Pep Guardiola ha raggiunto le 1000 panchine ed è considerato e si considera il migliore allenatore di calcio. Una storia iniziata nel 2007 quando ha preso la guida della seconda squadra del Barcellona, vincendo 12 campionati, 14 coppe nazionali e 3 Champions League.
Di seguito riporto il suo approccio psicologico al ruolo di allenatore che ho scritto per il libro “Palla al centro. La psicologia applicata al calcio“.
Un leader si riconosce anche dalle frasi che dice ai suoi giocatori. Guardiola, quando allena una squadra spiega: “Speriamo di commettere subito parecchi errori così impariamo prima”. Non avere paura di sbagliare è l’atteggiamento di chi ha una mentalità vincente, perché ciò che è veramente importante non è inseguire la prestazione perfetta ma quanto si reagisce velocemente agli errori.
Soddisfare questa esigenza di miglioramento attraverso la conoscenza degli errori è stato un punto fermo di Guardiola già da calciatore, sempre alla ricerca di modi per rendere non solo se stesso ma anche la squadra migliore. Implacabile nella ricerca del miglioramento, non appare sfacciato e non vuole sembrare come non è. Il suo obiettivo è quello di diventare il miglior Pep Guardiola che può essere e, fin dall’inizio, ha voluto migliorare nella comprensione della chimica di squadra.
Per realizzare questo progetto ha fondato la sua filosofia di gioco sulle idee di Johan Cruyff. Ha spesso affermato che è stato il suo più grande idolo e mentore, consapevole della necessità di possesso, sia per il recupero e il mantenimento, due ideali che costituiscono il fondamento della sua filosofia di gioco. Inoltre, ha centrato il suo lavoro sull’importanza di avere valori validi da trasmettere alla squadra fondati sul sacrificio, la responsabilità, il rispetto, l’onestà e il lavoro di squadra. A conferma di ciò, quando iniziò ad allenare il Barcellona, cominciò il suo primo allenamento dicendo che allenare il Barcellona era un onore assoluto, ma subito dopo parlò della necessità di ristabilire l’ordine e la disciplina e della necessità di essere più professionali. Lui stesso è il primo a fornire questo esempio di correttezza, non a caso arriva per primo agli allenamenti e va via per ultimo.
La comunicazione interna è al servizio delle necessità dei giocatori e si consiglia regolarmente con lo staff.
Spende molto tempo a studiare con scrupolo l’avversario: “Tutto ciò che faccio è guardare il filmato dei nostri avversari e quindi provare a capire come demolirli”. Questa proattività spinge Guardiola a conoscere non solo la propria squadra, ma anche gli avversari. Di conseguenza, ogni calciatore della squadra deve essere preparato a sentirsi continuamente osservato. A quel tempo, nel Barcellona, Deco e Ronaldinho non avevano questo atteggiamento e furono sacrificati per il bene della squadra. Il suo approccio al gioco al Barcellona è bene espresso da queste parole:
“Io non voglio che tutti cerchino di dribblare come Leo Messi, bisogna passare la palla, passarla e passarla di nuovo… Passare, muoversi bene, passare ancora una volta, passare, passare, e passare … Voglio che ogni mossa sia intelligente, ogni passaggio preciso, è così che facciamo la differenza dal resto delle squadre, è tutto quello che voglio vedere”.





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