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Recensione libro: Coach Wooden and Me

E’ uscito l’ultimo libro di Kareem Abdul-Jabbar: “Coach Wooden and Me”. Racchiudere le emozioni di un rapporto cinquantennale nei bordi cartacei di un libro non dev’essere stato facile, neanche per una penna raffinata ed esperta del calibro di Lew Alcindor a.k.a Kareem Abdul-Jabbar. Il fenomeno ex Bucks e Lakers è riuscito in questa ardua impresa, e l’ha fatto in grande stile. Le pagine scorrono agilissime, tra riflessioni sulla propria adolescenza e maturità, sulle spinose vicende politiche del tempo e sulla propria visione di concetti elevati quali, ad esempio, la morale religiosa e l’etica sportiva.

Questo libro contiene tutto ciò che possa esserci da sapere su di loro, ma proprio tutto. Dai momenti più luminosi di successo ai momenti di più buia disperazione, quasi sempre placati dalle citazioni letterarie e dalle parole sempre appropriate del Coach. A questo proposito, Kareem cita questa frase di Mark Twain, particolarmente cara a Wooden:

«La differenza tra una parola quasi giusta e una giusta è davvero una grossa questione: è la differenza che c’è tra una lucciola e un lampo».

Il Coach ha sempre scelto il lampo, misurando con attenzione il peso delle proprie parole, per non ferire il proprio interlocutore e per fornirgli sempre spunti positivi.

(Sintesi recensione di Cataldo Martinelli)

Il mental coaching nel Futsal (Calcio a 5)

Relatore: Emiliano Bernardi

Data: 22 Aprile, ore 19-20,15

Durata: 75 minuti

Il webinar è rivolto ad atleti e allenatori di futsal, psicologi ed esperti in psicologia dello sport. Si approfondiranno le principali implicazioni psicologiche di questo sport in un percorso alla ricerca del miglioramento della performance tratto dall’esperienza dell’autore in club e nazionali giovanili di calcio a 5. Partecipando a questo webinar si acquisiranno competenze su:

  • Le principali mental skill del futsal
  • La velocità di pensiero
  • Creare una routine pre-gara efficace
  • Mantenersi concentrati nei momenti critici della partita
  • I benefici del futsal nel processo di crescita psicofisico di atleti giovani e giovanissimi.
  • La parte finale del webinar sarà dedicata al question time dove si potranno porre domande al relatore.

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Grazie Sir Alex

Fergie's farewell 2: Man Utd v Swansea

Resistere alla pressione

L’allenatore del Napoli ha dichiarato che potrebbe prendersi prendersi una pausa dalla sua professione al termine di questa stagione. Non è il primo a affermare la necessità di un periodo di riposo dal calcio, l’ha già fatto Guardiola. Questo commento mi permette di parlare del libro di Hubert Ripoll “Il mentale degli allenatori” che racconta la storia di 42 sportivi allenatori e atleti, in cui si parla anche di cos’è per loro la pressione. A riguardo della pressione percepita dell’allenatore dice così:

“Bisogna essere forti nella testa per resistere alla pressione costante. Tutto si gioca su un filo, dal paradiso all’inferno in qualche millisecondo o millimetro. La disillusione, la disperazione sono prima di tutto per l’atleta. L’allenatore, però anche lui, ne soffre. Per fronteggiarle vi è la necessità di equilibrio personale e di una grande stabilità emotiva. Ciò avviene quando si riesce a prendere le distanze dagli avvenimenti senza negarli. Adottare un’atteggiamento positivo restando però lucidi. Prima di tutto, non bisogna chiudersi in se stessi. Ciò si nutre in primo luogo dei valori che l’allenatore si dà e delle motivazioni che l’animano. Ma ciò non basta quando la pressione è così forte: il pubblico, all’esterno, i giocatori, all’interno.”

Imparare a gestire la propria solitudine e le scelte dei momenti difficili, questo mi sembra essere il compito dell’allenatore che vuole vincere questi stress e restare saldo alla guida dei suoi atleti.

Info: http://www.payot-rivages.net/livre_Le-mental-des-coachs–Hubert-Ripoll_ean13_9782228907637.html

Offerta lavoro psicologo dello sport

La professione di psicologo dello sport in Italia non è così diffusa come ci si aspetterebbe per molte ragioni legate alle nostre arretratezze culturali sia in ambito sportivo che in quelle del mondo universitario. Fra queste ragioni ve ne è una che riguarda la non conoscenza da parte dei dirigenti e degli allenatori di dove e a chi indirizzare le loro offerte di consulenze di psicologia dello sport per la loro società sportiva. Spesso quindi la scelta dello psicologo dello sport avviene attraverso la conoscenza personale diretta o indiretta. Tutti conoscono medici ma nessuno penserebbe di andare da un ortopedico quando gli serve invece un cardiologo o viceversa. Nella mente di molte persone dello sport è dominante l’idea  che per lavorare nello sport sia sufficiente essere psicologi e non psicologi dello sport. La reazione dello psicologo a cui viene offerta questa opportunità è immediatamente positiva ma poco dopo inizia la sua spasmodica ricerca di un collega che sia psicologo dello sport con cui parlare per chiedergli dei consigli su cosa deve fare. Risultato: lo psicologo presenterà alla società un programma che prevede la messa in atto di competenze che non possiede e porterà discredito alla figura professionale dello psicologo dello sport. Personalmente mi è capitato spesso di parlare con allenatori che mi dicevano: “Prima di te c’è stato un tuo collega che ha passato il tempo a fare osservazione e non abbiamo mai saputo a cosa è servita”; “Basta che non dobbiamo più mettere delle crocette e compilare dei test, che non servono a niente”;”Faceva sempre domande ma non ha mai dato una risposta”. Queste sono i commenti più frequenti che ho sentito e di certo iniziare a lavorare in un contesto dove è questa la percezione dello psicologo da parte degli allenatori non è affatto facile.

Pertanto consiglio ai dirigenti e agli allenatori di servirsi di internet per cercare professionisti che possano anche indirizzarli verso colleghi della loro area geografica, contattare le Scuole dello Sport del Coni per avere delle indicazioni, sentire la Società Italiana di Psicologia dello Sport, contattare i docenti universitari di psicologia dello sport. Se si crede che questa sia una professionalità utile a migliorare aspetti di un’organizzazione sportiva, non si può scegliere il primo che passa per strada, perché difficilmente sarà quello giusto. Viviamo in un periodo di alta specializzazione in tutti gli ambiti professionali, compresa la psicologia. Sfruttiamolo perché solo così acquisiremo come società sportive un vantaggio competitivo nel nostro ambiente sportivo in termini di servizi e programmi offerti agli allenatori, al team tecnico, agli atleti e alle famiglie.