Tottenham e Atalanta prive di resilienza

Le partite di ieri di Champions League hanno messo in mostra un problema di resilienza in alcune squadre, quali il Tottenham (ha perso 7-2 con il Bayern) e l’Atalanta (2-1 con lo Shaktar). Ambedue queste squadre non hanno saputo reagire positivamente alle difficoltà della partita.

Infatti, la resilienza si riferisce proprio alla capacità di reagire immediatamente a un problema. E’ quell’abilità che permette alle persone reagire alle sconfitte, ritornando indietro più forti di prima. Queste persone, piuttosto che lasciarsi travolgere dall’insuccesso e blocchi la loro determinazione, trovano invece un modo per risorgere da quei momenti.

Diciamo anche le squadre che spesso perdono le partite, come in questo periodo (Spal, Sampdoria, Genia e Milan) e quelle che spesso giocano al di sotto del loro livello mostrano una carenza di resilienza. Lo stesso vale per gli allenatori che le guidano.

  • Conoscere le situazioni che si devono affrontare nel dettaglio
  • Avere un piano per fronteggiarle con successo
  • Essere disposti ad adattarsi immediatamente alle situazioni nuove e impreviste
  • Credere nelle proprie capacità personali e della squadra, impegnandosi al massimo per attuarle
  • Sapere reagire positivamente e immediatamente a un errore
  • Comunicare e sostenere i compagni per tutta la durata della prestazione
  • Scaricare la tensione quando è possibile e nelle pause di gioco
Sono competenze che si dovrebbero costantemente migliorare. La domanda che dovrebbero porsi gli allenatori sono::
  1. Sono consapevole dell’importanza della resilienza?
  2. Sono convinto che si possa allenare?
  3. Quanto spesso l’alleno nella mia squadra?

 

 

Madre e 32 anni con l’obiettivo di rompere le barriere

‘I’m 32, I’m a mum and here I am breaking barriers’ says Fraser-Pryce after 100m winRisultati immagini per frasey-price doha

Salazar, Nike coach, è stato squalificato per doping

L’americano Alberto Salazar, controverso allenatore dell’atleta britannico Mo Farah fino al 2017 e di altri atleti impegnati ai Mondiali di Doha, è stato sospeso per quattro anni per “incitamento al doping”, ha annunciato l’Usada, l’agenzia antidoping americana. Salazar, 61 anni, è l’ideatore dell’Oregon Project, gruppo di allenamento di alto livello con base nel nord est degli Stati Uniti e finanziato dalla Nike, che accumula successi da diversi anni nel fondo e nel mezzo fondo. La superstar britannica Mo Farah, 4 volte campione olimpico e sei volte mondiale nei 5000 e 10000, ha fatto parte del gruppo fino al 2017 insieme all’americano Galen Rupp (doppia medaglia olimpica). Alberto Salazar, chiacchierato da diversi decenni per la sua capacità di giocare ai limiti del regolamento, ha negato tutte le accuse e annunciato il ricorso.

Guarda questo video: un’indagine educativa e informativa sul presunto doping nell’atletica leggera.Risultati immagini per salazar doping documentary

Braima Suncar Dabo aiuta l’avversario a concludere la gara

Jonathan Busby si sente male nel finale della gara dei 5000 ai Mondiali di atletica leggera in corso a Doha in Qatar, ma Braima Suncar Dabo della Guinea Bissau lo aiuta a portare a termine la competizione percorrendo gli ultimi metri abbracciati fino al traguardo.

L’atteggiamento costruttivo durante una partita di calcio

Andreazzoli, Di Francesco, Semplici e Giampaolo rischiano la panchina a causa dei risultati negativi delle loro squadre: Genoa, Sampdoria, Spal tutte con un punto e il Milan con due punti dopo sei partite.

Certamente le situazioni sono diverse da squadra. Ad esempio Semplici è l’allenatore con più anni nella stessa squadra in Serie A (cinque anni) mentre Giampaolo si trova a gestire la squadra di un club storico e vincente.

Per cui al netto delle differenze societarie e di club e delle abilità dei calciatori, si può comunque fare un ragionamento sulla mentalità di una squadra e del suo allenatore che conoscendo le difficoltà, 1 o 2 punti ottenuti su 18 disponibili, su quali fattori dovrebbe impostare il lavoro settimanale?

Non so quali errori siano stati commessi nella guida di questi team ma vediamo quelli più usuali, quando i leader si trovano a guidare gruppi i cui risultati non corrispondono alle aspettative d’inizio anno.

Timing - “tutto e subito” è nemico del “miglioramento nel tempo” e troppi allenatori e dirigenti “sperano che vada come pensano loro” piuttosto che “costruire una squadra”.

NOI – indispensabile responsabilizzare i calciatori sul concetto “si gioca insieme”, ognuno è responsabile non solo della propria prestazione ma in ugual misura di come favorisce e sostiene quella dei compagni.

