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Le ragioni psicologiche delle prestazioni negative della nazionale di calcio

Le ragioni delle prestazioni negative della nazionale di calcio sono anche psicologiche e sembra che questo tipo di spiegazione non sia stato sinora preso in considerazione dal ct mentre a questo riguardo i giocatori più significativi, in primis Buffon e la BBC, abbiano espresso delle idee piuttosto chiare. Tutto è partito dalle dichiarazioni successive alla sconfitta con la Spagna. Ventura ebbe a dire che i giocatori erano professionisti che avrebbero saputo reagire positivamente al 3-0 subito e che questo risultato non avrebbe avuto alcun impatto negativo sulla fiducia della squadra. Opposte sono state invece le parole di Buffon dopo la partita con la Macedonia:

Quindi, alla nazionale per uscire da questa fase negativa serve fiducia, consapevolezza della propria forza, sapere alzarsi dopo le sconfitte, sapere aiutarsi, divertirsi, essere disinibita e positiva. Ma la squadra è stata impostata su questi principi? E quale era il piano B (quello che si mette in atto quando le cose non vanno per il verso giusto) prima della partita con la Spagna e con la Macedonia? Come sono aiutati i giocatori durante i raduni a potenziare questa mentalità suggerita da Buffon e che è alla base di qualsiasi mentalità vincente? Certamente è vero che le abilità psicologiche si acquisiscono nel tempo e non in un fine settimana. Inoltre, alcuni calciatori non trovano spazio nella loro squadra di club e così non hanno modo di mettersi di frequente alla prova, in partite che bisogna assolutamente vincere. Ciò nonostante mi piacerebbe almeno una volta sentire dire dal ct che incontrare delle difficoltà psicologiche fa parte del gioco e che, proprio perché i calciatori sono dei professionisti, si sta lavorando anche sull’approccio mentale alla partita e sul saperla giocare con una mentalità vincente. Poi vinca il migliore.

 

Il Napoli si è sciolto in Spagna

Alla prima partita importante della nuova stagione sportiva il Napoli è stato eliminato dalla Champions League. Ciò è stato dovuto, secondo quanto scrivono i giornali a una “disattenta linea difensiva”, “un innocuo lancio dalle retrovie, Albiol non si è inteso con Rafael, i due si sono fatti sorprendere dall’accorrente Aduriz che li ha bruciati sul tempo e ha comodamente infilato la porta rimasta sguarnita”, “la difesa regala la doppietta”. Indipendentemente dal valore tecnico dei singoli giocatori e della squadra nella sua totalità, questi commenti mettono in evidenza lo scarso valore psicologico della prestazione del Napoli. Benitez non è stato in grado di mettere in campo una squadra combattiva e determinata. Gli errori di attenzione manifestati dal Napoli sono a prescindere dal valore tecnico del singolo calciatore e sono convinto che l’aggressività sia una caratteristica indispensabile e allenabile se si vuole competere ad alto livello. Viene data poca attenzione alla ricerca di calciatori che posseggano questa dimensione mentale a favore della ricerca di giocatori magari più dotati tecnicamente ma che in campo si sciolgono come neve al sole. Questo parametro passa invece troppo spesso in silenzio e così mentre le squadre straniere corrono e lottano noi continuiamo a lamentarci.

Spagna: la caduta degli Dei

E’ sempre difficile capire quando si è finiti e a questa regola si è uniformata anche la Spagna. Il risultato di questa inconsapevolezza della squadra che ha dominato il mondo del calcio negli ultimi 6 anni sta nelle due partite perse al mondiale contro l’Olanda e il Cile e nei sette goal subiti. Maurizio Crosetti su Repubblica per spiegare quanto è accaduto usa la metafora dei dinosauri: “Questa è un’era geologica che si chiude … Tutti diranno: c’era la Spagna, era la padrona dell’universo finché una notte cadde come morirono i dinosauri. Così smisurati, così fragili”. Il gioco dei mille passaggi non ha più funzionato senza l’intensità e la velocità. Caratteristiche che si perdono non solo per esaurimento fisico ma soprattutto per perdita della volontà, del desiderio di continuare a essere ciò che si è stati sino a un attimo prima. Quando ciò non avviene si continua a giocare a memoria ma si è persa quella scintilla mentale che permetteva di nascondere la palla agli avversari e di colpirli quando si voleva. La Spagna è entrata in campo ed ha iniziato a giocare nel solito modo, a memoria, ma persa la palla i suoi giocatori non hanno saputo riprenderla, perché gli altri sono stati sempre più veloci e combattivi. Perdere la palla ha determinato nei giocatori solo frustrazione, di chi non capiva come fosse possibile e non ha invece determinato rabbia agonistica proprio perché la testa aveva esaurito ogni forma di reazione. La competizione sportiva è dura e non lascia spazio a chi non si rialza velocemente dopo essere caduto e per rispetto della gara gli avversari non ti danno il tempo di riprenderti anzi insistono a strapazzarti fino alla fine della partita. Sbagliare è fisiologico, tutti sanno che fa parte del gioco; non essere pronti a riprendersi immediatamente invece è una grande problema e la Spagna è caduta rovinosamente in questo tranello e ha perso. Inoltre, penso che Del Bosque abbia convocato  per i mondiali i giocatori basandosi sul principio che la squadra che ha vinto non si cambia, con l’aggiunta del’affetto che ovviamente avrà per questi giocatori. Anche questo tema relativo al ruolo dell’allenatore non è certamente facile da affrontare e a posteriori è troppo semplice farne il capro espiatorio. Guardiola ad esempio dopo avere vinto tutto e in modo ripetitivo con il Barcellona se ne andò per stanchezza personale ma forse anche per la consapevolezza di avere raggiunto un picco di successi difficilmente ripetibili. Del Bosque invece ha accettato la sfida di continuare dopo avere vinto consecutivamente due europei e un mondiale, e di tentare un’impresa quasi impossibile ma fantastica se fosse riuscita: su quale fondamenta ha basato la sua decisione? Forse non lo sapremo mai e comunque tanto di cappello per avere osato così tanto.

