Archivio per la categoria 'Calcio'

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I principali errori mentali degli atleti

I principali errori che compiono gli atleti:

  1. Pensare che sentirsi in forma, sia sufficiente per fare un’ottima gara.
  2. Visualizzare la propria gara senza prevedere le possibili difficoltà che si potranno incontrare e non prevedere un modo per risolverle.
  3. Essere troppo/poco attivati, spinti dal desiderio di volere fare bene o dalla paura di non riuscirci.
  4. Essere preoccupati per la gara, tanto da non essere concentrati sul presente ma su ciò che potrebbe capitare di negativo.
  5. Non considerare le fasi di difficoltà della gara come una parte normale della prestazione ma come incapacità personali.

 

 

 

 

Chi si assume la responsabilità dello sviluppo dell’atleta?

La fiducia è un tema di cui gli psicologi parlano spesso e che altrettanto spesso gli allenatori utilizzano per sottolineare che gli errori dei loro atleti sono determinati da una carenza di questa dimensione psicologica. Talvolta questa spiegazione serve a nascondere carenze dei coach ma altre evidenzia limiti nello sviluppo psicologico dei ragazzi.

Su questo argomento si può dire molto. Uno ad esempio deriva dall’approccio integrazionista allo studio della personalità che spiega che i comportamenti derivano dalla relazione fra la personalità dell’individuo, le situazioni da affrontare, le competenze specifiche e le aspettative del suo ambiente sociale.

Giacché la situazione è così complessa, nessuno fra atleti, allenatori e staff, società sportiva e genitori possono sottrarsi alle loro responsabilità, che riguardano la costruzione nel lungo termine dell’atleta.

Quanti affrontano la questione delle prestazioni deludenti servendosi di questa visione? Quante società sportive sono organizzate per soddisfare questo bisogno tenendo in considerazione queste variabili?

Il problema di Higuain: un’opportunità di miglioramento

Il problema di Higuain è che da un po’ di tempo non segna e la domanda che di certo si sta ponendo riguarda come uscire da questa situazione e andare nuovamente in rete. Espressa in questa maniera, la questione sembra facile: cosa fare per prepararsi a effettuare più tiri in porta efficaci. Se fosse una macchina il problema sarebbe di facile soluzione poiché sarebbe sufficiente modificare alcuni parametri (rapidità, precisione, timing, tipologia di tiro) per ottenere il risultato sperato. Trattandosi invece di un essere umano la difficoltà si lega alle aspettative del giocatore, della squadra e dell’ambiente, alla difficoltà ad accettare che un fuoriclasse possa trovarsi in questa difficoltà, alla tendenza del calciatore a reagire allontanandosi dal gioco o a muoversi in modo impulsivo, al subire l’influenza dei compagni di squadra che invece continuano a segnare.

Sarebbe invece utile, per se stesso e per la squadra, vivere questa momento professionale come un’occasione di miglioramento e non invece come una sorta di sindrome dell’attaccante. Accettare le difficoltà è l’unico modo per superarle. In questo ha ragione Arrigo Sacchi quando sostiene che per vincere non bisogna avere il problema di vincere. Si può parafrasare questo pensiero dicendo che per mettere a segno una rete non bisogna avere l’ossessione di fare goal, perché altrimenti si giocherà sempre sulla difensiva o in modo impulsivo e non si manifesterà un comportamento innovativo ed efficace come invece ci si aspetta da un campione.

Una nuova Rivista nel mondo delle scienze dello sport

A new scientific Journal in the sport sciences world.

“We wanted to focus on a quality journal, a prestigious publication that could, in some way, convey to a wide readership our point of view on the evolution of training, and, in particular, on the evolution of strength training applied to weightlifting …

Strength was a major element in standing up to observe and do- minate the surrounding area and beyond: slowly and steadily or with bursts of strength, mankind has come a long way. Strength was also paramount to the develop- ment of man’s cognitive abilities, the ability to move in his immedia- te surroundings, to interact with the environment and to process the ensuing stimuli …

We must invest in culture, the vehicle with which we can spread knowledge and experience. The world of sport needs to reflect on the importance of culture and we feel it is our duty to set the ball rol- ling and continue on this journey.”

(Source: Editorial Antonio Urso EWF President)

Le competenze dell’allenatore da migliorare

Il coaching dell’allenatore, analogo a quello dei manager delle aziende, è un progetto non ancora così diffuso nel mondo dello sport. In questo articolo vengono evidenziate le principali aree di miglioramento richieste di coach e come organizzare un piano di miglioramento individuale.

(Source: European WeitghtLifting Federation Scientific Magazine, Alberto Cei, Coaching Skills, 2016, 4, 16-23).

Premio Alberto Madella 2017

Alberto Madella ha rappresentato un punto di riferimento nel campo della ricerca scientifica applicata allo sport. Il contributo più rilevante del suo lavoro è stato il tentativo, efficacemente riuscito, di conciliare la centralità del metodo di ricerca con la necessità di spendere i risultati della ricerca nell’esperienza del campo.

