Inter e Juventus ambedue vogliono vincere questa partita, non solo perchè è considerato il derby d’Italia ma per altre ragioni ben più importanti. Stramaccioni vuole vincere per confermarsi sulla panchina dell’Inter e i giocatori perchè sanno che vincerla darebbe un significato molto più positivo al loro campionato. Conte vuole vincere per continuare a mantenere una forte pressione sugli avversari e per incrementare nella squadra la convinzione di essere veramente in grado di raggiungere qualsiasi successo quando si gioca con rabbia e determinazione. E’ veramente la partita della motivazione, dove vincerà chi avrà più voglia di dare il massimo sino a quando l’arbitro fischierà la fine dell’incontro. Ognuno cerca l’impresa, ovviamente per i tre punti, ma soprattutto per dimostrare a se stessi che si è i più forti.
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- L’allenatore è colui che deve gestire le emozioni della squadra.
- Il suo umore esercita una significativa influenza sui giocatori.
- Come deve essere l’allenatore? Entusiasta, energico e determinato.
- Le emozioni che i giocatori provano in partita non determinano il risultato ma come si sentono durante la gara è responsabile del 20% del risultato finale. Ed è l’allenatore che determina l’umore dei giocatori per almeno il 50%.
“E’ rigore quando arbitro fischia” diceva Boskov e con umorismo chiudeva sul nascere la polemica che spesso sorge in relazione alle decisioni arbitrali (it.wikipedia.org/wiki/Vujadin_Boškov). Alla Juvenus è stato negato un rigore al 93° nella partita contro il Genoa ma la reazione di Conte e di alcuni giocatori contro l’arbitro è da condannare. Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha detto che non ci si può comportare da Lord di fronte a errori così evidenti e che danneggiano la squadra. Vorrei sapere quand’è allora che ci si deve comportare da Lord, qual è la scala di comportamenti per cui a un certo punto il Lord esce di scena e entra il bullo. Si ha questo comportamento quando si vuole intimidire il giudice di gara e lanciare nel contempo un’avvertimento al settore arbitrale. Ma il comportamento di Conte è stato analogo a un fallo di reazione di un giocatore e va ugualmente sanzionato. La Juventus ha naturalmente il diritto di esprimere le sue ragioni in relazione ai fatti avvenuti durante la partita, chiedere spiegazioni e più chiarezza in relazione a regole che appaiono ambigue. Questo non vuole dire accettare passivamente quanto accade ma agire nel rispetto delle regole. Altrimenti sembra ferma alla cultura dominante nel calcio italiano secondo cui “prima mena e ragiona solo se sei costretto”.
Intervista su Tuttosport:
“E’ un errore pensare che si possa avere lo stesso atteggiamento, quale che sia la competizione. E la pressione agonistica non è determinata solo dagli avversari ma anche dall’ambiente, dal contesto, dalle aspettative. Per la Juventus, ad esempio, è stato più “semplice” affrontare il Chelsea, in un match in cui aveva poco da perdere, che il Nordsjaelland. Se sai di avere a disposizione un solo risultato buono, entri in campo con uno stato d’animo differente”.
“In casi come questi l’assenza dell’allenatore pesa. La presenza di Conte, con il suo approccio da condottiero, sarebbe di grande aiuto. Un aiuto di cui in campionato non c’è più bisogno, non se ne sente la necessità, ma che in Champions può fare la differenza”.
La sindrome da pareggite c’è già. Ora non si può far altro che far leva sull’orgoglio della squadra”.
Testa, cuore e gambe. Ha detto Conte che sono queste e in questo ordine le caratteristiche della Juventus che ha vinto lo scudetto. E’ importante che un allenatore lo riconosca perché spererei diventi una moda a cui tutti gli allenatori dei giovani vogliano riferirsi. Abbiamo vissuto forse almeno 15 anni in cui ciò che contava era lo schema, la tattica insegnata già ai bambini e mai un esercizio per insegnargli a ragionare con la propria testa e farsi guidare dal cuore.
Non è un’idea certamente nuova, nel 1984 quando ho seguito per la prima volta una nazionale, quella femminile di pallavolo, l’allenatore cinese diceva le stesse cose: prima testa e cuore e poi la tecnica. La sua idea era che le riserve dovevano essere molto motivate e brave nell’impegnarsi a mettere in difficoltà le titolari, perché solo in questo modo chi avrebbe alla fine giocato sarebbe stata pronta a affrontare qualsiasi avversaria, proprio perché in allenamento avevano dovuto sempre usare la testa e il cuore.
La Juventus ha vinto e Conte è il suo leader. Conte è stato un insieme di molte abilità. Dirò qualcosa che può apparire scontato ma è alla base degli allenatori vincenti: sapere adattare le proprie convinzioni alle caratteristiche dei giocatori, che a loro volta devono avere fede nelle sue idee. Per me Conte è stato un martello-flessibile. Significa sapere battere ogni giorno con determinazione sul sistema che si vuole insegnare ma nel contempo sapere modificare le idee in funzione di come vengono giocate le partite e dei risultati. Secondo, non si può essere solo impositivi, bisogna entrare nel cuore dei giocatori. Anche in questo caso direttività e affettività si devono integrare, se prevale una dimensione a discapito dell’altra succedono disastri, la squadra percepirà l’allenatore come troppo distante o come un dodicesimo compagno. Non a caso Conte ha detto che per lui sono necessari in ordine d’importanza mente, cuore e gambe. I calciatori devono svolgere la loro parte ed è per questo che devono avere fede. All’inizio non hanno prove concrete che il loro gioco condurrà ai risultati sperati. Per questo chiamo questa fase “avere fede”, si basa sulla convinzione a priori che le scelte proposte dall’allenatore se applicate con determinazione permetteranno di sviluppare un gioco efficace.
