Paolo Casarin ha pubblicato la lunga storia della sua vita come arbitro, capo degli arbitri italiani e dirigente di livello mondiale nel mondo del calcio. Il libro s’intitola “Vita e pensieri di un arbitro – Sessant’anni dentro e fuori il campo di calcio”, ed è pubblicato da Rizzoli con la prefazione di Gianni Mura. Casarin ci porta dentro la sua vita, dalle prime partite arbitrate sui campetti polverosi fino ai palcoscenici internazionali di FIFA e UEFA. Un racconto personale e sincero che è anche la storia di un calcio che non esiste più: quello senza VAR, senza replay, ma con passione, rispetto e – a volte – isolamento. Un libro diretto, appassionato, pieno di aneddoti, visione e riflessioni su un ruolo centrale e troppo spesso frainteso.
Casarin fornisce una definizione del calcio “inteso anche come la ricerca del modo più efficace per vincere una sfida: due gruppi di giocatori in contrapposizione fra loro, guidati da due maestri a bordo campo e chiamati a ottenere una momentanea superiorità” e spiega che usando una terminologia introdotta da Piaget afferma che ” nel calcio in quanto gioco prevalgono i processi di assimilazione” giocare secondo le proprie capacità ma nel “calco in quanto spettacoloso prevalgono i processi di accomodamento, dal momento che il giocatore è costretto a modificare continuamente se stesso per contribuire alle necessità della squadra”.
La sua vita nel calcio è stata un’esperienza senza fine, un’esperienza esistenziale vissuta come persona competente e consapevole del valore del ruolo e non da arbitro autoritario che vuole imporre la sua autorità nel calcio. Nelle riunioni svolte con gli arbitri da designatore ha continuato a riproporre questo approccio alla prestazione arbitrale dicendo sempre che l’arbitro era un invitato delle squadre e che ognuno dove sentirsi responsabile del suo ruolo, anche perchè la domenica seguente un altro loro collega sarebbe sceso sullo stesso campo e doveva trovare un ambiente favorevole a causa di quanto era successo nelle partite precedenti.
Grazie a questo approccio positivo verso la componente psicologica dell’arbitraggio ho potuto lavorare con Paolo Casarin per tutti gli anni in cui è stato designatore degli arbitri di Serie A. Al lavoro svolto insieme ha voluto dedicare dedicare un capitolo di questo libro dal titolo “L’area psicologica dell’attività arbitrale” in cui descrive quanto fatto in quegli anni. Abbiamo così introdotto la preparazione psicologia alla partita, abbiamo valutato le capacità attentive e interpersonali degli arbitri e altro ancora. Personalmente, quegli anni fanno parte dei momenti migliori della mia vita professionale ed è stato un periodo, lungo, ma irripetibile perchè al termine dell’esperienza di Casarin in questo ruolo si è conclusa anche la mia collaborazione e da allora mai nessun altro si è occupato di quest aspetti della vita arbitrale.





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