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Calcio: soldi non sono tutto per avere una vita felice

40 anni fa Terry Orlick scrisse un capitolo intitolato “From Hero To Zero”: “La sfida non è soltanto nel perseguire l’eccellenza ma nel farlo senza distruggere il resto della tua vita”. Quanti atleti di vertice si sono impegnati a perseguire questo obiettivo positivo? Significa essere consapevoli e impegnati nel distinguere tra pensare “la mia carriera è l’unica cosa che conta” o “la mia carriera è la cosa più importante che faccio” o meglio “la mia carriera e la mia vita al di fuori dello sport sono ambedue importanti”.

Oggi molti calciatori della Premiere League non sembrano invece seguire questo obiettivo di benessere personale:

  • La durata media della carriera è di 8 anni
  • 5 anni dopo il ritiro il 40% dichiara bancarotta
  • Dopo 1 anno dal ritiro il 33% divorzia
  • Oggi il salario medio annuo in Premiere League è di 2,5 milioni di sterline, non sufficienti a garantire una vita felice

+ età + attività fisica

Un nuovo report prodotto da Sheffield Hallam University, ukactive and DataHub ha messo in evidenza che in relazione all’allungarsi della vita delle persone, si  dovrebbe diventare più attivi con il trascorrere dell’età. Nel 2030 in Gran Bretagna le persone con almeno 60 anno saranno 20 milioni. Il sistema nazionale sanitario ha previsto che si potrebbero risparmiare 8 miliardi di sterline se gli over 55, che attualmente rappresentano il 31% della popolazione, praticassero attività fisica in modo regolare.

Naturalmente non è solo una questione economica ma di miglioramento del benessere individuale e sociale. E’ necessario creare degli spazi di attività fisica nei ritrovi pubblici e programmare azioni da svolgere nei quartieri di residenza delle persone.

Bisogna anche prevedere istruttori di fitness che siano anziani, così che possano dimostrare ai loro coetanei che è possibile essere attività a qualsiasi età.

Servirà un impegno significativo da parte del sistema sanitario nazionale per diffondere questo stile di vita attivo attraverso azioni concrete nelle città. Temo che questo approccio culturale sarà solo pura fantasia per l’Italia e che, come per altre situazioni, questo cambiamento avverrà solo se le associazioni non profit e le organizzazioni sportive in modo autonomo dallo Stato s’impegneranno a sviluppare questo tipo di programmi.

 

 

Lo sport per tutti è una guerra persa?

Secondo un’indagine di Public Health England (PHE)

  1. 6.3 milioni di adulti di 40-60 anni del Regno Unito non camminano a passo spedito 10 minuti consecutivi nel corso di un mese.
  2. Nel Regno Unito il 20% è meno attivo rispetto agli anni ’60.
  3. Si cammina 15 miglia in meno rispetto a 20 anni fa.
  4. La natura sedentaria della vita attuale rende difficile trovare il tempo per svolgere esercizio fisico.
  5. PHE chiede a tutti di camminare ogni giorno almeno 10 minuti a passo spedito
  6. E’ stata sviluppata una app ‘Active 10’ per mostrare a ognuno quanto cammina in modo spedito e come incorporarla nella propria vita quotidiana.
  7. Camminare in modo spedito almeno una volta al giorno riduce del 15% il rischio di morte precoce.
  8. Raggiungendo 150 minuti di camminata per settimana si riducono  il diabete di tipo 2 (del 40%), i problemi cardio-circolatori (35%), la demenza (30%) e alcune forme di cancro (20).
  9. La gravità di questa inattività fisica fra gli adulti, in UK, contribuisce a 1 morte su 6 e costa al servizio sanitario 0,9 miliardi di sterline.

 

Camminare o correre per 15 minuti ogni giorno migliora la vita dei bambini

Facciamo così poco per promuovere il movimento fra i bambini che notizie come queste fanno subito il giro del mondo e colpiscono per la facilità con cui si potrebbe fare molto di più con poco.

Nel momento in cui nella scuola di Stirling, Scozia, si sente dire “Miglio del giorno”, i bambini posano la penna,  escono dalla classe e corrono intorno all’edificio scolastico.   Da tre anni tutti gli allievi hanno percorso, al passo o di corsa un miglio al giorno. Svolgono questa attività non sempre nello stesso momento, in modo felice e, a dispetto della crescita dell’obesità in Gran Bretagna, nessuno in questa scuola è sovrappeso.

