Programmi di mental coaching

Esprimi i tuoi sogni. Ti aiuteremo a realizzarli.

CEI Consulting collabora con organizzazioni e atleti che vogliono valorizzare il fattore umano nel raggiungimento di prestazioni eccellenti, perché la differenza tra la vittoria e la sconfitta consiste nel  controllo efficace delle emozioni e nel restare concentrati solo sulla prestazione.

 CEI Consulting collabora con gli atleti a:

  • Identificare i punti di forza e di debolezza della loro concentrazione attraverso un sistema innovativo per la valutazione della prestazione sportiva.
  • Identificare le proprie abilità comparandole con quelle dei migliori atleti al mondo.
  • Sviluppare un programma di coaching mentale per l’alto livello allo scopo di ottenere le prestazioni migliori.
  • Sviluppare una mentalità vincente.

CEI Consulting utilizza The Athlete’s Mental Edge, un esclusivo sistema per lo sviluppo dello della prestazione usato da campioni olimpici e squadre professionistiche. E’ il risultato di 30 anni di ricerche svolte in USA, Canada, Europa e Australia nello sport di livello assoluto.

Per ulteriori informazioni non esitare a scriverci.

La meditazione nello sport

Phil Jackson e Kobe Bryant parlano dell’importanza della meditazione per sviluppare l’autocontrollo e la piena padronanza di se stessi in competizione.

“It’s like having an anchor. If I don’t do it I feel like I’m constantly chasing the day as opposed to being in control” – Kobe

“You seat on the bench, you take a deep breath and you reset yourself; and you do that through the mindfulness.” – Phil

 

 

Risultati immagini per Phil Jackson & Kobe Bryant discuss the value of meditation and mindfulness

Come il pensare in positivo può distruggere le proprie prestazioni

Quante volte abbiamo sentito dire che bisogna essere ottimisti, che bisogna crederci che si può vincere, o che “con tutto quello che hai fatto ti meriti proprio di raggiungere un grande risultato”.

Apparentemente non c’è nulla di sbagliato a pensare in questo modo , “è così che ci si carica” dicono in molti. Dicono anche “che dovrei dirgli: di perdere? Nessuno entra su un campo per uscirne sconfitto e, quindi, si deve iniziare la gara con la volontà di vincerla, perché se neanche lo pensi come farai a ottenerla?”.

Insomma, “pensa in positivo e vedrai che accadrà quello che vuoi”.

Ebbene tutti questi bei pensieri sono sicuramente inutili e possono diventare dannosi, poiché alle prime difficoltà ed errori durante la gara, l’atleta non sarà pronto a reagire immediatamente poiché si aspetta di vincere, è cioè focalizzato sul risultato e non su quello che deve fare per ottenerlo.

“Ero pronto … e poi le cose non sono andate come avevo previsto”. Queste sono spesso le parole di chi entra con un atteggiamento troppo fiducioso e poi al termine della prestazione attribuisce a qualcosa fuori di sé il risultato, senza assumersi la responsabilità di quanto è successo.

Questi pensieri, che rappresentano le aspettative dell’atleta sulla sua gara, possono realmente considerarsi come i killer della prestazione. Sono stupiti dai loro stessi errori e dalle difficoltà che incontrano in gara e non si sono preparati un piano per reagire efficacemente a queste situazioni.

Charles Leclerc: le caratteristiche mentali di un predestinato

Charles Leclerc è un predestinato ad avere successo non solo per essersi meritato di esordire in questa stagione agonistica in Formula 1 e in una casa automobilistica leggendaria come la Ferrari e neanche per i complimenti ricevuti da Lewis Hamilton. E’ un predestinato, in quanto ha avuto una condotta di gara eccezionale che ha messo in evidenza che le sue caratteristiche sono quelle dei campioni di livello assoluto. A inizio gara ha saputo dimostrare di avere un notevole auto-controllo, reagendo in modo emotivamente stabile al sorpasso che lo ha fatto scalare in terza posizione e impostando immediatamente la risposta che da questa posizione l’ha portato in testa, superando proprio il suo compagno di squadra – perché lui andava più veloce – e avendo anche chiesto il via libera in radio al box.

Queste azioni evidenziano l’elevato controllo emotivo di un ragazzo di 21 anni, che non si è montato la testa per essere stato il più giovane pilota della Ferrari a ottenere la pole position ma che ha lottato con determinazione per tutta la gara. Questo è l’esemplificazione di quella che viene chiamata apertura mentale, che richiede di allontanare dalla mente quanto di buono si è fatto in precedenza, il giorno prima ma anche pochi istanti prima, per mettere la propria energia fisica e mentale solo nella realizzazione di ciò che dovrebbe accadere negli istanti seguenti, giacché in pochi secondi si fanno o si subiscono sorpassi, si mantiene la pressione sull’avversario, si dice in pratica “sono qui e ti sto per prendere”. Questo è il killer instinct che come ricorda sempre il leggendario Rod Laver vuol dire: “Non permettere mai all’avversario di pensare che sarà facile giocare con te”. Charles Leclerq ha mostrato di possedere questa qualità.

