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Matteo Simone, un caro amico psicologo dello sport, correrà la prossima Maratona di Roma per i bambini, i ragazzi, i progetti di Sport Senza Frontiere.

L’ha fatto già altre volte con coraggio, impegno, determinazione, volontà e amicizia, accanto a tanti altri atleti che si vogliono mettere in gioco con lo sport e per lo sport, condividendo gioie e dolore e correndo non solo per se stessi ma anche per gli altri.

Sostieni l’iniziativa di Matteo Simone per Sport Senza Frontiere Onlus

Perché correrò per Sport Senza Frontiere? 

Perché ho conosciuto da diversi anni alcuni di loro, persone molto sensibili, solidali, speciali, straordinarie e cerco di affiancarmi a loro, per contribuire nella loro risuscita di permettere a bambini e ragazzi in condizioni svantaggiose di fare sport, vivere bene, stare in salute fisica e mentale, fare una vita dignitosa.

Ritengo che lo sport non debba essere considerato solo performance ma anche modalità e opportunità di inclusione, integrazione, solidarietà, aggregazione, quando è possibile.

Il tirocinio è il valore chiave del Master in Psicologia dello Sport

Il valore di un master in psicologia dello sport è dato da molti aspetti fra cui certamente la qualità dei docenti che devono avere svolto attività significative e continuative nello sport e la partecipazione in presenza poiché la nostra è un’attività in cui l’apprendimento professionale è di gran lunga ridotto se avviene a distanza.

Tuttavia, direi che la dimensione più significativa sia rappresentata dal tirocinio presso un’organizzazione sportiva. S’impara attraverso l’opportunità di svolgere esperienze all’interno di un contesto sportivo organizzato in cui lo psicologo è chiamato a proporsi con degli obiettivi e un programma costruito per quella situazione.

  • Nel Master organizzato da Psicosport ciò è possibile poiché i partecipanti sono inviati in società sportive che vengono a loro proposte o, in rare occasioni, suggerite da loro stessi. Quest’anno abbiamo organizzato tirocini che vanno dalla Lombardia, alla Campania e alla Puglia.
  • Un secondo aspetto professionalizzante è che il tirocinio è supervisionato da Daniela Sepio, coordinatrice del Master, e da me. Questo legame permette agli psicologi di avere sempre un confronto continuo sulle loro attività.
  • Terzo, il tirocinio è anche la base per la formulazione del project work finale, che riguarda come continuare l’attività in quella società sportiva una volta terminato il master.
  • Su queste basi, è probabile che la loro esperienza si possa tramutare nel primo lavoro retribuito come psicologo dello sport.
  • Quarto, il tirocinio ha la durata di 5 mesi, per un minimo di 90 ore di pratica, a cui si aggiungono quelle necessarie per organizzare il lavoro sul campo e valutarne gli effetti.
Personalmente, considero questa esperienza lavorativa come l’aspetto formativo che permette di mettere in pratica le conoscenze e le competenze trattate nel master. In tal modo abbiamo integrato teoria e pratica.
Questo è un master per chi vuole tramutare il suo sogno di diventare psicologo dello sport nella realtà di un professionista che conosce e sa applicare le sue competenze. Non è retorica, noi la pensiamo e lavoriamo in questo modo.

Non solo storie di successo

Lo sport non è solo il racconto di grandi storie di successo personale e di squadra.

Emergono anche storie di vita come quella di Djokovic, di Shevchenko e di Dybala. Storie molto diverse che esprimono il non-senso di molte situazioni, che potrebbero sembrare anche comiche se non avessero risvolti sociali importanti come quella di Djokovic e professionali come le altre due storie.

Di Djokovic è stato scritto di tutto e la situazione sembra non avere più segreti. Questa esperienza ci ha riproposto la storia della persona di successo che ritiene di essere oltre le regole e di dover essere accettato per il ruolo raggiunto. Quando ci si percepisce intoccabile, è facile agire con la convinzione che ogni propria scelta sia legittima e debba essere accettata.  Ha sbagliato, finisce lì.

