Archivio per la categoria 'Corsa'

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NYC stronger

La maratona come metafora della vita.

“… se anche io come e, come me, migliaia di persone normali possono correre per oltre 42 chilometri, allora tutto è possibile. Anche fermare le guerre”.

(Alessandro Bertani, Emergency vice presidente)

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La rivoluzione dello sport: le Olimpiadi del futuro

Quando un’attività del tempo libero è praticata, per gioco, per svago ma anche  in modo professionale, da un terzo della popolazione mondiale è anche possibile che entri a far parte del più grande evento mondiale: le Olimpiadi. Secondo Razer, azienda di computer e di accessori per i giochi elettronici, coloro che almeno una volta al mese o un’ora alla settimana giocano con i videogame sono 2,1 miliardi, l’equivalente del 29% della popolazione della Terra. Emerge pure che il 71% dei millenian, i giovani tra 12-35 anni, sono giocatori e hanno il vantaggio di avere tutta la vita davanti a loro per continuare a sviluppare questo interesse. Inoltre, il numero di spettatori dei videogame e degli eSports è attualmente di circa 360 milioni e si prevede che raddoppi entro il 2021.

Se a queste considerazioni guardiamo prestando attenzione agli interessi economici che hanno determinato questo tipo di diffusione, appare abbastanza evidente la ragione per cui il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) si è aperto agli eSports, definendoli come “attività sportiva” a tutti gli effetti: “Gli eSports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata agli atleti degli sport tradizionali”. E’ altrettanto evidente che, in questo campo, gli interessi delle aziende che spingono fortemente al successo dei loro prodotti si sono legati nel corso degli anni all’affermazione nella società contemporanea di una concezione dello sport in cui l’essere umano può dimostrarsi competitivo anche in quelle attività, gli eSports,  in cui prevale la componente mentale a discapito della componete fisica e motoria. Gli eSports rispondono, infatti, a questa esigenza mantenendo inalterata la componente agonistica, solitaria del campione sportivo, che attraverso una dedizione totale alla sua attività raggiunge l’affermazione personale.

D’altra parte lo sport tradizionale è da tempo in crisi, non solo ad alto livello per il condizionamento che il doping e l’abuso dei farmaci hanno generato  ma anche a livello giovanile. Sempre più spesso necessita investimenti economici che molte famiglie non si possono permettere e chiede ai giovani livelli di competitività, di sfruttamento del loro fisico e d’impegno che non sono adeguati alla loro età. Queste ragioni rappresentano una delle cause principali dell’abbandono dello sport da parte degli adolescenti.

Inoltre, l’uso del computer in tutte le sue articolazioni ha cambiato profondamente il nostro modo di vivere così come lo sport, attraverso l’uso delle nuove tecnologie per valutare le prestazioni e costruire i programmi di allenamento.

In sintesi, stiamo vivendo un cambiamento radicale del concetto di sport, in cui l’esasperazione della competitività ha modificato la cultura delle organizzazioni sportive e sta allontanando i giovani dallo sport. Con quest’ultima decisione del CIO siamo entrati in una fase successiva, in cui lo stesso uso dei nuovi sistemi tecnologici diventa una forma di attività sportiva ufficialmente riconosciuta e regolata e si propone come un modo per riconquistare nuovamente i millenian al mondo sportivo, in quanto principali fruitori degli eSports, permettendo così al CIO di riavvicinarli nuovamente allo sport olimpico.

 

