La formazione degli psicologi: la popolarità della mindfulness

In questi giorni sto pensando alla popolarità che sta sempre più acquisendo la mindfulness nel miglioramento delle prestazioni e nella gestione dello stress. Non metto in discussione la sua validità e i dati di ricerca ne hanno dimostrato l’efficacia.

La questione per me è un’altra. Ho sempre pensato che l’uso da parte di uno psicologo di una strategia/tecnica psicologica, in questo caso la mindfulness, dovrebbe corrispondere a un interesse non tanto rivolto solo verso lo sviluppo di un’abilità tramite una l’apprendimento di una tecnica. Dovrebbe, a mio avviso, costituire un modo per permettere di acquisire a uno psicologo un’ulteriore competenza in un ambito di suo interesse.

Mi sembra che questa strategia e tecnica rientri in quell’ambito di attività che riguardano anche il controllo respiratorio, la capacità di rilassarsi, la capacità di restare focalizzati sul presente rappresentato da uno stimolo semplice o complesso, esterno o interno all’individuo e la capacità di sapere servirsi dell’immaginazione per organizzare attività di visualizzazione di compiti e situazioni.

La mia impressione è che, invece, si corra il rischio di acquisire competenze “perché in ogni caso mi potrebbero servire, sono di moda e si possono acquisire facilmente senza un coinvolgimento personale diretto”.

L’idea che voglio sottolineare è, in breve, la seguente: l’acquisizione delle competenze professionali corrisponde allo sviluppo di un piano organizzato o avviene in modo più spontaneo sull’onda delle opportunità formative e degli interessi di questo momento?

 

 

 

 

 

Questo è il momento migliore per iniziare un programma di mental coaching

Questo è il momento migliore per iniziare un programma di mental coaching per migliorare come atleta le proprie competenze nell’affrontare la propria carriera sportiva.

La ragione risiede nella specificità di questo periodo che obbliga a un lungo periodo di allenamento e, di conseguenza, permette di dedicare più tempo anche agli aspetti mentali, senza essere pressati dalla prossimità delle competizioni.

Questa riflessione mi permette anche di evidenziare quanto sia importante per un atleta e il suo allenatore sapere gestire in modo efficace gli aspetti mentali dell’allenamento.

Gli allenatori spesso affermano: “in gara si deve ripetere quanto imparato in allenamento”. Gli fanno eco gli atleti quando dicono: “Ho fatto tutto quello che dovevo e sono pronto a gareggiare”.

Quindi, se l’allenamento è il fattore decisivo della carriera di un atleta vuol dire che motivazione, concentrazione, tenacia, gestione della fatica, fiducia e ottimismo sono dimensioni psicologiche che vanno ottimizzate durante ogni seduta, altrimenti sarà molto difficile poterle dimostrare in gara.

La strada verso l’eccellenza è molto dura e passa attraverso una mentalità tesa al continuo miglioramento fisico, tecnico-tattico e psicologico. Nessuno di questi 3 aspetti può essere lasciato da parte.

Chi è interessato mi può contattare per ricevere ulteriori informazioni e per fare una prova di mental coaching.

 

 

 

Essere il migliore e il più vincente: il pensiero dominante di Michael Jordan

In questi giorni, dopo la conclusione della bellissima serie “The last Dance” si leggono articoli sull’eccezionalità di M. Jordan e anche del suo unico pensiero di essere il più forte. Se leggete questa tabella, pubblicata in un mio libro del 2004, potete vedere i risultati di una ricerca del 2001 in cui si evidenziano questa caratteristica e altre come quelle che posseggono gli atleti di successo… quindi l’importante è allenarci in questo modo!! Michael Jordan è stato il migliore e solo qualcuno in ogni sport lo può diventare ma in ogni caso questa è la strada da percorrere per essere vincenti.

 

Nuove strade per lo sport

La pulizia dell’aria svela l’Everest da Kathmandu

La riduzione delle emissioni dei veicoli dovuta alla chiusura riguardante il COVID-19 ha ripulito l’aria sopra il Nepal e l’India settentrionale. Per la prima volta dopo molti anni, il monte Everest è di nuovo visibile dalla valle di Kathmandu, anche se si trova a 200 km di distanza. Tanto che l’Himalaya è visibile dall’India dalla città di Chandigarh e un altro 8.000, il Kangchenjunga, è visibile dalla città di Siliguri.

