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Recensione libro: One Goal – The mindset of winning soccer teams

One Goal

The mindset of winning soccer teams

Bill Beswick

Human Kinetics, 2016, p. 222

What I liked more in the book titled “One goal” by Bill Beswick is the great passion and competence that he shows in every chapter. The goal of this book is to describe why/how a psychologist has to be committed in this kind of job. The answer is that there are a lots of things to do, but only if you are passionate. This means that what you read inside, you cannot in any other book concerning performance psychology, because is coming from the application of the expertise and passion to a specific context. The second reason to read this book comes from the several professional examples that Beswick provides in each chapter. This approach is relevant because the young professional has to know that the consultant job with a team needs these skills. It means that our knowledge science-based need to be translated in terms to be useful in the everyday job with the team, the players and the head coach and probably with the team managers too. The book goes around a main focus based on two interrelated concepts: the positive environment supports the fighter mentality. Therefore the team has to share a unifying identity and culture and it must be very well clarified that the positive results come from this homogenous mindset and the viceversa is never true. So the team culture is based on common: effort, enthusiasm, execution and endurance. First the attitude, than any other specific competence (strength or focus or game schema).  At this regard, Beswick say:

“Arguably, the most successful team in international sport, the New Zealand All-Blacks rugby team, clean their own locker-room after the game, showing the humility that is common to many great teams.”

Another relevant topic concerns how the coach teach individual and collective responsibility, in the first part of the book there many ideas that a coach can use to work on it, to reach this important goal. In the second part the main topic is presented in the chapter titled “Fostering coachability.” It’s a key attitude to develop a winning career. The players’ progresses depends on their coachability, that is the relatively stable position to be involved in the process of continuous improvement independently from the current skills, performance level and roles. Another important point is related to the players’ personal accountability and I agree with the Beswick’s  Ten key elements of the accountability cycle (goals and standards, reminders, culture, learning environment, accepting justified criticism, regular feedback, thunderbolts, internal challenge, can’t do or won’t do?, accountability without blame). If the team and the coach will respect these rules they will show an higher threshold for alibis, becoming more accountable and successful.  As Michael Jordan said:

“the better players learn to say «I played bad but tomorrow I’ll play better». A lot of younger players are afraid to admit they have bad nights but everybody has bad nights and it’s how you rebound from those bad nights that dictates what kind of player you are going to be.”

The third part of the book is about competition and the key words are competing cohesively, the momentum, pressure, overcoming adversity, repeat success. Also in this section Beswick shows how to apply the psychologist’s professional skills to work with a constructive approach in the most competitiveness situations, because “pressure is nothing more that the shadow of a great opportunity.”

Higuain: come la mente fa sbagliare i rigori

All’indomani della finale di Coppa America e del rigore fotocopia calciato alto da Gonzalo Higuain, parliamo di tiri dagli undici metri con un esperto di psicologia dello sport. Alberto Cei insegna Coaching all’Università di Tor Vergata e svolge l’attività di mental coach con diversi atleti olimpici, squadre sportive o allenatori.

Un rigore rappresenta un momento particolare per un atleta, che sia definito un campione o meno?
Il rigore è il massimo momento di solitudine e di pressione per un calciatore, va detto che di solito i rigori li tirano i migliori, infatti esistono i rigoristi in ogni squadra. Parto dall’idea che è la testa che guida, non il piede o la gamba. Puoi avere la macchina migliore ma poi ci vuole il pilota, quindi occorre una preparazione psicologica e mentale per questi momenti.

De Gregori ha torto o ha ragione: è da questi particolari che si giudica un giocatore?
Un campione resta un campione anche se ha commesso un errore o più di uno. Perché nel tirare un rigore non si mette in discussione la capacità tecnica del giocatore ma la sua capacità mentale. Il percorso che si compie dal centro del campo fino al dischetto è fondamentale, come ciò che si pensa prima di tirare. Ricordo che tanti anni fa Gullit disse che se sei molto stanco l’importante è che tiri forte perché se cerchi il gesto tecnico è più facile che sbagli. Ciò che conta è essere decisi e creare mentalmente un legame tra te e dove vuoi che finisca il pallone. E’ come tirare una freccia, devo prefigurare dove voglio che finisca.
Noi perdemmo un mondiale per un rigore sbagliato di Baggio, non si può mettere in discussione un campione per questo. L’importanza la dà solo il significato che quel tiro ha in quel determinato momento.

