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Il calcio è divertimento

“Il calcio è divertimento” ha detto l’altro giorno Paolo Casarin, gran conoscitore dell’animo umano ed esperto di calcio. Può sembrare un’affermazione banale ma non lo è affatto. Se i calciatori si divertissero a giocare come quando erano bambini avrebbero meno stress e le partite sarebbero molto più belle.

Divertirsi toglie stress e fatica alla partita. Divertirsi vuole dire riconoscere che si è in campo per realizzare la propria passione. Divertirsi è essere riusciti a trasformare la propria passione di bambino nel proprio lavoro. Divertirsi è dirsi: “Chi l’avrebbe mai detto che sarei arrivato sino a qui, è fantastico”.

Se si smette di avere questo approccio al calcio, si uccide il bambino che è in noi e non ci si diverte più e lo stress, di dovere dimostrare ogni volta di essere bravi, può diventare un problema.

Real Madrid-Barcellona: quando il calcio è di nuovo appassionante

Ieri sera si è giocata Real Madrid – Barcellona ed è stata una gran bella partita di calcio. E’ terminata 4-3 per il Barcellona ma è tanta la qualità dei giocatori in campo che sarebbe potuta  terminare anche 6 a 6. Si sono affrontate due filosofie di gioco diverse, quella del Real Madrid centrata sulle individualità che risolvono le partite e quella del Barcellona in cui domina la coralità del gioco. Due squadre che volevano vincere e quindi si sono rese disponibili a subire gli attacchi continui degli avversari. Una partita in cui si è corso, non per il gusto di faticare, ma per la necessità di mantenere elevata l’intensità di gioco, per non dare ognivolta  agli avversari  il tempo di riorganizzarsi con facilità. Mantenere un’elevata pressione sugli avversari è un atteggiamento che il Barcellona ha saputo mostrare meglio del Real Madrid. Ci sono stati tre rigori perchè la qualità di Cristiano Ronaldo, Neymar e Iniesta è tale che i difensori hanno dovuto commettere fallo per fermarli. Quando due squadre composte da così tanti campioni entrano in campo per vincere lo spettacolo è certo, sono giocatori che non rallentano e trasmettono al pubblico la loro voglia di rischiare, di giocare la palla per il piacere che dà il farlo in modo efficace. E’ certamente il loro lavoro ma hanno trasmesso che il calcio è la loro passione e che con questo atteggiamento giocano. Un po’ come nelle partite dei bambini in cui tutti vogliono divertirsi e fare goal.

Come siamo fatti strani

Come siamo fatti strani:

  • si perde più che vincere
  • è facile infortunarsi
  • è una carriera breve
  • si è vecchi nello sport quando gli altri sono ancora giovani
  • bisogna seguire uno stile di vita abbastanza duro
  • molti conducono una vita nomade
  • bisogna sempre dare il massimo e spesso non basta
  • se non vinci si diffonde l’idea che sei finito

ciononostante la passione che ci governa ci fa continuare contro ogni logica.

 

Il calcio ci continua a distruggere

Il calcio ci continua a distruggere con i suoi scandali e ci dice che seguire le regole e rispetto degli altri sono sempre più dei fattori rari. Il calcio per noi italiani non è uno sport come gli altri, è lo sport e queste truffe ci colpiscono di più del doping o degli altri scandali, perchè è il nostro sport nazionale. Perchè è da sempre quello praticato dalla maggior parte dei bambini, una volta per strada e negli oratori ora nelle scuole calcio; è quello delle figurine Panini della nostra infanzia; il lunedì mattina ci dà modo di sfottere i colleghi e gli amici le cui squadre hanno perso e a noi di essere allegri; permette ai padri di giocare a pallone con i figli, sognando per loro un futuro da campione; la domenica pomeriggio sappiamo da sempre cosa fare e nessuno si permette in famiglia di ostacolare questo bisogno; tutti capiamo di calcio, non è complicato come la pallacanestro, è immediatamente intuitivo; tutti siamo stati bambini e il tifo per la squadra del cuore appartiene alle scelte di quegli anni e non cambierà mai; quando siamo stanchi e frustrati possiamo scaricare le nostre tensioni sui giocatori che non sono più quelli di una volta e non mostrano attaccamento alla maglia; viviamo nel mito dei cicli vittoriosi delle grandi squadre del passato e quando sono italiane ne siamo orgogliosi come se ne facessimo parte; su Italia-Germania 4-3 hanno addirittura realizzato dei film; il calcio annulla le differenze sociali e siamo tutti accomunati dalla stessa passione infantile. Questo stanno distruggendo anche se noi resistiamo.

Bamboccio bloc

Riprendo il titolo dell’articolo di Gramellini sulla Stampa di oggi, in cui si ribella all’idea che “il ragazzo che ha lanciato l’estintore per spegnere l’incendio … diventi il simbolo della generazione degli indignati”. Sono assolutamente d’accordo e voglio aggiungere che fra i tanti ragazzi che studiano o cercano lavoro, vi sono anche gli atleti, non solo i campioni che tutti conosciamo, ma quelle migliaia che ogni giorno si allenano per ore, molti dei quali non diventeranno mai dei fuoriclasse ma sono coinvolti perchè lo sport lo praticano non per guadagno o per fama ma perchè gli piace, per passione, per sentirsi bravi o per la voglia di confrontarsi con gli altri. Sono tanti e non pochi, ma nessuno mai ne parla eppure sono loro che stanno alla base dello sport italiano.