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Tag Archive for 'emozioni'
Mancano solo due giorni alla maratona di roma e sono giorni di totale riposo fisico e mentale. E’ una prova molto impegnativa per chiunque corra questa distanza e c’è bisogno di avere con sè tutte le energie. Sono da vivere appieno anche le sensazioni e i pensieri di queste ultime ore perchè è importante conoscere le proprie reazioni prima della corsa. Soprattutto se si parla con gli amici ci si accorge che ognuno vive l’attesa a modo suo, c’è il tranquillo,il tranquilo per finta, il nervoso, il timoroso, quello che pensa “ma chi me l’ha fatto fare” e quello che non capisce come faarà a correre tutti quei km perchè già adesso è stanco. Personalmente appartengo a quella categoria che la settimana precedente si riposa perchè sono stanco, non ho voglia di correre, le gambe mi fanno male. Poi tutto questo scompare la mattina della gara e di solito sono contento. Anni fa intervistando Laura Fogli anche lei mi disse che provava questi stati d’animo, che poi scomparivano quando faceva gli allunghi prima dalla partenza. Scoperto questo suo modo di vivere l’attesa, accettava quello che veniva durante la settimana perchè sapeva che non l’avrebbe danneggiata in gara. Quindi, che ognuna viva, questi attimi, li apprezzi e poi si goda domenica questa bellissima esperienza.
Ho letto l’articolo di Marco Lodoli sui problemi della scuola che attribuirebbe troppo valore alle emozioni e poco allo sviluppo del pensiero logico razionale, nonchè i commenti tutti veramente interessanti e che fanno a gara a fornire le proposte più efficaci. Nulla da dire sui contenuti ma non credo sia questo l’approccio migliore. A mio avviso prima del cosa vie il come e a questo riguardo ritengo che, molti insegnanti non abbiamo l’interesse e la volontà di insegnare, cosa assolutamente difficile ma decisiva. Poco importante poi se si vuole privilegiare il latino,la matematica o Dante. La mia domanda è la seguente: i docenti devono essere dei conferenzieri che illustrano dei temi e l’apprendimento dipende solo dall’allievo, o viceversa sono degli insegnanti che devono ottimizzare l’apprendimento dei loro allievi. Secondo, quale deve essere l’impegno a casa degli allievi, quanto deve essere, quale programmazione i diversi insegnantio adottano per consentire una distribuzione dei carichi di lavoro, qual è l’intensità di lavoro che devono richiedere e come la insegnano. In qualsiasi prestazione, atletica, musicale o professionale queste sono le domande principali a cui devono sapere rispondere i leader. Poi magari vi sarà anche il problema delle emozioni, ma questo viene dopo. Quindi prima condividiamo il metodo e poi entreremo nel merito dei temi. http://www.repubblica.it/scuola/2011/08/31/news/scuola_emozioni_ragione-21064877/?ref=HREC2-3#commentatutti
Se si guardano le immagini di Tiger Woods all’ultimo torneo a cui ha partecipato ottenendo un risultato particolarmente negativo, si può capire che cosa sia la delusione e la tempesta emotiva che le sue espressioni manifestano. Lo sport non permette di nascondersi, neanche a un campione planetario. Woods ci fornisce una bella e educativa lezione: non si scappa ma si affrontano i momenti di difficoltà, e questo atleta consapevole del continuo confronto con il suo passato (recente), non ne sarà certamente contento, ma non si tira indietro. Dovremmo imparare da lui a fare lo stesso, cioè sentirsi responsabili al di là del risultato. http://www.repubblica.it/sport/2011/08/13/foto/disastro_woods_fuori_al_us_pga_championship-20397812/1/