Dopo quell’errore Baggio disse «I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli», è questo il modo giusto di reagire?
È un buon modo per rispondere a un momento di difficoltà, con un attacco. Poi magari nei mesi successivi quell’errore ti resta dentro ma è importante aver dato questa risposta che sottolinea la stima verso te stesso e l’orgoglio che hai per averlo fatto.

Higuain si è da poco reso colpevole di un errore nella finale di Coppa America e precedentemente aveva sbagliato un rigore nel Napoli contro la Lazio in un’altra partita che potremmo definire fondamentale. Due rigori fotocopia e due errori, ci può essere un legame?
Commettere due errori uguali è possibile perché talvolta noi ci fissiamo sull’errore: prima di tirare magari ti ritorna in mente che avevi sbagliato proprio in quel modo e non vuoi ripeterti. La conseguenza, invece, è che ti esce lo stesso tiro.

Cosa passa per la testa di un atleta quando si avvicina al dischetto?
Non possiamo prevedere cosa ci verrà in mente mentre tiriamo, per questo c’è bisogno di allenarci mentalmente a questi momenti. Higuain avrebbe dovuto pensare che nel momento in cui si apprestava a calciare quel rigore sbagliato sarebbe potuto tornargli in mente, e quindi avrebbe dovuto lavorare su questo. Magari lo ha fatto ma non è che sempre si riesce a metterlo in pratica nel momento giusto. Occorrono costanza e lavoro, allenandoti a cambiare quell’idea che potrebbe ritornare. Certo è un lavoro sulle possibilità ma dal momento che sbagliare un rigore può risultare fondamentale, lo devi fare.

Accade anche negli altri sport, immaginiamo.
Tutti gli atleti che praticano sport di precisione, come il golf, il tennis, lavorano su questi aspetti mentali, lo stesso Federer per mettere dentro l’82% di prime di servizio si allena tutti i giorni. Ma non sull’abilità tecnica, bensì su quella psicologica perché ti alleni mentalmente a metterla sempre dentro.

Higuain ha comunque dimostrato coraggio nel tornare sul dopo gli errori commessi in questa stagione?
Aver sbagliato e tornare sul dischetto significa sicuramente aver coraggio, ma riprendersi dipende dalla voglia di allenarsi per non ripeterlo.
Il concetto fondamentale, e anche la difficoltà per un campione, sta nel mettere insieme il coraggio con l’umiltà. Bisogna avere il coraggio di tirare un calcio di rigore ma anche l’umiltà di allenarsi per fronteggiare questi momenti, mettersi lì giorno dopo giorno senza pensare che basta essere un campione per fare sempre bene. È utile pensare “sono un campione” ma non basta, devo anche saper fare il campione quando sono in campo nei momenti giusti. L’abilità è essere pronto quando devi esserlo. Le faccio due esempi.

Prego.
LeBron James non era abile nei tiri da tre e si arrabbiava perché sbagliava tanto. Sa come hanno risolto? L’allenatore gli ha preparato un video di dieci minuti in cui gli mostrava tutte le volte in cui faceva canestro col tiro da tre. Doveva guardarlo tutti i giorni e contemporaneamente si allenava tutti i giorni sui tiri da tre. Esistono delle tecniche per migliorare, non basta la forza di volontà del giocatore. Vale anche per il rugbista Jonny Wilkinson. Ha un sistema di allenamento anche mentale per avere la più alta media realizzativa nei tiri e il suo metodo è lo stesso che usa Cristiano Ronaldo. Allenarsi, non significa che non sbaglierai mai ma che avrai più fiducia in te stesso e quindi saprai gestire la tensione emotiva in quei momenti.
(Intervista di Francesca  Leva da Il Napolista)

Smettere il football per vivere sani e a lungo

“Voglio solo vivere una vita lunga e sana,” ha detto Chris Borland, 24 anni, annunciando il suo ritiro dalla NFL. Il San Francisco 49ers linebacker, che aveva firmato un contratto di quasi $ 3 milioni e sembrava sul punto di una carriera tutta-pro, lascia il football perché era preoccupato per il suo effetto sul suo cervello. “Io non voglio avere tutte le malattie neurologiche o morire più giovane a causa del gioco”.

