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Vinci un pallone, dona un pallone

Con il progetto “Vinci un pallone, Dona un pallone”, Coca Cola ha cercato di collegare il calcio dei supercampioni a quello sociale: la scintilla che ha creato questo legame è rappresentata dal pallone Brazuca, lo stesso utilizzato durante i Mondiali in Brasile. Ne verranno destinati 3.000 a società sportive Uisp che si distinguono per progetti etici e sociali. Questo pallone coloratissimo è stato il protagonista di una grande kermesse in spiaggia a Rimini dove è stata organizzata la “Sfida di palleggio collettivo” tra tutti i partecipanti.

Ai primi 500 è stato donato il Brazuca. Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti insieme a Coca Cola per il calcio etico e sociale: durante il mese di giugno Coca Cola ha messo in palio ogni giorno 50 palloni dei Mondiali di calcio. Grazie al progetto “Vinci un pallone, Dona un pallone”, per ogni pallone vinto ne ha donato un altro alla Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti, associazione non profit, per progetti di calcio con caratteristiche di impegno etico e sociale.

“Il calcio Uisp è passione e divertimento, senza dimenticarsi di guardarsi intorno – dice Simone Pacciani, vicepresidente nazionale Uisp – questo sport popolare diventa ovunque occasione di relazioni e di integrazione, ogni squadra è una piccola comunità di persone che si conoscono e si aiutano. Il calcio per tutti Uisp è amicizia e stile di vita attivo, a tutte le età. Ogni fine settimana l’Uisp organizza in tutta Italia 10.000 partite di calcio. Un patrimonio di coesione sociale che non conosce frontiere”.

Try&Enjoy con il free urban movement

In quale direzione va lo sport giovanile? Try&Enjoy è la risposta dell’Uisp, ovvero prova e divertiti. Per tre giorni, dal 6 all’8 giugno, la più grande associazione di sportpertutti italiana sarà presente a TheJamBo e animerà gran parte degli spazi della Fiera di Bologna con le attività urban freestyle, ovvero skate, parkour, tricking, speedbol, albering, bike, half pipe, basket. In un mix di sport e musica, arte metropolitana e incontri pubblici sarà possibile scoprire e provare queste nuove espressioni di movimento, che vengono considerate uno stile di vita dalle crew di praticanti, sparse in tutto il mondo.

Gli urban freestyle sono sport? “Penso proprio di sì visto che ne hanno tutte le caratteristiche – risponde Alberto Cei, psicologo – sono espressioni elevate di movimento. Implicano dei rischi e quindi presuppongono un’elevata attenzione, rapida capacità di decisione, oltre a coordinazione ed equilibrio. Ci sono poi altre componenti, come quella di sapersi adattare ad un ambiente mutevole”.

“Chi pratica questo tipo di attività sportive, penso al parkour ad esempio, ha imparato a muoversi sapendo assumersi una dose calcolata di rischio – risponde Cei che venerdì 6 giugno a TheJamBo, coordinerà la tavola rotonda Uisp sulle realtà europee di freestyle – Inoltre sono attività eccitanti, nelle quali si tratta di gestire la parte emozionale evitando che prenda il sopravvento. Una delle cose che mi incuriosisce di più è la capacità di apprendere da soli la pratica di queste attività. Il fatto di poterle esercitare all’aperto e nelle strade rappresenta una forma di riappropriazione di spazi della città. Un po’ come avveniva quando eravamo bambini, negli anni ’60, quando si poteva giocare liberamente in strada”.

Che cosa avviene nel resto d’Europa? Da questo interrogativo partirà l’Uisp nella sua tavola rotonda: qual è l’atteggiamento delle istituzioni in città nelle quali queste attività giovanili vengono favorite e non ostacolate? Venerdì 6 giugno la presenza Uisp a TheJamBo si aprirà, infatti, con una tavola rotonda dal titolo “Freestyle urban movement: realtà a confronto”, con la presenza di “Sk8boarder ASBL” (Bruxelles), Team Jiyo (Danimarca), Jump’in City (Lione) e KRaP (Italia). Si confronteranno con loro lo psicologo sportivo Alberto Cei, il presidente Uisp Vincenzo Manco, la giornalista Agnese Ananasso e vari amministratori pubblici. Diretta streaming sul sito Uisp dalle 16.30 alle 17.30.

Per tre giorni il padiglione 35 e l’area 48 della Fiera di Bologna si trasformeranno in 10.000 metri quadrati di sportpertutti. Verranno allestite pedane e strutture in grado di accogliere queste attività sportive, con una scenografia di ambientazione urbana.

