Archivio per la categoria 'Stress'

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Chi è competitivo

“Portare a termine qualcosa di difficile. Padroneggiare, manipolare o organizzare oggetti fisici, esseri umani o idee. Farlo il più rapidamente e autonomamente possibile. Andare oltre gli ostacoli e mantenere elevati standard. Eccellere per se stessi. Rivaleggiare e superare gli altri. Incrementare la consapevolezza attraverso l’osservazione delle proprie esperienze di successo frutto del proprio talento.” L’ha scritto H.A. Murray nel 1938.

Queste parole le dedico agli atleti che hanno iniziato un nuovo quadriennio olimpico, che possano trovare il loro posto nel mondo dello sport.

Auguri e che la vostra tenacia e dedizione vi siano sempre amiche.

 

 

European Master in Sport & Exercise Psychology

Il European Master in Sport and Exercise Psychology  organizzato dalla University of Thessaly in Grecia è un corso post-laurea con uno staff di docenti di alto livello e provenienti da tutto il mondo. Il programma pone l’enfasi su insegnamenti di qualità elevata e sull’esperienza pratica nell’ambito in rapida crescita della psicologia dello sport e dell’esercizio.

30 anni dalla pubblicazione di Mental Training

30 anni fa usciva il mio primo libro di psicologia dello sport. Mental Training illustra un programma di preparazione psicologica organizzato su 8 settimane. Come scrisse nel 1992 John Salmela in The World Sport Psychology Sourcebook: “Mental Training is an original initiative that resembles many of the North American applied sport psychology “how-to” books”. Il libro, infatti, si rivolge agli atleti con l’intenzione di fornire schede per la valutazione di alcune abilità psicologiche di base e del loro comportamento agonistico e d’insegnare competenze mentali relative al goal setting, al rilassamento, all’allenamento ideomotorio e alla concentrazione. E’ un libro pratico e utile anche agli psicologi che vogliono avvicinarsi al mondo sportivo agonistico, fornendo un sistema che permette di programmare il proprio intervento attraverso compiti e abilità da sviluppare settimanalmente. E’ un libro che si basa sulle mie esperienze svolte negli anni precedenti con squadre di pallavolo di club e nazionali. In quegli anni era già presente una letteratura scientifica relativamente vasta in cui si evinceva l’efficacia del mental training per gli atleti di alto livello. In quello che si può considerare il migliore libro di psicologia di quel periodo, Psychological Foundations of Sport a cura di John Silva e Robert Weinberg (1984),  vi era una parte del libro (5 capitoli) centrata sui temi connessi alla gestione dello stress agonistico. Pertanto non fu difficile trovare un fondamento scientifico al programma che avevo sviluppato. Inoltre, in relazione alle durata del programma di 8 settimana, decisi di fare questa scelta poiché Richard Suinn, che per primo aveva introdotto nel 1971 nello sci alpino americano, un programma di gestione dell’ansia agonistica attraverso l’integrazione del rilassamento con l’allenamento ideomotorio (che lui chiamava: ripetizione  visivo-motoria del comportamento) basato su 10 incontri, come fosse una psicoterapia breve. Pensai che fosse necessario un periodo più lungo e mi orientai su un periodo di due mesi

Risultati immagini per mental training alberto cei

La funzione indispensabile del riscaldamento

Il blog sul riscaldamento, warm-up, ha suscitato molte conferme da parte di allenatori che riconoscono la difficoltà a fare vivere questa esperienza come la condizione essenziale per mettersi nella propria condizione psicofisica migliore per iniziare una competizione che sia individuale o di squadra.

Riassumiamone la funzione. “Per riscaldamento, s’intendono tutte le misure che, prima di un carico sportivo – d’allenamento o di gara – servono sia a creare uno stato di preparazione psicofisico e cinestesico-coordinativo ottimale, sia alla prevenzione degli infortuni” (Weineck, 2001).

