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Le imprese pazzesche dell’amore

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La tenacia: un’abilità per superare le crisi

La tenacia è ovviamente utile a ogni persona e non solo agli atleti. Prendendo ad esempio di attività il nuoto si può dire che serve a mantenere l’attenzione sul presente. In gara significa essere focalizzati sul piano di gara e nel mantenere la condizione emotiva necessaria a eseguirlo. In allenamento permette di perseguire gli obiettivi di una singola seduta al fine di raggiungerli o di avvicinarsi il più possibile. Dopo una gara consente di fare ciò che serve per imparare il massimo dall’esperienza agonistica appena svolta e prepararsi per quella successiva.

Attacchi panico in mare

Intervista in TV a un allenatore di nuoto della nazionale sull’attacco di panico della Consiglio. Il giornalista chiede cosa bisogna fare e il tecnico risponde: “ritornare in acqua il prima possibile.” Complimenti per la risposta che avrebbe saputo dare anche mia nonna ma che purtroppo è quella sbagliata. Poichè la questione non è l’acqua ma risolvere questo problema solo psicologico insegnando all’atleta a ritrovare quella fiducia che in quei momenti non ha avuto. Gli attacchi di panico sono tipici in atleti di alto livello e nascono da un intreccio tra perfezionismo,  aspettative di risultati assoluti e stress da competizione. Che fare? Accettazione di queste emozioni, rilassamento e visualizzazioni di eventi positivi sono alla base di questo processo di miglioramento. Il dialogo continuo con se stessi è la costante che deve accompagnare questo processo. Quindi ricapitolando, per il medico “è solo un fatto psicologico” e per il tecnico “basta entrare in acqua”. Bocciati.

Di nuovo nuoto

Alle tre notizie precedenti va aggiunta quelle relativa al ritorno della Manaudou alle gare. Quali doti: voglia di vincere, tenacia e dimostrare a se stessa che vale ancora. E’ un rischio molto grande quello che ha deciso di correre, ma evviva a chi vuole tornare. Ritornando alla Consiglio e al suo attacco di panico: non si poteva fare qualcosa per prevederlo e prevenirlo, perchè bisogna lasciare che gli atleti provino queste esperienze così debilitanti? Spero che la frase del medico della squadra: “si è messa paura ma sta bene; è solo una cosa psicologica” rappresenti solo una difficoltà a trovare le parole giuste, in caso contrario sarebbero di una estrema superficialità.

Nuoto e mente

Le notizie di oggi sul nuoto offrono molte idee sul rapporto che la mente ha con questo sport, solo apparentemente fatto di tecnica, forza e resistenza fisica. Ai mondiali sono state vinte due medaglie da atlete italiane (Cagnotto e Grimaldi) e questo è facile da commentare, tutto ha funzionato bene e la mente è servita a esaltare la loro abilità tecnica e la competitività. Peggio è andata a un’altra nuotatrice (Consiglio) nella 10km in mare aperto fermata da una crisi respiratoria dovuta a un attacco di panico mentre nuotava in mezzo al gruppo. Esperienza terribile, l’atleta è stata subito presa e fatta uscire dall’acqua. Ciò rivela la nostra fragilità, non basta essere nell’elite mondiale per evitare queste crisi … gli psicologi dovrebbero rifletterci e gli atleti dovrebbero essere più preparati a prevenirle. Sono espisodi che in forme diverse possono capitare a tutti quando si è in situazioni di competitività o in ambienti instabili. Terza esperienza, fra pochi giorni una nuotarice di 61 anni (Nyad) farà a nuoto da Cuba alla Florida 165km in mare aperto, senza alcuna protezione dagli squali. E’ una nuotarice professionista e vuole dimostrare che anche a questa età è possibile realizzare imprese di questo tipo. Non c’è ovviamente nessuna ragione per compiere imprese di questo tipo, le si fa semplicemente perchè si è spinti da una motivazione interiore. Dimostrano quanta forza mentale ci sia in noi se solo l’alleniamo che non appartiene solo ai giovani ma è dentro ognuno, basta volerla trovare. Leggi: http://diananyad.com/