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Tiro a volo: soddisfazioni alla preolimpica di Londra

Il tiro a volo è uno sport di cui poco si parla ma ha dato molte soddisfazioni alle olimpiadi. In questi giorni è incorso la gara preolimpica sul campo di Londra ed è la prima e unica situazione in cui è possibile conoscere il campo il campo e capirne le caratteristiche. Le condizioni atmosferiche sono piuttosto negative, fa freddo e i piatteli che escono a più di 100km orari sono soggetti all’influenza del vento. E’ un gara importante, non solo perchè qualifica per la finale di coppa del mondo ma soprattutto perchè ottenere una buona prestazione determina una condizione mentale positive e ottimista in relazione alla gara per cui ci si sta preparando da 4 anni. Francesco D’Aniello, argento a Pechino, e Daniele Di Spigno atleti che seguo da anni sono arrivati secondo e terzo. La vittoria è mancata per un piattello a D’Aniello che al termine della finale era a pari merito con un avversario e che nello spareggio che ne seguito è stato per il primo fra i due a sbagliare. Anche Di Spigno si è trovato nella stessa condizione ma ha vinto il suo spareggio per il terzo e quarto posto. E’ uno sport in cui si perde o si vince per un piattello (su 200 bersagli), la padronanza tecnica è fondamentale ma se a questa non si associa le voglia di vincere non si riesce a gestire la tensione che si prova quando si è consapevoli che un singolo errore può determinare prima l’esclusione dalla finale a sei tiratori e poi il podio.

Motivation and inefficient performance

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L’importanza della mente dai numeri

Giacchè sono ai campionati del mondo di tiro a volo: qualche numero per spiegare quanto la mente sia decisiva nelle prestazioni sportive, anche di quelle dei fortissimi. Una gara si svolge su cinque serie da 25 piattelli, in due giorni, per un totale di 125 piattelli, che se vengono presi tutti corrisponde al punteggio massimo. I primi nove atleti hanno preso 122 piattelli su 125, il 47% degli errori li hanno fatti nella prima e nell’ultima serie. Quindi all’inizio perchè non hanno saputo gestire lo stress dovuto al cominciare bene un mondiale e nell’ultima serie perchè, anche in questo caso, dovevano controllare la tensione della fase finale in cui è sempre crescente, soprattutto se stati fornendo un’ottima prestazione. Lo stesso andamento ha avuto chi ha sbagliato 4/5 piattelli su 125, qusti atleti nella prima e nell’ultima serie hanno accumulato il 48% degli errori. Lo stesso fenomeno si è verificato con quelli che sono stati leggermente meno bravi e sbagliato 6/7 piattelli, anche per loro il 48% degli sbagli è andato sempre in queste due serie. Al contrario nelle seconda e nella terza serie sono stati compiuti da tutti un numero minore di errori. Partendo dai numeri di chi commette pochi errori, ne deriva che le fasi iniziali (prima serie) e finali (quinta serie) sono quelle in cui il controllo dello stress viene messo maggiormente a dura prova. Fra i sei atleti che sono andati in finale solo tre non hanno fatto errori nell’ultima serie, mentre due ne hanno fatto uno e un altro ne ha fatti due. Possono sembrare insignificanti questi errori, ma valgono oro per chi su 125 colpi ne sbaglia al massimo tre.

Lo sport è in decadenza

Sulla Repubblica di oggi Fabrizio Bocca si pone la questione se lo sport italiano sia in decadenza visti i recenti risultati del calcio, basket e atletica. Ovviamente in relazione a queste discipline non si può certo dire che siamo ai vertici. La questione è comunque complessa e una risposta risiede di certo nella possibilità di fare lavorare allenatori capaci. A tale scopo faccio un esempio che conosco direttamente in uno sport, il tiro a volo in cui siamo fra le nazioni più forti. Ebbene in questo sport vi è da noi mancanza di allenatori, abbiamo bravi istruttori che insegnano la tecnica ma quasi nesun allenatore fatta eccezione per quelli della nazionale. Ci salviamo perchè chi è forte ha davanti una carriera molto lunga potendo vincere un’olmpiade anche oltre i 40 anni. Il punto è che gli allenatori italiani esperti ci sarebbero ma allenano all”estero. Infatti siamo un paese esportatore di competenza e alleniamo in Brasile, Cipro, India, Iran, Danimarca e Turchia, perchè si dice che da noi non ci sono i soldi. Allora un aspetto dello sport italiano è di non fare fuggire i migliori allenatori e di fornirgli oportunità vantaggiose di guadagno, altrimenti è scontato che, proprio perchè sono bravi, non rimarranno qui a perdere tempo.

