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Working as sport manager in Italy

Ieri ho tenuto una lezione ha un master per diventare procuratori sportivi, è un corso di studi prestigioso organizzato dal Sole24 che vede la partecipazione di più di 30 giovani in prevalenza laureati in economia e commercio e in giurisprudenza. E’ un master ben organizzato, con docenti competenti e uno stage di 4 mesi presso un’organizzazione sportiva o un’azienda. Nonostante queste premesse a un certo punto mi è stata posta la domanda su come vedevo il loro futuro professionale. Da un po’ di tempo la mia risposta è sempre la stessa. Se volete trovare un’occupazione in Italia fate come se fosse possibile, cioè attivate la vostra rete di conoscenze, andate a proporvi nel mondo sportivo a 360°, muovetevi con un piano dandovi un tempo realistico di riuscita. La premessa “come se”, significa mettere a priori da parte la consapevolezza delle difficoltà del nostro paese e di tutto quanto sappiamo a proposito. Nel contempo però muovetevi per andare all’estero nei paesi dove i giovani lavorano, sono i BRIC (Brasile, Russia,India, Cina), il Qater e gli Emirati Arabi Uniti. Non escludere Australia, USA e Canada che in ogni caso continuano a richiamare molti giovani.

Meeting psicologia dello sport

Si sta svolgendo in questi giorni a Andria un Convegno di psicologia dello sport della durata di tre giorni e che vede la partecipazione di esperti delle principali università italiane. E’ importante non solo dal punto di vista sscientifico ma anche perchè si sta formando una rete di psicologi dello sport residenti in Puglia che vuole promuovere questa professionalità in questa parte deell’Italia. E’ una notizia molto positiva che è bene fare sapere proprio per stimolare i giovani laureati a muoversi con iniziative di questo tipo e acostruire collegamenti con le organizzazioni sportive, gli enti locali e le università. Per chi vuole entrare in contatto con questa nuova realtà può visitare il sito: www.officinadellamente.it

Rischio o non rischio?

E’ ‘ molto visto il video di un gruppo di scalatori che cantano attaccati a una parete di una montagna “Don’t worry be happy”. E’ la metafora di come ci si dovrebbe comportare oggi se si è giovani? Competenza (arrampicare), piacere per il rischio (appesi a una parete sul vuoto) e umore positivo (cantare) (http://www.youtube.com/watch?v=sPh9PTao6GQ). Il rovescio della medaglia è quanto, invece, viene descritto da un’indagine effettuata da Paola Giuliano e Antonio Spilimbergo sull’atteggiamento dei giovani americani di 18-24 anni di fronte alla recessione. I risultati indicano che è dominante la richiesta di protezione e il desiderio di prendere meno rischi nei propri investimenti (lasciare casa per cercare sbocchi di lavoro e di studio migliori) (http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=5469.

Accettare l’incertezza

Sono tempi incerti come tutti sappiamo e mi capita di ricevere mail da giovani psicologi che chiedono come si faccia a lavorare nello sport. Le risposte sono almeno tre. La prima. Bisogna sapere che cercare un lavoro fa parte del lavoro stesso, così come il lavoro sarà terminato solo dopo che si sarà stati pagati e non quando finisce la parte operativa del lavoro stesso. Ciò detto si lavora se si è in grado di attivare una rete di relazioni sociali abbastanza ampia che nel migliore dei casi permetta di raggiungere le principali realtà sportive situate nella propria area di residenza. Quindi è indispensabile chiedersi chi sono le persone che conosco e qual è il loro ruolo e secondo quali sono le organizzazioni sportive. La seconda. Il programma che si andrà a proporre deve essere costruito in modo da essere facilmente percepito come utile e vantaggioso da chi lo dovrà valutare Non deve essere il programma migliore che si è in grado di realizzare, non deve contenere tutto quello che si sa sull’area in cui si vuole operare, deve essere concreto, specifico e facilmente realizzabile. Deve essere organizzato in moduli che possono essere sviluppati in modo indipendente, così da garantirsi di poterne realizzare anche solo una parte. Inoltre, bisogna lasciarsi un margine per la negoziazione del costo del progetto, in pratica bisogna sempre chiedere di più, così da potere avere spazio per una riduzione. La terza. Non bisogna mai smettere di aggiornarsi, per chi vuole lavorare in psicologia dello sport significa leggere (molto in inglese) e essere parte della rete europea di giovani come l’Euroepan Network of Young Specialists in Sport Psychology  (www.enyssp.org) con cui scambiarsi esperienze e idee.

Juventus e autostima

Capisco i problemi di Conte, l’allenatore della Juventus, quando dice che bisogna rinforzare l’autostima in chi è abituato a perdere. Una squadra non acquisisce una mentalità vincente solo cambiando qualche giocatore. Ma la domanda è perchè Conte vuole fare tutto da solo, senza farsi aiutare da uno psicologo? Ovviamente perchè la Società lo ritiene utile, lui pure.Che fare? Al momento nulla, siamo un paese arretrato, non vi sono istituzioni importanti che sostengono la psicologia dello sport e quindi il calcio resta un tabù … a meno che non siate amici del presidente.

