Archivio per il tag 'psicologia della prestazione'

Grazie ai miei lettori

Finisco l’ anno con 30.000 contatti in questo blog . Per me è una grande soddisfazione raggiungere tutte queste persone interessate a un settore molto specifico, che riguarda la psicologia della performance. Rappresenta un ampio concetto di performance, perché comprende quelli che camminano o praticano qualche forma leggera di attività fisica, motivati a raggiungere il benessere attraverso il movimento . Riguarda però anche quelli che sono coinvolti in attività più intense, fino agli esploratori e agli atleti. All’interno di questo campo le persone credono che il loro benessere e la soddisfazione personale siano determinati anche dall’attività fisica o sportiva. Parlando ogni giorno su questi argomenti ho trovato che ci sono così tanti temi coinvolti, che mi è diventato evidente che il movimento è una delle attività più importanti degli esseri umani. Non è solo un’attività di svago come abbiamo pensato in passato, ma è un bisogno fondamentale per essere sani e per alimentare positivamente l’autostima. Per queste ragioni ritengo che sia importante parlare di questo argomento ogni giorno, perché dobbiamo praticare su base quotidiana e dobbiamo essere supportati dal nostro network sociale per mantenere un elevato livello di motivazione interiore. Infine, vorrei ringraziare i miei lettori sparsi in tutto il mondo, infatti i più assidui provengono dalla Cina , Stati Uniti, Italia, Australia, Canada e Ukraina . Grazie e Felice Anno Nuovo !

 

Gli psicologi ignorano i contenuti della psicologia della prestazione

A un Convegno dedicato alla psicologia dello sport e organizzato dall’ordine degli psicologi del Veneto a cui hanno partecipato circa 200 psicologi ho tenuto oggi una relazione sul tema della psicologia della prestazione applicata allo sport. Mi sono reso conto ancora una volta che la psicologia della prestazione sia un argomento poco conosciuto dagli psicologi italiani. Probabilmente ciò è dovuto alla mancanza d’insegnamenti di questo tipo all’università, tutta centrata sul capire le varie forme di disagio e di psicopatologia piuttosto che fornire strumenti conoscitivi per sapere come si diventa esperti in qualcosa. Sono trascurati i percorsi per diventare atleti o allenatori esperti. Questa carenza formativa determina così una visione dell’essere umano in cui le difficoltà psicologiche che un individuo vive nel suo cammino professionale vengono spesso interpretate in termini psicopatologici, non comprendendo invece che tali difficoltà sono stimolate dalla complessità delle prestazioni da fornire. Sbagliare un calcio di rigore non è un evento straordinario ma lo può diventare se è quello che farà perdere una partita importante e il calciatore che commette questo errore potrà vivere con estremo disagio questo suo errore, non perchè abbia una personalità psicopatologica ma per le conseguenze della sua azione. Gli psicologi ignorano queste implicazioni e si trincerano dietro parole per loro rassicuranti come ad esempio ansia da prestazione. Non posseggono gli strumenti teorici per comprendere questo fenomeno e tantomeno sanno come affrontarlo senza rivolgersi alle categorie della psicopatologia. Ci vogliono anni per introdurre i cambiamenti necessari a modificare questo modo di pensare, perchè possa a quel punto diventare uno sbocco professionale realistico per molti giovani laureati.