Tiro a volo e mente

Sono a Belgrado ai campionati del mondo di tiro a volo. Sport poco conosciuto e che ogni olimpiadi regala qualche medaglia all’Italia. E’ uno sport che spesso non piace perchè l’attrezzo sportivo è un’arma che viene associata alla guerra e alla caccia. In ogni caso è uno sport pacifico che richiede un prontezza mentale degna di uno sprinter, con la differenza che ogni partenza viene ripetuta per 125 volte, quanti sono i tiri da effettuare. La preparazione di un solo tiro dura 7/8 secondi e l’azione susseguente di tiro è della dutata di 60 centesimi di secondo. Talvolta questi atlei quando sono sotto pressione riescono a distrarsi proprio dutante questa manciata di secondi. Perchè ciò non succeda l’allenamento mentale è per loro fondamentale ed è teso a determinare quella condizione mentale che gli permette di restare focalizzati solo sulla loro azione tecnica e non sull’idea di dovere rompere a ogni costo il piattello.

Il talento assoluto di Jessica Rossi

Jessica Rossi, 19 anni, ha vinto ieri a Pechino la prova di Coppa del Mondo di tiro a volo, specialità fossa olimpica. Non c’è questa notizia sui giornali di oggi che sono allietati invece dalle multe e dagli scherzi di Balotelli. Questa atleta, che ha già vinto un mondiale senior quando era minorenne, è sicuramente uno dei giovani talenti sportivi italiani insieme a Manassero e alla Pellegrini (mi scuso se non conosco altri che non cito).

L’Iran in cerca di nuovi successi nello sport

L’esperienza in Iran è stata sicuramente molto positiva. Una settimana di corso di formazione con 15 allenatori, di cui tre donne, motivati a capire cosa e come fare per migliorare. Hanno un progetto che ha lo scopo di diventare più competitivi a livello dei Giochi Asiatici e di aumentare il numero di partecipanti alle Olimpiadi. In questo corso di 48 ore i temi dell’allenamento e della preparazione alla gare sono stati trattati sotto tutti i punti di vista (tecnico, mentale, fisico, giovani e atleti evoluti). L’interesse verso la preparazione psicologica è sentito come un aspetto importante della vita dell’atleta e dell’allenatore. Dire che tutti parlavano inglese non è scontato giacchè qui da noi non sarebbe altrettanto facile. Vi è un altro mondo, di cui siamo poco consapevoli, che progetta il suo futuro, invita esperti e vuole ottenere risultati. Questo non vale solo per l’Iran, è lo stesso in Kuwait ( di cui vi erano alcuni allenatori) o per l’India (di cui Marcello Dradi, l’organizzatore di questo corso è allenatore). Il mondo sportivo si sta spostando a Oriente in termini di nuove progettualità e di investimenti, non a caso il Qatar organizzerà i Mondiali di Calcio e una squadra del Congo va in finale nella Coppa Intercontinentale. Ennio Falco, a questo riguardo, ha ricordato che sino a 15 anni fa nel tiro a volo se battevi il tuo compagno di squadra e qualche altro atleta europeo e nordamericano quasi certamente vincevi. Ora, invece, è molto diverso vi sono almeno altri 15/20 atleti molto forti che possono competere per una medaglia e la maggior parte di questi vengono dall’Asia. In Iran vi sono alcuni psicologi dello sport che hanno una formazione nordamericana e che seguono le squadre anche durante le gare internazionali più importanti, tre di loro hanno partecipato a questi ultimi Asian Games. Ho parlato con Shamsi Monfared, che ha pubblicato un articolo sull’International Journal of Sport Psychology sugli atleti iraniani (3, 2009, www.ijsp-online.com) e mi ha detto che come psicologi organizzano workshop con esperti stranieri sugli aspetti applicativi e professionali della psicologia dello sport. In sostanza, non solo i paesi anglosassoni vogliono essere sempre più competitivi ma anche nazioni come l’Iran e molti paesi asiatici vogliono acquisire nuovi spazi e competenze.