Alcune frasi di atleti che sbagliano in sport come i 100 metri nell’atletica, il golf, il tiro a volo, il tennis. “Ero troppo convinta e mi è successo che negli ultimi 30m mi sono indurita.” “Ho sbagliato per sei volte lo stesso piattello, ho un problema su quelli che vanno a destra.” “E’ inutile in allenamento non sbagliavo mai, oggi invece cinque errori sui primi 50 piattelli.” “Mi sono preparato come le altre volte prima d’iniziare, ho finito il riscaldamento con il drive che dovevo fare alla buca 1, lì però l’ho sbagliato.” “Mi chiedo ancora perchè ho fatto tutti questi errori, quando imbracciavo il fucile non andava mai dove doveva, non puoi gareggiare con questa sensazione.” “Sono andata subito sotto di un set a zero, mi sono così arrabbiata che ho perso la testa.” La cosa interessante di queste frasi è che l’hanno dette atlete/i di alto livello che sanno cosa vuole dire lottare per vincere e per dare il meglio di sé; in questo ultimo fine settimana non ne sono stati capaci e questi sono stati i loro pensieri e stati d’animo. Voglio mettere in evidenza la difficoltà che s’incontra quando pur avendone le possibilità non si riesce a gareggiare come si vorrebbe. Questi atleti sono forti non solo quando vincono ma anche perchè sanno che devono riprendersi da questa frustrazione e ritornare a essere pronti alla prossima occasione, che per molti loro si presenterà nel giro di pochi giorni. Noi saremo utili se siamo in grado di fornire indicazioni per accettare questi risultati negativi e per fare riprendere il cammino positivo verso la prossima gara.
Lo sport di livello assoluto è un generatore di ansia e di timori che come sappiamo gli atleti devono imparare a gestire. Gli attacchi di panico sono tipici in atleti di alto livello (forse anche perchè trovano il coraggio di parlarne) sono un intreccio tra perfezionismo degli atleti, loro aspettative di risultati assoluti e stress connesso alla competizione. Che fare? Accettazione di queste emozioni, rilassamento e visualizzazioni di eventi positivi sono alla base di questo processo di miglioramento. Il dialogo continuo con se stessi è la costante che accompagnare questo processo.
La facilità di Dunga a irritarsi è stata sotto gli occhi di noi spettatori in ogni istante della partita, anche quando Il Brasile era in vantaggio contro l’Olanda. Come si fa a trasmettere fiducia ai propri giocatori quando si è così instabili? Sono convinto che la sua difficoltà a gestire la propria impulsività sia stata una causa decisiva della sconfitta con l’Olanda.
Un tema ampiamente discusso ieri riguarda l’insubordinazione dei calciatori francesi e inglesi nei confronti dei loro CT, nonché le risposte che questi ultimi hanno fornito ai media. Mi sembra che l’impostazione dominante sia stata di ricercare a chi attribuire la colpa. Molti si sono espressi trovandola nei calciatori, basandosi sul fatto che questa squadre hanno giocato molto male e quindi chi è stato in campo non può certo avere ragione. Questo gioco a scaricabarile mi pare avvilente poiché è una spiegazione a posteriori di un prestazione negativa in cui si cerca un capro espiatorio per poterlo castigare. Non basta affermare che la propria porta è sempre aperta a tutti, come ha detto Capello, perché se nessuno viene a parlare può essere che tutto vada bene ma anche che lo si ritenga inutile. Lo stesso Domenech è stato spesso criticato anche prima dei mondiali, cosa ha fatto per mantenere alto l’umore dei suoi atleti e la coesione della squadra? Nel business management viene insegnato un modo concreto per conoscere i propri collaboratori che si chiama management by walking around (MBWA), vuol dire che il capo va in mezzo ai suoi a parlare per conoscere le loro idee e la loro condizione emotiva. Non è una novità, lo faceva già Napoleone quando stava in mezzo al suo esercito durante le campagne di guerra per dimostrare che era lì a condividere le stesse fatiche. Immagino che in queste squadre sia mancato questo aspetto di vicinanza emotiva, senza la quale diventa facile accusarsi vicendevolmente per salvare se stessi. Finisco con una citazione ancora di Napoleone che diceva: “Vinco le mie battaglie anche con i sogni dei miei soldati.”