Le buone abitudini non devono cambiare

Un anno fa in questo periodo si parlava con le ragazze del tennis dello stile di vita dell’atleta. Un aspetto importante nella costruzione della carriera da parte di un’atleta juniores per capire che oltre l’allenamento, il proprio stile di vita influisce sullo sviluppo perso ale e sul rendimento sportivo.

Questa foto, ora appesa al muro del Centro di Preparazione Olimpica di Formia, riporta in sintesi esempi di vita di grandi campioni di 10 sport diversi.

Ora la nostra vita è profondamente cambiata ma queste abitudini continuano a essere sempre valide.

Ritorno al campo, come ci si allena senza gare?

Sono tempi difficili per ogni tipo di ambito professionale e anche lo sport si è dovuto fermare di fronte alla pandemia a cui ci ha costretti la diffusione del Covid-19. Questi primi due mesi di lockdown a casa sono stati veramente duri per chi è abituato a trascorrere le sue giornate impegnato in allenamenti intensi e prolungati o a viaggiare e partecipare alle competizioni. Chi ha trascorso meglio questo periodo unico nella vita di ognuno? Probabilmente chi è riuscito a dare un senso alle proprie giornate, ricostruendo le sue abitudini e attività all’interno delle mura di casa. Ad esempio, da Cristiano Ronaldo ai giovani atleti juniores seguire un programma di preparazione fisica è stato un momento importante della propria quotidianità che ha rappresentato un ponte fra ieri, oggi e domani.

Ho già scritto in altri post della rilevanza dell’allenamento mentale e dell’osservazione dei video delle proprie prestazioni e di quelle di altri atleti. E’ stato un modo diverso di allenarsi, non di fare semplicemente “qualcosa”, per migliorare fisicamente, mentalmente e dal punto di vista tecnico-tattico. La valutazione che ho tratto dalle informazioni raccolte dagli atleti con cui lavoro relative soprattutto a tre sport (il tiro a volo, il tennis e il tennis tavolo) è che l’avere seguito a casa programmi di allenamento in maniera regolare e quotidiana ha permesso di riprendere l’allenamento in campo in maniera molto positivo e con una percezione di fluidità ed efficacia delle proprie azioni tecniche e tattiche.

Ora si apre la fase successiva, caratterizzata dalla ripresa degli allenamenti in campo ma senza le gare, i cui tempi di apertura varieranno molto nelle diverse discipline. Partendo da questa totale incertezza sull’apertura alle competizioni, gli atleti potrebbero allenarsi per un periodo molto lungo, magari anche più di 100 giorni senza partecipare a competizioni ufficiali. Anche questa situazione è totalmente nuova e dovrà essere impostata seguendo un approccio diverso da quello abituale. Un gruppo di esperti internazionali che lavora a contatto con atleti che si preparavano per le Olimpiadi ha evidenziato un incremento dei problemi legati alla riduzione del sonno,  alla diminuzione dell’appetito, all’aumento dei pensieri fissi di preoccupazione, alla solitudine e paura che l’incertezza attuale possa portare alla perdita del momento Olimpico (Schinke et al., 2020).

In questi casi è stata fornita una consulenza rivolta all’ascolto di quello che pensano e sentono gli atleti, incoraggiandoli ad esprimere le loro paure, frustrazioni, prima di giungere a prepararsi a fornire soluzioni. Apertura ha significato anche incoraggiare un chiaro flusso di comunicazione tra gli atleti e coloro che lavorano con loro nelle loro organizzazioni sportive. Ciò è servito a rafforzare i rapporti e a unificare i membri di ogni squadra e ad avere discussioni costruttive. Questa apertura è andata oltre il lavoro con i consulenti della performance mentale ed è servita anche a sostenere il rapporto con amici e familiari. L’apertura ha significato molto di più di una discussione incentrata sullo sport, e si estesa ai temi relativi alla condizione umana di base, come la vita sana, il mangiare, il dormire e il pensare alla propria vita in termini globali.

