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Dove nasce la speranza di Rudi Garcia

Mancano poche giornate alla conclusione del campionato di calcio e Rudi Garcia, allenatore della Roma, continua a sperare che qualcosa di positivo per la squadra possa ancora accadere anche se la Juventus ha un vantaggio di 8 punti.  Da dove nasce questa speranza nella mente di Garcia?

“Snyder, Irving & Anderson (1991, as cited in Snyder, 2000, p.8) define hope as “a positive motivational state that is based on an interactively derived sense of successful (a) agency (goal-directed energy) and (b) pathways (planning to meet goals)” .

Hope theory can be subdivided into four categories: goals, pathway thoughts, agency thoughts and barriers. Goals that are valuable and uncertain are described by Snyder (1994, as cited in Snyder, 2000, p.9) as the anchors of hope theory as they provide direction and an endpoint for hopeful thinking. Pathway thoughts refer to the routes we take to achieve our desired goals and the individual’s perceived ability to produce these routes (Snyder, 2000).  Agency thoughts refer to the motivation we have to undertake the routes towards our goals. Barriers block the attainment of our goals and in the event of a barrier we can either give up or we can use our pathway thoughts to create new routes.” (From http://www.positivepsychology.org.uk/pp-theory/hope/100-what-is-hope-and-how-can-we-measure-it.html)

Questa definizione si adatta bene alla Roma, poiché la squadra ha costruito la sua fiducia tramite i risultati e la coesione di squadra, mettendo la sua energia in questa direzione e mostrando durante tutta la stagione la strada che ha preso per raggiungere la posizione attuale.

Per i bianchi con bassa scolarità l’aspettativa di vita si sta riducendo

“Per generazioni di americani era un dato di fatto che i bambini vivono più a lungo rispetto ai loro genitori. Ma è ora evidente che questa tendenza duratura si è invertita per il paese  (USA) fra i bianchi meno istruiti, un gruppo sempre più travagliato la cui aspettativa di vita è scesa di quattro anni a partire dal 1990.
I ricercatori avevano già documentato che gli americani più istruiti avevano incrementato di molto la loro speranza di vita, ma ora i dati di mortalità mostrano che la durata della vita di alcuni fra gli americani meno istruiti  è in realtà diminuita. Quattro studi negli ultimi anni hanno identificato cali modesti, ma uno nuovo che ha analizzato separatamente gli americani privi di un diploma di scuola superiore hanno trovato una riduzione della speranza di vita per i bianchi  di questo gruppo. Esperti non coinvolti in questa ricerca hanno detto che i suoi risultati sono convincenti.
Le ragioni del declino rimangono poco chiare e i ricercatori offrono possibili spiegazioni, tra cui un picco di overdose  tra i bianchi giovani, più alti tassi di fumatori tra le donne bianche meno istruite, l’incremento dell’obesità, e un aumento costante del numero di americani che non hanno assicurazione sanitaria.
Il calo più evidente riguarda le donne bianche senza un diploma di scuola superiore, che hanno perso cinque anni di aspettativa di vita tra il 1990 e il 2008,  ha detto S. Jay Olshansky, professore di salute pubblica presso l’Università dell’Illinois a Chicago e  ricercatore principale dello studio, pubblicato il mese scorso (published last month) su Health Affairs. Lo studio ha rilevato che dal 2008, la speranza di vita per le donne nere senza un diploma di scuola superiore aveva superato quella delle donne bianche con lo stesso livello di educazione. Gli uomini bianchi privi di un diploma di scuola hanno perso tre anni di vita. L’aspettativa di vita per i neri e gli ispanici del livello con lo stesso livello di istruzione è invece cresciuto. Ma i neri su tutto non vivono tanto a lungo quanto bianchi, mentre gli ispanici vivono più a lungo dei bianchi e dei neri…. I cinque anni di declino per le donne bianche rivaleggia con la catastrofica caduta di sette anni per gli uomini russi negli anni successivi al crollo dell’Unione Sovietica, ha detto Michael Marmot, direttore dell’Istituto di Equità nella Salute a Londra … L’ultima stima relativa  all’aspettativa di vita per le donne bianche senza un diploma di scuola superiore era 73,5 anni, a fronte di 83,9 anni per le donne bianche con un diploma di laurea o più. Per gli uomini bianchi, il divario era ancora più grande: 67,5 anni per gli uomini bianchi con livelli bassi di scolarità  rispetto a 80,4 per quelli con un diploma di laurea o più “.

