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Perchè gli allenatori non parlano di scudetto? Per superstizione?

Gli allenatori non parlano volentieri di scudetto, possono lasciare intendere che questo è l’obiettivo ma subito dopo smentiscono questa interpretazione con battute o spostando l’attenzione sul presente e, quindi, sulla prossima partita. Lo sport, in questo caso il calcio, è un’attività in cui si vivono forti emozioni, che vanno controllate smussando le aspettative troppo entusiaste, per evitare che diventino un peso insostenibile per la squadra. Non a caso le recenti partite delle squadre che guidano il campionato, Napoli, Inter e Milan, sono lì a dimostrarlo. Appena hanno capito che avrebbero potuto avvantaggiarsi sulle avversarie sono arrivati una serie di pareggi che hanno mantenuto la situazione in parità. Ad eccezione di Lazio-Napoli, nelle altre partite compresi anche i turni precedenti si è giocato anche con grande impegno però per non perdere, non certo per vincere.

Per le squadre che da tempo non vincono il campionato, le aspettative sono il killer delle prestazioni vincenti. Perchè con facilità diventano un moltiplicatore di ansia generata dall’idea di dovere vincere a ogni costo. Questo approccio, se non viene gestito in modo efficace porta con più facilità a perdere questa opportunità. In altri termini, se l’allenatore cominciasse a parlare apertamente di scudetto creerebbe uno stato di tensione tale nella squadra, per cui è meglio avere solo l’obiettivo di giocare la partita seguente. Inoltre, vi è un altro beneficio collegato a questo modo di pensare: non si rischia di essere delusi in modo profondo. Perdere una partita spiace ma la prossima permette di cancellare subito questo stato d’animo. Se si perde lo scudetto, dopo averlo sognato, si rischia di cadere in depressione e di sviluppare un’idea negativa della squadra.

Di conseguenza gli allenatori devono lavorare per controllare la propria irrazionalità e quella della squadra capendo che per vincere è necessario restare all’interno di ogni singola partita e nulla di più, cosicché tutto resta limitato a 90 minuti. In altre squadre, invece, sin dall’inizio del campionato si può spingere l’acceleratore sull’obiettivo finale: “Vinciamo ogni partita così vinceremo lo scudetto”. Quest’ultima filosofia è la condizione abituale delle squadre che sono abituate a vincere e per le quali l’obiettivo della loro partecipazione a un torneo o al campionato è quello di vincerlo. Giampiero Boniperti, presidente della Juventus, lo diceva già negli anni ’70: “Vincere è l’unica cosa che conta”. Bisognerebbe insegnare alle squadre e ai singoli calciatori a essere felici di vivere situazioni così emozionanti come quelle che affrontano chi lotta per un ottenere grande risultato, lo scudetto. Si avrebbero meno comportamenti irrazionali e superstiziosi e si giocherebbe con la consapevolezza che correndo dei rischi e mostrando una motivazione eccezionale si possono raggiungere traguardi ambiziosi.

La mentalità vincente di Antonio Conte

L’Inter ha vinto lo scudetto, in molti dicono che lui solo vale 10 punti in classifica. Proviamo a descrivere le caratteristiche della sua mentalità vincente.

Quando Antonio Conte afferma che: “Solo in Italia si è fissati sul modulo. Il calcio si evolve, dipende da come attacchi, da che tipo di pressione fai”, parla della necessità di giocare con intensità e determinazione.

Chi ha successo, qualunque sia il suo campo d’azione, mostra una feroce determinazione in due modi:

  • straordinaria flessibilità, intensità e capacità di lavoro
  •  profonda consapevolezza di ciò che vuole davvero

Al contrario oggi si pone troppa enfasi sul concetto di talento, riducendo così l’importanza di ogni altro aspetto.

Certamente l’accoppiata Talento + Impegno determina il livello di Abilità di una squadra e di un calciatore. Il talento permette di migliorarsi con rapidità ma solo se è sostenuto da un impegno costante nel tempo.

La Riuscita e quindi il Successo sono determinati dall’associazione tra Abilità e Impegno. La riuscita è ciò che accade quando le abilità collettive e individuali vengono utilizzate con il massimo dell’impegno.

Quindi, come sostiene Antonio Conte per avere successo servono abilità e impegno ai massimi livelli e gli schemi di gioco intervengono a sostenere questo approccio.

L’importanza dell’adattamento non è evidente solo nella storia dell’evoluzione degli esseri umani ma anche nelle scelte che si effettuano nei momenti decisivi. Questo è quanto avviene  ogni settimana quando una squadra si deve adattare al gioco della sua avversaria, trovando le contromisure per superarla. “Se è il caso ci snaturiamo” dice Conte; significa avere la consapevolezza di riconoscere il valore degli avversari, dei loro punti di forza - da ridurre - e i punti di debolezza - da lasciare emergere -. Più facile sarebbe giocare servendosi sempre delle stesse qualità, a esempio il possesso palla e ritmo elevato. Ma talvolta può risultare dannoso.  In queste situazioni, conviene agire come suggerisce Sun-Tzu, secondo cui è geniale chi mostra “la capacità di assicurarsi la vittoria combattendo e adeguandosi al nemico” e “chi è prudente e aspetta con pazienza chi non lo è”.

Le caratteristiche della Juventus

Gianni Mura ha scritto che lavoro, umiltà, sudore e sacrificio sono state le caratteristiche della Juventus, che quest’anno ha vinto per la seconda volta consecutiva il campionato. Ha ragione, infatti, non ci sono segreti particolari per sapere cosa fare per vincere. Da psicologo so che concentrazione, combattività, tenacia e senso del gruppo sono le dimensioni psicologiche che bisogna sviluppare e mantenere. E ciò avviene solo quando gli aspetti sottolineati da Mura sono parte quotidiana dell’impegno dei giocatori come singoli e come gruppo. Questa impostazione spiega perchè ad un allenatore non basta essere solo un bravo tecnico ma deve essere anche un condottiero, che insegna alla squadra a gareggiare per vincere; a entrare in campo con la disposizione a lottare per imporre agli avversari la propria mentalità.