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Major League Baseball: 27 squadre hanno un mental coach

 From USA TODAY

They’re not introduced in the opening-day pageantry. They don’t wear uniforms. They don’t have lockers in the clubhouse. Some even have weird titles, just to protect their anonymity. Yet, behind the scenes, there are proving as invaluable as any staff member in a Major League Baseball organization.

Mental skills coaches, employed by a record 27 baseball clubs to open the 2018 season, are valued more than ever.

“If you said mental skills before,’’ Chicago Cubs manager Joe Maddon says, “that was an absolute sign that you were weak among the old-school guys. Deep down, there were a lot of guys who wanted to talk to them, but they knew that if they were seen talking to them, it would be seen sign as a sign of weakness. And the manager might think less of him.

“That was an absolute fact, and even today, I don’t think that stigma has been totally erased. To think that psychology is an indicator of weakness, truly is an ignorant statement. When people are fighting it, it’s only because they don’t understand it.

“It’s no different than your hitting coach, your pitching coach, your infield coach. A mental skills coach is going to help you think better, think more clearly in the moment, and control your emotions.’’

In the words of the late Yogi Berra: “Baseball is 90 percent mental. The other half is physical.’’

Mental coach e psicologi dello sport: confusione anche tra gli psicologi

Per lavorare nello sport di prestazione è necessario possedere una preparazione specifica. Nel caso dello psicologo è necessario possedere una formazione in psicologia dello sport, così come un medico diventa medico dello sport attraverso un percorso di studi post-laurea. Questa idea è piuttosto semplice e nella maggior parte delle altre nazioni vi sono percorsi istituzionalizzati di questo genere. Pertanto lo specialista in psicologia dello sport è la figura professionale che è competente per la formazione ricevuta a svolgere il lavoro di mental coach. Ma perché oggi è così diffuso l’uso dei termini “mental coach”. La ragione per cui viene utilizzata è che in tal modo chiunque voglia lavorare in ambito psicologico ha trovato un’espressione chiara e comprensibile che gli permette di proporsi sul mercato sportivo (e non solo) senza svolgere in modo illegale la professione di psicologo. Pertanto chiunque può definirsi mental coach senza trovare alcuna opposizione da parte di istituzioni o organizzazioni. Nello specifico queste persone propongono a un ambiente che ignora in larga parte quale sia il lavoro dello psicologo dello sport miracoli a breve termine. E spesso dirigenti, allenatori e atleti che non hanno voglia di selezionare veramente consulenti competenti ma hanno solo voglia di scaricare i loro problemi su qualcun altro cadono in questo tranello.

Sono veramente sconcertato dall’intervista che la psicologa Laura Messina ha voluto dare a chi gli chiedeva quale fosse la differenza fra psicologo e mental coach. Sono queste risposte che continuano a diffondere idee sbagliate, superficiali e dannose per il mondo dello sport

«Ma qual è la differenza sostanziale tra uno psicologo ed un mental coach?

Lo psicologo ha una preparazione specifica che si concentra e studia i comportamenti degli individui, i loro processi mentali e la parte interiore conscia e inconscia. Il mental coach non opera in ambito clinico, non ha nessuna competenza per gestire il disagio psicologico. Ma pone un focus sul miglioramento della performance e cerca di portare l’individuo ad esprimersi al massimo.

Oltre ad una differente formazione (lo psicologo deve avere la laurea; al mental coach basta un corso di formazione) è diverso il contesto lavorativo (lo psicologo lavora su patologia e recupero clinico; il mental coach lavora in ambito di motivazione, concentrazione, performance) e l’ambito di intervento (il mental coach opera su una domanda di miglioramento; lo psicologo utilizza strumenti di indagine psicodiagnostica e opera su una domanda di cambiamento).

Sottolineate le differenze direi che sarebbe auspicabile che le due figure professionali potessero integrarsi sinergicamente ed essere complementari per un risultato d’eccellenza».

Tiro a volo mental coach

Mi chiedono spesso da quanto tempo lavoro con il tiro a volo. Come risposta voglio mostrare questa foto delle olimpiadi di Atlanta 1996 in cui sono con: Albano Pera ( argento double trap e ct attuale della fossa olimpica) e Ennio Falco (oro skeet) e Andrea Benelli (bronzo skeet attuale ct keet).

 

 

 

 

 

 

 

Commonwealth Games

Il momento di Glasgow è arrivato dopo sette anni di attesa i Giochi del Commonwealth prenderanno ufficialmente il via dopo la cerimonia di apertura di questa sera. Si tratta di un evento unico, di livello mondiale che si tiene ogni quattro anni ed è il terzo più grande evento multi-sport dopo le Olimpiadi e i Giochi Asiatici. L’evento di quest’anno vedrà un totale di 18 sport e verranno assegnate 261 medaglie. Sono qui come mental coach della squadra di Malta.

Roma: squadra insicura

“Professor Cei che sta capitando alla Roma?”

“La mia idea è che Luis Enrique abbia applicato il suo sistema senza adattarlo alla Roma … ci deve essere una tabella di marcia che preveda una percentuale crescente di assorbimento del progetto. Alla Roma non è accaduto … Il sistema è importante, ma poi viene messo in pratica da 11 persone. E’ addosso a loro che va cucito l’abito.

“Molti romanisti s’interrogano sulla figura di Tonin Llorente, il mental coach.”

“Dovrebbe consigliare l’allenatore. Luis Enrique dovrebbe chiedergli cosa dire per trasmettere un messaggio positivo all’esterno”

“Una specie di consulente di immagine?”

“Macché. E’ così che agisce il mental coach con un dirigente. Prima di fare delle dichiarazioni che possono deprimere la squadra, mi consiglio con il mental coach…”

Dall’intervsita a Daniele Galli pubblicata su Il Romanista

 

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