Dopo la vittoria alla 153esima edizione di The Open, il quarto Major di golf , il più antico, l’unico che non si disputa negli Stati Uniti e unisce campi leggendari inglesi, scozzesi e nord-irlandesi. Scottie Scheffler ha detto una frase che vale più di mille statistiche:
“Ho imparato molto osservandolo. Il modo in cui gioca un torneo è diverso da quello di molti altri giocatori. Mette tutto sé stesso in ogni colpo che esegue sul campo, che si tratti del suo primo colpo del giovedì o dell’ultimo della domenica.”
Parlava di Tiger Woods. Ma ciò che colpisce in queste parole non è solo l’ammirazione sportiva: è un’intera filosofia di gioco. Una filosofia che ricorda da vicino quella dello Zen.
Golf e presenza totale - Nel pensiero Zen, ogni azione è degna di totale attenzione. Anche la più semplice. Anche la più ripetitiva. Lo Zen ci insegna a essere completamente presenti in ciò che facciamo, e questo vale tanto per la meditazione quanto per un colpo di golf. Nel linguaggio Zen, esistono due concetti fondamentali che aiutano a capire cosa intendeva Scheffler:
- Zanshin – la “mente che rimane”: è la consapevolezza piena che accompagna ogni gesto, prima, durante e dopo l’azione.
- Shoshin – la “mente del principiante”: affrontare ogni momento come fosse la prima volta, con attenzione e apertura.
Scheffler ha colto qualcosa di profondo: Tiger Woods è un esempio vivente di questa attitudine. Ogni colpo è il più importante. Ogni istante è decisivo. E questo vale dal primo tee del giovedì all’ultimo putt della domenica.
Zanshin e Shoshin affondano le loro radici nel Giappone medievale. Furono sviluppati da maestri delle arti marziali e dal monaco Zen Dōgen, nel XIII secolo. Nel Novecento, concetti come questi sono arrivati anche in Occidente e sebbene Tiger Woods non si definisca un praticante Zen, è noto che abbia adottato meditazione, visualizzazione e controllo mentale come parte integrante della sua preparazione.
Una lezione che va oltre il golf - Quello che ci racconta Scheffler è una lezione che vale per tutti: in qualunque attività, l’unico momento su cui abbiamo potere è il presente. E solo se siamo presenti completamente, possiamo dare davvero il meglio e come direbbe un maestro Zen: “Non c’è colpo piccolo. Solo colpi pieni”.