Geografia della psicologia dello sport in Europa

Durante il congresso europeo è stato eletto il nuovo direttivo della Federazione Europea di Psicologia dello Sport (Fepsac) ed è emerso chiaramente che i paesi leader e anche più disponibili a sostenere dei candidadti sono in prevalenza nell’Europa centro-ovest. Infatti presidente e segretario generale sono in Belgio e Olanda, altri membri provengono dalla Francia, Germania, Danimarca e nuovamente Olanda e Belgio. Altre zone dell’Europa sono rappresentate dall’ Italia (tesoriere) e dalla Grecia; non vi sono membri dell’Europa dell’est. Lo stesso master europeo di psicologia dello sport ha il maggior numero di studenti provenienti dagli stessi paesi con l’aggiunta della Gran Bretagna e Scandinavia. E’ sempre l’economia che regola questo tipo di prevalenze, che mi auguro non si accentuino altrimenti molti nostri colleghi avranno grandi difficoltà nell’esercitare la loro professione se non faranno parte della nazioni più ricche.

I giovani laureati e la negoziazione

In questi giorni ho incontrato molti giovani laureati nelle più diverse discipline e nella maggior parte dei casi ho riscontrato un problema comune nella progettazione delle proposte lavorative. La loro attenzione è quasi esclusivamente dedicata alla realizzazione del progetto e scarsa attenzione pongono a pianificare le eventuali obiezioni che potrebbero venirgli rivolte, alla realizzazione di un piano B più ristretto, a preparare un budget in modo da poterlo ridurre se necessario, a negoziare sulle difficoltà che dovranno affrontare. Hanno insomma un approccio di tipo universitario centrato solo sul contenuto della proposta ma che non prevede abilità di confronto con l’interlocutore. E’ un problema direi grave per chi intende proporsi sul mercato in modo competitivo

Idee per i giovani psicologi

Vorrei prendere spunto da due aspetti tra loro solo apparentemente distanti: il 1° maggio, la Festa dei lavoratori anche se molti giovani non lo sono ancora e la convinzione della maggior parte degli italiani che uno degli aspetti che li contraddistingue consiste nel sapersela cavare da soli (vedi La Repubblica di oggi). Ne consegue che per trovare un lavoro bisogna solo contare sulle proprie forze,  a meno che non si appartenga a quel gruppo che si sistema tramite gli amici degli amici. Non ho mai appartenuto a questo tipo di gruppo e, quindi, mi permetto di dare dei suggerimenti ai giovani psicologi che vogliono farcela con le proprie forze. Eccoli di seguito, sono semplici, forse possono apparire banali ma sono azioni a disposizione di tutti:
1. conoscere l’inglese: bene;
2. avere voglia di specializzarsi e, soprattutto, farlo;
3. fare parte di un social network internazionale di giovani professionisti che si scambiano idee e opportunità di lavoro e tirocinio;
4. fare una mappa delle proprie conoscenze e prevedere cosa ognuna di queste persone può fare per fornire opportunità e conoscenze;
5. Fare stage all’estero (estivi e non), essere disposti a qualsiasi rinuncia pur di poterselo permettere economicamente;
6. chiedere ai propri docenti di conoscere ragazzi e ragazze che ce l’hanno fatta a realizzare quello che volevano e parlargli per sapere;
7. Tenete in casa il manuale più aggiornato su quanto vi interessa e poi per gli articoli, trovate su internet la email degli autori e scrivetegli, ve li manderanno;
8. non ascoltate quelli che vi dicono che non c’è niente da fare, impegnatevi a trovare la vostra strada;
9. Datevi un tempo determinato per trovare il lavoro nella vostra città, poi andatevene via;
10. Costruitevi una rete di conoscenze in tutto il mondo, mantenetela, alimentatela vi sarà sempre utile.
Poche idee, semplici, orientate a risolvere problemi individuali: se qualcuno vorrà condividere i suoi sforzi o esperienze li pubblicherò con piacere.

Giovani impegnati a realizzarsi.

Ho partecipato a Palermo alla Facoltà di Agraria a un incontro organizzato dall’Associazione degli studenti “Agroethica” sul tema “Agronomi on te job”, dedicato all’orientamento al lavoro del giovane laureato. Vi è stata, a mio avviso, una partecipazione straordinaria in termini di presenze e di interventi, per tutta una lunga e piacevole mattinata. Il mio intervento è stato basato sul lavoro che svolgo e, quindi, su come sviluppare le proprie abilità individuali e di network sociale per sviluppare la propria professionalità. Si sono evidenziati giovani che dimostrano di essere attivamente interessati a ricercare il lavoro, a capire quale ruolo giochi il loro modo di pensare e la fiducia in se stessi, a interrogarsi sul fatto che essere laureati è solo primo step di un percorso lungo e laborioso, e a prendere coscienza che cambiare non è sinonimo di avere problemi ma deve essere la costante della loro vita. Bisognerebbe che nelle università si diffondesse questa pratica, per trasmettere idee e strumenti per realizzarsi.
http://agrariapalermo.blogspot.com/2011/04/progetto-agronomi-on-job-primo-incontro.html