Shevchenko è l’ultimo esempio di come troppo spesso non ci sia professionalità nella scelta dell’allenatore. I presidenti preferiscono buttare via i loro soldi nel mantenere più allenatori a contratto, sono risorse sottratte ad altri investimenti di cui nessuno sembra preoccuparsi.

Dybala e il suo contratto in sospeso da diversi mesi. E’ vero che il nuovo contratto prevede un salto economico importante e il club ha bisogno di tempo per decidere ma allo stesso tempo il protrarsi per mesi di questa condizione non può non esercitare un’influenza negativa sulla serenità del calciatore. Raramente le situazioni che si protraggono senza avere una soluzione sono vissute bene dalle persone, anzi spesso minano proprio la fiducia della persona e il suo sentirsi accettati. Queste esperienze hanno un costo psicologico personale e alla fine danneggiano la squadra.

 

Sai come migliorare la tua attenzione?

Molti giovani non sono consapevoli di cosa intendere per intensità di svolgimento di un esercizio o di un allenamento.

E’ certamente più facile capirlo in quegli sport in cui viene richiesta un’esecuzione con un tempo preciso o comunque con una velocità ben definita.

Ma queste definizioni sono comunque riferite ad aspetti tecnici. Mi sembra invece che sia spesso più ridotta la consapevolezza della qualità ad esempio della loro concentrazione e quanto sia possibile per loro aumentarla anche quando ritengono di essere al massimo del focus su un compito.

C’è poca attenzione anche da parte degli allenatori ad allenare la concentrazione e soprattutto a migliorarla nel tempo anche in coloro che sono concentrati e motivati. Si ritiene che attenzione e motivazione siano un patrimonio che l’atleta deve mettere per conto suo e che l’insegnamento debba riguardare solo la tecnica o la tattica o il miglioramento fisico e atletico.

Naturalmente anche gli psicologi ignorano come potenziare queste dimensioni psicologiche, giacché il loro percorso di studi non prevede queste tematiche. Considero questa carenza piuttosto grave, in un mondo che base tutto sulla velocità di risposta, sulla gestione di più informazioni e sulla riduzione dello stress che queste determinano nella quotidianità.

Come si diventa consapevoli del proprio modo di prestare attenzione e come allenarla per migliorare le nostre prestazioni?

Come l’uso del computer favorisce la sedentarietà

Shirin Panahi and Angelo Tremblay, 2018, Sedentariness and Health: Is Sedentary Behavior More Than Just Physical Inactivity? Front. Public Health, 10 September 2018      

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che gli adulti dai 18 anni in su partecipino ad almeno 150 minuti di attività moderata-vigorosa alla settimana o l’equivalente di 30 minuti di attività quotidiana. Attualmente, poco più del 15% degli adulti canadesi soddisfa queste linee guida.

I problemi di sedentarietà possono essere attribuiti non solo alla mancanza di movimento, ma anche alla stimolazione fornita dalla cambiamenti nelle nostre attività quotidiane. Oltre ai cambiamenti nell’attività umana, la globalizzazione e i cambiamenti tecnologici hanno favorito un progressivo passaggio da compiti fisicamente impegnativi a lavori basati sulla conoscenza o attività mentali che sollecitano una maggiore domanda cognitiva. Le attività di svago basate sullo schermo (ad esempio, guardare la televisione, i videogiochi e l’uso di Internet) e le attività lavorative basate sullo schermo (ad esempio, l’uso del computer per scopi lavorativi) sono state spesso considerate insieme mentre potrebbero non innescare la stessa risposta allo stress. Inoltre, da una prospettiva fisiologica, i requisiti e gli effetti biologici del lavoro fisico e cognitivo non sono gli stessi. Il lavoro mentale, per esempio, può aumentare significativamente l’instabilità glicemica (cioè, ampie fluttuazioni nelle concentrazioni di glucosio nel sangue) portando ad un aumento del desiderio di mangiare e quindi, un maggiore consumo di energia.

