The Journey: sostegno globale alle Squadre di Rifugiati

The Journey | UNHCR in partnership with the IOC and IPC | sportanddev.org

‘The Journey’ chiede un sostegno globale alle squadre di rifugiati che parteciperanno ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha lanciato un potente video per sostenere le squadre olimpiche e paralimpiche di rifugiati, prima delle Olimpiadi di Tokyo 2020.

‘The Journey’ racconta la storia drammatica di un rifugiato costretto a fuggire da casa sua a piedi in fuga da conflitti e persecuzioni. Viaggiando per terra e per mare, alla fine raggiunge la sicurezza, ristabilisce la sua vita e inizia a correre verso un nuovo obiettivo: una medaglia. Creato in collaborazione con due borsisti atleti rifugiati del CIO, il video evidenzia il potere dello sport di portare speranza e cambiamento per tutti coloro che sono costretti a fuggire.

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World Autism Awareness Day

 

 

genitori « Alberto Cei

Scegliere un modello eroico

Nel 1647 Baltasar Gracian, gesuita, pubblicò un piccolo libro contenente 300 brevi scritti, utili per affrontare i pericoli della vita e per fornire alle anime libere un percorso per imprimere il loro segno nella vita civile e politica.

Eccone uno per riflettere.

Scegliere un modello eroico

Più per emularlo che per imitarlo. Vi sono esempi di grandezza, testi viventi di reputazione. Ciascuno nel suo ruolo si misuri con chi è primo, non tanto per seguirlo quanto per superare. Alessandro non pianse Achille quando ne vide il sepolcro, ma sé stesso, non ancora sbocciato alla fama. Non c’è cosa che risvegli ambizioni nell’animo come la chiarita dell’altrui fama: la stessa che, mentre distrugge l’invidia, alimenta la nobiltà.

Gracian intreccia qui due aneddoti diversi illustrati da Plutarco nelle Vite parallele di Alessandro e Cesare: Alessandro Magno non piange davanti alla tomba di Achille, ma ne onora la memoria dichiarandolo fortunato per avere avuto un amico fedele in vita e un cantore delle sue gesta dopo la morte; Cesare, invece, pianse leggendo un libro su Alessandro Magno perchè pure avendo raggiunto la stessa età, non ne aveva ancora eguagliato la fama.

L’importanza della routine

La routine previene un decremento della prestazione dopo una pausa [Warm-Up Decrement, WUD].

Questo decremento è particolarmente evidente negli sport in cui vi sono delle brevi pause di gioco, al termine delle quali gli atleti devono immediatamente fornire prestazioni di elevato livello.

Ttime-out negli sport di squadra:

  1. Spesso dettato non solo da motivi tecnici, ma dall’intento di bloccare una fase di gioco favorevole degli avversari. Queste pause determinino una riduzione di attivazione, che si manifesta attraverso una perdita temporanea di quella condizione interna ottimale che consente di fornire una prestazione efficace.
  2. L’atleta prima di riprendere il gioco deve riadattare il suo sistema interno e la sua attenzione alle esigenze della prestazione in modo da essere nuovamente pronto a rispondere.

Il riscaldamento migliore è quello che comprende gli elementi critici della prestazione da eseguire.

Indicato nella preparazione all’esecuzione di abilità closed in cui è presente un grado elevato di stabilità ambientale e l’atleta si può preparare con attenzione a selezionare la risposta e a eseguirla.

E’ stato evidenziato che gli atleti esperti, rispetto ai soggetti di livelli inferiori, dedicano alla routine più tempo

Atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi:

  1. nella lotta gli atleti che hanno vinto una medaglia attuano in modo sistematico specifiche routine pregara per tutta la durata del torneo olimpico, mentre coloro che nella stessa squadra statunitense ottengo risultati inferiori se ne sono serviti in modo molto meno continuativo (non la effettuavano prima d’incontri che consideravano facili o poco impegnativi)
  2. nei nuotatori le loro routine sono distinte in due parti, la prima dedicata al piano di gara e la seconda alla sua realizzazione.

Motivarsi con Renato Villalta

Renato Villalta Con la nazionale di basket ha disputato 207 partite, al 7º posto nella classifica delle presenze e realizzato 2265 punti, 3º assoluto fra i marcatori; ha partecipato alle Olimpiadi di Mosca del 1980, vincendo la medaglia d’argento, dopo la sconfitta in finale 77-86 con la Jugoslavia. Nel 1983 in Francia, a Limoges, ancora con la Nazionale conquista la medaglia d’oro ai campionati Europei e la medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo. Nel 1984 si classifica al 5º posto, insieme ai compagni di Nazionale, alle Olimpiadi di Los Angeles. Nel 1985 guadagna ancora una medaglia ai campionati Europei di Germania: vince infatti il bronzo dietro URSS e Cecoslovacchia. L’anno seguente, ai mondiali di Spagna, si piazza al sesto posto.

Perchè dovrei allenarmi mentalmente?

Molti atleti e allenatori ancora non capiscono questo semplice concetto.