Sorprendente, l’uscita anticipata di Borland dal campionato è stata presa come un segno che i giocatori temono sempre di più i pericoli del loro sport. Ci è stato detto lo sport stesso è ora a rischio. “La decisione di Borland è ciò che rappresenta il pericolo fondamentale per la NFL, “ha scritto Will Leitch su Sports on Earth. “Il problema è che ci sarà più di un Borland.” ….

Il suo ritiro arriva a meno di una settimana dopo che il suo compagno di squadra Patrick Willis –  30 anni, 7 volte Pro Bowl linebacker e capitano della difesa e nel bel mezzo di un contratto di $ 50 milioni … Willis aveva buone ragioni per essere preoccupato per i suoi piedi. Sono speciali: “Non so di cosa si tratta con questi piedi, ma hanno detto ‘Wow’”, ha detto durante una conferenza stampa in lacrime la scorsa settimana”. Il Signore ha fatto i miei piedi, come i piedi di un cervo” e Wills si preoccupa che i suoi zoccoli hanno già perso un po’ di quel ‘”Wow,” e lui è preoccupato per quello che potrebbe accadere se continuasse ad abusare di loro …

Questa distinzione tra il cervello e il corpo di un giocatore riflette una distorsione sistematica nel modo in cui pensiamo alla NFL. Sappiamo che i calciatori si fanno male in molti modi, e che possono soffrire di queste lesioni per tutti gli anni successivi. Ma pensiamo che una fonte di disabilità è più importante di un’altra. Un piede danneggiato, un ginocchio danneggiato, una colonna vertebrale danneggiata, una spalla danneggiata: questi sembrano inconvenienti. Un cervello danneggiato? Questa è una cosa completamente diversa, un insulto per l’anima, un affronto alla personalità, una tragedia che distrugge la vita. Il corpo può essere rotto 200 posti , ma si tende a pensare che una mente rotto è sui generis. Il rischio di encefalopatia è grave.
Questo non è un fatto medico; è una questione di opinione. Si consideri che oltre il 40 per cento dei pensionati NFL soffre di artrite prima di raggiungere l’età di 60 anni, un tasso che è più del triplo di quella degli altri uomini. Un altro sondaggio ha rilevato che quattro quinti soffrivano di “dolori da moderato a severo,” ancora una volta più del triplo rispetto al tasso di riferimento nella popolazione generale …

Se non altro, la decisione Willis di ritirarsi invia un messaggio inaspettato e importante per la NFL: Anche se non si cura troppo di commozioni cerebrali, e anche se pensa che gli uomini dovrebbero sbattere la testa come arieti, dovrebbe almeno decidere che il football è troppo pericoloso. Si potrebbe anche decidere di smettere, o si potrebbe ancora non fare giocare i vostri figli. Non importa se si tratta di un pericolo per i nostri corpi e le nostre menti; in entrambi i casi,  potrebbe non valere la pena il rischio che si corre per il football.

