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Sport is stressfull: Stoner says goodby

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MIlan: the relevance of the coach declarations

Quando si ha bisogno dire che un goal non dato decide il campionato (quello di Muntari all Juve) e si afferma pubblicamente che si vincerà il campionato dal punto di vista mentale significa che un singolo episodio di pochi secondi è più importante di tutti gli episodi accaduti durante il campionato e si afferma qualcosa che è assolutamente impossibile da predire. Sono affermazioni superficiali che servono a alimentare le polemiche e a mantenere l’attenzione su tutt’altro che il gioco. Mi sembra più preoccupato dal ripetere che il Milan sta facendo meglio della Juve. Forse pensa in questo modo d’incoraggiare i suoi giocatori dopo i risultati non positivi di questo periodo. Il volere ribadire continuamemte queste idee è più un segno d’insicurezza che l’opposto; è scontato che il MIlan voglia vincere il campionato non c’è bisogno di ricordarlo.

Why Fiorentina loses and Juve wins

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La Roma è instabile

La Roma produce risultati altalenanti Ha due sole serie positive quest’anno la prima a inizio di campionato di 4 partite (2 pareggi e 2 vittorie) interrotta dalla Lazio e alun’altra di 7 partite (3 pareggi e 4 vittorie) alla fine del girone di andata. Altrimenti vi è l’alternarsi di vittoria e sconfitta. Ragioni tecniche o mancanza di campioni? La sostanza è che non vi è continuità di gioco e quindi di risultati e poi queste continue espulsioni non saranno determinate dal nervosismo dei giocatori? NOn conosco il sistema di Enrique ma penso che hai calciatori andrebbe fatto vedere spesso quello che fanno quando la squadra vince così da renderi consapevoli che sanno fare. Spesso soffermarsi sugli errori determina una convinzione d’incapacità a cui alla fine si finisce per crederci.

Brava Carolina

Caroline Kostner è una campionessa ritrovata che sembra ormai avere ben consolidato un approccio vincente alla sua vita agonistica. Vincente non solo per i risultati ottenuti ma anche per l’approccio alle gare che, dalle interviste, traspare determinato e convinto. E’ una storia positiva che dimostra come sia possibile ritrovarsi dopo una serie d’insuccessi e di aspettative frustrate durati non poco. Questo suo successo non deve passare sottaciuto proprio perché può essere di esempio a molti atleti e atlete, per la tenacia con cui questa ragazza ha continuato a perseguire i suoi obiettivi sino trovare l’ambiente e le persone per lei giuste per sostenerla nel suo sforzo di cambiamento. Guarda il video della vittoria: http://www.youtube.com/watch?v=zWEVD0oEaWk

Win or loose for nothing

Spesso mi viene chiesto a cosa serve lo psicologo a un’atleta che è già forte se non addirittura fra i primi del ranking mondiale. Si possono fornire diverse risposte a questa domanda ma la più significativa è per me riguarda l’aiuto dato al raggiungimento del l’obiettivo della sua gara. Partecipare a una competizione in cui vuole fornire il massimo di cui di cui è capace, confrontandosi con altri avversari che hanno la stessa preparazione, lo stesso livello e la stessa volontà. Quindi non solo devo correre 100metri il più veloce possibile ma devo farlo in competizione con altri che sono bravi quanto me. La situazione è poi ulteriormente resa complessa dal contesto in cui la gara si svolge: la sua importanza della gara, il numero di spettatori (che talvolta sono decine di milioni se non di più), le aspettative che il mio paese ripone su di me la mia popolarità, le aspettative dei finanziatori, degli amici, della famiglia e di tutti i sostenitori. Restiamo però a ciò che avviene sul campo : l’atleta e gli avversari.
Competizione Differenza percentuali nei tempi Differenza percentuali nei tempi
fra primo e quarto posto fra primo e quarto posto
Uomini Donne
Sprints 1.83% 1.70%
Distance 1.09% .98%
Throws 3.07% 5.35%
Jumps 1.98% 3.21%
Fonte: R. Chapman, E-Magazine, 2011, Comitato Olimpico Stati Uniti.
Per quel che mi riguarda l’allenamento della concentrazione deve essere l’obiettivo essenziale dell’allenamento mentale e i dati qui sopra riportati ne sono una conferma. La loro rilevanza è tale che sono stati discussi durante un workshop dell’atletica leggera USA allo scopo di fornire indicazioni su come migliorare le prestazioni dei loro atleti. I temi affrontati hanno riguardato la biomeccanica, la psicologia dello sport e la nutrizione. Il dato evidente è che il 2% di miglioramento in uno sprinter porta al 75% di probabilità di vincere contro tre avversari che hanno le stesse abilità. Lo stesso è valido in senso inverso la riduzione del 2% elimina ogni opportunità di vittoria. La ricerca su questo tema mostra che variazioni dello 0,3%-0,5% incrementano/riducono drasticamente la possibilità di salire sul podio. Quindi cambiamenti molto piccoli nella prestazione hanno un impatto rilevante sul risultato che si ottiene. Gli psicologi americani si sono orientati nel fornire indicazioni su come ridurre le distrazioni e allenare la concentrazione sulla prestazione da effettuare poichè è una abilità allenabile come le abilità fisiche e tecniche. Questo è valido in tutti gli sport. Giovanni Pellielo, nel tiro a volo, non è andato in finale agli europei e ai mondiali perché ho preso solo 122 su 125 piattelli anziché 123 (differenza di 0,8%) e Josefa Idem è arrivata seconda a Pechino per meno di 1cm dal primo.

