Archivio per la categoria 'Generale'

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John McEnroe: in the realm of perfection

Dagli archivi del Roland Garros degli anni ’80, nasce il documentario: “John McEnroe: in the realm of perfection” di Julien Faraut   Girato in 16 mm il documentario mette in luce i problemi di convivenza tra il campione più impetuoso e geniale di tutti i tempi e il pubblico e gli arbitri perfettibili, grazie a una troupe cinematografica che ha catturato ogni mossa del celebre tennista americano.

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Sport e disabilità

Lo sport e l’attività fisica  dovrebbero mostrare con più evidenza i benefici che ottenuti dalle persone con disabilità.

Le nuove indagini dimostrano il roll chiave svolto dallo sport nel coinvolgere le persone con disabilità ad assumere uno stile di vita più attivo.

Get Yourself Active

Autismo e sport: un legame poco conosciuto

Lo sport per giovani disabili intellettivi, bambini e adolescenti, soprattutto con la sindrome dello spettro autistico è un muro difficile da abbattere, vi sono troppi pensieri dogmatici che bloccano l’opportunità di sviluppo in questa fascia di età, decisiva per il tipo di impostazione che può fornire alla vita non solo presente ma anche futura da adulti.

Sedentarietà e sovrappeso sono l’esito più comune a cui vanno incontro questi giovani e le loro famiglie. In Italia gli alunni con disabilità nel sistema scolastico sono complessivamente 216.013, pari al 2,4% dell’intera popolazione (prossima a 9 milioni di alunni).

Di questi il 68% sono giovani con disabilità intellettiva.

Quanti praticano sport o attività motoria con continuità? Purtroppo non lo sappiamo e già questo è un fatto piuttosto grave che mette in evidenza il limitato interesse nei riguardi dello sport. Quante sono le organizzazioni sportive che svolgono programmi per questi giovani, anche su questo punto le informazioni sono molto scarse e le famiglie si basano sul passa parola per avere queste conoscenze.

Si potrebbe continuare con molte altre domande, che al momento non trovano risposta. Infine, la documentazione scientifica, ma non solo in Italia anche a livello internazionale è ridotta. Piuttosto, che documentare vige la regola ch “lo sport fa bene” e quindi dovrebbe essere praticato.  Poco è dato a conoscere sui programmi di allenamento svolti, sulle caratteristiche dei professionisti coinvolti, non esistono studi longitudinali.

Anche il recente quaderno sulle “Buone pratiche nell’autismo” pubblicato dall’Ordine degli Psicologi, certamente interessante per gli aspetti relativi a diagnosi e rapporti tra Scuola, famiglie e Servizi, ignora lo sport come sistema di empowerment dei giovani con ASD. E’ un peccato che non si siano informati su questo tema, perché lo sport rappresenta invece un tassello essenziale per lo sviluppo dei giovani con ASD.

International Journal of Sport Psychology ha dedicato un numero speciale su tema e chi fosse interessato lo può richiedere all’Editore Luigi Pozzi.

Gli psicologi dello sport parlano del loro lavoro

Nuove tendenze della Psicologia dello sport, numero speciale di Movimento, 3, 2018

17 psicologi dello sport parlano del loro lavoro nello sport rispondendo a quattro domande:

  • Cosa ti ha motivato a intraprendere la professione di psicologo/a dello sport?
  • Cosa ti piace di questo lavoro e qual è il tuo sogno professionale in PS?
  • Quali sono gli ambiti della PS che ti piace di più trattare?
  • Descrivi la tua occupazione attuale in PS.

Gli esperti che hanno risposto sono i seguenti:

Giovanna Barazzutti, Emiliano Bernardi, Sara Biondi, Gladys Bounous, Edoardo Ciofi, Cristiana Conti, Sarah Corazzi, Sergio Costa, Sara Landi, Sammy Marcantognini, Stefania Ortensi, Barbara Rossi, Daniela Sepio, Flavia Sferragatta, Matteo Simone, Cecilia Somigli e Graziella Zitelli.

 

Psicologo dello sport: nuove tendenze e sviluppi professionali

Alberto Cei (2018). Psicologo dello sport: nuove tendenze e sviluppi professionali, Movimento, 3, 57-66.

La psicologia dello sport è un contesto scientifico e professionale in continua espansione, come lo sono d’altra parte gli altri ambiti della psicologia e negli ultimi 10 anni si sono presentate diverse situazioni che hanno cambiato di molto questo tipo di lavoro. In questo contributo vengono descritte sette aree di sviluppo che sono state protagoniste di questi cambiamenti; riguardano: psicologia dello sport e psicologia della prestazione; lo psicologo nell’attività giovanile, psicologia dello sport, prestazione e gestione dello stress, psicologia dello sport e salute mentale degli atleti, psicologia dello sport e disabilità, psicologia dello sport e stile di vita fisicamente attivo e psicologia dello sport 4.0. Scopo di questo articolo è di approfondire le conoscenze in ambiti significativi della consulenza in psicologia dello sport, fornire spunti per la riflessione in relazione a dove si sta indirizzando e come si sta orientando questo ambito di lavoro e stimolare i professionisti a sviluppare programmi d’intervento sempre più adeguati alle nuove richieste del mondo dello sport.

 

Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo

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Programmi di mental coaching

Esprimi i tuoi sogni. Ti aiuteremo a realizzarli.

CEI Consulting collabora con organizzazioni e atleti che vogliono valorizzare il fattore umano nel raggiungimento di prestazioni eccellenti, perché la differenza tra la vittoria e la sconfitta consiste nel  controllo efficace delle emozioni e nel restare concentrati solo sulla prestazione.