Viviamo in un periodo tempestoso e certamente le preoccupazioni sulla nostra condizione umana vanno ascoltate e orientato in modo costruttivo e questo è un ruolo che gli psicologi dello sport devono svolgere nei confronti di atleti, allenatori e società sportive. Nello stesso tempo, vi è un altro aspetto della consulenza psicologica connessa questa volta ai cicli di allenamento. Oggi, quali aspetti vanno allenati, gli stessi di sempre con le stesse modalità oppure sarebbe più funzionale a questo periodo allenarsi mentalmente in modo diverso, dedicando più tempo alla stabilizzazione di competenze alle quali di solito viene dedicato meno attenzione (e.g., fra le altre respirazione per le diverse situazioni di allenamento, gestione della pause, approccio iniziale all’allenamento, consapevolezza propriocettiva, aspetti mentali del warm-up), perché la maggior parte della preparazione mentale è orientata a rispondere alle esigenze del calendario delle competizioni?

 

Cosa ho imparato in questi ultimi due mesi

In questi giorni di rallentamento del lockdown in cui vivevamo mi sono chiesto cosa avessi imparato, cosa mi portasse con me come esperienza di questi 2 mesi.

Contatti interpersonali vs comunicazione digitale

La vicinanza interpersonale con le persone, non mediata dalla tecnologia, è una necessità per noi mammiferi abituati a condurre una vita sociale quotidiana e fondata sul contatto fisico immediato. Questo periodo ho capito che nessuna comunicazione solo digitale può sostituire questo bisogno, che è sempre stato soddisfatto dagli esseri umani.

Al contrario, però, ho potuto anche pienamente diventare consapevole che la comunicazione online e la facilità del suo accesso rappresentano dei fattori con un impatto straordinario sul lavoro e la vita relazionale. Il digitale agisce nella direzione di regalarci una maggiore disponibilità della risorsa di cui soffriamo maggiormente la carenza: il tempo. E’ un risparmio che ha un effetto anche sul nostro benessere quotidiano, riducendo gli stress dovuti a uno stile di vita in cui gli spostamenti richiedono troppo del nostro tempo.

Per il futuro, dobbiamo valorizzare la cura dei rapporti interpersonali tramite la vicinanza fisica ma nello stesso tempo il digitale rappresenta il sistema più efficace per gestire in modo migliore meno time consuming la complessità della vita professionale.

Equilibrio e definizione delle priorità fra benessere e lavoro

In queste settimane di lockdown benessere personale e necessità professionali si sono intrecciate in modo più evidente rispetto all’usuale organizzazione temporale delle nostre giornate. Lo sforzo di adattamento è stato molto significativo poiché ci siamo trovati a vivere una condizione non prevista e non programmabile in precedenza. Basti pensare alla difficoltà di molte famiglie divise tra l’organizzazione lavorativa dei genitori e gli impegni scolastici online dei figli. In un futuro che si presenterà sempre più digitale sarà necessario trovare un equilibrio fra la vita privata e il lavoro, fra gli stress quotidiani e il benessere.

Lavoro in presenza e lavoro a distanza

Nel mio lavoro con gli atleti e con professionisti di altri ambiti professionali è stato necessario adattarsi a questa nuova soluzione – a distanza – soprattutto nel capire e nel fare comprendere che il lavoro insieme non era “qualcosa in attesa di riprendere nel modo abituale” ma era il modo migliore per allenarsi mentalmente e per prepararsi alle prestazioni in un modo certamente diverso ma non per questo meno efficace. L’atteggiamento mentale di fare qualcosa “in attesa di” è stato molto diffuso e ci è voluto un po’ di tempo prima di accettare un modo diverso di pensare. Attualmente le persone con cui lavoro sono convinte che questo periodo ha permesso loro di diventare consapevoli di aspetti delle loro prestazioni e dell’importanza dello sviluppo di determinate abilità che non avrebbero mai raggiunto, poiché sarebbero stati troppo coinvolti nello svolgimento della stagione agonistica.

Anniversario della conquista dell’Everest senza ossigeno

Evento storico accaduto oggi, 8 maggio 1978, Reinhold Messner e Peter Habeler  sono stati i primi a scalare l”Everest senza servirsi dell’aiuto delle bombole di ossigeno, impresa sino ad allora ritenuta impossibile.

