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Le imprese pazzesche dell’amore

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L’attività fisica nei primi anni di vita

E’ utile ricordare che sono i genitori i primi educatori dei propri figli al movimento sino dal momento in cui cominciano a gattonare. Non basta un’alimentazione adeguata: bisogna lasciarli muovere liberamente, insegnando come non farsi male. Due esempi. I bambini anche con meno di un anno amano salire e scendere da divani, sedie e letti. Può essere pericoloso se cadono di testa, bisogna spendere del tempo nell’insegnare loro che non si scende di testa ma che bisogna girarsi e scendere con le gambe. Chi prova questa esprienza vedrà la propria figlia fare questo gioco per minuti e minuti. SEcondo esempio: si può insegnare a andare in bici e sui pattini in linea sin dall’età di due anni, l’unico problema può essere rappresentato dal mal di schiena del genitore mentre per il bambino questa attività sarà eccitante e divertente. Sono solo due modi per insegnare a muoversi in sicurezza, il sabato o la domenica bisogna poi portarli per ore parco e stare con loro. Chounque lo può fare basta volerlo.

Una bici sana è possibile

Consiglio questo splendido articolo di Eugenio Capodacqua da cui stralcio: “Il sorriso è la gioia di esserci, di partecipare, al di là e al di sopra di noiose ed alienanti classifiche che sottolineano il più delle volte un finto dilettantismo sconfinante facilmente nella farmacia vietata e nell’imbroglio. Perché qui, all’Eroica non conta in “quanto” la fai, ma conta “farla” e basta. Esserci, appunto. Una rarità nell’inferno ultra competitivo delle altre manifestazioni e che, proprio per questo, attira sempre più appassionati. C’è Gianni il meccanico con gli occhiali a forma di bici; c’è Domenico il “professore” noto chirurgo romano, ci sono Gianluca, Giorgio, Giuseppe, Mario agguerriti avvocati capitolini, c’è Roberto il “conte” , ormai più pedalatore che imprenditore, c’è il giornalista, lo studente, l’impiegato, l’operaio. Un mondo intero che attraverso il severo filtro della fatica riscopre valori dimenticati.”

Meglio morti che in bici

La morte dei ciclisti è terribile, forse perchè ha trovato tanto spazio sui media e a queste tragedie non siamo ancora abituati mentre ai morti nelle varie guerre sì. 250 ciclisti morti ogni anno in Italia sono inconcepibili, io mi diverto e gli automobilisti mi prendono di mira. Bellissimo e tremendo l’articolo di Rumiz su Repubblica che spiega che andare in bici è un fatto negativo per gli automobilisti, perchè per loro esiste solo la bicicletta e non il ciclista, che rappresenta un ostacolo da eliminare. In Italia oltre a aumentare le piste ciclabili bisognerebbe anche migliorare la testa degli automobilisti. Suggerisco che all’esame di scuola guida venga introdotta una frase da commentare che potrebbe essere: “Spiega con parole tue perchè non si guida solo con il piede destro ma anche con la testa” oppure “Se vedessi tuo figlio o figlia andare in bicicletta cosa fai? (scegli una sola risposta) fai finta di nulla e quando torni a casa lo punisci; suoni il clacson e gli dici urlando – Che cazzo stai facendo? A casa facciamo i conti -; lo ignori ma pensi – Fa sempre quello che vuole -; rallenti, lo affianchi, gli sorridi e te ne vai. A chi rispondesse in modo sbagliato non bisognerebbe dare la patente.