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International J. Sport Psychology 46(6) 2015, Part II

International J. Sport Psychology 46(6) 2015, Part I

Laboratorio di alta formazione in psicologia e coaching nello sport

 

Gli italiani nelle organizzazioni della psicologia dello sport

Talvolta essere psicologi dello sport italiani è anche motivo di orgoglio. In questi giorni si sta svolgendo a Berna il 14° Congresso Europeo di Psicologia dello Sport e possiamo affermare di essere una parte importante delle organizzazioni che lo rappresentano.

  • Claudio Robazza ha ricevuto il premio Ema Geron per la sua eccellente carriera scientifica e continua come Associate Editor di Psychology of Sport and Exercise
  • Maurizio Bertollo è  stato eletto nel nuovo direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport  (FEPSAC)
  • Cristiana Conti è stata eletta nel direttivo dell’ENYSSP, l’organizzazione europea dei giovani psicologi dello sport

Inoltre Fabio Lucidi è membro del direttivo dell’associazione mondiale di psicologia dello sport (ISSP). Per quello che mi riguarda ho lasciato dopo 8 anni la funzione di tesoriere della FEPSAC e continuo nel mio ruolo di editorial manager dell’International Journal of Sport Psychology.

Con questa squadra e il coinvolgimento delle associazioni italiane, del mondo accademico e dell’Ordine degli psicologi potremo fare altri importanti passi in avanti.

 

 

Il video dei 50 anni dell’International Society of Sport Psychology

Intervista su psicologia dello sport

Intervista a Emiliano Bernardi sulla psicologia dello sport.

Il narcisismo genitoriale: quando a scendere in campo non sono solo i sogni dei bambini

“Mio figlio voleva fare danza poi ovviamente ha scelto il calcio!”. Tante domande mi sono balzate in testa quando un allenatore- papà in fase di formazione mi ha detto questa frase. Ho pensato: ovviamente per chi? Ha scelto come? Chi è contento adesso?

Alcune di queste frasi le ho girate anche a questo papà, senza successo ovviamente, perché il narcisismo non ha occhi e non ha orecchie rivolte a qualcosa che non siano i suoi sogni e le sue idee.

Soffrono di narcisismo coloro che amano sé stessi più di ogni cosa, ma il narcisismo genitoriale è un’altra storia. I genitori narcisisti pretendono un certo comportamento da parte dei figli perché li vedono come un’estensione di se stessi, e hanno bisogno che i figli li rappresentino in campo e nel mondo, nel modo che più si avvicina ai loro bisogni emotivi. Queste caratteristiche porteranno il genitore a essere molto intrusivo in certi casi, e completamente assente in altri. E se il bisogno insoddisfatto è legato al calcio, ecco scendere in campo un piccolo calciatore a cui nessuno ha mai chiesto se è proprio lì che vuole stare. Il genitore soddisfa i suoi bisogni e rafforza la sua immagine mentre il bambino è lì a sentirsi colui che inevitabilmente non va mai abbastanza bene. Il bambino, in questi casi, mentre ha l’impressione di appartenere ad una razza speciale, ha anche il timore di essere meno interessante di quanto gli altri si aspettino e oscilla da un certo senso di superiorità, che rischia di renderlo spiacevole agli altri, a un senso di inferiorità che rende spiacevoli gli altri a lui.

I genitori narcisisti, sono controllanti, critici, concentrati su se stessi, intolleranti nei confronti del punto di vista altrui, inconsapevoli dei bisogni dei propri bambini. Il sentimento costante che questi bambini riferiscono è quello di non andare mai abbastanza bene. Questo costante posizione di frustrazione tenderà inevitabilmente a generare insicurezza.

La dinamica interattiva che si instaura in questi caso ha diversi sbocchi: o il bambino si adatta alla pressione proiettiva, rivestendo il ruolo predestinatogli senza apparenti disturbi (che esploderanno più avanti nel tempo) oppure,  l’equilibrio si rompe e il bambino esprime fortemente il bisogno di essere riconosciuto in qualità di persona e non come “ombra dei genitori“, ciò difficilmente potrà essere espresso con chiarezza e lucidità e sfocerà in quello che viene, troppo facilmente, definito un “comportamento difficile”: ribellione, bugie, aggressività.

