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A 92 anni Harriette Thompson finisce la maratona

All’età di 92 anni, sopravvissuta al cancro, è diventata la donna più anziana a finire una maratona. L’americana Harriette Thompson ha corso la Rock ‘n’ Roll Marathon a San Diego in 7 ore e 24 minuti.. Thompson ha attraversato il traguardo accompagnata da suo figlio Brenny, 56 anni. All’età di 92 anni e 65 giorni, Thompson ha superato il record di 92 anni e 19 giorni fissato dal Gladys Burrill ottenuto nel 2010 alla Maratona di Honolulu. ”Credo che oggi sia una cosa insolita … Ma in 10 anni non sarà affatto strano. Le persone vivono più a lungo … Credo che il segreto è solo andare avanti e avere pensieri piacevoli”. Thompson, sopravvissuta al cancro due volte, corre per aumentare la consapevolezza sul cancro e per raccogliere fondi per la Leukemia & Lymphoma Society.

Uscire dalla malattia con il gioco di squadra

Sintini con la moglie al Giro d'Italia

Giacomo Sintini è un giocatore di pallavolo, alzatore della squadra campione d’Italia. Ma lo scorso anno la situazione era molto diversa. Jack non è più quello di prima, ha continui dolori a livello delle costole e della scapola. Bastano pochi esami per capire che la situazione è davvero grave. «I forti dolori che sentivo -spiega Jack- erano dovuti a delle continue microfratture nelle costole. Ma i traumi dello sport non c’entravano nulla. All’interno di un osso era presente una lesione tumorale in continua crescita capace di assottigliarmi sempre di più le costole e causarmi forti dolori. Si trattava di un linfoma al IV stadio di sviluppo». Una diagnosi spietata capace di mettere KO chiunque, anche un tipo forte come Giacomo Sintini. «E’ tutto finito. Non puoi che pensare così quando ti dicono che hai un cancro. Gli ematologi mi avevano confermato che la situazione era abbastanza grave. Io e la mia famiglia rimanemmo pietrificati, completamente in preda allo sconforto» spiega Sintini. Oggi ha sconfitto questa malattia, grazie alle cure ricevute ma è lui stesso a affermare che è stato un vero proprio lavoro di squadra quello fatto insieme ai medici e alla sua famiglia, che gli ha impedito anche nei momenti più dolorosi di non perdere la speranza di potere guarire. (www.fondazioneveronesi.it/la-tua-salute/giro-d-italia/guarire-grazie-alla-ricerca-il-cancro-si-pu-sconfiggere-parola-di-giacomo-sintini/4504)

Abbraccio tra Vilanova e Abidal

Un’immagine che non ha bisogno commenti: il ritorno di Tito Vilanova (allenatore del Barcellona) dopo il periodo di malattia e l’abbraccio con Eric Abidal che ha lottato e continua a lottare contro lo stesso male.

Tanto vinco io

“Tanto vinco io” non sono le parole di un campione dello sport. Lo sono invece di Federica una donna di 30 anni che lotta contro il cancro e che lo vuole raccontare e farcene parte per dirci che non bisogna nascondersi ma condividere e fare tutti i giorni qualcosa per vincerlo. E’ una storia incredibile quella di chi deve fare la chemioterapia, che cura ma esaurisce fisicamente e mentalmente chi ci si sottopone. Parlarne non è mai abbastanza, serve a noi che non abbiamo il cancro e serve a chi ce l’ha per condividere la propria lotta. Questa è una gara di valore assoluto perchè in palio c’è la vita.

(Leggi: http://www.tantovincoio.com/Tanto_Vinco_Io_IT/Home_IT.html)