Il video di Conte che parla ai giocatori della Juve è stato visto da migliaia di persone (http://video.repubblica.it/sport/il-coach-carica-la-squadra-l-arringa-di-conte-e-un-cult/91946/90339). Bene. Conte in sostanza afferma che bisogna lottare per raggiungere i propri sogni e che non bisogna regalare agli altri delle occasioni che potrebbero essere le nostre. Questo vale per ogni persona, giovane o adulta, e non solo per i campioni. Sacrificio, impegno e rispetto delle regole questo è ciò che ci viene chiesto in questo periodo ma che a badare bene dovrebbe valere sempre, anche nei periodi delle vacche grasse. Quindi che lo guardino in tanti può servire a mettere dei semi positivi nella loro testa, l’importante è che non sia percepito come una semplice manifestazione di machismo maschile, un’eslosione di testosterone che alla prima difficoltà scompare e si ritorna a lamentarsi delle ingiustizie. Un po’ come fa Ibrahimovic quando afferma “Non capisco il perchè del secondo rigore, ma ora capisco perchè Mourinho si arrabbia sempre al Camp Nou”. Sul rigore è legittimo sostenere le proprie opinioni, ma non si può giustificare la propria grigia prestazione accusando gli altri.
Orgoglio e determinazione chiedevano in settimana i due allenatori di Lazio e Udinese e ciò non è stato. La conseguenza è che le due squadre hanno meritatamente perso, perchè se è vero che tecnica e tattica sono indispensabili, se la testa della squadra non funziona non si può giocare per vincere. Questo è lo stress agonistico: dovere fare per forza il risultato quando si è stanchi e non abituati al vertice della classifica (Udinese) o troppo rilassati per avere vinto il derby (Lazio). Le squadre forti sono quelle che giocano per chiudere la partita (questo non implica che ci riescano sempre), le altre sono quelle che hanno questo atteggiamento in maniera alternata.
Le facce piene di umanità di Conte e Ranieri viste in questi due giorni raccontano di come anche questi allenatori-condottieri vivano in modo emotivamente intenso ed estremo le gesta dei loro giocatori. Vanno apprezzati per non volersi nascondere.
Settimana di esasperazioni nel calcio, tanto che lo stesso Conte ha ammesso “abbiamo caricato male questa partita, cominciando da me”. Ma non è stato solo questo, ci sono state le esternazioni pubbliche di Reja sul restare o andare via dalla Lazio, quelle continue di Ranieri, Galliani e Conte che a fine 1° tempo s’insultano, l’eterna polemica sugli arbitri che decidono con i loro errori il campionato. Perchè accadono? Perchè questo è ciò che piace ai tifosi, che si possono schierare, trovare dei nemici su cui scaricare le loro frustrazioni e fare squadra per difendere l’affermazione di un loro beniamimo. Non interessa parlare di calcio ma trovare qualcosa e qualcuno su cui sfogarsi. Finalmente hanno visto (metaforicamente) il sangue e hanno nuovamente dei nemici, ognuno i suoi. Le squadre e le società sono ancora una volta cadute in questa trappola, anche se a qualcuno di loro piace caderci dentro.
Le parole di Conte, allenatore della Juventus, dimostrano come la comunicazione di energia e convinzione avvenga attraverso l’uso di parole e frasi che di per se stesse sono espressione di questo atteggiamento. Conte non ha timore nel dire apertamente che questa per la Juvenus è la partita dell’anno. Determinazione, orgoglio, sacrificio e entusiasmo è il mix di stati d’animo che bisogna avere per vivere appieno questo incontro.
Nello sport chi si sente avvantaggiato allenta la tensione?
“Sarebbe da stupidi. Ripeto sino alla noia: il Milan non è solo Ibra, lo ha già dimostrato vincendo a Udine, prima squadra a riuscirci, nonostante l’assenza di Zlatan. Quella di domani è la partita più attesa dell’anno, non ammetto cali di tensione contro i campioni in carica, i più forti del campionato”.
Quali sensazioni ha alla vigilia del big match?
“È molto bello far rivivere una vigilia così importante ai nostri tifosi. Questo deve darci entusiasmo e voglia di continuare sulla strada intrapresa”.
Ha già scelto la formazione anti-Milan?
“Un’idea in testa ce l’ho da inizio settimana. Poi, però, l’occhio deve supportare e confermare i miei pensieri”.
Dopo le due vittorie in campionato e Coppa Italia, la Juve ha quasi azzerato il gap con il Milan?
“Non dimentichiamo che al Trofeo Berlusconi hanno vinto loro. Noi siamo tornati competitivi, ma adesso dobbiamo dimostrare di reggere i nostri nuovi standard”.
Quanto è stressato dalla partita di domani?
“Da quando faccio l’allenatore dormo pochissimo. In questi anni ho attraversato vari momenti topici. Spesso e volentieri mi capita di svegliarmi al mattino molto presto: è lì che mi vengono le idee migliori”.
Marotta sogna una doppietta di Pirlo, e lei cosa sogna?
“Il mio primo sogno si è avverato: vivere una vigilia importante come questa. Adesso vogliamo affrontare questa bella partita da protagonisti, con grande umiltà e con la consapevolezza che ci saranno altre tredici giornate per chiudere il campionato nel migliore modo possibile”.
La Juve sembra avere il vento in poppa, cosa la preoccupa di più?
“È importante non smarrire la nostra strada fatta di sacrificio, umiltà, voglia, corsa, organizzazione e determinazione. Ma con i miei ragazzi straordinari è tutto più facile”. Inervista da: http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/juventus/2012/02/24/news/conte_sfida_milan-30442082/

