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Valentino Rossi cade nella trappola di Marquez

Intorno a Valentino Rossi nell’ultima settimana si sono create le premesse per quella tempesta perfetta che si poi scatenata in gara e che ha avuto il suo epilogo con la caduta di Marquez. Era prevedibile? Sì, lo era. Era evitabile? Forse. I contendenti sono  un gruppo di giovani adulti, professionisti, che hanno trasformato il loro amore per le moto e la velocità in un lavoro e per questo si sfidano a chi va più veloce in giro per il mondo, con il loro seguito di tecnici, manager, aziende, che lavorano per metterli nelle condizioni migliori per soddisfare i loro sogni di gloria. Questi giovani sono dei talenti disposti a correre qualsiasi rischio pur di vincere e le curve sono il luogo del duello. Valentino Rossi è il capobranco di questo gruppo di giovani avversari, gli altri vogliono prendere il suo posto, e per un po’ ci sono riusciti, poi lui è tornato ed eccolo ottenere l’altro anno il secondo posto e ora sino all’ultima corsa è in testa al mondiale. Solo uno dei migliori lo può sfidare, non certo Lorenzo che gareggia per vincerlo il mondiale, sarebbe troppo rischioso, allora si offre Marquez che è arrabbiato con lui perché l’ha tolto di mezzo nella corsa per la vittoria e così a Sepang si scontrano al ritmo di quindici sorpassi, nove solo in un giro. Difficile reagire con calma a queste provocazioni fini a se stesse di Marquez e Rossi è caduto nella trappola di accettare questa sfida, che poteva terminare solo se l’altro fosse caduto e questo è quello che è successo. Mike Webb, il direttore gara ha detto che dalle immagini “non è stato possibile stabilire se Rossi abbia colpito o meno Marquez con un calcio” e che Marquez ha sicuramente infastidito Rossi pur se nel limite del regolamento. Sta di fatto che Marquez ha voluto dimostrare che se lui voleva poteva fermare Rossi e quindi affermare la sua leadership sul circuito; “una ragazzata” se non fosse che in questo modo stava alterando il risultato della gara e del mondiale che in ogni caso lo vedeva sconfitto. In precedenza non aveva fatto nulla per impedire di essere sorpassato da Lorenzo, il diretto avversario di Rossi per il titolo mondiale. Marquez non aveva nulla da perdere a fare il bullo contro Rossi, alla peggio nel duello sarebbe caduto e sarebbe passato per vittima e Rossi il campione che non sa più vincere senza commettere scorrettezze. Non c’entra la ragione, è stato uno scontro di emozioni ad alta velocità. Valentino Rossi aveva comunque tutto da perdere nell’accettare questo duello, se cadeva era finita, se commetteva una scorrettezza pure, se stava dietro e aspettava con pazienza aveva una chance per raffreddare la sfida e continuare la lotta per il successo finale. Questo ragionamento è molto difficile farlo mentre si duella con il tuo avversario. Può essere programmato in precedenza. Se so che Marquez me la vuole fare pagare, devo preparare un piano del tipo: “E se succede che … cosa decido di fare?”.  Questo è quello che mi aspetto da un campione come Valentino Rossi, la pianificazione mentale delle situazione avverse che oggi, visto il contesto ad alto tassi emotivo che si è determinato, potrebbero accadere. In questo caso, avrebbe potuto chiedersi (o le persone del suo team avrebbero potuto consigliargli): “Se mi sento provocato cosa è ragionevole che faccia?”. Ognuno è libero di fare le proprie scelte, l’importante è non cadere nella trappola costruita dagli avversari e potere dire alla fine della gara di avere corso esattamente come si era previsto. Purtroppo questo non è avvenuto e ora Valentino Rossi dovrà decidere cosa fare, personalmente mi auguro che gareggi.

(Su: http://www.huffingtonpost.it/../../alberto-cei/caro-valentino-eri-mentalmente-impreparato-alla-trappola-di-marquez_b_8388120.html)

Pazzesco Valentino Rossi

Valentino Rossi Yamaha

Non ci sono parole per descrivere la leggenda italiana Valentino Rossi che ha vinto il Gran Premio d’Olanda ed estende la sua leadership nel campionato MotoGP.

Se Roger Federer e Valentino Rossi dimostrano che la classe non ha età

“Eh già, io sono ancora qua” canta Vasco Rossi e lo stesso dicono Valentino Rossi e Roger Federer. Sono arrivati ambedue secondi, dimostrando ancora un volta di valere il primo e il secondo posto nella classifica mondiale. Molti li hanno dati per spacciati in tante occasioni, affermando che non sapevano più vincere, che erano vecchi, che il fisico non li sorreggeva più.