Per riscaldamento si deve quindi intendere un insieme integrato di pensieri, azioni e immagini che si attivano in modo coerente prima della prestazione. Queste routine sono utili in quanto consentono di:

  • spostare l’attenzione da stimoli irrilevanti
  • evitare di pensare alla prestazione da eseguire
  • stabilire un adeguato livello di attivazione fisica e mentale

Sviluppare consapevolezza situazionale negli atleti significa capire “che il prima determina il dopo”

Gli atleti dovrebbero imparare a riconoscere e applicare il seguente concetto:

Il prima determina il dopo

Significa che come ti alleni determina come gareggi, che come fai il riscaldamento permette di mettersi nella propria condizione migliore per fornire un’ottima prestazione, che quello che fai nelle pause di gioco determina come gareggerai nel periodo successivo e così via ognuno può aggiungere gli esempi specifici a seconda dello sport praticato.

In psicologia questo approccio allo sport ha un nome, si chiama consapevolezza situazionale. La maggior parte della ricerca condotta su questo tema si è concentrata sui piloti degli aerei militari e commerciali. Sono persone molto allenate che per accedere a questa funzione hanno superato una selezione molto dura.

La caratteristica principale che li contraddistingue è che durante il volo pensano in anticipo. Sono, quindi, continuamente impegnati nell’immaginare ciò che potrebbe accadere, preparandosi così a rispondere a questi ipotetici eventi.  Mostrano un tipo di pensiero “Cosa se …” Inoltre prima dell’inizio della missione pianificano e discutono di questi aspetti.

Confrontando piloti esperti (6036 ore di volo) e meno esperti (720 ore di volo) si è evidenziato che:

  1. La quantità di tempo pre-volo aumentava in funzione dell’esperienza. I piloti più esperti passavano più tempo a raccogliere informazioni, pianificare e preparare piani specifici in relazione alle condizioni di volo.
  2. I piloti più esperti  erano più focalizzati sulla comprensione e sulla determinazione delle azioni da intraprendere in funzione degli obiettivi.

 

Seminario: Tirare al bersaglio

Tirare al bersaglio

Le componenti psicologiche nei compiti di mira

Mercoledì 3 maggio 2017 – ore 9-17
Roma, Scuola dello Sport – Centro di Preparazione Olimpica “G. Onesti” Coni  

In molti sport successo e insuccesso dipendono dalla capacità dell’atleta di colpire un bersaglio. In alcuni casi, questo è l’obiettivo unico dell’atleta, come avviene nelle discipline legate al tiro. In altri sport, l’atleta è chiamato a colpire un bersaglio dopo avere superato le misure difensive di un avversario o di una squadra rivale, come nel calcio, nel basket, negli sport di squadra. In altri casi ancora l’avversario è il bersaglio stesso, come avviene ad esempio nella scherma o nel pugilato. In tutti questi sport la prestazione è strettamente legata ad aspetti psicofisiologici, emotivi, comportamentali, sociali e ad abilità mentali che sono oggetto di studio specifico delle discipline psicologiche. Conoscere in profondità questi aspetti permette di fornire agli allenatori e ai tecnici suggerimenti chiari e operativi su come indirizzare e monitorare l’allenamento e agli psicologi strumenti per orientare correttamente e perfezionare il bagaglio delle proprie competenze professionali in ambito sportivo. L’obiettivo del seminario è di fornire a tutti gli interessati gli strumenti per allargare le proprie conoscenze e interagire correttamente nell’interesse dell’atleta e della prestazione che deve esprimere.

Gli arbitri NBA favoriscono la squadra di casa?

“Nello sport il vantaggio di giocare in casa è una dato universale. Le squadre di baseball squadre vincono costantemente il 54% delle loro partite casalinghe, mentre nell’hockey questo dato è oltre il 60%.

In molte partite NBA le squadre di casa vincono di norma 66% il degli incontri casalinghi. Ma perché?  Forse a causa del tifosi? Forse perché gli stadi di casa sono di maggiore gradimento per la squadra? Forse il jet lag ostacola le prestazioni?

O forse, sotto la pressione dei tifosi gli arbitri commettono degli errori?