L’incidente alla sua Ferrari nel finale l’ha privato della vittoria che meritava, anche qui però si è messa in evidenza la sua capacità di reazione rapida a un fattore di disturbo esterno, quello meccanico, e uno interno a sé, quale reazione agonistica avere. Ha resistito, non ha dato segni di scoraggiamento emotivo e di rabbia e ha ragionato per giungere al termine in terza posizione, sfruttando l’entrata della safety car che gli permesso a due giri dal termine di non essere superato perdendo così la terza posizione e senza spingere troppo perché sarebbe rimasto senza benzina. Questi sono comportamenti, che a chi guarda la gara dal divano di casa, potrebbero sembrare scontati ma che, per chi vive in prima persona la competizione, sono invece delle situazioni di cui servirsi con consapevolezza e competenza, che solo un pilota abile nel gestire questi fattori esterni e interni potrà gestire a suo favore. Con questa gara Charles Leclerc si è inserito nella scia dei campioni di ogni sport, per capacità e propensione a utilizzare a proprio favore gli stress agonistici, continuando in questo modo li potrà raggiungere e scoprire il piacere sottile che si prova a essere di livello assoluto.

Zero talento, ottimi risultati se…

Risultati immagini per habit and success performance

Camminare per essere sani

Salute fortemente favorita da:

  • 10.000 è il numero minimo di passi da fare al giorno
  • 150 sono i minuti a settimana di attività fisica a moderata intensità
  • 130 passi al minuto è la cadenza ideale di una camminata
  • 100 sono i passi al minuto camminando. 25 passi in 15 secondi
  • 17% coloro che in Italia praticano attività fisica per almeno due ore a settimana; contro il 54% della Finlandia e il 53% di Svezia e Danimarca e una media europea del 40%.
  • 5 sono i minuti da camminare ogni ora
  • Il mondo cammina poco e la media mondiale è di 5mila passi, con l’Italia poco più su, a 5.500
  • Avvertenza: introdurre modificazioni durature alle proprie abitudini, attraverso l’adozione di abitudini  a misura delle proprie condizioni  psicologiche e fisiche e compatibili con la vita quotidiana

Risultati immagini per Large-scale physical activity data reveal worldwide activity inequality

Dati provenienti dagli smartphone e relativi a oltre 68 milioni di giorni di attività di 717.527 individui rivelano variabilità nell’attività fisica in tutto il mondo.

a, Mappa mondiale che mostra le variazioni di attività (passi giornalieri medi) tra paesi misurati attraverso dati smartphone in 111 paesi con almeno 100 utenti. I colori freddi corrispondono all’attività elevata (ad esempio, il Giappone in blu) e i colori caldi indicano bassi livelli di attività (ad esempio, l’Arabia Saudita in arancione).

b, i livelli di attività tipici (modalità di distribuzione) differiscono tra i paesi. Le curve mostrano la distribuzione di passi attraverso la popolazione in quattro paesi rappresentativi come densità di probabilità normalizzata (attività da alta a bassa: Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, Arabia Saudita). Le linee tratteggiate verticali indicano la modalità di attività per il Giappone (blu) e l’Arabia Saudita (arancione).

c, La variazione dell’attività attorno alla modalità popolazione differisce da paese a paese. Le curve mostrano la distribuzione di passi attraverso la popolazione rispetto alla moda della popolazione. In Giappone, l’attività del 76% della popolazione rientra nel 50% della moda (cioè tra le linee tratteggiate in grigio chiaro), mentre in Arabia Saudita questa percentuale è solo del 62%. Il Regno Unito e gli Stati Uniti si trovano tra questi due estremi per il livello medio di attività e la varianza. Questa mappa è basata sui dati di CIA World Data Bank II, disponibili pubblicamente tramite il pacchetto R mapdata (https://www.r-project.org/). © 2017 Macmillan Publishers Limited, part of Springer Nature.

8m di tonnellate di plastica ogni anno finiscono negli oceani

Risultati immagini per british synchronized swimming in plastic

Kate Shortman e Isabelle Thorpe, nuoto sincronizzato GB, ripetono la loro routine del campionato del mondo fra bottiglie, borse e rifiuti per ricordare gli 8m di tonnellate scaricati ogni anno nell’oceano

Tom Izzo e la sua leadership intimidatoria

Tom Izzo, allenatore del Michigan State, ha dovuto essere frenato dai suoi giocatori a difesa della matricola Aaron Henry. Lo scambio  è arrivato dopo un 10-0 degli spartani. Izzo era furioso con Henry per una ragione sconosciuta. Questa non è la prima volta che entra in campo.