Il miglio quotidiano ha migliorato la forma fisica dei ragazzi, il loro comportamento e la concentrazione durante le lezioni; questa attività, camminare o correre per 15 minuti, si sta diffondendo in molte altre scuole del paese.

(The Guardian)

 

Bambini messi fuori dallo sport dai comportamenti negativi dei genitori

Bambini di otto anni lasciano lo sport per colpa del  comportamento dei genitori. E’ quanto emerge da un sondaggio del Marylebone Cricket Club (MCC) e il cricket charity Chance to Shine. Sono stati intervistati 1.002 di 8-16 anni, il 45% ha detto che il cattivo comportamento dei genitori ha fatto decidere di non fare sport. L’84% dei genitori di quei bambini ha convenuto che il comportamento negativo ha scoraggiato la partecipazione dei giovani.

Nel sondaggio, il 41% dei bambini ha dichiarato che i loro genitori criticano le loro prestazioni. Il 16% dice che è accaduto frequentemente o per tutto il tempo – mentre il 58% dei genitori ha affermato che c’erano più urla da bordo campo.

Un bambino ha riferito di aver visto una madre distruggere un finestrino della macchina dopo che la squadra avversaria ha segnato, un altro che un papà ha colpito l’arbitro per aver fatto uscire suo figlio, mentre un genitore ha ricordato che è stata chiamata la polizia quando due genitori hanno iniziato a picchiarsi.

Gli allenatori di Chance to Shine hanno organizzato un programma estivo di lezioni basate sui concetti di sport competitivo e  fairplay  rivolte a 350.000 bambini in oltre 5.000 scuole statali come parte della campagna di MCC Spirit of Cricket.

L’allenatrice Kate Croce, che gioca per l’Inghilterra, ha detto: “Vogliamo che i bambini siano competitivi, ma c’è una linea che non deve essere superata, valida per i bambini e per tutti i genitori invadenti.”

I principali problemi dell’attività giovanile

Secondo UK Coaching Foundation e Canadian Sports Center questi sono i principali problemi dell’attività giovanile:

  • Gli atleti in età di sviluppo competono troppo e si allenano poco.
  • Programmi per adulti sono imposti ad atleti in età di sviluppo.
  • La preparazione è centrata su obiettivi a breve termine – vincere – anziché su obiettivi a lungo termine.
  • L’età cronologica piuttosto che l’età di sviluppo è usata per pianificare l’allenamento e le competizioni
  • In larga misura gli allenatori non prendono in considerazione i periodi critici di adattamento all’allenamento.
  • I migliori allenatori lavorano a livello di élite, gli allenatori volontari a livello di sviluppo dove sarebbe necessaria maggiore qualità.
  • I genitori non sono educati a ragionare in termini di processo a lungo termine.
  • Non c’è un sistema d’identificazione del talento
  • Non c’è integrazione fra programmi di educazione fisica scolastici, i programmi ricreativi e i programmi agonistici degli atleti di alto livello.
  • Anticipazione eccessiva della specializzazione.

Hodgson ha scelto lo psicologo per la squadra inglese

Il Ct dell’Inghilterra Roy Hodgson ha confermato che userà uno psicologo dello sport fino alla Coppa del Mondo -  si tratta di Steve Peters e  aiuterà a preparare i suoi giocatori per le sfide in Brasile.

Peters, che ha lavorato a stretto contatto con il Liverpool e ha un rapporto di lunga data con il capitano dell’Inghilterra Steven Gerrard, sarà coinvolto con la squadra di Hodgson.

“Non è solo uno psicologo,” ha detto. “E’ il dottor Steve Peters, che è un uomo molto famoso in questo ambito. Ha un ottimo curriculum professionale in diversi sport e ha lavorato con il Liverpool e Brendan Rodgers, così Steve lo conosce bene.

“E’ qualcosa di cui  abbiamo parlato da un po’ di tempo, ma volevamo avere l’uomo giusto -. Per fortuna Brendan mi ha fatto parlare con Steve e lui ha accettato il nostro invito quindi siamo soddisfatti”

Peters ha inoltre lavorato con successo con la squadra ciclistica inglese  e il cinque volte campione del mondo di snooker Ronnie O’Sullivan.

(Dal Guardian)