Da marzo 2015, la NBA ha cominciato a valutare le chiamate degli arbitri nei due minuti finali di tutte le partite in cui le due squadre sono divise da cinque punti, postando report giornalieri sul suo sito Web. Il mese scorso, The Pudding ha pubblicato i dati portandoli a conoscenza del pubblico.

La squadra di casa riceve un arbitraggio favorevole? Questo dato spiega il vantaggio di giocare in casa nel campionato NBA?

Le chiamate dell’arbitro sono state suddivise in tre categorie: chiamate corrette, non-chiamate e chiamate non corrette: In ogni categoria, la squadra di casa ha avuto beneficio. Negli ultimi anni, nel basket e negli altri sport, questo vantaggio si è ridotto. Nel secolo scorso nel calcio inglese il calo è stato lento e costante. Nel baseball, dove il vantaggio casalingo è stato ridotto al minimo, si è attuata una più stretta vigilanza sugli arbitri.

E forse sarà lo stesso nell’NBA, se gli arbitri saranno esaminati in modo più accurato. Il database relativo agli ultimi due-minuti continuerà a crescere, e noi continueremo a saperne di più su come l’arbitraggio influenza i risultati”.

(By Oliver Roeder)

Home Court Advantage by Referees’ Calls

Team benefiting from correct calls

(Refs correctly called an infraction against the other team)

Home team - 51%________________49% - Away team

 

Team benefiting from missed calls, an incorrect no-call

(Refs let team get away with infraction)

Home team - 52%_______________48% - Away team

 

Team benefiting from incorrect calls

(Refs screwed up – called an infraction on the other team)

Home team - 56%_______________44% – Away team

Recensione libro: Allenare nel calcio femminile

Allenare nel Calcio Femminile

Emanuele Chiappero, Rita Guarino e Nicola Sasso

Milano: Edizioni Correre

2017, pp. 144 

Il calcio femminile è in continua crescita ovunque nel mondo. Sono 30 milioni le praticanti, pari al 40% totale delle atlete. In Europa, però, sono solo 1.200.000 e solo in 6 paesi le calciatrici sono almeno 60.000 (Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia). In  Italia, nel 2016 le giocatrici erano 23.000. Questo libro vuole rispondere alla esigenza di chi lavora in questo ambito del calcio di comprendere quali ne siano le specificità legate al profilo di prestazione di una squadra di calcio femminile. Quanto presentato si fonda sui dati scientifici che abbiamo a disposizione e da cui vengono fatti discendere le metodologie operative  di cui servirsi sul campo. Il libro è diviso in tre parti. La prima, di Emanuele Chiappero, laureato in scienze motorie e preparatore atletico professionista, riguarda il modello prestativo della calciatrice: la valutazione degli aspetti fisici, la prestazione in campo e la donna atleta. Emerge che le calciatrici presentano un range di valori medi in relazione all’altezza (1.61-1.68m), minore peso rispetto ai maschi (57.7-64.1kg) e maggiori percentuali di grasso corporeo (14.6-22.3kg). Da notare che in relazione al ruolo, alcune indagini hanno evidenziato che i portieri presentano diversità fisiche più marcate rispetto agli altri ruoli in relazione a peso e altezza e con una maggiore percentuale di grasso. La ridotta ricerca in questi ambiti, ad esempio, non permette di avere ad oggi dati certi sulla coordinazione e il suo rapporto tra calciatrici e calciatori; anche se le donne sembrano avvantaggiate a partite dai 18 anni sotto il profilo della capacità di orientamento spaziale, senso del ritmo, equilibrio e motricità fine. Il capitolo sulla prestazione in campo fornisce dati interessanti, scoprendo che una ragazza corre circa 9-12 km in una partita e compie circa 250 brevi azioni anaerobiche, con sprint ripetuti della durata di 2-4 sec, con intervalli di 90 sec per 39 volte a partita. Inoltre nel calcio femminile si effettuano meno azioni intense  al minuto rispetto alla Serie A maschile (3.30 vs 4.5) e maggiore è il recupero passivo (18 sec vs 12 sec al minuto). La seconda parte del libro è di Rita Guarino, psicologa, allenatrice professionista UEFA A e allenatrice della nazionale italiana femminile U17; riguarda l’allenamento della mente e della tecnica nel calcio femminile. Il testo descrive in modo chiaro e ben organizzato le caratteristiche psicologiche delle ragazze, i cambiamenti che avvengono durante lo sviluppo evolutivo e il ruolo dell’allenatore. In particolare in relazione alla costruzione della mentalità di giocatrice l’approccio utilizzato parte dall’approccio di Bandura, evidenziando che allenare la mente significa da parte delle ragazze un rilevante investimento personale e e sul modo di concepire i propri mezzi in maniera sempre più consapevole. Avendo come obiettivo la crescita del senso di efficacia personale. Viene, inoltre, proposto il profilo di prestazione di Butler con esempi specifici di competenze collegate al calcio. Dal punto di vista della metodologia dell’insegnamento il libro propone un approccio che alterna approccio globale e analitico, fornendo le ragioni di questa scelta. In seguito, nelle successive 40 pagine di questa parte vengono presentati con figure e testo accanto: i test tecnici, le proposte didattiche relative all’apprendimento della tecnica e quelle riguardanti la collaborazione nel gioco tattico individuale e collettivo.  Infine, alcune pagine sono dedicate al portiere, ne viene sottolineata la complessità psicologica, la solitudine da sconfiggere. Il portiere deve combattere le proprie paure, deve essere consapevole della sfida, per imparare così a essere risoluta e rapida nelle decisioni e negli spostamenti. La terza parte del libro, di Nicola Sasso. preparatore atletico professionista e laureato in fisioterapia e in scienze motorie, tratta del lavoro preventivo e della valutazione delle calciatrici. Vengo descritti gli infortuni nel calcio femminile, i fattori di rischio, il lavoro preventivo da attuare per ridurre la frequenza d’infortunio, e i vari tipi di valutazione (strutturale, postulare, funzionale).

