono mancate al Napoli e alla Lazio che devono ancora crescere sotto questo punto di vista.

Catania-Lazio

La Lazio è stata travolta dal Catania.  Il giocatore Stefano Mauri ha scritto sul suo sito: “Non siamo scesi in campo e questo non va bene. La squadra non è mai stata in partita, a parte i primi minuti.” Sarò retorico ma la mia domanda è sempre la stessa perchè la Lazio non si serve di uno psicologo per evitare di commettere questi errori. Errori che sono dovuti all’atteggiamento dei giocatori. Naturalmente l’allenatore è responsabile di questo modo di affrontare la partita e credo che anche a lui servirerebbe un consulente psicologo.

Le emozioni del calcio

Orgoglio e determinazione chiedevano in settimana i due allenatori di Lazio e Udinese e ciò non è stato. La conseguenza è che le due squadre hanno meritatamente perso, perchè se è vero che tecnica e tattica sono indispensabili, se la testa della squadra non funziona non si può giocare per vincere. Questo è lo stress agonistico: dovere fare per forza il risultato quando si è stanchi e non abituati al vertice della classifica (Udinese) o troppo rilassati per avere vinto il derby (Lazio). Le squadre forti sono quelle che giocano per chiudere la partita (questo non implica che ci riescano sempre), le altre sono quelle che hanno questo atteggiamento in maniera alternata.

Le facce piene di umanità di Conte e Ranieri viste in questi due giorni raccontano di come anche questi allenatori-condottieri vivano in modo emotivamente intenso ed estremo le gesta dei loro giocatori. Vanno apprezzati per non volersi nascondere.

Psicologi che lavorano

Ieri sera su Super 3, è andata in onda un’altra puntata della trasmissione di approfondimento su tematiche legate al calcio giovanile nel Lazio. Tema della puntata è stato Corviale, dove lo sport è diventato negli anni strumento indispensabile nel recupero di un quartiere a lungo in difficoltà, troppo spesso emarginato dal resto della città e purtroppo anche dalle istituzioni. Sono intervenuti Pino Galeota, membro del Coordimento “Corviale domani” e Mauro Litti, psicologo della Federazione Italiana Giuoco Calcio del Lazio, per raccontare la realtà del palazzo più lungo del mondo senza luoghi comuni e senza ipocrisie. Ancora una volta quindi il calcio è stato solo il punto di partenza per affrontare tematiche che difficilmente riescono a conquistare le prime pagine dei giornali. Finalmente viene dato rilievo al lavoro degli psicologi (nella puntata precedente era intervenuta un’altra collega, Daniela Sepio). Era ora.