Ognuno potrà provare queste attività e seguire i consigli di operatori esperti e qualificati. Lo spirito degli urban freestyle va vissuto dall’interno per essere compreso appieno: l’accento non cade sull’etica del sacrificio e sul risultato, ma su una migliore relazione con se stessi, con il proprio gruppo e con lo spazio fisico. Queste attività favoriscono l’estetica del talento e della creatività. La strada diviene così uno spazio in cui non vi sono ostacoli ma opportunità per muoversi liberamente.

Freestyle urban movement: esperienze europee a confronto

 BOLOGNA,  6 GIUGNO 2014, ORE 16.00

Sala Notturno, Centro Servizi – Blocco D, 1° piano ,Fiera di Bologna, Piazza Costituzione, 6

Negli ultimi anni il “fenomeno parkour” è sempre più presente sui mass media:  non è uno sport,  non ci sono gare. Per chi lo pratica è una disciplina, un’arte, uno stile di vita.

L’accento non cade sull’etica del sacrificio e sul risultato, ma su una migliore connessione di se stessi con lo spazio fisico, sul coraggio di assumersi dei rischi, sull’estetica del talento e sulla creatività. La sua centralità  si fonda sulle sensazioni provate, le evoluzioni acrobatiche, il forte valore di esperienza di gruppo, l’auto-miglioramento  che rende possibile l’impossibile. La strada diviene così uno spazio in cui non vi sono ostacoli  ma opportunità per muoversi liberamente, dove è possibile attivare il processo educativo–relazionale attraverso pratiche affini ai codici comunicativi dei ragazzi e che lasciano loro grande libertà espressiva.

La stessa filosofia di  queste attività destrutturate è fortemente caratterizzata dal concetto di comunità (crew), in cui tutti i ragazzi si riconoscono e  scegliere di appartenere.

In Italia sempre più giovani vengono attratti dal “fenomeno parkour”, ma non esistono aree pubbliche dove  divertirsi. Perché le amministrazioni comunali non considerano questi giovani? Perché invece in Europa esistono regole e spazi che permettono a skaters e parkouristi di esibirsi senza essere considerati “indisciplinati”?

PANEL:

  • Vincenzo Manco, Presidente Nazionale Uisp
  • Duccio Campagnoli, Presidente Bologna Fiere
  • Realtà a confronto
      • Team Jiyo (Danimarca)
      • Jump’in City (Francia)
      • Sk8boarder ASBL (Belgio)
      • KRAP ( Italia)
  • Vasco Errani , Presidente della Regione Emilia Romagna e Coordinatore della conferenza delle regioni
  • Luca Rizzo Nervo, Assessore Sanità, Integrazione Socio-sanitaria, Sport, Coordinamento e riforma dei Quartieri, Cittadinanza attiva Comune di Bologna
  • Patrizia Gabellini, Assessore Urbanistica, Città storica e Ambiente Comune di Bologna
  • Simone Borsari, Presidente del Quartiere San Donato, Bologna
  • Romeo Farinella, Professore di Urbanistica  – Dip. Architettura/ Università di Ferrara
  • Agnese Ananasso, Giornalista
  • Alberto Cei, Psicologo dello sport (Moderatore)
  • Emilio Porcaro, Dirigente scolastico IC 10 – Bologna

LE REALTA’ CHE SI CONFRONTERANNO…

 Sk8boarder ASBL - associazione DI skaters E pattinatori di Bruxelles. Lavora per promuovere questi sport nella capitale ed offre corsi gratuiti per i giovani durante l’anno sulla piazza des Orsoline e, occasionalmente, in altri luoghi della Regione di Bruxelles. Sono sostenuti del IBGE e COCOF . L’attuale sfida dell’ associazione è quello di creare un skatepark coperto a Bruxelles .

http://www.sk8boarders.be/

Team Jiyo – società con sede in Danimarca con alcuni tra i migliori atleti di tutto il mondo all’interno di parkour , freerunning , breakdance , hip -hop e altre attività di strada.

Sono i pionieri di parkour e freerunning in Danimarca: hanno iniziato nel 2002 come società di puro parkour / freerun ma ha nel corso degli anni si sono trasformati portando la cultura street nelle strade.

Team Jiyo ha partecipato a numerosi spot pubblicitari , video musicali , grandi spettacoli televisivi in diretta ed ha progettato più di 10 parkour park in Scandinavia , anche il più grande parco al mondo di parkour : Il Parkour Parco Jiyo , con sede a Copenhagen , Danimarca.