La redistribuzione della speranza

Federico Rampini nel suo ultimo libro intitolato “Alla mia sinistra” in cui parla di globalizzazione e mercato, introduce un concetto psicologico denominato “la redistribuzione della speranza” e che riprende da un articolo pubblicato da The Economist. Si dice che negli ultimi 400 anni il mondo occidentale ha goduto di un vantaggio comparativo sul resto del mondo che ha permesso una visione ottimistica dello sviluppo della società e del progresso ma che ora la fiducia nel futuro si è spostata su altri paesi. Infatti,  questo atteggiamento positivo è presente solo più nel 30% degli americani e meno ancora fra gli europei; di contro l’’87% dei cinesi, il 50% dei brasiliani e il 45% degli indiani sono convinti che il loro paese stia andando nelle giusta direzione. The Economist esorta “Va a Est, giovane uomo”. L’UNESCO ha, inoltre, rilevato che in cinque anni, dal 2002 al 2007, le ricerche scientifiche effettuate nei paesi che stanno avendo la crescita maggiore sono passate dal 30% al 38%. Che possono fare individualmente i giovani italiani? Andare a vedere il resto del mondo – suggerisce Rampini – quello che non è Occidente. Fare esperienze di vita e di studio anche temporanee, respirare un’altra aria piena di fiducia e di energia. Provare a vivere dove è ora la speranza, per imparare.

Non rinunciamo

I ragazzi e le ragazze italiane abbandonano lo sport a 14 e 11 anni. Siamo uno dei paesi del mondo occidentale con meno laureati ed è appena stata pubblicata una ricerca da cui emerge che solo il 21% dei nostri giovani è convinto che lavorerà nell’azienda in cui vorrebbe impiegarsi contro il 35% degli inglesi, il 37% degli svedesi e il 38% dei francesi. Bene! Continuiamo così a negare la realizzazione dei sogni e a allontanarli dallo sport e dallo studio.

Era ora: la speranza

Era ora che qualcuno osasse parlare di speranza, giacchè siamo in Italia. Lo ha fatto Emanuela Audisio su Repubblica di oggi, un articolo da conservare perchè non è rivolto al presente ma parla del futuro e cioè dei nuovi talenti dello sport italiano. Dalle dichiarazioni di questi ragazzi appare evidente che non sono degli sfaticati, come spesso si sente dire dagli allenatori, al contrario hanno idee chiare e precise e conoscono molto bene cosa vuole dire sacrificarsi per un obiettivo. Diciamolo: sono giovani che coltivano il loro sogno e non credo che nella vita di una persona vi sia qualcosa di più coinvolgente del poterlo fare. Giovani così praticano golf, tennis, ginnastica artistica, scherma, nuoto, tiro a volo, salto in alto e calcio. Sono ragazze e ragazzi tra 14 e 20 anni. Dalle frasi dei ragazzi riportate nell’articolo si evidenzia ciò che le ricerche sullo sviluppo dei talenti hanno evidenziato. Il primo aspetto è il ruolo decisivo dei genitori nel sostenere i loro figli  in termini di stabilità psicologica (e ovviamente economico) e nel farli continuare negli studi. Il secondo aspetto è avere allenatori di alto livello “nonostante” la loro giovane età. Il terzo aspetto è l’elevato grado di consapevolezza che questi giovani hanno già sviluppato in relazione alla loro vita quotidiana extrasportiva e agli obiettivi sportivi che si pongono. Quarto, sanno che lottano per il vertice sportivo assoluto e ne sono contenti.