Il disastro della Spagna

La partita della Spagna c’insegna che senza spirito combattivo e forma fisica, la tecnica da sola non serve a niente. E’ stata una partita in cui i campioni del mondo e d’Europa non hanno saputo dimostrare il proprio valore, probabilmente sono mentalmente esauriti e giocano con la convinzione di chi pensa che basti il proprio passato per intimorire gli avversari. Non hanno saputo reagire al pareggio e lo sguardo di Casillas, di chi si è smarrito e non crede a ciò che accadendo può rappresentare lo stato d’animo della squadra. Quando non sei preparato a perdere non puoi vincere, perché dai per scontato il risultato positivo e non sei pronto a reagire alle difficoltà che ci sono in ogni partita. In campo si vince o si muore, e solo chi è disposto a perdere tutto vincerà.

La corsa dei tori a Pamplona

Nel primo giorno della tradizionale corsa dei tori a Pamplona sono state ferite quattro persone . La buona notizia è che nessuno è stato incornato! Migliaia di persone hanno partecipato correndo inseguiti da 8 tori. Guarda le foto

Giochiamo come sappiamo

Più che con il cuore, il coraggio, il talento, le idee e chi più ne ha più ne metta, direi giochiamo come sappiamo che è il massimo. Anzi che giochino come sanno, giacché io sarò in poltrona.

Per vincere gli europei di calcio serve il killer instinct

Per vincere gli europei di calcio serve il killer istinct, perché non bisogna perdere le partite che si dominano, come potrebbe fare la Spagna o lasciare troppo spazio perché poi con il contropiede si farà goal come potrebbe fare l’Italia.
Cos’è il killer istinct:

  •  E’ la volontà di fare ciò che è ragionevolmente necessario per vincere o per raggiungere il proprio obiettivo.
  •  E’ la consapevolezza di quando bisogna spingere per chiudere la partita e lo si fa.
  • E’ la consapevolezza che quando si conduce non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione di continuare a farlo.
  • E’ la consapevolezza che quando l’avversario è sotto, bisogna continuare a tenerlo sotto.
  • E’ la volontà di volere riemergere con successo da una fase di gioco negativa.

Come svilupparlo:

  • Mai pensare che sarà facile vincere. Nessuno può garantire alla squadra il risultato finale e tanto meno noi stessi.
  • Mai rilassarsi quando si sta conducendo una partita, se la tensione cala bisogna continuare a darsi degli obiettivi di gioco, per mantenere elevata la concentrazione.
  • Quando si sta vincendo si può ridurre la tensione agonistica e questo è pericoloso. Bisogna servirsi d’immagini mentali che mantengano costante il livello di attivazione.
  • L’eccesso di fiducia della squadra può diventare una trappola che avvolge e favorisce l’emergere di distrazioni. Bisogna agire mentalmente per restare concentrati istante su istante, perché i conti si fanno solo al termine della partita e non un minuto prima.
  • Mai pensare al risultato finale, la squadra deve essere centrata solo sul presente e sul giocare al meglio.
  • Mantenere sempre elevata la pressione sull’avversario è una delle chiavi del successo. Lo scopo è di trasmettere alla squadra avversaria l’idea che qualsiasi cosa possa fare resterà sempre sotto.
  • Mai affrettare l’azione ma giocare sempre con gli stessi tempi che si sono dimostrati efficaci sino a quel momento.