Così, i problemi di sedentarietà possono essere attribuiti non solo alla mancanza di movimento, ma anche alla stimolazione fornita dalla sostituzione delle attività. In un contesto in cui c’è esposizione al lavoro cognitivo, sono necessarie nuove strategie per aumentare l’attività fisica e migliorare la regolazione del bilancio energetico. Come è stato precedentemente suggerito, da una prospettiva fisiologica, i requisiti biologici del lavoro fisico e mentale sono diversi perché il lavoro basato sulla conoscenza è un tipo di attività che si basa sul cervello che utilizza il glucosio per il metabolismo energetico, rispetto all’attività fisica che utilizza il muscolo scheletrico e si basa principalmente sul metabolismo dei grassi, a seconda del tipo di attività fisica.

Tuttavia le soluzioni potenziali che considerano gli approcci per contrastare l’impatto negativo del lavoro mentale possono essere possibili con il riadattamento degli orari di attività fisica quotidiana. Nel contesto di un ambiente scolastico o lavorativo, dati recenti hanno suggerito che la combinazione di lavoro mentale e fisico (ad esempio, pause attive/riunioni), può essere una strategia per ridurre il tempo sedentario in un contesto in cui il potenziale stress neurogenico può essere elevato. Un periodo di esercizio intenso a intervalli dopo il lavoro mentale ha dimostrato di diminuire il consumo di cibo rispetto a una condizione di non esercizio, suggerendo che può essere utilizzato come approccio per compensare il bilancio energetico positivo indotto dai compiti mentali.

Sul posto di lavoro, le scrivanie sit-stand sono risultate efficaci nel diminuire il comportamento sedentario sul posto di lavoro negli impiegati con obesità addominale, senza cambiamenti nel comportamento sedentario o nell’attività fisica al di fuori delle ore di lavoro; tuttavia, questi cambiamenti non hanno alterato i marcatori del rischio cardiometabolico in questi individui. Inoltre, l’uso di scrivanie sit-stand in lavoratori d’ufficio sedentari è stato anche associato a un senso generale di benessere ed energia, diminuzione della fatica, e riduzione dell’appetito, assunzione di cibo e minori livelli auto-percepiti di fame.

 

Pillole di movimento

Si è tenuta oggi a Bologna, in Palazzo D’Accursio, la conferenza stampa nazionale di “Pillole di movimento” campagna nazionale Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti di contrasto alla sedentarietà e di promozione della cultura del movimento, che vede protagonisti 31 Comitati Uisp e da gennaio coinvolgerà oltre 235 Comuni italiani e 370 tra associazioni e società sportivedilettantistiche. Il progetto è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per lo Sport nell’ambito del Bando EPS 2020 e attraverso le farmacie dei circuiti Gruppo Lloyds e Federfarma provinciali, partner del progetto, verranno distribuite 480.000 confezioni di “Pillole di movimento”.

Paola Paltretti, presidente Uisp Bologna, ha fatto gli onori di casa e ha coordinato la conferenza stampa: “Per noi è motivo di orgoglio che l’Uisp nazionale abbia creduto nel progetto e l’abbia presentato al Dipartimento dello sport, che ha deciso di finanziarlo a livello nazionale. La sua forza sta nella semplicità e l’obiettivo è rimettere in moto i sedentari stimolandoli a tornare anche a vivere momenti di socialità”

Nel corso della conferenza stampa è stato presentato lo spot di lancio del progetto, con la partecipazione di Lodo Guenzi.

Le confezioni di “Pillole di movimento” che verranno distribuite in tutta Italia, contengono coupon gratuiti che permetteranno di scegliere tra una rosa di oltre 1200 attività sportive e motorie promosse in tutta Italia. Ovvero, il bugiardino contenuto nella scatola, molto simile a quella di un farmaco da banco, consente di poter usufruire di un mese gratuito di attività fisica e verrà consegnato dal farmacista, così come un qualsiasi medicinale.

