Archivio per la categoria 'Generale'

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Movimento: numero speciale dedicato al calcio femminile

Tomek Mackiewicz e il Narbat Parbat uniti per sempre

Nella discesa dal Nanga Parbat è morto Tomek Mackiewicz mentre la sua compagna Elisabeth Revor è stata salvata da due alpinisti giunti dal campo base del K2 in elicottero e che sono saliti per 2.000m da 4.800m.

Un’altra impresa al limite del possibile, salire sul Nanga Parbat in inverno su una via, la Messner-Eisendle, mai portata a termine da nessuno e condotta in stile alpino senza alcun aiuto e in totale solitudine con temperatura di notte di -40.

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Queste le parole lasciate a un amico:

“Certe volte in montagna in inverno ho l’impressione che il sentirmi libero non sia uno stato d’animo, ma qualcosa che va oltre la mente. E’ una sensazione sfuggente che certe volte raggiungo e che però non riesco ad afferrare e ad analizzare. Appena l’avverto, scappa via. E’ una condizione così strana, non sarei in grado di descriverla bene a parole. E’ inafferrabile. E’ la libertà assoluta, io credo. E’ qualcosa che sento ed è probabilmente la ragione che mi spinge a tornare qui ogni volta”.

 

Muoversi ogni 30m: anche solo alzandosi dalla sedia

Muoversi ogni 30 minuti aiuta a ridurre gli effetti della sedentarietà ed è utile anche a coloro che hanno uno stile di vita motorio-attivo.

 

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La cultura della tenacia

Lo sviluppo della tenacia è stato spesso considerato come un fattore strettamente individuale ed è stato poco studiato per comprendere in che modo un’organizzazione sportiva manifesta la propria cultura della tenacia e come questa favorisca l’approccio degli atleti.

L’articolo di Eubanks, Nesti e Littlewood (2017), A culturally informed approach to mental toughness development in high performance sport, IJSP, 48, 206-222, fornisce alcune risposte a questo tema.

Gli autori hanno svolto un’analisi critica della letteratura su MT in relazione alla definizione e concettualizzazione di questo costrutto. In particolare è stato poco indagato come ambiente, cultura e contesto impattano sulla formazione della tenacia, non considerano che l’atleta è inserito in un ambito sportivo che segue regole e sistemi propri.

La tenacia è l’abilità a raggiungere gli obiettivi personali in situazioni di stress determinati da un numero ampio di stressor (Hardy, 2014).

La psicologia è stata spesso criticata per la sua ridotta attenzione all’ambiente in cui vive l’atleta. La cultura può essere vista come quell’insieme di forze nascoste che coinvolgono valori, credenze e tradizioni che esercitano un soft power che incornicia la pratica quotidiana, le strategie e la filosofia di un gruppo. Quindi quale cultura sportiva vogliono affermare i dirigenti e gli allenatori nei confronti dei loro atleti?

Weinberg et al., (2011) evidenziano sulla base di 10 allenatori-capo di associazioni di atletica, ad esempio, che l’allenamento fisico impegnativo, un clima psicologico incoraggiante e un ambiente che sviluppa la consapevolezza in relazione alla tenacia e opportunità di apprendimento sono fondamentali per lo sviluppo della tenacia.

Gli autori spiegano che l’ambiente migliore per costruire MT è quello in cui vie una cultura stimolante e sfidante e dove la responsabilità individuale viene enfatizzata in ogni attività. Inoltre vi deve essere una stretta connessione con l’etica del lavoro.

 

Come l’ambiente influenza i nostri bambini

Le problematiche connesse all’attività sportiva ( e non solo, pensiamo alle baby gang) dei bambini hanno da sempre sollecitato gli psicologi. A questo riguardo voglio ricordare che il tema non è solo di questi anni ma che già nel 1980 Rainer Martens scrisse un capitolo che s’intitolava “Kid sports: A den of iniquity or a land of promise?”. A conclusione, per spiegare quanto l’ambiente può influenzare un giovane ha riportato queste parole, che anche continuano a essere attuali.

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Non sanno neanche di essere ignoranti

E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?
(Socrate)

Nessun popolo può essere sia ignorante che libero.
(Thomas Jefferson)

 

#lacorsadimiguel

La Corsa di Miguel nasce da un’idea di Valerio Piccioni, giornalista della Gazzetta dello sport per ricordare Miguel Sanchez, giovane argentino desaparecido nel 1978, durante la giunta militare di Jorge Videla. Partita a Roma nel 2000, oggi anche Buenos Aires ospita un’edizione della Corsa di Miguel.

Miguel è stato ucciso perché era uno studente, correva e  scriveva poesie e questa corsa ricorda non solo lui ma anche tutte le 30.000 persone che la dittatura ha fatto scomparire e che voleva fare dimenticare. Questa corsa vuole mantenere viva la memoria di quei terribili anni e ribadire l’importanza della lotta per i diritti civili.

Per voi atleti

per voi che sapete di freddo, di calore,
di trionfi e sconfitte
per voi che avete il corpo sano
l’anima ampia e il cuore grande.
Per voi che avete molti amici
molte aspirazioni
l’allegria matura e il sorriso dei bambini.
Per voi che non sapete di gelo ne di sole
di pioggia ne rancore.
Per voi, atleti
che percorrete i villaggi e le città
unendo Stati con il vostro camminare
Per voi, atleti
che disprezzate la guerra e anelate la pace.

di Miguel Sanchez

Fornire feedback sull’impegno è decisivo per l’apprendimento

Fornire feedback in modo continuativo sull’impegno in allenamento è un aspetto decisivo per favorire l’apprendimento. Gli atleti devono essere consapevoli di quale sia il grado d’impegno che devono impiegare durante le esercitazioni più significative di ogni seduta di allenamento. Le ragioni per cui non bisogna impegnarsi in modo appena sufficiente sono le seguenti:

  • favorisce gli errori tecnici
  • determina una concentrazione ridotta sul compito da eseguire
  • riduce la motivazione intrinseca
  • costringe l’allenatore a fornire sempre le stesse istruzioni tecniche poiché gli atleti commettono spesso gli stessi errori e migliorano lentamente.
  • determina un’abitudine a considerare il miglioramento come qualcosa molto difficile da ottenere
E’ responsabilità dell’allenatore:
  1. stimolare l’impegno in modo continuo
  2. accettare che gli atleti proprio perché s’impegnano con molta intensità possano commettere errori tecnici
  3. riconoscere per primo l’impegno e in seconda battuta gli aspetti tecnici
  4. stimolare continuamente negli atleti la convinzione che il miglioramento è determinato dall’impegno personale
  5. insegnare a essere consapevoli che i propri limiti tecnici e motori si scoprono solo allenandosi con intensità e motivazione
  6. insegnare a essere soddisfatti del proprio impegno, anche se non sempre determina la qualità della prestazione
  7. insegnare a essere consapevoli che la qualità della prestazione dipende comunque dall’impegno e che non basta il talento per essere bravi
  8. insegnare, negli sport di squadra, che l’intensità è una risorsa collettiva a cui nessuno dovrebbe sottrarsi e che ognuno deve alimentaria nei compagni
  9. sottolineare ancor prima degli errori tecnici l’eventuale mancanza d’impegno
  10. spiegare quali sono i comportamenti che mostrano gli atleti che si allenano con intensità e che vuole che loro mostrino in allenamento