“Per allenamento delle abilità psicologiche ci si riferisce alla pratica sistematica e costante delle abilità psicologiche o mentali allo scopo d’incrementare la prestazione, aumentare la piacevolezza, o raggiungere livelli elevati di soddisfazione nello sport e nell’attività fisica.”

Molti hanno invece una concezione basata su:

  1. Al talento non serve
  2. per ora non ne ho bisogno
  3. Non fa per me
  4. Dovrei avere solo un po’ di fiducia in più
  5. L’importante è l’allenamento
  6. Sono cose che s’imparano gareggiando
  7. Mi serve un solo fare esperienza
  8. Ho già un allenatore che mi dice cosa fare
  9. C’ho provato e non è servito
  10. So già cosa devo fare

 

E- Sports: stress e videogiochi

Nel corso del secolo scorso in psicologia dello sport lo stress è stato uno dei principali argomenti di studio.

Una delle definizioni più citate è di Selye (1956), che definisce lo stress come “una risposta non specifica, di attivazione esibita dall’organismo quando deve affrontare un’esigenza imprevista o adattarsi a una novità disorganizzante”. Si è compreso molto sull’influenza dello stress nella prestazione sportiva, poco si conosce invece su ciò che accade in una prestazione e-sportiva.

La più recente systematic review sullo stress nei gamer viene dall’Università di Lipsia (Leis & Lautenbach, 2020), che raccoglie 17 studi sullo stress negli e-sports. Lo stress deriva da:

  • fattori interni – età, genere, esperienze precedenti
  • fattori esterni – ambiente di gioco, presenza di pubblico, risultati di gioco

Lo stress negli e-sports va monitorato in 3 diversi momenti: baseline (condizione di riposo), competition (l’evento) e post competition (post evento). I livelli di stress e attivazione a seconda del tipo di videogioco e se si tratta di una sessione competitiva o non competitiva.

Per approfondire leggi l’articolo completo di Emiliano Bernardi su  Horizon Psytech & Games

 

Calcio e autismo

Sono poche le ricerche condotte sul tema calcio e autismo, di seguito gli studi sui giovani con ASD presentati in un articolo di Vetri e Roccella (2020). On the Playing Field to Improve: A Goal for Autism. Medicine, 56.

Hayward et al. (2016) hanno indagato su un gruppo di 18 bambini con ASD (7-11 anni) che hanno partecipato a un community-based program di 16 settimane  Gli autori hanno valutato i risultati dell’attività fisica come le abilità pre e post-calcio, la frequenza dei partecipanti e la soddisfazione dei genitori. Lo scopo del loro programma di calcio era di insegnare ai bambini con ASD le abilità di base del calcio, dando loro l’opportunità di divertirsi e interagire con i coetanei. I risultati hanno supportato la fattibilità e l’efficacia di un programma di calcio perché evidenziando miglioramenti nella precisione dei tiri e nell’agilità sulle 15 yard. La soddisfazione generale dei genitori è stata molto buona e percepivano i loro figli come più attivi e divertiti nel giocare a calcio

Calcio Insieme è un progetto promosso dalla Fondazione Roma Cares (una Onlus legata alla AS ROMA e all’ associazione sportiva Accademia di Calcio Integrato). Cei et al. (2017) hanno reclutato 30 bambini con ASD (6-13 anni) per studiare gli effetti di un programma di allenamento basato sull’insegnamento del calcio. Tutti i bambini sono stati sottoposti alla valutazione motoria quantitativa iniziale e finale. Gli autori hanno utilizzato un approccio qualitativo per valutare le competenze psicosociali all’inizio e alla fine del periodo di allenamento attraverso interviste con i loro genitori e insegnanti dei giovani. I risultati hanno dimostrato che i genitori e gli insegnanti hanno percepito che la maggior parte dei bambini con ASD hanno migliorato le loro abilità psicosociali e comunicative. Le abilità motorie valutate quantitativamente hanno mostrato un miglioramento significativo nei sei seguenti test su dieci: camminare tra i coni, correre tra i coni, rotolare sul tappeto, saltare in alto (tre ostacoli di 20/30 cm), afferrare (cinque lanci da 1 a 5 m di distanza dall’istruttore) e rimanere in equilibrio sulla medusa [64].

Un terza ricerca è stata condotta da Chambers e Radley (2020) che hanno usato un approccio diverso. preferendo un intervento mediato dai pari per promuovere l’acquisizione di abilità in bambini con ASD. Gli autori hanno selezionato tre studenti maschi con autismo (rispettivamente di 11 e 12 anni) e hanno istruito una peer interventionist di 14 anni comune per tutti e tre i partecipanti. Le abilità calcistiche valutate erano il lancio, il calcio e la difesa. Durante le sedute di allenamento, il coetaneo spiegava e dimostrava le abilità calcistiche ai bambini con ASD e dopo l’esercitazione forniva istruzioni tecniche per correggere gli errori. Al termine dello studio, i tre partecipanti hanno acquisito rapidamente le abilità di calcio allenate e l’accuratezza nella esecuzione delle abilità persisteva nel tempo, in assenza di qualsiasi intervento da parte del compagno.

Il ritiro di Prandelli dal calcio