Continua il declino dello sport per tutti

10 anni fa ho scritto questo blog e direi che le previsioni negative che facevo si sono avverate.

Non è un tema di attualità perchè è un fatto costante della nostra vita quotidiana. Si tratta dello sport per tutti. Quello che è stato chiamato: lo sport a misura di ciascuno. Gli anni 80 e 90 sono stati quelli dell’incremento degli sportivi attivi e le grandi associazioni di sport hanno raggiunto milioni di aderenti. Fu un successo incredibile e una grande esperienza sociale e di ricerca del benessere da parte degli italiani che erano sempre stati una popolazione di sedentari. Oggi però questa spinta si è ormai persa, il numero massimo di praticanti si ha nella scuola media e poi decresce costantemente: a 20 anni fanno sport, anche in modo irregolare, il 40% delle ragazze e il 60% dei ragazzi; a 30 anni il 30% circa delle donne e il 50% degli uomini, che a 50 anni si riducono al 20% e 30%.

Allora che fare?

Non basta evidentemente organizzare nelle nostre città migliaia di gare podistiche ogni domenica, perchè questo non aumenta la pratica fisica. Se non vogliamo trovarci tra pochi anni con una percentuale di obesi e di problemi sanitari crescenti è necessario che chi si occupa dello sport per tutti esca dai canoni tradizionali che sono stati così efficaci più di venti anni fa. Ci vogliono nuove idee, nuove forme di collaborazione tra le organizzazioni sportive per evitare di finire a condurre una vita divisa tra casa, mezzi di trasporto, scuola o lavoro, mezzi di trasporto e casa. Bisogna uscire dalla fase di denuncia e passare a quella delle scelte.

Perchè fai sport?

Spesso mi domando se parlare di sport non sia un modo di fuggire i problemi pù gravi della società in cui viviamo. Poi mi convinco che lo sport per tutti e quello di eccellenza sono manifestazioni significative della vita delle persone.

Lo sono tanto che già nell’antica Grecia le guerre erano sospese durante le olimpiadi. Non solo … lo sport in tutte le sue forme e a qualsiasi livello e età è un’espressione umana che ci consente affermare noi stessi per il piacere di farlo (una bella corsa in un prato) o perchè ci permette di autorealizzarci.

In questo modo c’è posto per tutti i desideri, per chi vuole camminare e vivere il proprio ambiente nel modo più naturale che gli è concesso e per chi vuole eccellere.

Spesso agli alpinisti viene chiesto “Perchè vuoi scalare l’Everest sapendo che è un’impresa pericolosa”. La risposta è sempre la stessa “Perchè è lì”. Così è lo sport, un’impresa che ognuno può scegliere come affrontare.

Italiani sempre più grassi e sedentari

La piaga della sedentarietà continua a perseguitarci siamo già da sempre fra gli europei meno attivi in termini sportivi e soprattutto in 17 anni la percentuale dei praticanti è aumentata solo del 5,7% mentre i sedentari sono diminuiti del 2%.

Non c’è alcuna speranza concreta che nei prossimi 10 anni s’inverta questa tendenza in modo positivo, in assenza di qualsiasi tipo di politica governativa.

L’anno che è appena iniziato non sarà di certo l’anno dello sport, quello che spingerà a intraprendere una qualsiasi attività motoria in modo continuativo.

L’unico dato che aumenta in Italia è la prevalenza di persone in sovrappeso e con obesità cresce al crescere dell’età, tanto che se l’eccesso di peso riguarda 1 minore su 4, la quota quasi raddoppia tra gli adulti, raggiungendo il 46,1 per cento tra le persone di 18 anni e oltre. La prevalenza maggiore si riscontra in entrambi i generi nella classe 65-74 anni (61,1 per cento) e, mentre la maggioranza degli uomini presenta un eccesso ponderale già a partire dai 45 anni, per le donne ciò si verifica dopo i 65 anni.

Negli ultimi 30 anni, inoltre, è stato registrato un aumento di incidenza dell’eccesso di peso pari al 30 per cento ed emerge prepotentemente il ruolo del territorio di origine.

