Archivio per il tag 'plusvalenze'

Il doping contabile è una forma di inganno sociale

Doping contabile la Figc si muove per evitare il crac : alcune società di calcio in sostanza si servirebbero di transazioni fasulle tra due club, allo scopo di inserire nei bilanci i nuovi arrivi con una valutazione utile a iscrivere la squadra al campionato o a rispettare il fair play della FIFA.

Si tratta di una forma d’inganno che prevede l’ottenimento di un risultato vantaggioso per la società che lo ordisce, fornendo agli ingannati (Figc, FIFA, altre società di calcio e propri dipendenti) notizie false.

Si può definire, quindi, in termini di azione sociale finalizzata a nascondere gli scopi reali perseguiti da chi inganna e tesa a fare ottenere a loro benefici tangibili. Per la psicologia cognitiva “un inganno è un atto o tratto di un organismo M che ha la finalità di non far avere a un organismo I una conoscenza vera che per quell’organismo è rilevante, e che non rivela tale finalità” (Castelfranchi e Poggi, 1998, p.55). La concezione di atto a cui si fa riferimento parlando di frode riguarda essenzialmente processi consapevoli, condotti in maniera intenzionale. Infatti, le frodi … sono sostanzialmente azioni che si caratterizzano in termini di volontarietà nella ricerca delle strategie d’inganno e dei modi per attuarle. Un’altra componente cruciale del processo di frode consiste nella rilevanza dell’inganno per gli ingannati … La terza condizione, rappresentata dalla mancanza di conoscenza … In altre parole è stato fatto credere il falso e non è stato fatto sapere il vero.

Queste considerazioni introducono un quarto aspetto presente nel processo dell’inganno. Riguarda il non far sapere all’ingannato che lo si sta ingannando. Quando si falsifica si compie esattamente questo tipo di operazione, si forniscono notizie false con il dichiarato intento di far credere che siano vere e si compiono azioni per convincere gli ingannati della bontà di quanto dichiarato.

…  Se la frode consiste, ad esempio, nell’alterazione di bilanci societari o nel mascheramento della loro reale consistenza, allo scopo di ottenere vantaggi per la propria impresa … a consapevole discapito di altri soggetti, risulta abbastanza evidente che le quattro condizioni presentate per illustrare il concetto d’inganno si possono applicare anche al concetto di frode finanziaria e al doping”.

Le plusvalenze finte della Serie A possono determinare il fallimento di molte squadre

Molte squadre di serie A contabilizzano delle plusvalenza, alcune fittizie, per tenersi a galla e non far figurare il rosso nel bilancio. Il calcio italiano (dati al 30 giugno del 2018)  è in rosso “solo” di 65 milioni, meglio dei 315 milioni persi in media ogni anno dal 2010. I numeri però sono in parte “truccati”. A tenere a galla la Pallone Spa non sono i biglietti venduti, gli assegni degli sponsor o i diritti tv ma i guadagni garantiti dalla compravendita di giocatori: una girandola di scambi – talvolta a prezzi fuori da ogni logica di mercato – che ha regalato ai 20 club di Serie A 724 milioni di entrate extra (il doppio del 2016). Un tesoretto che vale ormai quasi un terzo dei ricavi del pianeta calcio.
Dietro questa pioggia d’oro c’è un po’ di tutto: molte plusvalenze sono figlie di investimenti azzeccati. Basta pensare ai 15 milioni incassati dalla Sampdoria cedendo Milan Skriniar all’Inter o i 17 guadagnati dalla Roma girando Emerson Palmieri al Chelsea. Alcune invece sono delle vere operazioni fatte modificare il bilancio; queste operazioni vedono calciatori della Primavera venduti a prezzi super. Un gioco delle tre tavolette buono per far tornare i conti di fine anno (chi incassa contabilizza subito i guadagni, chi paga spalma la spesa su più anni di bilancio) ma che rischia di trasformarsi in uno tsunami finanziario per un campionato dove gli stipendi dei calciatori si mangiano da soli il 68% delle entrate reali e i debiti sono oltre 3 miliardi”.

Sono sempre accadute situazioni di questo tipo in cui si creano finti profitti per mantenere attivi i bilanci e ciò che appare non è vero.

A questo riguardo, ad esempio, “… già nel XVIII secolo la moltiplicazione delle società e il rapido aumento del capitale sottoscritto diedero luogo a gravi inconvenienti che provocarono misure legislative da parte del Parlamento inglese intese a limitarne gli abusi. A questa decisione si era giunti in seguito alla truffa perpetrata dalla Compagnia del Mare del Sud fondata nel 1711 da Robert Harley e John Blunt. La storia ha inizio quando  a questa società venne affidato il monopolio per tutti i commerci con il Sud America, mentre in cambio questa Compagnia avrebbe dovuto assumersi parte dei debiti che l’Inghilterra aveva contratto durante la guerra di successione per la corona di spagnola. La Compagnia del Mare del Sud si configurava in termini di organizzazione finanziaria che tramite il commercio delle risorse minerarie e di schiavi avrebbe attratto numerosi investitori. In realtà, quei territori erano detenuti dalla Spagna,  che aveva permesso all’Inghilterra un solo viaggio l’anno in cambio di una quota parte dei profitti.  Ciò nonostante, le continue voci che fiorivano a Londra sull’apertura in Sud America di nuove rotte commerciali, di nuovi porti e di navi che avrebbero portato oro e argento sollecitarono ugualmente l’ingordigia degli investitori. Purtroppo, nel 1718 la Spagna e l’Inghilterra  entrarono nuovamente in guerra  e gli attesi guadagni non si poterono concretizzare a causa di questo evento. Ciò però non impedì agli speculatori di presentare ai loro probabili clienti gli incredibili guadagni che avrebbero avuto al termine del conflitto. A presunta conferma della sua buona salute, nel 1719 la Compagnia propose di assumersi tutto il debito pubblico del governo inglese e l’anno successivo il Parlamento glielo accordò. Questi fatti fecero accorrere numerosi investitori che comprarono le azioni, facendone così incrementare di molto il valore e questo avvenne sino alla primavera del 1720. Nello stesso periodo, in virtù del successo ottenuto dalla Compagnia del Mare del Sud nell’attrarre capitali, altre Compagnie sorsero per magnificare i favolosi proventi che si avrebbero avuto dallo sviluppo del traffico con il Nuovo Mondo, nel commercio del pesce piuttosto che in quello del legno. Le azioni emesse passarono da un valore di 175 sterline a febbraio, a quello di 380 in marzo, a 520 in maggio sino a raggiungere il picco massimo di 1000 sterline alla fine di giugno…ma a settembre piombarono a 135 sterline. A questo punto le ricchezze di molti erano state dilapidate sino a scomparire, poiché i guadagni promessi erano rimasti tali sulla carta”.