Vincere il cancro

Questa è la storia di Amanda Mercer, 44 anni, che 4 mesi dopo essere stata operata di cancro al seno, insieme ad altre compagne ha stabilito il nuovo record di squadra di attraversata a nuoto della Manica. Dopo l’operazione i medici non solo avevano sconsigliato ad Amanda di intraprendere questa impresa ma le avevano detto che non avrebbe mai potuto farcela, tanto meno  allenarsi perché la chemioterapia l’avrebbe fatta stare molto male e indebolita. La sua risposta istintiva a questa risposta fu: “Loro non mi conoscono”. Nove giorni dopo la prima chemio andò a nuotare e fece solo 1 km molto lentamente ma si sentiva bene. Dopo 12 giorni cominciò a nuotare più veloce e di nuovo si convinse che ce l’avrebbe fatta. La seconda e la terza chemio furono terribili. Non riusciva più a stare dietro le sue compagne di squadra, era stanca, ma il suo cuore le diceva che ce l’avrebbe comunque fatta. Quattordici giorni dopo l’ultima chemio si trovava sul battello pronta tuffarsi nell’acqua fredda della Manica per il suo primo turno di un’ora di nuoto. Dopo i primi due turni cominciò a sentirsi male e avere la nausea forte, se non si fosse buttata in mare la squadra sarebbe stata squalificata. Si tuffò comunque e dopo qualche minuto fu sopraffatta dalla fatica e dai pensieri negativi. Cominciò a pensare a un amico che aveva una malattia incurabile e che ciò che stava provando era niente in confronto alla situazione che viveva Bob. Il corpo cominciò a reagire positivamente, pensò anche a suo marito che la stava aspettando sulla spiaggia di Dover e si concentrò a contare le bracciate. Il cancro non l’ha battuta, l’ha fatta solo andare più piano.

Leggi la storia su: http://www.huffingtonpost.com/amanda-mercer/breast-cancer-awareness_b_1955095.html 

Le storie + belle

 Insieme hanno scalato le più alte e infide montagne e insieme hanno sconfitto una grave e rara malattia. Gli alpinisti tarvisiani Nives Meroi e Romano Benet – la coppia che può vantare la più grande collezione di Ottomila metri – non finiscono di stupire e, «dopo due anni in giro per ospedali», sono pronti a tornar a respirare l’aria sottile.

Tutto è iniziato nel maggio del 2009 sul Kangchenjunga, 8.586 metri di gelo tra Nepal e India. Nives era sul trampolino di lancio per diventare la prima donna ad aver piantato i ramponi sulle cime dei 14 Giganti della Terra, Romano le apriva la strada in mezzo a ghiaccio e neve. Quel giorno lui, ex guardia forestale, era stranamente stanco e non riusciva a salire. Spronò la moglie a proseguire. Ma lei non ebbe alcun dubbio: «Niente vetta senza di te, si torna indietro». I successivi esami clinici evidenziarono una rara malattia. Prima una vana terapia farmacologica, poi un doppio trapianto di midollo.

Mesi difficili di cura. «Adesso va molto meglio – spiega Nives Meroi – e abbiamo già ricominciato ad andare in montagna. Pochi giorni fa siamo saliti sul Gran Paradiso e Romano è parso in gran forma. A ottobre andremo in Nepal per fare una cima di 6.500 metri e testare le sue reazioni in alta quota, poi potremo pensare di nuovo alle grandi montagne». «Sconfiggere il male – prosegue – è stato il nostro 15º Ottomila, il più duro. Ora non facciamo più programmi ma vogliamo continuare a frequentare l’alta quota»». Per mesi hanno fatto avanti e indietro tra Tarvisio e Udine, «in giro per ospedali». «Quello che abbiamo imparato in montagna – sottolinea – ci è servito tantissimo in questo frangente. Mettere un passo dietro l’altro, sempre in cordata. Abbiamo portato questo spirito nelle difficoltà della vita di tutti i giorni». Aggiunge: «Romano è stato 71 giorni in isolamento dopo il trapianto: lo ha vissuto con lo stesso approccio mentale di quando rimanevamo bloccati in tenda per la bufera. È una strategia che impari in montagna, essere responsabili e liberi nelle scelte». Da: http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/08/12/news/romano-e-guarito-nives-meroi-pronta-a-tornare-sugli-8mila-1.769740

A aprile ritorneranno sul Kangchenjunga da cui tutta questa storia era cominciata. Una storia incredibile, da fare conoscere perchè abbiamo bisogno che queste persone continuino a farci amare la vita grazie alle loro esperienze. Guarda: http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2012/03/17/visualizza_new.html_133726492.html

DUE TRAPIANTI E POI L'HIMALAYA,LA'RISALITA'DI ROMANO BENET