La concentrazione nel salto in alto

Un allenatore di salto in alto mi chiede come sia possibile migliorare la concentrazione nell’esecuzione di questa specialità. Personalmente non ho esperienza diretta di collaborazione con saltatori, comunque provo a fornire alcune idee che chiunque potrebbe seguire e poi valutarne l’efficacia.
Il salto in alto è una prove che si conclude nell’arco di pochi secondi e il cui inizio è determinato dall’atleta nei limiti di tempo determinati dalle regole del suo sport. Pertanto, è necessario che al momento dell’avvio della prestazione il movimento appaia fluido ed efficace e in quegli istanti la mente del saltatore dovrebbe essere libera da ogni pensiero ma lasciarsi portare in modo apparentemente spontaneo dal susseguirsi dell’azione motoria.
Raggiungere questa condizione mentale non è semplice e richiede un allenamento specifico. Nell’allenamento dovrebbero esserci almeno due livelli. Il primo riguarda l’apprendimento e l’ottimizzazione della tecnica di salto, si può ripetere il numero di volte necessario e alla fine si è imparato a saltare. Il secondo livello riguarda la gestione della tecnica nei momenti in cui le emozioni sembrano spaccare il cuore mentre invece si dovrebbe essere totalmente concentrati sul salto da eseguire.
Suggerisco di allenare il timing dell’azione, il saltatore ha un minuto a disposizione per effettuare il salto. Di conseguenza così come nel servizio nel tennis, nei lanci nel baseball o nel tiro a volo, anche chi salta deve avere una routine che rispecchia quel tempo o un tempo inferiore se l’atleta è pronto con un timing di 45 secondi anziché di 60 secondi. Importante che quel tempo sia sempre lo stesso e quindi il tempo scelto diventa una misura del suo livello di concentrazione e della sua fiducia.
Stabilita la routine e il timing (la sua durata) il saltatore si deve allenare a rispettarla e a eseguirla correttamente. Può svolgere esercizi a secco, senza l’esecuzione reale, allenando solo la routine e dandosi al termine di ognuno una valutazione di quanto sarebbe stato pronto a eseguire un salto. Ovvio che se la valutazione è minore di 8 su 10, qualcosa non è andato bene nella sua preparazione e quindi deve lavorare per renderla più intensa.
Questo lavoro richiede passione e consapevolezza  e dovrebbe essere accompagnato da esercizi mentali per allontanare i pensieri che ostacolano la prestazione quali essi siano, anche se  positivi (ad esempio: “Oggi mi sento proprio bene”) sono ugualmente distraenti dalla concentrazione sul compito.
Si potrebbe dire molto di più articolando un vero e proprio programma di allenamento della concentrazione nel salto in alto. Magari un giorno con qualche atleta che lo desiderasse si potrà farlo.

La tenacia distingue i vincenti dai perdenti

Mi è stato chiesto quale sia la caratteristica psicologica decisiva per un atleta. La mia idea è che vi sono molte competenze che devono essere sviluppate da quelle di base (autocontrollo, immaginazione, dialogo interno costruttivo e imparare dalle esperienze) a quelle più avanzate che riguardano ad esempio la gestione dello stress agonistico e l’allenamento dell’attenzione a quelle relative allo stile di vita dell’atleta.

Ma in che modo si distinguono i vincenti dai perdenti? Da come reagiscono alla pressione agonistica, alle difficoltà e agli errori.

L’abilità psicologica che emerge in questi momenti è la tenacia; si può anche chiamare perseveranza, determinazione, resilienza. In pratica significa continuare a competere o allenarsi al meglio anche dopo un errore, quando si è stanchi, nei momenti di maggior stress in gara, quando si è consapevoli che bisogna fare assolutamente bene.

Le altre abilità psicologiche se non sono sostenute dalla tenacia si bloccano. Un atleta può avere un dialogo con se stesso costruttivo ma nei momenti decisivi se non è sostenuto dalla tenacia, il suo self-talk può diventare negativo. Un atleta sa a cosa prestare attenzione e come adattarla alle situazioni di gara, ma di fronte a un imprevisto può perdere questa abilità se non interviene la tenacia, che è la convinzione di continuare a gareggiare al meglio,.

La domanda è quindi: come e quanto spesso viene allenata questa abilità?

Un modello organizzativo in atletica per vincere

E’ interessante la lettura di questo articolo intitolato The hidden work behind Great Britain’s World Championships relay success. Spiega come si costruisce il successo nella staffetta in atletica attraverso la costruzione di una cultura condivisa. Questo lavoro è stato condotto da Jennifer Savage, Lead Performance Psychologist della squadra. E’ un esempio di come lavorano quelli che realmente vogliono vincere.

Da noi invece , dopo i disastrosi risultati dell’ultimo mondiale, in una stanza si sono riuniti alcuni dirigenti, dal presidente del Coni a quello della Fidal, e hanno dichiarato che c’è fiducia nei risultati che si potranno raggiungere a Tokyo 2020.

Le origini della perseveranza e della passione

“Rispetto a ciò che dobbiamo essere, noi siamo solo mezzo svegli.