Probabilmente sono obiezioni che per un po’ di tempo sono state vere, ma qualsiasi atleta attraversa momenti come questi, spesso i campioni li superano cambiando qualcosa nel loro modo di allenarsi e di vivere le competizioni. Con più probabilità gli altri affondano, perché usano questi momenti negativi come alibi per ritirarsi a causa di qualcosa che considerano superiore a loro. Nei commenti spesso ci si sofferma sulla loro età come fosse un limite imprescindibile, una caratteristica a cui bisogna arrendersi.

Sento dire: “Federer è vecchio e non è più in grado di reggere che pochi scambi, altrimenti perde il punto”. Ma quanti vorrebbero avere questa difficoltà pur di essere secondi al mondo? Dicono anche che a causa di questo limite ha dovuto cambiare modo di giocare. È vero, ma perché dare a questo cambiamento una connotazione negativa? E non invece sottolineare la sua determinazione nel cambiare per continuare a restare al vertice della classifica mondiale. Lo stesso si diceva fino all’anno scorso di Valentino Rossi: “Perché non si ritira anziché collezionare risultati deludenti?”.

Il coro del “perché non abbandona” lo hanno subito anche altri campioni. In Italia Giovanni Pellielo, nel tiro a volo, dopo tre medaglie in tre olimpiadi diverse, a Londra, a 42 anni, non entrò in finale e anche qui le stesse voci, non ci ha fatto caso, si è allenato e l’anno successivo ha vinto di nuovo il campionato del mondo. Valentina Vezzali, 41 anni, schermitrice, ha vinto tutto ripetitivamente, non le basta ancora e vuole andare a Rio. Per non parlare di Andrea Pirlo e Gigi Buffon e del sogno che stanno vivendo in questi giorni con la Juventus. Valutiamo questi uomini e donne per le loro prestazioni ma non per l’età. Soprattutto impariamo da loro, perché sono un esempio di mentalità combattiva di fronte alle difficoltà e di umiltà nell’affrontare i sacrifici quotidiani che sono necessari per ritornare a eccellere nel loro sport, senza avere la certezza di riuscire in questa impresa.

(Da Huffington Post)

Immenso Valentino Rossi

Il Dottore pensa già a dare l’assalto al decimo titolo iridato della propria straordinaria carriera. “E’ stata una stagione molto buona perché sono riuscito a migliorare molto la mia velocità e i risultati. Se li paragoniamo all’anno scorso sono molto importanti perché devo decidere se continuare o fermarmi – spiega Rossi nel corso della conferenza stampa di presentazione del GP della Comunità Valenciana -. Mi sono divertito molto, ho fatto delle ottime gare o avuto delle belle bagarre e siamo arrivati a questa ultima prova a Valencia dove saremo in lotta con Jorge per il secondo posto in campionato, che non è il primo, ma è sempre importante. Mi devo concentrare al massimo sul weekend e sulla gara, cercando di essere competitivo anche se è una pista sulla quale ho un po’ di difficoltà”. Il pensiero va, però, anche alla prossima stagione e Rossi non fa mistero delle sue ambizioni: “Il titolo? Penso che l’anno prossimo non sarà impossibile.

Coraggio e umiltà

L’allenatore degli All Blacks ha detto recentemente in una conferenza che la mentalità guerriera dei suoi giocatori si basa sull’equilibrio fra coraggio e umiltà: essere capaci di fare cose straordinarie ma sapere anche recuperare rapidamente dagli errori, sapersi risollevare rapidamente e vincere.

Questa capacità distingue i campioni dagli altri bravi atleti: Ne sono un esempio:

Roger Federer  che cambia gioco per continuare a restare al suo livello compensando le difficoltà fisiche con un aumento dell’efficacia del servizio e con più frequenti discese a rete. Cambiare per limitare i limiti e continuare a vincere.

Valentino Rossi è ritornato a vincere un MotoGP dopo molto tempo, stabilendo il record di più anziano vincitore, non ha rinunciato a questa opportunità e alla fine ci è riuscito.

Tiger Woods da 60° del ranking mondiale anzichè ritirarsi, in tre anni è ritornato a essere n.1

Giovanni Pellielo ha perso le olimpiadi di Londra ma l’anno successivo ha vinto il campionato del mondo ed è già qualificato per quelle di Rio

Imparate da loro, non basta il talento ci vuole coraggio e umiltà.