La sfida per psicologi e allenatori

Come psicologi e allenatori insegneremo a sviluppare un atteggiamento aperto verso gli errori solo se siamo disposti ad accettare che potremmo anche fallire in questo compito.

Siamo disposti a correre questo rischio coinvolgendoci al 100% in questa sfida?

Oppure ci limitiamo a insegnare le tecniche sportive o psicologiche convinti che sono sufficienti per diventare bravi atleti e salvarci dal fallimento professionale?

Il principale compito dell’allenatore

Insegnare ai giovani che vogliono diventare bravi in quello che fanno è un’esperienza molto impegnativa e diversa dal lavorare insieme ad atleti adulti o comunque che già hanno raggiunto un livello internazionale elevato. Sono giovani adolescenti, ragazzi e ragazze, che hanno scelto di dedicare la loro vita all’impresa di scoprire se hanno le qualità per emergere nello sport e per tramutare la loro passione in una carriera sportiva di alto livello.

Negli sport individuali, per alto livello dobbiamo intendere un atleta capace di gareggiare in modo competitivo a livello internazionale. Negli sport di squadra, ci si riferisce al giocare almeno a livello dei due campionati nazionali di massimo livello.

Sappiamo che una volta stabiliti, questi obiettivi, vanno comunque messi da parte perché ci si deve concentrare su quanto serve fare per migliorare e condurre questo tipo di vita quotidiana. Sappiamo anche che non è facile acquisire questa mentalità, a causa degli errori che si commettono continuamente. Mettono alla prova le convinzioni personali che devono sostenere l’atleta nel reagire immediatamente a un singolo errore così come a una prestazione di gara insoddisfacente.

Insegnare ai giovani ad acquisire questa mentalità aperta verso gli errori, interprentandoli come unica occasione, dovrebbe essere l’obiettivo di ogni allenatore.

 

Imparare dagli errori è l’unico modo per vincere

Risultati immagini per “I really think a champion is defined not by their wins but by how they can recover when they fall.” ―Serena Williams

Arrigo Sacchi ha sottolineato un altro aspetto di questo concetto, affermando che per vincere non bisogna porsi il problema di vincere, altrimenti non si sarà mai un innovatore.

L’obiettivo diventa quindi “fare bene le cose”, avere la cultura del lavoro. Banalmente, sappiamo tutti, che “solo chi non fa, non sbaglia”.

Se siamo consapevoli di questa semplice verità: alleneremo i nostri atleti trasferendogli l’idea che sbagliare è parte della fisiologia della gara e non qualcosa che si può evitare. Alleniamoli con questa idea e diventeranno migliori e più soddisfatti.

Auguri Billie Jean King

Immagine correlata

Billie Jean King:

76 years young today, grateful for a life filled with family and friends, and energized to continue to live each day with passion and purpose.

Org Mondiale della Sanità: 80% degli adolescenti non è attivo

W la polisportivi

Ribelliamoci alla dittatura degli sport singoli per i nostri figli! (Ovviamente non succederà mai).

Immagine

Perché un campione ha bisogno di un allenatore

In un’intervista Novak Djokovic ha parlato della sua collaborazione con il suo allenatore Goran Ivanisevic. Il giocatore serbo ha detto: “L’ho assunto perché abbiamo fondamentalmente la stessa cultura. La nostra mentalità è molto simile, lui mi capisce molto bene.

Sono molto rispettoso nei suoi confronti perché era il più grande giocatore del passato nella nostra regione e volevo essere come lui. Siamo amici. E’ un uomo sorprendente, onesto e aperto e un grande giocatore. Sa come ci si sente a competere ai massimi livelli.

Ci sono molte cose da migliorare. Ci sono giorni in cui non ci si sente così bene. Ecco perché l’allenatore è molto importante. Lui capisce come sto andando mentalmente e fisicamente. Finora il rapporto è stato grande e speriamo continui”.Risultati immagini per djokovic ivanisevic

Ancelotti, gli arbitri e il VAR

Ascoltando quanto espresso da Ancelotti nell’incontro con gli arbitri, emerge giustamente l’accettazione dell’errore commesso dall’arbitro ma non quello derivato dal VAR.

Appare evidente dal sue parole che anche al massimo livello vi sono arbitri meno esperti o con minore esperienza che commettono errori dovuti a mancanza di competenza sia tecnica che psicologica nel gestire le situazioni di gioco da considerarsi fallose.

Non mi stupisce che questa mancanza di competenza sia tuttora presente poiché il settore arbitrale non è assolutamente impegnato nella comprensione della componente psicologica di questo tipo di errori. Voglio invece ricorda che quando Paolo Casarin era il designatore degli arbitri di Serie A, circa 20 anni fa, ho avuto la fortuna di fare parte del suo staff e, al contrario di ciò che è avvenuto in seguito, eravamo impegnati nell’identificare la componente mentale dell’errore arbitrale e promuovere strategie per ridurla al minimo. La figura presenta che gli arbitri del massimo livello commettono errori a causa di due fattori principali: la pressione causata dallo stress agonistico e il sovraccarico di analisi nei momenti decisionali. In tutti questi anni, a mia conoscenza, non è stato fatto nulla per migliorare questa situazione e, quindi, dato che gli individui non migliorano per magia ancora oggi continuano a commettere sempre gli stessi errori, (Fonte: Cei Consulting).

Accettare la sfida

“Più di ogni altra cosa, è il nostro atteggiamento iniziale nei riguardi di un compito difficile a favorire un risultato vincente”.  William James

Risultati immagini per challenge ourselves

Calcio Insieme e disabilità intellettiva

Qualche foto con i nostri giovani con disabilità intellettiva e relazionale del Progetto Calcio Insieme promosso dalla AS Roma e dall’Associazione Calcio Integrato.