L’amore di un genitore verso un figlio è  indiscutibile e senz’altro positivo,  ma spesso può capitare che un’intenzione positiva e generosa, come quella di un genitore verso il figlio, si trasformi in un meccanismo deleterio, perché non sempre  l’affetto è abbastanza  rispettoso del l’identità separata dell’altro. È necessario che il sentimento di un genitore, per essere positivo ed evolutivo per i figli, sia temperato e   tollerante dei limiti e  delle separazioni che inevitabilmente segnano il processo di crescita di un essere umano.

Probabilmente ognuno di noi porta con sé una forma fisiologica di narcisismo che  lo spinge a ricercare la stima  e l’amore degli altri, ma se tutto ciò non diventa un’ossessione nessuno ne verrà danneggiato.

Ecco qualche domanda da porsi per valutare il proprio grado di narcisismo:

  • Desidero sempre e comunque il riconoscimento degli altri per sentirmi appagato?
  • La mia vita quotidiana è troppo orientata al giudizio degli altri?
  •  La mia attenzione è focalizzata dai rimandi che gli altri mi inviano?
  • Tendo a svalutare mio figlio davanti ad un suo insuccesso?
  • Ho chiesto a mio figlio cosa veramente gli piace, cosa desidera fare e quali sono i suoi sogni?

Il narcisismo, ha colpito e intaccato l’arte di essere genitori, a più livelli della nostra società moderna, facendo spesso dimenticare che non sono il tetto, i vestiti o il regalare le ultime tecnologie a rendere genitori, ma il lungo e continuo lavoro di sintonizzazione sui bisogni emotivi, i desideri e i pensieri dei propri figli.

Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali.”
(William Hodding Carter II )

(di Daniela Sepio)

Le origini della ignoranza sportiva

Mettiamo insieme alcuni dati che abbiamo sullo sviluppo mentale dei bambini e cerchiamo di capire se potrebbero influenzare la loro eventuale carriera sportiva.

1.

  • In Italia nel 2012, oltre 26 milioni di persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2011, la quota di lettori di libri rimane sostanzialmente stabile (46%).
  • Le donne leggono più degli uomini: nel corso dell’anno ha letto almeno un libro il 51,9% della popolazione femminile rispetto al 39,7% di quella maschile. La differenza di comportamento fra i generi comincia a manifestarsi già a partire dagli 11 anni e tende a ridursi solo dopo i 75.
  • Avere genitori lettori incoraggia la lettura: leggono libri il 77,4% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 39,7% di quelli i cui genitori non leggono.
  • In Italia, anche chi legge, legge poco: tra i lettori il 46% ha letto al massimo tre libri in 12 mesi, mentre i “lettori forti”, con 12 o più libri letti nello stesso lasso di tempo, sono soltanto il 14,5% del totale.
  • Una famiglia su dieci (10,2%) non possiede alcun libro in casa, il 63,6% ne ha al massimo 100.
2.
  • Il premio Nobel per l’Economia James Heckman ha mostrato che i figli dei disoccupati alla scuola materna possedevano un vocabolario di 500 parole, quelli di di genitori poco qualificati 700 parole mentre i figli dei laureati arrivavano a 1100 parole. Purtroppo queste differenze permangono anche nelle età successive permettendo di prevedere con largo anticipo la carriera lavorativa, il reddito, la stabilità familiare e la condizione di salute. Pertanto servono investimenti educativi tali da sviluppare le abilità cognitive e sociali nei bambini da 0 a 5 anni e nelle età successive.
  • Novak Diokovic nel suo libro scrive: “Jelena mi faceva ascoltare musica classica e leggere poesie per calmarmi e imparare a concentrarmi (Puskin era il suo poeta preferito). I miei genitori, invece, mi spronavano a studiare le lingue, così ho imparato l’inglese, il tedesco e l’italiano. Le lezioni di tennis e le lezioni di vita erano una cosa sola, e ogni giorno non vedevo l’ora di scendere in campo con Jelena e imparare sempre di più sullo sport, su me stesso e sul mondo”. (p.5)
Non è difficile capire da questi dati e testimonianze cosa si dovrebbe fare per educare i giovani e che anche lo sport trarrebbe vantaggi da un’educazione centrata sullo sviluppo della lettura. Sono convinto che la poco diffusa cultura dello sport derivi proprio dall’ignoranza che domina in Italia e di cui molti giovani ne fanno le spese, rovinando la loro vita ben prima dell’età adulta.