I nostri fuochi sono attenuati, i nostri progetti vengono controllati…

gli uomini di tutto il mondo possiedono in eccesso quantità di risorse,

che solo gli individui eccezionali spingono al loro uso estremo”.

William James (1907), The Energies of Men, pp. 322-323

 

 

Non tutti gli errori sono uguali: regole dal business allo sport

“A sophisticated understanding of failure’s causes and contexts will help to avoid the blame game and institute an effective strategy for learning from failure. Although an infinite number of things can go wrong … mistakes fall into three broad categories:

Preventable - Most failures in this category can indeed be considered “bad.” They usually involve deviations from spec in the closely defined processes of high-volume or routine operations … With proper training and support, employees can follow those processes consistently. When they don’t, deviance, inattention, or lack of ability is usually the reason. But in such cases, the causes can be readily identified and solutions developed.

Complexity-related –  A large number of …failures are due to the inherent uncertainty of work. A particular combination of needs, people, and problems may have never occurred before  … To consider them bad is not just a misunderstanding of how complex systems work; it is counterproductive. Avoiding consequential failures means rapidly identifying and correcting small failures.

Intelligent - Failures in this category can rightly be considered “good,” because they provide valuable new knowledge that can help an organization leap ahead of the competition and ensure its future growth—which is why the Duke University professor of management Sim Sitkin calls them intelligent failures. They occur when experimentation is necessary: when answers are not knowable in advance because this exact situation hasn’t been encountered before and perhaps never will be again.”

(By Amy C. Edmondson)

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Bisogna essere concentrati per essere tenaci

... the most important aspect of mental toughness in Tennis !

Il focus è sul presente ma per mostrare un focus continuativo durante ogni punto bisogna essere tenaci

Pensa, parla e cammina

Viviamo tra una caduta e l’altra. Quindi non importa tanto sapere come fare a non cadere. E’ più rilevante allenarsi a ridurre i problemi determinati dall’impatto sulla terra e a rialzarsi rapidamente.

Pensare, parlare e camminare può essere un buon modo per rispondere alle difficoltà.

Pensare, implica il conoscere cosa potrebbe accadere e la definizione delle strategie per ridurre questa probabilità e comunque gestirla a proprio favore quando succede.

Parlare, implica la condivisione con altri, ad esempio delle nostre paure e la costruzione di cosa fare in quei momenti e da chi lasciarsi guidare o aiutare.

Camminare, implica il restare in movimento senza mai fermarsi al solo scopo di confermarsi che non si può più andare avanti. C’è sempre una strada da percorrere anche se molte volte bisogna cercarla con tenacia.

L’uso della meditazione nello sport

L’uso della mindfulness sembra essere una delle nuove strategie e tecniche per allenare mentalmente gli atleti a restare concentrati sul presente e sulla loro prestazione, anziché lasciarsi dominare dallo stress agonistico. Va detto che già 40 anni la meditazione trascendentale e lo zen erano descritte come modalità adatte allo sport. A questo riguardo, riporto quanto scritto da due tra gli psicologi dello sport che hanno fornito contributi significativi per innovazione ed efficacia.

Robert Nideffer nel 1976 nel libro “The inner athlete”:

“Trascendental meditation (TM) procedures can be helpful in improving an athlete’s general feeling of well-being as well as increasing his energy level and his ability to concentrate … they are very useful to athletes who engage in endurance events which require little in the way of external attention … keeps him from becoming locked into negative, self-defeating thoughts and feelings … most applicable in those competitive situations where an athlete’s responses require non thought, where movements have been learned so well that they have become automatic … complicated gymnastics routines or dives are often practiced to the point where they are almost reflexive” (p.179).

Terry Orlick nel 1980 nel libro “In pursuit of excellence”:

“Thinking is useful in many ways, but there some occasions when thinking interferes with the task and you have to leave it behind …

In such cases, you cease to be your own conscious master but become an instrument in the hands of the unknown. The unknown has no ego-consciousness and consequently no thought of winning the contest … it is for this reason that sword moves where it ought to move and makes the contest end victoriously. This is the practical application of the Lao-tzuan doctrine of doing by not doing” (p.146, corsivo è di Daisetz Suzuki, Zen and Japanese Culture).