Archive for the 'Giovani' Category

Peacefulness to cope with the competition difficulties

Working with athletes from different sports disciplines like shooting, diving, walking and fencing in the days before the race, leads me to think that the peacefulness (serenity) is for them an important factor to compete at their best. I don’t consider peacefulness synonymous with being calm. Is, in my opinion, being aware of:

  • possess the necessary skills to compete this time at the best
  • be ready to face with the many difficulties of the race
  • get into difficulty and get out with success thanks to training and past experiences
  • have acquired the ability to just live the present moment and not the immediate future

In this sense, the race has to be understood as a succession of instants that run continuously until the end of the performance, but the concentration is always on the present task, not in the past, not in the future.

For all of us there is a lot to think on these issues being spoken too little, sometimes too busy to teach only the psychological techniques to deal with the competitions.

The Summer Schools in sport psychology are a great reality

The  Summer School in sport and exercise psychology, like this to take place in Ireland, are becoming a great reality. This shows that our discipline is booming. Find them on the web using as keywords: summer school, sport psychology.

International Day of Sport for Development and Peace

#accademiacalciointegrato

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Youth sport and the coach training

Il Seminario offrirà una panoramica delle più recenti ricerche nel campo dell’allenamento dei giovani atleti. In modo particolare verranno illustrati due modelli utilizzati per favorire un maggiore coinvolgimento ed assicurare il massimo impegno dei giovani nelle attività sportive: il Personal Assets Framework (PAF) e il Developmental Model of Sport Participation (DMSP).
Proprio quest’ultimo Modello, che mira allo sviluppo dei tre obiettivi tipici dei programmi per le attività giovanili, ossia Prestazione, Partecipazione e Sviluppo Personale, sarà protagonista del prossimo numero della Rivista della Scuola dello Sport con un approfondito Articolo.
Durante la giornata, si analizzeranno le tre componenti fondamentali di questi Modelli: le caratteristiche delle attività da svolgere, le competenze gli allenatori ed il contesto operativo.

Riguardo la formazione degli allenatori, verrà indicata come utile una prospettiva che metta al centro le relazioni interpersonali come strumento necessario per sostenere una partecipazione a lungo termine da parte degli allievi.

Il Relatore principale del Seminario è il Prof. Jean Cotè della Queen’s University di Kingston (Canada), il quale, per mezzo dello “Sport Psychology PLAYS Research Group”, da lui fondato e finanziato tra gli altri anche dalla English Football Association, svolge costante attività di ricerca sui fattori psicosociali che influenzano la performance e la partecipazione nell’attività sportiva, con particolare attenzione al contesto giovanile.
Il Docente rappresenta sicuramente un punto di riferimento in campo Internazionale per tutti gli studiosi ed i tecnici che si occupano di allenamento giovanile e della formazione degli allenatori.

Spengimi l’autismo che devo fare gol

«Spengimi l’autismo che devo fare gol». C’è tutta la voglia di vivere di un ragazzo sbrigativamente etichettato come “diversamente abile” nell’appassionata richiesta — che vale più di uno scudetto — al suo allenatore, che è anzitutto un amico. Con un particolare in più: il ragazzo che «vuole spengere l’autismo per fare gol» gioca nella Roma. Sì sì, la Roma-Roma, quella vera di Totti e De Rossi.
La squadra giallorossa è infatti l’unica al mondo ad aver dato vita al progetto “calcio insieme” che vede sessanta bambine e bambini con diverse disabilità giocare con i loro coetanei tecnicamente così bravi da far parte, appunto, dei settori giovanili della Roma. E non è retorica affermare che non è ben chiaro chi ne tragga più vantaggi.

«Probabilmente tutti allo stesso modo» risponde di getto il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, che due anni fa ha fortemente voluto questo progetto-pilota, affidato all’Accademia calcio integrato, tanto da considerarlo il fiore all’occhiello di tutte le iniziative solidali promosse dalla fondazione Roma cares.

di Giampaolo Mattei

Prima del fischio d’inizio di Roma-Shakhtar Donetsk (stadio Olimpico, 13 marzo 2018)

Magic Johnson and team cohesion: An old story always true

In basketball the cohesion is a need to achieve the team primary goal: cope with the opponents with confidence and grit. The internal rivalries, if not limited to few episodes are wasted energies and keep the players engaged in activities with a disruptive impact on training and match. The team must always think in terms of US and the coach should encourage the participation of players, listen them, treat everyone with the same criteria and avoid favoritism, support altruistic behaviors and reduce the individualistic behaviors.

