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Sport per tutti ovunque

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L’ attività giovanile e la formazione degli allenatori

Il Seminario offrirà una panoramica delle più recenti ricerche nel campo dell’allenamento dei giovani atleti. In modo particolare verranno illustrati due modelli utilizzati per favorire un maggiore coinvolgimento ed assicurare il massimo impegno dei giovani nelle attività sportive: il Personal Assets Framework (PAF) e il Developmental Model of Sport Participation (DMSP).
Proprio quest’ultimo Modello, che mira allo sviluppo dei tre obiettivi tipici dei programmi per le attività giovanili, ossia Prestazione, Partecipazione e Sviluppo Personale, sarà protagonista del prossimo numero della Rivista della Scuola dello Sport con un approfondito Articolo.
Durante la giornata, si analizzeranno le tre componenti fondamentali di questi Modelli: le caratteristiche delle attività da svolgere, le competenze gli allenatori ed il contesto operativo.

Riguardo la formazione degli allenatori, verrà indicata come utile una prospettiva che metta al centro le relazioni interpersonali come strumento necessario per sostenere una partecipazione a lungo termine da parte degli allievi.

Il Relatore principale del Seminario è il Prof. Jean Cotè della Queen’s University di Kingston (Canada), il quale, per mezzo dello “Sport Psychology PLAYS Research Group”, da lui fondato e finanziato tra gli altri anche dalla English Football Association, svolge costante attività di ricerca sui fattori psicosociali che influenzano la performance e la partecipazione nell’attività sportiva, con particolare attenzione al contesto giovanile.
Il Docente rappresenta sicuramente un punto di riferimento in campo Internazionale per tutti gli studiosi ed i tecnici che si occupano di allenamento giovanile e della formazione degli allenatori.

14° ENYSSP Conference

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Spengimi l’autismo che devo fare gol

«Spengimi l’autismo che devo fare gol». C’è tutta la voglia di vivere di un ragazzo sbrigativamente etichettato come “diversamente abile” nell’appassionata richiesta — che vale più di uno scudetto — al suo allenatore, che è anzitutto un amico. Con un particolare in più: il ragazzo che «vuole spengere l’autismo per fare gol» gioca nella Roma. Sì sì, la Roma-Roma, quella vera di Totti e De Rossi.
La squadra giallorossa è infatti l’unica al mondo ad aver dato vita al progetto “calcio insieme” che vede sessanta bambine e bambini con diverse disabilità giocare con i loro coetanei tecnicamente così bravi da far parte, appunto, dei settori giovanili della Roma. E non è retorica affermare che non è ben chiaro chi ne tragga più vantaggi.

«Probabilmente tutti allo stesso modo» risponde di getto il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni, che due anni fa ha fortemente voluto questo progetto-pilota, affidato all’Accademia calcio integrato, tanto da considerarlo il fiore all’occhiello di tutte le iniziative solidali promosse dalla fondazione Roma cares.

di Giampaolo Mattei

Prima del fischio d’inizio di Roma-Shakhtar Donetsk (stadio Olimpico, 13 marzo 2018)

#IncludeUsFromTheStart

Lo sport deve essere sempre più un’occasione per integrare le differenze. L’Accademia di calcio integrato propone insieme alla Roma Calcio un percorso d’integrazione attraverso il calcio delle bambine e bambini di 6-12 anni.

La Giornata mondiale dedicata alle persone con la sindrome di Down deve fare riflettere su quanta strada vi è ancora da fare raggiungere l’obiettivo dell’integrazione.

L’incredibile impresa dell’ultra runner Francois D’Haene in Sierra Nevada

Attempting to run the 350km John Muir Trail crossing the isolated and mystic mountains of the Sierra Nevada is no small feat. To do it in a single shot, like François D’Haene last fall, that’s what legends are made of.

Magic Johnson e la coesione di squadra: una storia vecchia ma sempre vera

Le squadre di basket devono essere unite per realizzare il loro obiettivo prioritario: affrontare gli avversari in modo sicuro e determinato. La rivalità interna, se non limitata a episodi circoscritti fa sprecare inutili energie agli atleti e li tiene impegnati in attività che hanno un’influenza disgregante sull’allenamento e sulla partita. La squadra deve sempre ragionare in termini di NOI. Il coach deve: favorire la partecipazione dei giocatori, cercando di accoglierne le indicazioni, trattare tutti con gli stessi criteri ed evitare favoritismi, premiare i comportamenti altruistici e ridurre i comportamenti individualistici.

La storia di Magic Earvin Johnson è un esempio di come anche un campione deve passare da comportamenti troppo individualistici a una maggiore condivisione con i suoi compagni. Infatti, quando Magic giocava nei Los Angeles Lakers si distingueva anche per la sua dedizione al gioco di squadra: passava e difendeva anziché pensare a segnare punti. E’ stato Magic a spiegare al suo allenatore Pat Riley come si era affermato in lui questo atteggiamento collaborativo verso la squadra.