Esperienze di webinar in psicologia dello sport

Durante il mese di dicembre abbiamo tenuto 1 webinar a livello nazionale e 2 internazionali sul tema: “Gli aspetti mentali dell’allenamento sportivo”.

Alberto Cei: “E’ stata un’esperienza diversa dalla conferenza di un’ora a un pubblico presente in sala. Il webinar motiva lo speaker a mantenere elevato il ritmo delle informazioni trasmesse ed elimina i break e le perdite di tempo, infatti non sono previsti ritardi nell’ora d’inizio, che è preceduta da alcuni minuti di introduzione e di attivazione del programma e connessione dei presenti. In tal modo vengono fornite più informazioni  di quelle normalmente fornite con il pubblico presente”.

Emiliano Bernardi: “La gestione del webinar richiede l’intervento di due persone, poiché lo speaker non può mantenere il contatto con i partecipanti. E’ un nuovo ed efficace metodo di parlare su un tema specifico, consentendo di risparmiare tempo e denaro e di ampliare il numero dei partecipanti a una più vasta area geografica stando nel comfort del proprio ufficio o direttamente da casa”.

Dopo 3 webinar possiamo dire che hanno rappresentato una fantastica occasione di condivisione di conoscenze e potrà essere l’occasione per costituire una community di persone interessare a questo tema d’intervento professionale. I commenti che abbiamo ricevuto sono stati positivi e nel 2015 ne organizzano altri con cadenza mensili sui temi più importanti per atleti, allenatori,  psicologi e professionisti dello sport.

La sedentarietà nasce in famiglia

Spesso per spiegare l’elevata percentuale di giovani sedentari si dice che è colpa della scuola che non promuove l’attività fisica, non stimolando la loro partecipazione al mondo dello sport. Certamente questa è una delle spiegazioni del ridotto coinvolgimento sportivo degli adolescenti. Vi è però un’altra questione importante da tenere presente e riguarda direttamente le famiglie. Diciamo pure che la maggior parte della famiglie italiane non conduce uno stile di vita fisicamente attivo, anzi gli adulti dai 25 ai 65 anni fanno poco sport e spesso sono sovrappeso.

  • il 32% degli adulti è sovrappeso e l’11% è obeso
  • il 20% degli adulti svolge attività fisica in modo continuativo, il restante 80% pratica in modo saltuario o è completamente sedentari
Molti di questi adulti sono genitori e con il loro esempio quotidiano trasmettono ai loro figli il proprio stile vita. Non è quindi un caso se il picco di attività sportivo per le ragazze è intorno agli 11 anni mentre per i ragazzi a 14 anni. Nelle età successive l’abbandono sportivo è una costante che caratterizza il resto dell’adolescenza e i primi anni della vita adulta.
Sento dire che invece bisognerebbe essere contenti di queste percentuali che indicano un incremento notevole della pratica sportiva degli adulti e dei giovani negli ultimi 30 anni. Questo ragionamento è però sbagliato alla sua origine, poiché in quegli anni gli adulti erano molto più attivi fisicamente perché si camminava più spesso e per tragitti più lunghi e l’obesità non era ancora diventata un problema di salute nazionale. Inoltre, i giovani pur se a scuola facevano poca attività fisica, potevano giocare per strada e andare all’oratorio e questo li rendeva più attivi. E non erano inseguiti da genitori con le loro merendine. Oggi tutto questo è impossibile, non esiste più il gioco libero e spontaneo e vi sono altre forme di svago che li allontanano dalla pratica dello sport.
Per concludere, i genitori sono un tassello decisivo per lo sviluppo di uno stile di vita fisicamente attivo e dovrebbero essere sensibilizzati e aiutati a fare le scelte giuste per se stessi e per i loro figli.