A sua difesa Winston ha detto: “Il coach è pieno di passione, emozione e amore, sai, quelle sono le cose principali che lo rendono grande come lui. Quando ti insegue o quando sta urlando, non è mai pericoloso. Non è mai per odio. È letteralmente lui che vuole il meglio per te e lui che ti sfida e ti spinge il meglio che puoi e ha funzionato per anni, anni e anni.

Non dovrebbe comunque esserci posto per una leadership abusiva, minacciosa e intimidatoria – ovunque! Se Tom Izzo, allenatore del Michigan State, guida  la sua squadra in questo modo quando è in pubblico, cosa fa quando non ci sono telecamere?

Tom Izzo Has to be Held Back from Going Full Bobby Knight on One of His Players

La professione di psicologo dello sport in Italia

A. Cei (a cura di), Movimento, 3, 2018

Abstract

La psicologia dello sport è un contesto scientifico e professionale in continua espansione, come lo sono d’altra parte gli altri ambiti della psicologia e negli ultimi 10 anni si sono presentate diverse situazioni che hanno cambiato di molto questo tipo di lavoro.

In questo contributo vengono descritte sette aree di sviluppo che sono state protagoniste di questi cambiamenti; riguardano: psicologia dello sport e psicologia della prestazione; lo psicologo nell’attività giovanile, psicologia dello sport, prestazione e gestione dello stress, psicologia dello sport e salute mentale degli atleti, psicologia dello sport e disabilità, psicologia dello sport e stile di vita fisicamente attivo e psicologia dello sport 4.0.

Scopo di questo articolo è di approfondire le conoscenze in ambiti significativi della consulenza in psicologia dello sport, fornire spunti per la riflessione in relazione a dove si sta indirizzando e come si sta orientando questo ambito di lavoro e stimolare i professionisti a sviluppare programmi d’intervento sempre più adeguati alle nuove richieste del mondo dello sport.

Inoltre il numero contiene interviste a un ampio numero di psicologi dello sport che ne illustrano le motivazioni a svolgere questa professione, le aree d’intervento, le competenze e le prospettive di sviluppo.

Chi è interessato a ricevere questo numero di Movimento dedicato al tema della professione in psicologia dello sport in Italia, può scrivere e verrà messo in contatto con l’editore.

 

 

 

I rischi mortali della vita sedentaria

Miglioriamo la nostra consapevolezza sui rischi che si corrono una vita sedentaria.

Strong evidence shows that physical inactivity increases the risk of many adverse health conditions, including the world’s major non-communicable diseases (NCDs) of coronary heart disease (CHD), type 2 diabetes, and breast and colon cancers, and shortens life expectancy. Because much of the world’s population is inactive, this presents a major public health problem.

Worldwide, we estimate that physical inactivity is responsible for between 6% and 10% of the major NCDs of CHD, type 2 diabetes, and breast and colon cancers. And, this unhealthy behaviour is responsible for 9% of premature mortality, or >5.3 of the 57 million deaths in 2008. By eliminating physical inactivity, life expectancy of the world’s population may be expected to increase by 0.68 years. This makes inactivity comparable to the established risk factors of smoking and obesity, discussed below. It is important to interpret the added years of life correctly: they appear modest because they represent gains in the whole population (comprising inactive and active persons), not among inactive persons who become active. Because all the gain accrues to those who move from inactive to active, the increase in life expectancy among the inactive alone is greater. For perspective, other research conducted in the United States estimated that inactive persons would gain 1.3–3.7 added years from age 50 by becoming active. And, among East Asians, life expectancy from age 30 among the active was 2.6–4.2 years greater, compared with inactive persons.”

  • Noncommunicable diseases (NCDs) kill 41 million people each year, equivalent to 71% of all deaths globally.
  • Each year, 15 million people die from a NCD between the ages of 30 and 69 years; over 85% of these “premature” deaths occur in low- and middle-income countries.
  • Cardiovascular diseases account for most NCD deaths, or 17.9 million people annually, followed by cancers (9.0 million), respiratory diseases (3.9million), and diabetes (1.6 million).
  • These 4 groups of diseases account for over 80% of all premature NCD deaths.
  • Tobacco use, physical inactivity, the harmful use of alcohol and unhealthy diets all increase the risk of dying from a NCD.
  • Detection, screening and treatment of NCDs, as well as palliative care, are key components of the response to NCDs.

Modifiable behavioural risk factors

Modifiable behaviours, such as tobacco use, physical inactivity, unhealthy diet and the harmful use of alcohol, all increase the risk of NCDs.

  • Tobacco accounts for over 7.2 million deaths every year (including from the effects of exposure to second-hand smoke), and is projected to increase markedly over the coming years.
  • 4.1 million annual deaths have been attributed to excess salt/sodium intake.
  • More than half of the 3.3 million annual deaths attributable to alcohol use are from NCDs, including cancer.
  • 1.6 million deaths annually can be attributed to insufficient physical activity.”