Non è più tempo di panem et circenses

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Procuratori sportivi in Italia?

Ieri ho tenuto una lezione a un master per diventare procuratori sportivi. E’ un corso di studi prestigioso organizzato dal Sole24 che vede la partecipazione di più di 30 giovani in prevalenza laureati in economia e commercio e in giurisprudenza. E’ un master ben organizzato, con docenti competenti e uno stage di 4 mesi presso un’organizzazione sportiva o un’azienda. Nonostante queste premesse a un certo punto mi è stata posta la domanda su come vedevo il loro futuro professionale. Da un po’ di tempo la mia risposta è sempre la stessa. Se volete trovare un’occupazione in Italia agite “come se” fosse possibile, cioè attivate la vostra rete di conoscenze, andate a proporvi a 360° nel mondo sportivo , muovetevi con un piano/progetto dandovi un tempo realistico di riuscita. La premessa “come se”, significa mettere a priori da parte la consapevolezza relativa alle difficoltà del nostro paese e di tutto quanto sappiamo a proposito. Nel contempo però muovetevi per andare all’estero nei paesi dove i giovani lavorano, i principali sono i BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Non escludete i classici Australia, USA e Canada che in ogni caso continuano a richiamare molti giovani o paesi emergenti come il SudAfrica.

I problemi dell’Inter

Non mi convincono le spiegazioni fornite sulle sconfitte dell’Inter e non mi riferisco al merito degli acquisti e cessioni di calciatori, dell’invecchiamento della squadra o degli eventuali errori d’impostazione tattica della squadra. Certamente sono aspetti importanti ma nelle valutazioni che ho ascoltato e letto mi sembra manchi qualcosa, che a mio avviso viene prima di tutto e cioè: impegno e dedizione. Significa entrare sul campo con la voglia di dare il meglio di sè anche sapendo che non si è al massimo della preparazione (quale che ne sia il motivo), con la voglia di dimostrare che si ha un’anima. Ecco perchè gli allenatori sono spesso paragonati ai condottieri, perchè devono fare ardere questo fuoco, e non è retorica. Dice bene Al Pacino-allenatore nel film “Ogni maledetta domenica” bisogna lottare 1 cm alla volta. Questo approccio viene prima degli schemi, perchè è quello che serve proprio a esaltare il gioco squadra, povero o ricco che sia. “NOI siamo questi” deve dire la squadra, “siamo disposti a lottare?”  Questo ragionamento è semplice e terribile nello stesso tempo. Semplice perchè elimina ogni altra giustificazione, terribile perchè ognuno sa che da quel momento non può più mentire a se stesso. O ci stai o sei fuori e quando i giocatori purtroppo si escludono, a quel punto viene mandato via l’allenatore.

Il rugby è ancora una speranza

Gli inglesi si sono dimostrati superiori in molti aspetti del gioco, ma certamente questa volta la nazionale di rugby è andata vicina  alla vittoria come mai prima d’ora. I tecnici di questo sport sapranno valutare cosa non è andato bene. Dal mio punto di vista credo che una parte significativa della sconfitta sia da addebitarsi ai calci sbagliati. Rigori che invece gli inglesi non hanno sbagliato e che il giovane Farrell ha messo dentro per ben quattro volte. Quando si perde per molti punti questi errori non hanno grande rilevanza, ma quando si perde 19 a 15 determinano la differenza fra vincere e perdere. Mi chiedo cosa viene fatto per allenare questa abilità così decisiva, quante ore la settimana sono spese da chi deve calciare e se sono studiate le routine migliori per i calciatori. Colui che ha messo a segno più tiri nella storia del rugby,  l’inglese Johnny Wilkinson, per anni ha speso ogni settimana ore e ore per giungere quasi alla perfezione di questa esecuzione. E’ inglese anche il 20enne Farrell che ieri non ha mai sbagliato, quindi non è questione di età o di esperienza.

World happy day

World happy day con più di 600 città in 60 paesi in tutti i 7 continenti, World Happy Day è sicuro di farti sorridere. La giornata prevede la proiezione del film HAPPY (2011) (lingua originale, sottotitoli in inglese) del regista candidato all’Oscar, Roko Belic. Il film ci porta dalle paludi della Louisiana ai deserti della Namibia, dalle spiagge del Brasile ai villaggi di Okinawa ed esplora i segreti che stanno dietro alla nostra emozione più preziosa. Roko e il suo team hanno viaggiato in tutto il mondo in 14 paesi, e hanno parlato con le menti più brillanti in psicologia, neuroscienze, filosofia e spiritualità, su ciò che rende le persone veramente felici.
HAPPY combina scienza d’avanguardia come il nuovo campo della “psicologia positiva”, con storie di vita reale di persone da tutto il mondo, le cui vite illustrano questi risultati. Come la storia di una bella donna di nome Melissa Moody, madre di tre figli che ha avuto una “vita perfetta” fino al giorno in cui si è imbattuta in un camion. Disabile per nove anni e sfigurata per tutta la vita, Melissa si sente più felice ora che prima del suo incidente. Manoj Singh, un estrattore risciò dai quartieri poveri di Calcutta, in India che vive in una capanna fatta di sacchetti di plastica con la sua famiglia, si trova ad essere felice come l’americano medio. Attraverso queste e altre storie HAPPY ci conduce verso una più profonda comprensione di come possiamo vivere tutti noi vite più soddisfacenti, sane e felici. www.bolognatoday.it/eventi/cultura/world-happy-day-centro-zonarelli-11-febbraio.html
www.worldhappyday.com/