Magic Earvin Johnson’s story is an example of how even a champion have to move from too individualistic behaviors to greater cooperation with the mates. In fact, when Magic played in the Los Angeles Lakers also stood out for his dedication to teamwork: passed and defended rather than thinking about scoring points. It was Magic to explain to his coach Pat Riley as he had established this great attitude.

When he was a little boy, playing Youth League basketball in East Lansing, Michigan, his coach told him he was the best player of the team and he should have to shoot the ball all the time. He did it, scoring  most of the points of the team, which won all the time. Despite these victories the other teammates looked miserable, were depressed and nobody thanked or appeared pleased about what he was doing. Magic also was not lucky and he did not want to be this kind of player. He decided to change, becoming more altruistic, defending and passing the ball to the mates. The team mood changed completely and the mates became much more motivated, increased their skills and continued to have success.

What about your team, the players put aside their ego and work to be cohesive independently of the match momentum?

Book review: Francesco Panetta – Io corro da solo

Io corro da solo

Francesco Panetta

Gemini Grafica Editrice, 2017

«Molti libri sono stati scritti intorno all’atletica e alla corsa e soprattutto al mondo della corsa lunga. Lo faccio anch’io, evitando però di dare consigli a chi ama la disciplina. Ho realizzato questa pubblicazione con un’impronta diversa. Racconto delle mie esperienze, iniziando da quando ragazzino correvo con i miei amici in Calabria: il primo paio di scarpe da “tennis”, la prima corsa, l’arrivo a Milano. In queste 150 pagine non ci sono né tempi, né allenamenti, ma storie: la Pro Patria, i sogni, le mie opinioni sull’atletica e, nel trentesimo anniversario del mio successo Mondiale nelle siepi a Roma, un lungo capitolo dedicato a quella che è stata la mia grande impresa, senza tralasciare l’Europeo vinto tre anni dopo a Spalato nella stessa distanza».

Riporto le caratteristiche psicologico di Panetta che emergono dall’intervista raccolta da Roberta Orsenigo.

Lottare ”Era una mia caratteristica. Per me significava esprimere la mia forza fisica e mentale, non certo per spaventare gli altri. Io salivo sul ring e stabilivo la mia legge”.

Avventura ”Correre contro un avversario è come praticare la pesca d’altura, tu non sai quanto è grosso il pesce che hai all’amo, ma nemmeno lui sa quanto grosso e cazzuto sei tu. Vince spesso il più astuto, non il più forte”.

Motivazione interiore ”Ho sempre corso per me stesso, un viaggio durato quasi vent’anni. E’ uno sport individuale, la mente non la spegni mai. Devi avere la presunzione di essere sempre il migliore, la convinzione di essere il più forte”.

Allenatore eccellente ”Giorgio Rondelli sapeva come correvano i miei avversari, era sempre in campo con me, mi motivava. Il tecnico non deve solo preparare le tabelle, ma deve essere una presenza costante nella vita di un atleta”.

Fisico e Testa ”Si diventa campioni con il fisico, la testa e grazie alle persone che ti consigliano. Il talento non basta. E’ come studiare sempre”.

Sfidarsi ”Ogni volta che stabilivo un personale, Rondelli mi faceva competere con i meno bravi. Mi diceva: solo quando riuscirai a tener a bada i più lenti, allora potrai confrontarti con i migliori. Allenarsi significa imparare a fare le cose che non sai fare”.

Passione ”Perché correvo? Correvo perché mi piaceva andare forte, migliorarmi. Se potessi tornare indietro, però, non vorrei ritrovarmi sul rettilineo della pista di Roma, ma in quel paesino finlandese dove ho passato ore ad allenarmi. Oppure a Nova Milanese, quando correvo dietro la bicicletta del mio allenatore”.

Sofia Goggia at 9 years old wrote: “I want to win the gold in downhill”

It’s never too early to dream. When Sofia Goggia was 9 years old, she wrote: “I want to win the gold in downhill.”

She did it filling the questionnaire on Goal Setting from my book “Mental training.”

She wanted to be mentally ready and at long term very ready. She asked her coach to work at maximum with her.

Self-discovery is out on the roads

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