Nikefobia ha 48 anni

48 anni fa è uscito il primo numero dell’International Journal of Sport Psychology. In questo numero venne scritto il primo articolo sulla nikefobia da Ferruccio Antonelli dopo che negli USA ne era apparso un altro di Ogilvie e Tutko. Il tema dell’ansia competitiva è da allora uno degli obiettivi principali di qualsiasi programma di preparazione psicologica. Antonelli la distingueva in quattro fattori.

  • Un senso crescente d’isolamento sociale e emotivo
  • Un senso di colpa relativo al dimostrare aggressività e autodeterminazione
  • Paura di non essere capaci di ripetere le prestazioni precedenti
  • Paura delle tradizioni e dei propri idoli

Non molto è cambiato

Ferrari: una vittoria di squadra

Competenza, aggressività e condivisione. E’ stato questo il mix vincente della Ferrari e di Vettel.

  • La squadra – In questi mesi, è stata calma e concentrata sul valorizzare le proprie competenze. “Ci siamo concentrati su quello che dovevamo fare di volta in volta senza guardarci intorno…specie negli ultimi due mesi siamo rimasti calmi e abbiamo lavorato”.
  • Il pilota – Vettel è stato aggressivo nei riguardi di Hamilton, lo pressato e lui ha ceduto. Emanuela Audisio ha scritto che ha seguito il consiglio che Rocco dava ai suoi difensori: “Seguilo anche in bagno”.
  • La squadra e il pilota – In tutto questo periodo Vettel e la squadra si sono ascoltati, hanno condiviso le idee e questo atteggiamento comune. Vettel ha detto: “La felicità in particolare. A Maranello la gente era felice di lavorare insieme. Gli uni con gli altri. Non c’erano scorciatoie del resto, bisognava lavorare tanto, pensare tanto a quello che si faceva; e tutto quel sacrificio lo sai fare solo se ti spinge la passione, la voglia”.