Perchè vincere

Alcuni amici con cui corro mi hanno chiesto perchè ho scritto un libro dedicato anche a loro quando non vinceranno mai. Gli ho detto che ovviamente hanno ragione se considerano vittoriosi solo coloro che arrivano primi, ma cambiando la prospettiva questa affermazione non è più vera. Tutti possiamo vincere. Ho corso 100km in 13 ore e per me ho vinto, sono convinto di avere raggiunto il mio obiettivo e anche a distanza di un mese continuo a pensare di avere fatto una delle prestazioni migliori della mia vita. Vincere è stato anche, prima ancora di gareggiare, portare a termine il programma di allenamento che avevo scelto di fare. Quindi, chiunque può vincere, non è solo uno slogan che fa il verso agli americani. Vuole dire perseguire un obiettivo che si ritiene abbastanza impegnativo ma raggiungibile e seguire quelle regole ne permettono la realizzione. E’ altrettanto ovvio che questo percorso prevede che si debba imparare a tollerare il fatto che potrebbe non essere raggiunto e che questo è parte della condizione che si sta vivendo. Se ci si impegna in questo modo si esce psicologicamente arricchiti e soddisfatti.

Allenarsi per vincere

E’ uscito il mio nuovo libro intitolato “Allenarsi per vincere.” E’ dedicato agli sgobboni e non hai bravi per un giorno. E’ per chi vuole correre il rischio di diventarlo e non si accontenta dei successi facili. E’ per chi ritiene che le imprese eccezionali siano il frutto dell’impegno quotidiano, è per chi fa anche quando piove e il traguardo è ancora lontano. E’ dedicato anche a chi, pur non avendo più il tempo o l’età per diventare un atleta di alto livello, vuole comunque coltivare la sua passione sportiva e allenarsi a migliorare quelle abilità psicologiche che gli permetteranno di conoscersi meglio e di sviluppare quelle competenze mentali che gli faranno vivere questo impegno in maniera gratificante e positiva. In anteprima su: http://www.calzetti-mariucci.it/mediacenter/FE/home.aspx

L’allenatore padre-padrone

La lettura della rubrica “Punto e Svirgola”, botta a risposta tra Giuseppe Smorto e Gianni Mura su www.Repubblica.it offre nella sua apparente superficialità un’idea precisa della mentalità dei calciatori. In questo caso si tratta di quelli dell’Inter. La domanda che si pongono nell’articolo è semplice: gli attaccanti non tornano indietro perchè sono stanchi, perchè non c’è più chi li strilla (Mourinho), o perchè Leonardo non glielo ha detto. Mura risponde dicendo che è per tutte e tre queste ragioni e chiude l’argomento. Mi sembra invece che emerga in modo evidente  l’idea che se non sono guidati in modo molto diretto e quasi elementare non fanno ciò che sanno di dovere fare. Va bene che sono stanchi … ma la testa non dovrebbe indicargli cosa è meglio fare per vincere una partita? Rimango sempre sbalordito del fatto che se l’allenatore non si accorge che i suoi giocatori stanno rinunciando a vincere, loro di spontanea volontà non agiscono come sanno che dovrebbero. Forse che l’allenatore padre-padrone è davvero l’unico modello?

L’importante è vincere

Nello sport, come nella vita, l’importante è vincere. Concetto espresso così bene dalla frase di Boniperti, ricordata con uno striscione dai tifosi juventini: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Nello sport agonistico ciò è assolutamente vero, purché venga perseguita non attraverso il lato oscuro dello sport, il doping e l’abuso di farmaci, ma sia un effetto dell’allenamento a acquisire una mentalità vincente. E’ quanto manca alla Juve, sostiene Marchisio affermando che la squadra è mentalmente bloccata e che spera di liberarsi psicologicamente. Di solito sperare serve a poco, se questa non viene sostenuta dalla pratica. La questione da porsi resta quindi: “Come faranno a raggiungere questo obiettivo?” A questo riguardo, le dichiarazioni sui giornali non forniscono indicazioni, e si fermano tutte a questa analisi di tipo globale “siamo bloccati”, che non fornisce nessuna indicazione specifica su cosa si dovrebbe fare di diverso, bensì rivela un approccio pessimista alla sconfitta, mettendo in luce un disarmante senso di colpa che non fa che peggiorare il senso d’inadeguatezza dei calciatori juventini. Esistono invece dei sistemi e dei metodi per oltrepassare questi ostacoli ed è quanto ho descritto nel mio prossimo libro intitolato “L’allenamento a vincere” che descrive come sviluppare una mentalità orientata al successo attraverso l’allenamento sportivo e mentale.