Buon 2021

Per iniziare  un nuovo anno di sfide professionali leggi:

PSICOLOGO DELLO SPORT: NUOVE TENDENZE E SVILUPPI PROFESSIONALI

La psicologia dello sport è un contesto scientifico e professionale in continua espansione, come lo sono d’altra parte gli altri ambiti della psicologia e negli ultimi 10 anni si sono presentate diverse situazioni che hanno cambiato di molto questo tipo di lavoro. In questo contributo vengono descritte sette aree di sviluppo che sono state protagoniste di questi cambiamenti; riguardano:

  • psicologia dello sport e psicologia della prestazione
  • psicologia nell’attività giovanile
  • psicologia dello sport
  • prestazione e gestione dello stress
  • psicologia dello sport e salute mentale degli atleti
  • psicologia dello sport e disabilità
  • psicologia dello sport e stile di vita fisicamente attivo
  • psicologia dello sport 4.0.

Scopo di questo articolo è di approfondire le conoscenze in ambiti significativi della consulenza in psicologia dello sport, fornire spunti per la riflessione in relazione a dove si sta indirizzando e come si sta orientando questo ambito di lavoro e stimolare i professionisti a sviluppare programmi d’intervento sempre più adeguati alle nuove richieste del mondo dello sport.

Nel calcio per vincere non basta il talento

Nel calcio, come in tutti gli sport di squadra, è bene ricordare che per vincere «La squadra campione batte una squadra di campioni», a indicare che anche la squadra ideale composta da soli campioni deve comunque integrare le competenze di ognuno nonostante possegga a priori un migliore potenziale qualitativo a livello individuale.

Quindi con quale frequenza la squadra favorita vince?

Uno statistico Chris Anderson insieme a un economista comportamentale David Sally hanno studiato questo fenomeno [2016] e hanno scoperto che nei campionati europei di calcio ciò avviene in poco più del 50% della partite, la percentuale sale a circa i due terzi delle volte nella pallamano tedesca, nel basket e nel football americano mentre nel baseball si attesta sul 60% dei casi.Per comprendere le prestazioni di squadra si deve ridurre l’attenzione relativa al valore intrinseco delle squadre evidenziato principalmente dal livello dei singoli talenti e porre maggiore interesse allo studio delle competenze necessarie per lavorare insieme.

Cosa fare per aumentare la probabilità di vincere?

Un parametro importante per distinguere le squadre vincenti dalle altre riguarda la connotazione positiva/negativa e la frequenza del dialogo fra i giocatori in campo. E’ stato evidenziato che i tre effetti positivi più citati dai giocatori sono:

  • L’aumento della coordinazione dei giocatori che stimola la ripetizione mentale di situazioni critiche.
  • Il miglioramento della concentrazione e l’affinamento della precisione dei loro movimenti.
  • L’aumento della loro capacità di prendere decisioni corrette con precisione  e nel più breve tempo possibile [Farina e Cei, 2019].

 

 

Perchè l’esercizio fisico è sottostimato nella pratica clinica?

Ekkekakis, P. Why Is Exercise Underutilized in Clinical Practice Despite Evidence It Is Effective? Lessons in Pragmatism From the Inclusion of Exercise in Guidelines for the Treatment of Depression in the British National Health Service.

Kinesiology Review, 2020

L’esercizio fisico rimane molto sottoutilizzato nella pratica clinica per ragioni che vengono comprese solo in parte. Questa revisione critica colloca il problema nel più ampio contesto politico ed economico. Si concentra sulla depressione, la principale causa di disabilità a livello mondiale, e sui processi che hanno seguito l’inclusione dell’esercizio fisico come opzione terapeutica nelle linee guida della pratica clinica del British National Health Service. La revisione mette in evidenza fenomeni precedentemente non affrontati, tra cui la lobby antiesercizio da parte dei medici di base e gli sforzi per presentare le prove degli effetti antidepressivi dell’esercizio fisico come deboli, inesistenti o metodologicamente difettosi. In particolare, il campo della kinesiologia è rimasto in silenzio mentre questi processi si svolgevano. Queste informazioni suggeriscono che il percorso dall’evidenza della ricerca all’implementazione in ambito clinico rimane dipendente da fattori che vanno oltre la quantità e la qualità dell’evidenza della ricerca. La revisione sottolinea la necessità di monitorare con attenzione, valutare criticamente e partecipare attivamente alla letteratura sulla ricerca clinica e allo sviluppo di linee guida.

 

Camminare allontana il pericolo di morte

Association of Daily Step Count and Step Intensity With Mortality Among US Adults

JAMA. 2020; 323(12):1151-1160.

Domanda: Qual è la relazione tra il conteggio dei passi giornalieri e l’intensità dei passi con la mortalità tra gli adulti statunitensi?