“Una delle nostre visioni è di ispirare i bambini, i giovani e le persone in generale, a muoversi e sperimentare la libertà e la gioia del movimento che esiste all’interno di parkour e freerunning.”

http://www.teamjiyo.com/en/about-us/

Jump’in City - associazione di Lione che opera per sostenere le attività di Parkour e Freerun. Grazie ad un’area / spazio dedicato riescono ad offrire corsi di formazione regolari per permettere ai principianti di scoprire queste pratiche in un’ambiente sicuro.

http://www.jumpincity.com/association.html

KRaP: KRaP è un’ Associazione  affiliata UISP nata nel Gennaio 2008, che raggruppa al suo interno diverse

discipline: Freerunning, Parkour, Skateboard, Snowboard, Mountain Bike, Capoeira, Giocoleria ed altro ancora. Le discipline freestyle sono rappresentative del nostro tempo e di una fascia di giovani che sono, con la loro semplicità, promotori di una filosofia di vita che comprende valori come lo sport, il gioco, la creatività, la socializzazione, la determinazione, l’autostima, il benessere psico-fisico, la consapevolezza e il rispetto degli altri e dell’ambiente.

Quella che rappresentano è un’idea contemporanea, dinamica e positiva del mondo giovanile in cui disciplina, stile e divertimento vanno di pari passo.

KRaP organizza eventi a partecipazione internazionale, workshop e corsi di approfondimento della tecnica ed esibizioni relative alle discipline praticate, con la direzione, coordinamento e la partecipazione di soci dalla pluriennale esperienza. http://www.krap.it/

Vivicittà 2014, la corsa per tutti

Domenica si corre Vivicittà: la corsa per tutti. E’ la corsa più grande del mondo poiché si svolge contemporaneamente in 45 città italiane e 10 all’estero. Questa è la 31° edizione che si svolge su 12 km e che unisce insieme da sempre alcuni fra i valori fondamentali: il bisogno di sport, la tutela dell’ambiente, la solidarietà internazionale e la vivibilità dei centri storici. Sono temi presenti sino dalla prima edizione i questa manifestazione organizzata dalla UISP e che Franco Fava in un articolo del 1984 sull’Espresso già presentava in questo modo:

“Questa prima edizione del Vivicittà non è solamente una manifestazione sportiva, anche se i contenuti sportivi e tecnici non mancano di certo … oggi fare correre 30.000 persone non è più una novità. Distribuire però tanti appassionati della corsa in venti diverse sedi, dare il via alla medesima ora, utilizzare come scenario i centri storici tra i più belli d’Italia e fare in modo di compensare i tempi di percorrenza in base alle differenti difficoltà del tracciato rischia di lasciarci quasi increduli … Sicuramente nel grande giorno di Vivicittà, nessuno potrà affermare che gli italiani hanno definitivamente messo da parte le cattive abitudini di un popolo tifoso e non sportivo. Certamente però nessuno potrà negare che una nuova era è spuntata all’orizzonte e che una più sana, giusta e democratica mentalità sportiva è vicina ad affermarsi per il bene di tutti. Le città da venti saliranno un domani a quaranta e, forse anche grazie a Vivicittà, la corsa a piedi made in Italy potrà essere esportata”.

Ebbene queste previsioni si sono avverate e per sottolineare il valore dello sport come diritto di tutti, nessuno escluso, la corsa si svolgerà anche in numerosi istituti penitenziari e minorili  ma anche a Osaka e Yokohama, in Bosnia a Tuzla e Sarajevo. In altre date si correrà  in Libano a Balbeeck e Sidone per solidarietà con i profughi siriani e quelli palesinesi. La raccolta fondi di quest’anno (1 euro a partecipante) verrà finalizzata al progetto “Sport & Dignity” in collaborazione con UNRWA-Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, per realizzare in Libano 12 palestre per la ginnastica artistica, 12 spazi per la pallavolo e la formazione di istruttori per questi sport.

Surf, skateboard e parkour: sport come stili di vita

In questi anni vi è stata la grande esplosione degli sport non tradizionali, da praticare sulle strade e sui muri delle città e a forte impatto emotivo per i giovani praticanti. Il principale è il parkour, significa “percorso del combattente” che consiste nello spostarsi da un punto a un altro nel modo più efficiente possibile grazie a ogni forma di movimento.

Per questi giovani il parkour non è uno sport, poichè non vi deve essere competizione fra i praticanti. Viene vissuto come uno stile di vita e Parkour.NET lanciò anni fa una campagna per preservare la filosofia del parkour dalla rivalità e competitività sportiva. Nelle parole di Ewdard LeCorre: “la competizione spinge le persone a lottare fra di loro per la soddisfazione della folla e/o il vantaggio del business cambiandone lo schema mentale”. Il parkour è unico e non può essere uno sport competitivo a meno che ignori il suo intrinseco altruismo basato sull’autosviluppo … Red Bull ha sponsorizzato Ryan Doyle che afferma. ” Spesso mi chiedono chi sia il migliore, dimostrando di non capire cosa sia il Parkour … non è uno sport, è un’arte, è una disciplina.