(Leggi l’articolo completo di Daniel Engber su Slate)

 

In campo con i ‘pulcini’ serve entusiasmo e curiosità

I pulcini sono la seconda categoria della scuola calcio per ordine di età e comprendono i bambini dagli 8 ai 10 anni. Molto spesso gli allenatori esprimono estrema soddisfazione nell’allenare i pulcini, sottolineando l’interesse e l’entusiasmo che a questa età i bambini mettono sul campo. La soddisfazione degli allenatori trova una base teorica importante nel momento evolutivo che vivono i bambini di questa età. I pulcini attraversano un momento di pausa nel loro processo evolutivo e non manifestano  grossi cambiamenti,  diventano padroni del loro corpo e delle facoltà intellettive, prendono coscienza di sé, favoriti dalla quasi completa definizione dello schema corporeo e dimostrano, inoltre, un buon grado di socialità. Tutte queste caratteristiche pongono il bambino lontano dalla continua scoperta di sé tipica della fase precedente ed ancora distante dalla confusa tempesta adolescenziale che seguirà a questo periodo. È tutto questo che rende possibile definire i pulcini la categoria “più allenabile” della scuola calcio. Tale definizione però non elimina le difficoltà che si possono incontrare in campo nella gestione del gruppo.  Accanto alla dimensione tecnica e tattica è importante, come sempre, conoscere le dinamiche psicologiche appartenenti a questa fascia di età e anche le modalità di comunicazione più efficaci da utilizzare con i piccoli atleti.  Ecco alcune indicazioni su cosa fare quando si è in campo con loro.

Cosa Fare:

  • Impegnarli costantemente riducendo al minimo indispensabile pause e attese
  • Guidarli all’autonomia psicologica (saper risolvere problemi)
  • Proporre esercitazioni in cui devono prendere decisioni
  • Rinforzare non solo la correttezza delle scelte, ma la capacità di operare delle scelte
  • Favorire la capacità di assumersi rischi calcolati
  • Inserire in allenamento esercizi che insegnino a mantenere un equilibrio fra rischio individuale e gioco collettivo
  • Facilitare l’interiorizzazione delle regole del gruppo
  • Insegnare a collaborare in un ambiente competitivo
  • Strutturare l’allenamento con l’obiettivo di incentivare la collaborazione
  • Limitare gli individualismi  (a questa età tendono ad autoalimentarsi: tu fai così, allora anch’io)
  • Aiutarli a valutare quale atteggiamento o situazione determina l’errore  anche attraverso esempi personali

Saper gestire un pulcino  vuol dire, non solo, sviluppare le sue competenze tecniche e tattiche , ma anche far scendere in campo l’entusiasmo e la curiosità che porta dentro di sé.

(di Daniela Sepio)

Sport, responsabilità e dimensioni delle palle

La National Science Foundation ha annunciato i seguenti risultati relativi alla pratica sportiva nelle aziende americane:

  1. Lo sport dei dipendenti della manuntenzione è il bowling.
  2. Lo sport degli impeiegati è il football.
  3. Lo sport dei supervisori è il baseball.
  4. Lo sport del middle management è il tennis.
  5. Lo sport dei manager è il golf.

Conclusioni: maggiore è il livello di responsabilità aziendale, più piccole sono le palle.

US: 87% dei genitori preoccupati del rischio infortuni nello sport

Negli Stati Uniti gli sport giovanili stanno diventando sempre più competitivi, e la maggior parte dei genitori credono che i loro figli ne soffrano.

Secondo un nuovo sondaggio nazionale pubblicato dal espnW: Women + Sport summit, i due terzi dei genitori ritiene che ci sia “troppa enfasi sul vincere piuttosto che sul divertirsi” e  l’87% è preoccupata per il rischio di infortunio nello sport.

I genitori sono più preoccupati dei traumi fisici che avvengono sui campi di football delle scuole, che ultimamente sempre più di frequente sono  in prima pagina. Proprio la scorsa settimana, sono morti tre giocatori di football delle scuole superiori in Alabama, North Carolina e New York, probabilmente a causa di infortunio.

Le preoccupazioni dei genitori sarebbero alla base del calo nella partecipazione sportiva dei  giovani avvenuta negli ultimi anni. Nel 2008, il 44,5% dei bambini di 6-12 anni aveva partecipato a sport organizzati da società sportive. Menre solo il 40% dei bambini lo ha fatto nel 2013, secondo la Sport & Fitness Industry Association. Football, basket, baseball e calcio hanno tutti registrato una flessione a due cifre in partecipazione.