Photo credit: Rupert Taylor-Price/Flickr

Reinhold Messner and Peter Habeler in 1978. Image via outdoorteam.at

Mount Everest as seen from Base Camp 1. Photo credit: Rupert Taylor-Price/Flickr

Ripresa dello sport ed esigenze degli atleti durante il coronavirus

Sono state pubblicate le linee guida sulle modalità di svolgimento degli allenamenti per gli sport individuali. Contengono anche l’indicazione che “per gli atleti è ritenuto fondamentale anche il supporto psicologico per prevenire o contrastare la conflittualità o la possibile resistenza al rientro nei siti sportivi, l’eventuale riduzione della motivazione e delle performance, la difficoltà nel portare a termine le attività in ragione dell’ansia, nonché i rischi di infortunio legati a stress e difficoltà di concentrazione”. Estremamente utile avere sottolineato l’importanza del supporto psicologico ma viene affiancato a temi esclusivamente collegati a problemi psicologici che potrebbero insorgere negli atleti all’apertura dei centri sportivi. Complessivamente sviluppo programmi di preparazione psicologica per circa 40 atleti e con molti di più sono in contatto tramite i loro allenatori e psicologi dello sport e mi sembra che per la quasi totalità di loro la possibilità di ritornare ad allenarsi nel modo abituale sia motivo di piacere e di soddisfazione. Problemi di ansia, di mancanza di motivazione e di stress sono stati, invece, quelli più spesso avvertiti in questi ultimi due mesi, chiusi in casa e senza nessuna notizia certa sulla ripresa dell’attività. In questa prima fase, il supporto psicologico che è stato loro fornito da allenatori e psicologi dello sport è stato decisivo per vivere queste giornate in modo soddisfacente e per uscire da una condizione di passività.

A questo punto, trascorsi due mesi dall’inizio di questo periodo di pandemia dovuta al coronavirus posso dire che l’attività di preparazione mentale con gli atleti e con gli allenatori è proseguita in modo molto positivo. Nella mia esperienza gli atleti hanno apprezzato da un lato l’attenzione rivolta verso loro in questa situazione di chiusura nelle proprie case e in tal senso il contatto online ha permesso di ridurre le ansie connesse all’isolamento sociale e all’impossibilità di condurre la propria vita sportiva abituale, composta da viaggi, allenamenti e competizioni.

Dal punto di vista dell’allenamento mentale, questo periodo è servito a fare scoprire molti aspetti di questo lavoro che spesso non vengono curati a causa del ritmo pressante imposto alla loro vita dalle competizioni e dall’essere centrati più che altro a migliorare le competenze psicologiche più strettamente collegate con la gestione della fatica e dello stress agonistico.

In questi due mesi, invece, lontani dalle gare si è potuto lavorare sull’allenamento della concentrazione in modo molto specifico e senza la pressione del tempo, percepito come limitato a causa dello svolgimento delle stagione sportiva. In queste lunghe giornate a casa, molti atleti hanno potuto allenarsi mentalmente non solo su macro competenze, come ad esempio la visualizzazione delle loro abilità sportive e delle azioni di gioco ma anche su aspetti estremamente particolari come il miglioramento della fase di espirazione in condizioni di riposo e di stress fisico o la gestione dei 3 minuti di cambio campo nel tennis o di periodi anche più brevi come la fase di recupero di 7 secondi circa tra i punti nel tennis tavolo e così via per altri sport. Lavorare mentalmente su questi aspetti cosiddetti minori può comunque rappresentare quel marginal gain che spesso nello sport di livello assoluto costituisce la differenza fra la vittoria e la sconfitta.

Inoltre, si è lavorato anche sullo sviluppare programmi specifici per ognuno della durata di 45 minuti da praticare quotidianamente con una serie di esercizi da svolgere a riposo e in condizioni di stress fisico.

In sostanza, questo periodo è stato vissuto come un’opportunità per vivere la vita di atleta in modi diversi da quelli abituali, così come è stato per la preparazione fisica e l’allenamento tecnico-tattico, e che ha visto gli atleti impegnati complessivamente per diverse ore ogni giorno con attività di qualità. Sarà interessante, ora che riprendono le attività consuete di allenamento, verificare in che modo quanto svolto in questi  due mesi sia stato utile per favorire una ripresa più veloce delle abilità tecnico-tattiche avendole allenate diversamente ma certo per molti con la stessa intensità e quantità di tempo in virtù del lavoro proposto dallo staff degli atleti.