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Recovery is a key factor to win

In team sports, players compete a lot, often too many matches, and travel frequently. This happens to the European teams in the different team sports as well as for American teams who often play every three days. This is what comes out from the first day of the “International Week of Sport Psychology” held in Paris at the INSEP. To manage this situation the mental and physical recovery must become a priority, in order not to have players on the pitch tired or absent. It is therefore important that the teams are able to acquire those psychological techniques permitting them to turn off the mind from the game and recover through the use of relaxation techniques. Very few teams in the professional world has created an environment in their sports center, the mind room, where players can play this activity to mental recovery. It’s important that managers and coaches improve their awareness of this need and do not think that the solution is only to have more players so as to be able to maintain an effective turnover.

Three days to recovery the stress of the match

Il calendario del campionato europeo di calcio rispetta la regola dei tre giorni di riposo tra una partita e l’altra. Questo è il tempo necessario ai calciatori per recuperare la fatica della partita. Sono risultati che emergono dall’analisi dei match della scorsa stagione effettuata dall’allenatore olandese Raymond Verheijen, che ha studiato questo fenomeno in sette paesi per 10 stagioni. Con un recupero più breve la maggior parte delle squadre segna meno reti, ne subisce di più, perde più partite e s’incrementa la probabilità d’infortunio. Solo il campionato portoghese ha preso in considerazione la questione e ha spostato le partite al venerdì e al lunedì. A conferma della validità di questa scelta, le squadre portoghesi sono le uniche in Europa a non avere subito questo tipo di difficoltà.

In the football championship this is the momentum

Siamo alla fine del campionato e lo si nota anche dalle parole degli allenatori che sono sempre più di carattere assoluto: “Lo scudetto non deve sfuggirci”, “Nessuna tabella, pensiamo a vincere”,”Ora conta solo vincere”, “Parma battibile ma solo se siamo perfetti”. In ogni competizione giungono le fasi decisive e spesso in queste situazioni il linguaggio si semplifica ed esprime senza mezzi termini il risultato che si vuole raggiungere. Dal mio punto di vista condivido questi atteggiamenti degli allentori, perchè vi sono momenti in cui le squadre e i singoli giocatori devono sentirsi totalmente responsabili del risultato della partita. In altre parole devono giocare con la consapevolezza che c’è un solo risultato utile e per ottenerlo devono essere disposti a oltrepassare i loro limiti.

Sotto stress continuo

Conte dice che l’Inter farà la gara della vita, gli risponde Luis Enrique che afferma che alla Roma serve la partita perfetta per battere Il Milan. Siamo ormai da tempo entrati nell’era che ha trasformato le partite di calcio in prove estreme, in cui i principali protagonisti drammatizzano la partita per timore o per rassicurarsi che la propria squadra giochi al massimo delle sue possibilità. Il linguaggio sobrio è diventato raro o forse non fa audience.