 CEI Consulting collabora con gli atleti a:

  • Identificare i punti di forza e di debolezza della loro concentrazione attraverso un sistema innovativo per la valutazione della prestazione sportiva.
  • Identificare le proprie abilità comparandole con quelle dei migliori atleti al mondo.
  • Sviluppare un programma di coaching mentale per l’alto livello allo scopo di ottenere le prestazioni migliori.
  • Sviluppare una mentalità vincente.

CEI Consulting utilizza The Athlete’s Mental Edge, un esclusivo sistema per lo sviluppo dello della prestazione usato da campioni olimpici e squadre professionistiche. E’ il risultato di 30 anni di ricerche svolte in USA, Canada, Europa e Australia nello sport di livello assoluto.

Per ulteriori informazioni non esitare a scriverci.

La meditazione nello sport

Phil Jackson e Kobe Bryant parlano dell’importanza della meditazione per sviluppare l’autocontrollo e la piena padronanza di se stessi in competizione.

“It’s like having an anchor. If I don’t do it I feel like I’m constantly chasing the day as opposed to being in control” – Kobe

“You seat on the bench, you take a deep breath and you reset yourself; and you do that through the mindfulness.” – Phil

 

 

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Come il pensare in positivo può distruggere le proprie prestazioni

Quante volte abbiamo sentito dire che bisogna essere ottimisti, che bisogna crederci che si può vincere, o che “con tutto quello che hai fatto ti meriti proprio di raggiungere un grande risultato”.

Apparentemente non c’è nulla di sbagliato a pensare in questo modo , “è così che ci si carica” dicono in molti. Dicono anche “che dovrei dirgli: di perdere? Nessuno entra su un campo per uscirne sconfitto e, quindi, si deve iniziare la gara con la volontà di vincerla, perché se neanche lo pensi come farai a ottenerla?”.

Insomma, “pensa in positivo e vedrai che accadrà quello che vuoi”.

Ebbene tutti questi bei pensieri sono sicuramente inutili e possono diventare dannosi, poiché alle prime difficoltà ed errori durante la gara, l’atleta non sarà pronto a reagire immediatamente poiché si aspetta di vincere, è cioè focalizzato sul risultato e non su quello che deve fare per ottenerlo.

“Ero pronto … e poi le cose non sono andate come avevo previsto”. Queste sono spesso le parole di chi entra con un atteggiamento troppo fiducioso e poi al termine della prestazione attribuisce a qualcosa fuori di sé il risultato, senza assumersi la responsabilità di quanto è successo.

Questi pensieri, che rappresentano le aspettative dell’atleta sulla sua gara, possono realmente considerarsi come i killer della prestazione. Sono stupiti dai loro stessi errori e dalle difficoltà che incontrano in gara e non si sono preparati un piano per reagire efficacemente a queste situazioni.

Charles Leclerc: le caratteristiche mentali di un predestinato

Charles Leclerc è un predestinato ad avere successo non solo per essersi meritato di esordire in questa stagione agonistica in Formula 1 e in una casa automobilistica leggendaria come la Ferrari e neanche per i complimenti ricevuti da Lewis Hamilton. E’ un predestinato, in quanto ha avuto una condotta di gara eccezionale che ha messo in evidenza che le sue caratteristiche sono quelle dei campioni di livello assoluto. A inizio gara ha saputo dimostrare di avere un notevole auto-controllo, reagendo in modo emotivamente stabile al sorpasso che lo ha fatto scalare in terza posizione e impostando immediatamente la risposta che da questa posizione l’ha portato in testa, superando proprio il suo compagno di squadra – perché lui andava più veloce – e avendo anche chiesto il via libera in radio al box.

Queste azioni evidenziano l’elevato controllo emotivo di un ragazzo di 21 anni, che non si è montato la testa per essere stato il più giovane pilota della Ferrari a ottenere la pole position ma che ha lottato con determinazione per tutta la gara. Questo è l’esemplificazione di quella che viene chiamata apertura mentale, che richiede di allontanare dalla mente quanto di buono si è fatto in precedenza, il giorno prima ma anche pochi istanti prima, per mettere la propria energia fisica e mentale solo nella realizzazione di ciò che dovrebbe accadere negli istanti seguenti, giacché in pochi secondi si fanno o si subiscono sorpassi, si mantiene la pressione sull’avversario, si dice in pratica “sono qui e ti sto per prendere”. Questo è il killer instinct che come ricorda sempre il leggendario Rod Laver vuol dire: “Non permettere mai all’avversario di pensare che sarà facile giocare con te”. Charles Leclerq ha mostrato di possedere questa qualità.

L’incidente alla sua Ferrari nel finale l’ha privato della vittoria che meritava, anche qui però si è messa in evidenza la sua capacità di reazione rapida a un fattore di disturbo esterno, quello meccanico, e uno interno a sé, quale reazione agonistica avere. Ha resistito, non ha dato segni di scoraggiamento emotivo e di rabbia e ha ragionato per giungere al termine in terza posizione, sfruttando l’entrata della safety car che gli permesso a due giri dal termine di non essere superato perdendo così la terza posizione e senza spingere troppo perché sarebbe rimasto senza benzina. Questi sono comportamenti, che a chi guarda la gara dal divano di casa, potrebbero sembrare scontati ma che, per chi vive in prima persona la competizione, sono invece delle situazioni di cui servirsi con consapevolezza e competenza, che solo un pilota abile nel gestire questi fattori esterni e interni potrà gestire a suo favore. Con questa gara Charles Leclerc si è inserito nella scia dei campioni di ogni sport, per capacità e propensione a utilizzare a proprio favore gli stress agonistici, continuando in questo modo li potrà raggiungere e scoprire il piacere sottile che si prova a essere di livello assoluto.