Risultati: In questo studio osservazionale che comprendeva 4840 partecipanti, un numero maggiore di passi al giorno è stato associato in modo significativo a una minore mortalità totale (rapporto di pericolo corretto per 8000 passi/giorno contro 4000 passi/giorno, 0,49). Non c’è stata un’associazione significativa tra l’intensità dei passi e la mortalità per tutte le cause.

Significato: Un numero maggiore di passi al giorno è stato associato a un minore rischio di mortalità per cause naturali.

In questo periodo dell’anno si fanno sempre programmi per migliorare la nostra vita in quello che sta per arrivare. Questa ricerca ci fornisce l’opportunità di fare una scelta importante e significativa per il nostro benessere. E’ gratuita e alla portata di tutti. Si tratta di camminare, attività che molti di noi svolgono in maniera estremamente limitata. Non importa la velocità, per ottenere dei benefici è sufficiente muoversi con il nostro passo, bisogna però farne 8.000 al giorno per ottenere questo risultato positivo che ci farà vivere meglio e più a lungo.

Spedizione invernale al K2

La spedizione invernale al K2 ha raggiunto il Campo Base con due giorni di anticipo. La marcia di avvicinamento è stata completata,
@sergi_mingote  e i suoi compagni si preparano a resistere a gennaio e a parte di febbraio.

Anche l’italiana Tamara Lunger tenta il #K2. In caso di successo, sarebbe la prima donna ad arrivare in vetta di un ottomila in inverno in una prima salita e sulla stessa montagna in due stagioni diverse http://bit.ly/3rrKOxI

http://bit.ly/3rrKOxI#K2winterexpedition2021

Auguri di Buon Anno alla Psicologia dello Sport

La psicologia dello sport ha fatto molta strada da quando agli inizi degli anni ’60, nel periodo 1959-1963  venivano pubblicati 300 articoli. Continuiamo a pensare che sia una disciplina giovane ma sarebbe meglio iniziare a pensare che al contrario è una parte della psicologia ormai bene affermata e al suo interno molto differenziata.

Basti pensare che accanto alla classica distinzione fra psicologia dello sport e psicologia dell’esercizio, si sono affermate diverse altre aree come era già stato evidenziato da Robert Singer nella relazione introduttiva al Congresso Mondiale dell’ISSP a Lisbona nel 1993.

D’altra parte sono almeno 10 le riviste di psicologia dello sport e ogni anno vengono pubblicati in tutto il mondo decine di libri di psicologia dello sport.

La psicologia dello sport gode di buona salute e offre ormai le stesse opportunità che si possono trovare nelle altre aree della psicologia. Inoltre, è molto considerata da atleti e allenatori che ne comprendono la funzione.

Quindi mia cara Psicologia dello Sport ti auguro un prosperoso 2021!

 

 

 

Il collasso collettivo della Juventus

Juventus-Fiorentina si è conclusa ieri sera 0-3. Un risultato totalmente inaspettato e non spiegabile solo a causa dell’espulsione di Cuadrado o dalla sfortuna. In psicologia dello sport ciò che è accaduto è chiamato collasso collettivo.

Questo fenomeno si verifica quando in una squadra la maggior parte dei giocatori improvvisamente gioca al di sotto del suo livello di abilità pur avendo avuto un inizio favorevole della partita oppure performa sin dall’inizio al di sotto delle aspettative.

Studiando gli sport di squadra in Svezia, Apitzsch [2019] ha rilevato dalle dichiarazioni di 146 giocatori e 15 allenatori di élite che il 70,8% dichiarava di avere vissuto un’esperienza di questo tipo almeno una volta durante il campionato e in prevalenza giocando fuori casa.

Questo fenomeno è principalmente attribuibile a una comunicazione insufficiente e negativa, alla non accettazione del ruolo in campo e a un contagio emotivo negativo tra i giocatori durante la partita. Una specie di pigrizia collettiva che ha impedito alla Juventus d’impegnarsi al 100%, determinata da una perdita di motivazione dovuta alla percezione di giocare contro un avversario più debole e che invece aveva preparato al meglio la partita e dimostrando sul campo il proprio valore.

Nel calcio gli episodi più clamorosi di collasso collettivo sono accaduti durante la semifinale della Coppa del Mondo del 2014 svoltasi in Brasile, dove la nazionale brasiliana perse 7-1 contro la Germania e nel 2005 durante la finale di Champions League Milan-Liverpool svoltasi a Istanbul, quando la squadra italiana perse la partita dopo avere concluso il primo tempo in vantaggio di 3-0.