Errori – il calcio è uno sport dove si commettono errori ma, “bisogna subito correggersi” senza lamentarsi. “Perdo la palla, recupero subito la palla” e non “perdo la palla, mi lamento/mi fermo e lascio andare l’avversario”.

Competitività – insegnare che non importa quale sia il punteggio e il momento della partita ma bisogna sempre giocare al meglio delle proprie capacità e mai favorire l’avversario con un atteggiamento di squadra depresso.

Spogliatoio – Vanno identificati e sostenuti quei calciatori che nello spogliatoio s’impegnano a mantenere unito e concentrato sulla partita il gruppo quale che si il punteggio (positivo o negativo).

Dialogo di squadra – il dialogo in campo tra i calciatori deve essere sempre costruttivo e teso mantenere un livello emotivo e competitivo efficaci.

Allenatore – In ogni istante della partita e sino al fischio finale, indipendentemente dal risultato, non deve mai smettere di guidare e sostenere i calciatori.

 

Questi sono a mio avviso i fattori principali che dovrebbero essere sviluppati in ogni squadra. Tutti possono migliorare molto sotto questo punto di vista, non dipendono da nessun talento e non dipendono dal tipo di gioco che si vuole fare.

Rappresentano i presupposti delle prestazioni efficaci. Si possono avere i calciatori migliori o gli schemi più efficaci ma se la squadra è carente anche solo su uno di questi punti non potrà mai esprimersi al suo meglio.

 

 

Kenesisa Bekele a 2 secondi dal record del mondo in maratona

Kenesisa Bekele dopo una serie di problemi fisici e risultati deludenti ha partecipato alla maratona di Berlino per rilanciare la sua carriera sul veloce percorso della capitale tedesca, dove tre anni fa vinse in 2h03’03’’.

E’ riuscito nel suo intendo non solo vincendo la gara ma stabilendo un tempo pazzesco di 2:01:41 a soli 2 secondi dal record mondiale di Eliud Kipchoge. Qui sotto è riportato il confronto fra i passaggi dei due atleti ogni 5km (source: Ross Tucker, @Scienceofsport).Immagine

Al primo posto i soldi e al secondo la salute degli atleti

Quanto sta accadendo ai mondiali di atletica di Doha è la dimostrazione che vi sono luoghi in cui non è possibile gareggiare. E’ altrettanto evidente che gli interessi politici ed economici dominano il mondo sportivo, per cui da molto tempo i più importanti eventi sportivi sono spesso organizzati in zone del mondo dove a causa delle condizioni ambientali gli atleti corrono seri rischi per la loro salute e non sono messi nelle condizioni di fornire prestazioni sportive corrispondenti al loro livello di competenza.

A Doha, il 40% delle maratonete si sono ritirate e i tempi finali delle prestazioni migliori sono molto superiori rispetto alle loro prestazioni migliori. Inoltre, la maratona è certamente la gara dove emergono in modo più evidente queste difficoltà ma analoghi fatti sono accaduti nella marcia e in altre prestazioni su pista.

Non mi ricordo se qualche federazione di atletica abbia protestato contro questa assegnazione dei mondiali. D’altra parte la storia è vecchia, se ci si ricorda che le partite dei mondiali di calcio del 1970 in Messico si giocavano a un’altitudine superiore ai 2000 metri e in orari impossibili per caldo e umidità ma utili per potere essere viste in Europa.

Non c’è chance per gli atleti, l’unica reazione sarebbe non partecipare ma molti non hanno un potere contrattuale da mettere in campo per portare avanti i loro diritti. Solo Eliud Kipchoge non è andato, perché sta preparando il tentativo di correre la maratona in 1h59m fra due settimane, finanziato da Ineos.

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Psicologia dello sport in Cina




I 10 errori più comuni degli atleti

Lista degli errori più comuni commessi dagli atleti partendo dalle loro frasi
  1. la tecnica risolve ogni situazione di difficoltà
  2. basta allenarsi molte ore e se non bastano ne aggiungiamo altre
  3. è importante fare come dice l’allenatore
  4. ho fatto tutto quello che dovevo per essere pronto, ora vediamo come va
  5. l’avversario era troppo forte
  6. non è possibile che continui a commettere questi errori
  7. sono fatto così, dopo un po’ perdo la testa
  8. oggi non era proprio giornata, lo sapevo che sarebbe andata male
  9. quando faccio un errore stupido, mi arrabbio con me stesso e ne commetto un altro
  10. E’ andato tutto bene sino a quel momento, poi è stato un disastro

 

 

5 importanti lezioni dal documentario “Inside Bill’Brain”

Una nuova serie di documentari Netflix descrive in dettaglio il funzionamento interiore della mente, del matrimonio e del lavoro filantropico di Bill Gates, e lascia gli spettatori con importanti lezioni sul lavoro, l’amore e la ricerca delle loro personali definizioni di successo.

Courtesy of Netflix