Psicologi che lavorano

Ieri sera su Super 3, è andata in onda un’altra puntata della trasmissione di approfondimento su tematiche legate al calcio giovanile nel Lazio. Tema della puntata è stato Corviale, dove lo sport è diventato negli anni strumento indispensabile nel recupero di un quartiere a lungo in difficoltà, troppo spesso emarginato dal resto della città e purtroppo anche dalle istituzioni. Sono intervenuti Pino Galeota, membro del Coordimento “Corviale domani” e Mauro Litti, psicologo della Federazione Italiana Giuoco Calcio del Lazio, per raccontare la realtà del palazzo più lungo del mondo senza luoghi comuni e senza ipocrisie. Ancora una volta quindi il calcio è stato solo il punto di partenza per affrontare tematiche che difficilmente riescono a conquistare le prime pagine dei giornali. Finalmente viene dato rilievo al lavoro degli psicologi (nella puntata precedente era intervenuta un’altra collega, Daniela Sepio). Era ora.

La sobrietà della leadership

In questi giorni Mario Monti sta parlando dell’importanza della sobrietà e, comunque, buona parte del suo stile di leadership è permeato da questo atteggiamento. Giacchè questo modo di essere è stato ripetutamete etichettato in modo sarcastico e negativo voglio mettere in evidenza che invece è stato ampiamente  documentato come rilevante dagli studi sulla leadership. Per chi volesse saperne di più, Joseph Badaracco (Leading quietly, Harvard Business School Press, 2002) ha dimostrato che dovrebbero costituire l’ossatura principale di qualsiasi organizzazione. Sono una tipologia di persone denominata i quiet leader, i leader sobri, poiché la sobrietà e l’auto-controllo sono in larga misura responsabili dei loro successi. Sono pazienti e tenaci come i maratoneti, la loro è una corsa lunga spesso condotta al di fuori dei riflettori, non sono sprinter che gareggiano di fronte a una folla rumorosa. In tal modo sanno perseguire il bene comune anteponendolo all’interesse personale.

C’é il secondo tempo?

Clint Eastwood ha diretto lo spot pubblicitario della Chrisler che è stato trasmesso nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo del Superbowl. E’ uno spot visionario sul futuro e che può costituire uno spunto di rilflessione per ognuno di noi sulla questione: nella nostra vita c’è o ci stiamo dando un’altra opportunità? So anche che qualcuno lo interpreterà come un ulteriore esempio della solita retorica americana. Vai a http://www.youtube.com/watch?v=b2d4FH38uXM

Le frustrazioni di Ibra

Ibrahimovic sa che deve imparare a trattenersi e che queste sue reazioni istintive sono sbagliate. Non è la prima volta che un fuoriclasse cade in questa trappola che lui stesso si è teso: la testata di Zidane è la madre di questi gesti inconsulti. La questione pone due domande. La prima riguarda l’atleta: come mai questi fuoriclasse, consapevoli del grande valore che rappresentano per la squadra e altrettanto consci di questo loro punto debole non agiscono per cambiare? Secondo: Come mai i loro club non si muovono per prevenire questi comportamenti? Ciò che è evidente è che le reazioni dei giocatori e del club sono sempre a posteriori, come se non fossero interessati o preparati ad agire diversamente. E’ inutile attribuire allo stress generato dalla pressione su questi giocatori la causa di questi comportamenti sbagliati e non passa tutto con una bella dormita. Bisogna imparare a restare sereni e corretti e forse lo psicologo potrebbe aiutare questi fuoriclasse a cambiare e il club a sostenerli non solo a parole.

E’ il momento di lamentarsi degli arbitri

Juve e Milan si sentono penalizzate e i rispettivi allenatori lo dichiarano apertamente. In più la Juve con il suo dg Marotta afferma che sono anche poco esperti. E’ venuto il momento di lamentarsi degli arbitri. E’ sempre la stessa storia ogni anno, quando i risultati non vengono (Juve) o un giocatore viene squalificato (Milan) ovviamente la colpa principale è dell’errore arbitrale che condiziona il campionato. Più corretta è invece la reazione di Guidolin dopo la partita persa con la Fiorentina. “I rigori contro? Non giudico l’operato dell’arbitro, accetto il loro giudizio anche se qualche volta la penso in maniera diversa. Io ho uno stile mio che voglio portare fino alla fine. Se ha visto i rigori vuol dire che c’erano. Anzi non mi sono molto piaciuto quando ho protestato con lui per i due minuti di recupero dati”.