Il Coni, per ricordare l’importanza di tale figura, ha istituito questo Premio che, giunto alla sesta edizione è rivolto ai campi di ricerca che il Professor Madella ha contribuito a sviluppare:

- Metodi, mezzi e valutazione dell’allenamento e dell’insegnamento nello sport
- Le scienze sociali applicate al contesto sportivo
- La gestione, l’organizzazione e la valutazione delle organizzazione sportive

Le finalità del concorso  sono:
Valorizzare e promuovere le attività di ricerca nell’ambito delle scienze dell’esercizio fisico e dello sport, sia in campo professionale, sia in campo accademico, nelle discipline scientifiche  applicate allo sport di cui si è occupato il prof. Alberto Madella, nello spirito della multidisciplinarità che ha contraddistinto la sua vita professionale

- Stimolare la comunità scientifica nazionale ad approfondire gli studi in campo sportivo per lo sviluppo di una pratica sempre più di qualità che, nel rispetto dell’etica, tenda al miglioramento di tutti quei fattori che concorrono alla performance sportiva intesa nel suo senso più ampio, scientifico, sociale ed umano

Il Premio mette in palio tre borse di studio e un invito a partecipare ad uno dei seminari organizzati dalla Scuola dello Sport. Scadenza improrogabile per la presentazione: 30 settembre 2017.

I disturbi mentali fra i giocatori di rugby

Un altro studio che mette in evidenza ancora una volta che i disturbi mentali sono relativamente frequenti nello sport professionistico.

Abstract. The aim of the study was to determine the prevalence of symptoms of common mental disorders among professional rugby players across countries. A cross-sectional analysis of the baseline questionnaires from an ongoing prospective cohort study was conducted. Nine national players’ associations and three rugby unions distributed questionnaires based on validated scales for assessing symptoms of common mental disorders. Among the whole study sample (N=990; overall response rate of 28%), prevalence (4-week) of symptoms of common mental disorders ranged from 15% for adverse alcohol use to 30% for anxiety/depression. These findings support the prevalence rates of symptoms of common mental disorders found in previous studies among professional (i. e., elite) athletes across other sports, and suggestions can be made that the prevalence of symptoms of anxiety/depression seems slightly higher in professional rugby than in other general/occupational populations. Awareness of the prevalence of symptoms of common mental disorders should be improved in international rugby, and an interdisciplinary approach including psychological attention should be fostered in the medical care of professional rugby players. Adequate supportive measures to enhance awareness and psychological resilience would lead not only to improved health and quality of life among rugby players but arguably to enhanced performance in rugby.

(byVincent Gouttebarge et al., Int J Sport Med)

Bambini, sport, reddito genitori

Questa nuova indagine mostra in modo evidente come la pratica sportiva dei bambini sia strettamente correlata alle possibilità economiche della propria famiglia, confermando purtroppo la tendenza che mette in evidenza come al ridursi del reddito, si riduca la frequenza di partecipazione a uno sport di squadra. Fa sport la metà dei bambini con un reddito familiare minore a 25.000 $US (34,6%), rispetto a chi proviene da famiglie con un reddito di almeno 100.000 $US (68,4%).

Spesso gli atleti non hanno nessuno con cui parlare delle proprie paure

La necessità di servirsi di un approccio di psicologia umanistica allo sport si evidenzia, secondo me, di continuo nelle richieste che gli atleti pongono agli psicologi. Consiste a mio avviso non tanto nell’insegnamento di specifiche strategie e tecniche psicologiche per gestire lo stress agonistico o mantenere la concentrazione sul presente o sapere collaborare con i compagni. Riguarda alcuni aspetti della vita sportiva che per queste persone non è solo un lavoro da svolgere al meglio ma è diventata un’esperienza totalizzante che dà significato stesso alla propria esistenza, in cui il valore di se stessi come persona viene misurato sui risultati futuri da raggiungere. Per molti di loro non basta svolgere il proprio lavoro con professionalità, bisogna essere sempre, anche in allenamento, impegnati al massimo e ottenere in gara risultati di livello assoluto.

L’attualità dell’approccio umanistico deriva dalle preoccupazioni che nascono dalle prestazioni sportive degli atleti. La madre di tutte le domande è per i più giovani: “Saprò raggiungere i risultati per cui mi preparo?”. Che per gli atleti più vecchi diventa:”Saprò ripetermi?”. Ma queste sono solo alcune delle possibili inquietudini che sorgono nella mente degli atleti più bravi, di quelli cioè che sono riusciti a tradurre la loro passione giovanile in un lavoro ambizioso e soddisfacente, che poi per molti è diventato così travolgente da lasciare spazio a molto poco altro, con le gioie e le sofferenze che questa condizione determina.

Gli atleti, salvo rare eccezioni, non hanno accanto persone qualificate per parlare di questi argomenti. Raramente ne parlano con gli allenatori o i compagni, più spesso con i loro partner o i genitori. Gli psicologi dello sport dovrebbero essere i professionisti più qualificati per affrontare questi temi ma devono possedere una formazione e una sensibilità personale ben sviluppate per essere di qualche utilità agli atleti nel trattare questi temi.

Calcio e autismo: inizia una nuova stagione

Inizia la terza stagione del progetto “Calcio Insieme” dedicato ai bambine/i di 6-12 anni con difficoltà intellettive che vogliono giocare a calcio con AS Roma e l’Accademia di Calcio Integrato.