Archivio per la categoria 'Calcio'

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17 obiettivi per trasformare il nostro mondo

Felice 2018 con l’augurio che il lavoro quotidiano della community mondiale di scienza dello sport contribuisca a diffondere i programmi di @GlobalGoalsUN con azioni che determinino un mondo migliore.

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Buone domande richiedono buone risposte

I bambini devono fare più sport e non solo uno

… E chi lo va a dire alle Federazioni Sportive che praticare un solo sport da bambini è dannoso per lo sviluppo dei futuri atleti e per il loro sviluppo personale.

Dybala nella trappola delle aspettative

Le aspettative sono il principale killer della fiducia di un atleta, ci si aspetta di giocare al meglio grazie al proprio talento e all’allenamento, niente di più sbagliato, non basta. Probabilmente Paulo Dybala sembra essere caduto in questa trappola. Possiede tutte le qualità necessarie per diventare uno dei migliori calciatori al mondo, poi la pressione di doverlo dimostrare sul campo lo sta rovinando. E’ un errore tipico di molti atleti di livello assoluto, si caricano sulle spalle questa inutile pressione e non riescono più a gareggiare al loro meglio. Anche il Brasile ai campionati del mondo di calcio di Rio si aspettava di vincere, invece la squadra crollò sotto l’incapacità di gestire questa pressione o Andy Murray sinora ha vinto molto meno rispetto alle sue possibilità reali ma ha dovuto lottare a lungo per imparare a togliersi dalle spalle le sue aspettative e quelle di un’intera nazione che dopo tanti anni aveva finalmente trovato un campione nel tennis.

L’aspettativa di vincere, di segnare una rete o di sapere guidare una squadra sono certamente importanti, nessuno entra in campo per perdere o giocare male. Non bisogna però confondere queste convinzioni, che vanno lasciate nello spogliatoio, con i comportamenti reali che bisogna mettere in gioco per realizzarle. Le aspettative possono essere anche estremamente positive ma si deve saperle tradurre in obiettivi di gioco e comportamenti agonistici. Questo determina la differenza fra chi sul campo è affidabile e chi invece vive di fantasie che se stesso e gli altri (sponsor, allenatore, squadra, famiglia, procuratore) determinano.

Le attuali strategie di gestione dello stress agonistico hanno proprio lo scopo d’insegnare agli atleti a stabilire quali sono i processi mentali che determinano l’affermarsi sul campo di un tipo di concentrazione orientata a manifestare i comportamenti di gioco più efficaci per raggiungere gli obiettivi che ci si è proposti. Possedere talento può essere un ostacolo a sviluppare questa condizione di prontezza psicofisica, perché si può ritenere che le proprie doti saranno sufficienti. Quando ciò avviene la caduta è ancora più dura, poiché cresce il rischio di mettere in dubbio le proprie capacità, entrando in un spirale negativa che di partita in partita può condurre a isolarsi, a sentirsi incompresi e ad aspettarsi che a un certo punto la buona stella tornerà per incanto a brillare. Questo circolo vizioso va bloccato e l’atleta dovrebbe farsi aiutare da un professionista per stabilire obiettivi concreti e impegnativi da raggiungere e identificare i comportamenti necessari al loro raggiungimento. Per Dybala questo momento di difficoltà potrebbe così trasformarsi in una importante opportunità di sviluppo personale e di crescita verso il raggiungimento di una consapevole maturità sportiva e umana.

Buttarsi dentro sempre

Allenatore: solo l’esperienza non basta

Queste considerazioni sono tratte dalle idee di Henry Mintzberg raccolte nel libro “Managers not MBAs” (2004) e si applicano bene non solo ai manager ma anche agli allenatori.

La chiave decisiva nella formazione di un allenatore consiste nell’imparare dalle esperienze quotidiane. Ogni allenatore dovrebbe scoprire da se stesso cosa funziona  e cosa non va nel suo lavoro con gli atleti e nelle diverse situazioni.

Questo non significa che le teorie siano inutili. Anzi le persone imparerebbero molto poco dalle loro esperienze se non avessero un modo per analizzarle e classificarle.

Così i modelli teorici consentono all’allenatore di valutare le sue esperienze.

John Keynes, il grande economista, ha detto “Gli uomini pratici, che credono di essere esenti da qualsiasi influenza intellettuale, di solito sono schiavi di qualche economista defunto”. In altre parole, ci si serve sempre di una teoria anche se in modo inconsapevole. La scelta dell’allenatore non deve essere quindi tra pratica e teoria ma fra differenti teorie che sono di supporto a un tipo di attività piuttosto che a un’altra.

 

Il sovraccarico emotivo colpisce anche i migliori atleti

Il TAIS è un sistema di valutazione dello stile attentivo e interpersonale e questi dati evidenziano su dati di élite che il sovraccarico emotivo è una componente importante che limita le prestazioni anche negli atleti top, quali sono i detentori di record del mondo, che invece risentono di meno rispetto agli gruppi delle distrazioni ambientali e e del sovraccarico mentale di tipo cognitivo.Questo spiega anche la ragione per cui gli atleti di vertice si servono di programmi di preparazione psicologica per ridurre lo stress agonistico.

Allenamento deve sviluppare consapevolezza

Abilità psicologiche di base

Le abilità psicologiche di base possono essere insegnate a qualsiasi età e indipendentemente dalle competenze motorie e sportive delle persone.

I nostri peggiori avversari

Jack Nicklaus continua a essere, dopo molti anni dal suo ritiro dal golf, una fonte ineguagliabile d’ispirazione per gli atleti di ogni sport. Qui ci ricorda che i due nostri principali avversari sono il campo, il contesto situazionale in cui si sviluppa la gara, e noi stessi.

Quanto tempo dedicate ad allenare l’abilità a controllarli e a ridurne gli effetti negativi?