(Fonte: Time)

Bullismo all’estremo per i Miami Dolphins

Omofobia, razzismo, bullismo questa è la cultura sportiva espressa dalla squadra di football Miami Dolphins. Giocatori che con il comportamento portano alla depressione compagni di squadra colpevoli di giocare come femminucce. L’allenatore John Philbin afferma di non conoscere questo fenomeno che accadeva regolarmente nello spogliatoio della sua squadra, sino a quando non è stato pubblicato il rapporto di 144 pagina voluto da Roger Goodell, il commissario della Lega NFL. E’ una storia di sopraffazione ripetuta e costante nel tempo, che nessuno sino ad ora aveva voluto vedere. Come sempre

La leadership di Eduardo Macia

Emanuela Audisio riesce sempre a rendere avvincenti le sue interviste e questa volta ci ha fatto conoscere una persona che è riuscita a esprimere almeno 5 idee per me molto interessanti. Si tratta di Eduardo Macia, 38 anni, spagnolo, drettore tecnico della Fioretina. Le sue idee:

“A me interessa la personalità, se il gi0catore ha voglia di rischiare”.

“E se non è titolare si abbatte o si motiva?”

“Mi dicono: quel ragazzo corre molto. E allora? Il calcio non è maratona”.

“(Il calcio italiano) E’ un mondo chiuso, impaziente, pieno di pregiudizi. Anzi meglio: ha paura di tutto quello che non conosce”.

“Il potere. E’ l’unica cosa che interessa e che qualifica una persona … in Inghilterra lo è la capacità personale”.

(Emanuela Audisio, La Repubblica, 3 gennaio 2013)

La lotta di Chuck Pagano contro la leucemia

Chuck Pagano, allenatore degli Indianapolis Colts, malato di leucemia, esce dall’ospedale e si presenta negli spogliatoi per parlare ai suoi giocatori. E’ un breve discorso in cui parla dei suoi sogni: accompagnare le sue figlie all’altare e vincere il Super Bowl con i suoi Colts. Le frasi evidenziano la sua forza nel lottare contro il male terribile che l’ha colpito. http://www.youtube.com/watch?v=baQE_3yHPl4

Lo scandalo delle taglie sui giocatori

E’ terribile lo scandalo emerso nel football americano relativo alle taglie che le squadre mettevano su alcuni giocatori avversari per farli uscire dal campo o per spedirli direttamente in ospedale. La Lega del football (NFL) ha documentato che i premi raggiungevano anche i 50.000 dollari a partita durante i playoff del 2009, stagione in cui vinse il Super Bowl  la squadra di New Orleans commuovendo tutto il paese perché era il simbolo della città che rinasceva dopo l’uragano Katrina. Ora sappiamo che l’allenatore della difesa, William Gregg, è considerato l’ideatore del sistema delle taglie e che lui stesso partecipava a mettere soldi per alzare il guadagno. Dopo queste accuse documentate, Greggs si è scusato: “Voglio esprimere il sincero dispiacere e scusarmi con la NFL e i tifosi dei New Orleans Saints per la mia partecipazione al programma – pagare per la prestazione –  quando ero con i Saints … è stato un terribile errore e mentre lo facevamo sapevamo che era sbagliato. Invece che continuare con questo sistema, avrei dovuto fermarlo. Sono pienamente responsabile per il mio ruolo. Sono sinceramente dispiaciuto. Ho imparato luna dura lezione e garantisco che mai più parteciperò o permetterò che ciò accada di nuovo.”  Scuse tardive! Leggi:

http://www.nytimes.com/2012/03/03/sports/football/nfl-says-saints-had-bounty-program-to-injure-opponents.html?_r=1&nl=todaysheadlines&emc=tha27

http://www.washingtonpost.com/blogs/football-insider/post/new-orleans-saints-had-bounty-system-that-paid-for-injuring-opponents-nfl-announces/2012/03/02/gIQAPNDDnR_blog.html

http://www.nola.com/saints/index.ssf/2012/03/former_new_orleans_saints_defe_10.html