Quando giocava nella Lega Giovanile di pallacanestro, a East Lansing, Michigan, il suo allenatore gli diceva che lui era il migliore giocatore della squadra e che doveva tirare in continuazione.  Magic Johnson obbediva a questa richiesta e segnava la maggior parte dei canestri della sua squadra, che così vinceva in continuazione. Nonostante queste vittorie gli altri compagni di squadra si sentivano incapaci, erano depressi e nessuno lo ringraziava o si mostrava contento per quello che lui faceva. Decise che quella situazione per lui era insopportabile. Da quel momento il suo comportamento in campo cambiò e mise le sue capacità al servizio della squadra. L’umore dei compagni cambiò completamente e furono molto più motivati. incrementarono le loro abilità e continuarono ugualmente a vincere.

Com’è la tua squadra, i giocatori riescono a mettere da parte il loro ego e giocano in modo coeso indipendentemente dal momentum di gioco?

Per l’allenatore è importante valutare le proprie esperienze professionali

Un fattore importante per il miglioramento del lavoro dell’allenatore riguarda la sua abilità nel valutare la sua esperienza professionale e consiste nel riflettere sulla propria attività, ponendo l’accento in particolare sulle interazioni con l’atleta o la squadra in allenamento e in gara. L’allenatore deve valutare l’efficacia e l’efficienza del suo lavoro, le reazioni dei suoi atleti, deve analizzare le difficoltà che incontra, come le ha affrontate e quali soluzioni ha sperimentato.

Questa attività deve essere portata avanti nel tempo in modo costante, focalizzandosi su quanto avviene durante le sedute e in gara. Non è quindi un impegno episodico o che si svolge perché si deve risolvere un problema, non si prefigura come un’attività di pronto soccorso, deve invece essere parte del modo di agire abituale. In tal senso l’allenatore è un facilitatore, poiché favorisce la creazione di un clima adatto a svolgere al meglio l’allenamento,  sviluppando negli atleti la voglia di gareggiare e una mentalità vincente. Il tecnico non può fare a meno di riflettere sulla sua esperienza professionale e deve essere consapevole:

  1. delle decisioni che prende,
  2. di quali sono i parametri che gli permetteranno di sapere che l’allenamento è stato efficace,
  3. di cosa si aspetta dagli atleti in relazione alle esercitazioni che svolgono,
  4. delle difficoltà che potrebbero incontrare e le soluzioni da adottare,
  5. di come affrontare le competizioni e come valutarne i risultati,
  6. di avere un piano per affrontare imprevisti e eventi inattesi,
  7. di cosa distingue una stagione di successo da una insoddisfacente,
  8. di come potrebbe gestire i momenti difficili che inevitabilmente si presenteranno,
  9. del modo in cui affronta gli stress connessi alla professione di allenatore,
  10. di come si rapporta con lo staff e con la dirigenza.

Conversazione with Albert Bandura

How to produce a first-class paper that will get published

  • The discussion section is so weak that it’s obvious the writer does not clearly understand the existing literature. Writers should put their results into a global context to demonstrate what makes those results significant or original.
  • In the conclusion, include a one- or two-sentence statement on the research you plan to do in the future and on what else needs to be explored.
  • ‘What’s new’ element is buried. Answering one central question — What did you do? — is the key to finding the structure of a piece. Every section of the manuscript needs to support that one fundamental idea.
  • Scientific authors are often scared to make confident statements with muscularity. The result is turgid or obfuscatory writing that sounds defensive, with too many caveats and long lists — as if the authors are writing to fend off criticism that hasn’t been made yet.
  • The reader’s job is to pay attention and remember what they read. The writer’s job is to make those two things easy to do.
  • Humans are story-telling animals. If we don’t engage that aspect of ourselves, it’s hard to absorb the meaning of what we’re reading. Scientific writing should be factual, concise and evidence-based, but that doesn’t mean it can’t also be creative.
  • Structure is paramount. If you don’t get the structure right, you have no hope.
  • I co-wrote a paper (B. Mensh and K. Kording PLoS Comput. Biol. http://doi.org/ckqp; 2017) that lays out structural details for using a context–content–conclusion scheme to build a core concept.
  • It’s crucial to focus your paper on a single key message, which you communicate in the title.
  • They need to explain why the findings are interesting and how they affect a wider understanding of the topic. Authors should also reassess the existing literature and consider whether their findings open the door for future work.
  • There have been no in-depth studies linking the quality of writing to a paper’s impact, but a recent one (N. Di Girolamo and R. M. Reynders J. Clin. Epidemiol. 85, 32–36; 2017) shows that articles with clear, succinct, declarative titles are more likely to get picked up by social media or the popular press.
  • If you write in a way that is accessible to non-specialists, you are not only opening yourself up to citations by experts in other fields, but you are also making your writing available to laypeople, which is especially important in the biomedical fields.