Il progetto è nato a Bologna nel 2010, grazie ad una rete molto capillare creatasi tra Uisp, le aziende Asl e le farmacie coinvolte. Un’idea vincente e assolutamente innovativa, che si è affermata nel territorio e che grazie a questo progetto nazionale verrà lanciata per la prima volta a livello nazionale.

#Djokovic

“Siamo ragazzi che giocano con una pallina in mutande, non pensiamo di essere più importanti di Gino Strada!” Poche parole ma molto efficaci di Claudio Panatta a @radioanchio #Djokovic

Sogni e determinazione per uscire dai momenti negativi

Recuperare da infortuni ripetuti e da malattie non è semplice e per esperienza personale posso dire che richiede in via prioritaria almeno due abilità psicologiche. La prima è l’arma che apre la porta del ritorno all’attività sportiva. E’ quella che un mio caro amico, Robert Nideffer, chiama “avere fede”, diceva sempre quando parlava con atleti o manager, “Tu devi avere fede in te, devi credere che raggiungerai gli obiettivi che ti sei posto. Lo so non li hai ancora raggiunti, ma devi avere fede che ci riuscirai, sarà certamente difficile, in certi momenti penserai di non farcela, ma non importa tu continua a provare, continua a impegnarti e alla fine avrai successo”.

Terry Orlick chiedeva qual è il tuo sogno, John Salmela chiedeva ai suoi studenti: “Quanto vuoi diventare bravo come psicologo dello sport? Vuoi essere il migliore del tuo quartiere, della tua città, del tuo stato, vuoi eccellere?”. Per molti sono domande prive di senso, perchè ciò che vogliono è stare nella loro zona di comfort e non hanno altre ambizioni.

Per cui il primo obiettivo da porsi è stabilire quale sia il tuo sogno. Bisogna avere l’abilità di sognare a dispetto della situazione attuale in cui ci troviamo. Per definizione i sogni possono non essere raggiunti, non sono obiettivi realistici ma bisogna avere fede in noi stessi.

La seconda abilità la possiamo chiamare determinazione, grinta o resilienza. Dobbiamo recuperare da una condizione di salute negativa. A questo riguardo la domanda è: “Quando si comincia?”. I medici ci dicono quando potremo iniziare, i fisioterapisti ci dicono cosa fare. A noi sta la decisione d’iniziare appena è possibile, senza indugi. La motivazione a effettuare esercizi di solito noiosi e inizialmente faticosi non è rivolta a farci piacere quello che stiamo facendo ma ci deve sostenere nella realizzazione del nostro sogno. Non è importante l’esercizio, è importante riconoscere che ogni ripetizione del programma che abbiamo iniziato a seguire è un passo verso il raggiungimento del sogno. E’ questa mentalità che alimenta la nostra perseveranza a inserire e mantenere nella nostra vita quotidiana il percorso che ci è stato proposto.

 

 

Che foto pazzesca! Tanti campioni così diversi insieme

Vuoi veramente eccellere?

Se la vostra ambizione è diventare veramente bravi, esperti, in un’attività che scegliete voi, dal giardinaggio all’imparare una lingua straniera, a correre per 1h piuttosto che sapere cucinare la pasta al forno, rispondete a queste tre domande.

  1. Perchè voglio diventare veramente bravo/a nel  … ?
  2. Cosa dovrei fare per raggiungere questo obiettivo?
  3. Con che probabilità farò queste azioni necessarie?
Sono riflessioni che vanno bene per tutti/e, giovani atleti/e, professionisti/e e coach.
Consente di diventare consapevoli di quanto siamo motivati/e a impegnarci e, soprattutto, ad affrontare con piacere le difficoltà che incontreremo. Sono le uniche occasioni di miglioramento che abbiamo e dobbiamo essere grati/e d’incontrarle.
Buona strada!