David Belle, è considerato il fondatore del Parkour, e  l’idea di questa attività che unisce atletica e ginnastica acrobatica venne a George Hebert, che prima della I guerra mondiale, promosse un tipo di attività fisica basata su quella dei nativi africani. Ma nella promozione di forme di attività fisica come vere e proprie stili di vita, i surfer della California sono stati coloro che a partire dagli anni ’60 a livello di massa hanno diffuso questo modo di vivere, e non è caso che la prima forma di sport urbano che si è diffusa in quegli anni consiste in un’evoluzione della tavola da surf, che sull’asfalto si tramutò in skateboard.

Per ricordare coloro che in quegli anni diedero inizio a questa pratica è da vedere il film Dogtown and Z-Boys, dedicato ai ragazzi che diffusero questa nuova attività.

 

 

Sappiamo ancora cosa è lo sport per tutti?

Parlando con gli allievi del Corso sul “Valore della differenza nella gestione dell’attività sportiva” mi sto rendendo conto giorno dopo giorno che abbiamo una diversa concezione di cosa sia lo sport per tutti. Anzi per loro è una cosa scontata, che consiste nel potere fare qualsiasi forma di attività fisica o sportiva. Probabilmente hanno ragione, ogni centro sportivo con le sue proposte di attività è un esempio di opportunità per tutti, dal nuoto, alla sala fitness, allo yoga e quant’altro. E lo stesso vale per le centinaia di corse podistiche che ogni fine settimana vengono organizzate nelle nostre città, corse di quartiere, corse per finanziare attività di charity di ogni tipo, maratone come quella di Roma che hanno 40.000 partecipanti e coinvolgono un’intera città. Cosa c’è di più diffuso della corsa che coinvolge decine di migliaia di persone e fornisce opportunità di lavoro per molti. E allora qual è la funzione degli enti di promozione sportiva il cui compito storico è stato di diffondere lo sport per tutti. A parte il termine obsoleto di “ente di promozione sportiva” continuano a essere una costola dei partiti politici? E’ un’idea bassa dello sport quella che ritiene che continui a esserci questa congiunzione fra politica e sport e che non dovrebbe più sussistere nel XXI secolo.

Non è questo il concetto di sport per tutti; certamente avere più palestre, più piscine e in termini globali più luoghi in cui fare del movimento e dello sport è importante ma è solo uno degli aspetti di questa idea di sport. Sport per tutti significa però un’altra cosa: praticarlo nel rispetto del proprio livello di capacità, del tempo dedicato, mantenendo ben presente che è un mezzo per migliorare il proprio benessere fisico, psicologico e interpersonale. Vuol dire porre l’individuo al centro del mondo dello sport e fornirgli opportunità di movimento. L’individuo, bambino, adolescente o adulto, deve essere il nostro interesse e non le sue prestazioni, questo è lo sport per tutti. Quante società sportive hanno questa finalità? La mission delle organizzazioni dello sport per tutti deve essere lo sviluppo e il mantenimento del benessere personale attraverso il movimento.  La ricerca del benessere deve servire ad abbattere la sedentarietà che è una delle principali cause di morte. Come ci ricorda il migliore dirigente dello sport per tutti che abbiamo avuto, Gianmario Missaglia “Viene acquisita dunque, nel 1990, una nozione particolare di sport per tutti: sport per tutti significa per l’UISP sport per ciascuno, sport per tutti significa non solo diritto formale di accesso al campo di gara, ma diritto ad una pratica permanente modellata sul soggetto. Lo sport per tutti è per l’UISP l’esatto contrario dello sport uguale per tutti. E’ solo con questa visione del diritto allo sport che si può affrontare l’irresistibile processo di pluralizzazione delle motivazioni e delle forme della pratica sportiva che abbiamo chiamato sport possibile”.

Pluralizzazione delle pratiche  e sport a misura di ciascuno. Ecco cosa unisce il fitness delle palestre allo sport come forma di inclusione sociale. Chi sta dentro questo flusso, quale sia il suo percorso, è nel grande fiume dello sport per tutti. Non è superiorità nei confronti della pratica dello sport come ricerca dell’eccellenza è semplicemente un’altra cosa, ognuna con la sua dignità e errori. Ciò che deve unire queste due forme di pratica sportiva è l’incontro con l’esigenza che l’attività sia svolta in modo etico, sappiamo che ciò spesso non avviene perchè la cultura della vittoria troppo spesso sovrasta la cultura di vinca il migliore o quella che esalta la partecipazione, l’essere parte parte di una storia, piuttosto che il risultato. La truffa si annida ovunque nello sport agonistico come in quello ricreativo perchè ingannare è parte dell’essere umano.

Nessuno racconta oggi questa storia, è un peccato che si perda, perchè viene a mancare una parte significativa della cultura dello sport italiano.