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Tiger Woods è ritornato dall’inferno

Nel 2009, in occasione del torneo “The Invitational”, Arnold Palmer, il più grande golfista degli anni Sessanta, era andato incontro a Tiger Woods per congratularsi senza nemmeno aspettare l’esito del putt decisivo di quasi 5 metri che doveva imbucare per vincere. «Sapevo che ce l’avrebbe fatta semplicemente perché con Tiger non può accadere nulla di diverso», era al top della carriera golfistica.

E invece, proprio quando il dominio di Tiger sembra inattaccabile, la sua carriera prende una curva inaspettata, imboccando il tunnel degli scandali e dei guai fisici. Il 28 novembre 2009, in seguito a una lite con la moglie Elin Nordegren, Woods va a sbattere con la sua Cadillac contro un idrante per poi schiantarsi contro un albero a Isleworth, nei sobborghi di Orlando. Trascorre alcune settimane in una clinica per curare la dipendenza sessuale, ma il calvario è appena iniziato. Nell’aprile del 2011 si lesiona gravemente il tendine d’Achille, mentre a marzo dell’anno successivo inizia ad accusare i primi problemi alla schiena che lo porteranno a subire quattro interventi chirurgici, tra cui una fusione spinale che risolverà definitivamente i suoi problemi.

Ma fino a due anni fa Woods non riusciva nemmeno a piegarsi per allacciarsi le scarpe. «Potevo a mala pena camminare. Non riuscivo a sedermi, a sdraiarmi. Non potevo fare praticamente niente», ha detto Woods ieri dopo la vittoria all’Augusta Masters.

Notah Begay III, un amico di Woods con problemi di alcolismo, lo mette in contatto con Micheal Phelps, il re del nuoto che era riuscito a mettersi alle spalle una grave forma di depressione e due arresti per guida in stato di ebbrezza. I due si parlano al telefono, e Phelps, che è anche grande appassionato di golf, riesce a trovare la chiave per rivitalizzare Woods, distrutto dal dolore fisico e soprattutto dal timore di non riuscire più a tornare ai vertici”.

Ora pochi giorni fa ha vinto il primo Major della stagione, l’Augusta Masters a 11 anni dal suo precedente successo.

La Nike, che aveva da poco annunciato che non avrebbe più investito nel golf, in seguito alla vittoria dell’Augusta Masters lo ha rilanciato con la sua campagna pubblicitaria che aveva già avuto testimonial come Serena Williams e Colin Kaepernick.

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La sfida impossibile di Phelps

La sfida impossibile per Phelps è andare alle prossime olimpiadi come golfista. E’ questa l’ultima battuta dell’atleta che ha vinto più medaglie ai giochi olimpici. Non credo che Phelps  voglia veramente sfidarsi su questo terreno. L’impresa potrebbe comunque essere non impossibile. Infatti se Phelps volesse potrebbe allenarsi  e giocare complessivamente per 1500 ore all’anno per il prossimo quadriennio.  Come sappiamo per diventare un atleta di alto livello servono 10.000 ore di allenamento, ma a Phelps potrebbe essere sufficiente un numero minore di ore poiché la sua preparazione fisica e l’abilità a fronteggiare lo stress delle competizioni fanno parte del suo bagaglio di nuotatore e che dovrebbero essere mantenute ma non certo acquisite come novità. In altri termini, il trasferimento di talento da uno sport all’altro consente all’atleta di risparmiare quelle migliaia di ore che sono state necessarie per imparare a allenarsi, per accettare la monotonia di alcuni allenamenti, per imparare a sentirsi fiduciosi anche in situazioni di elevato stress agonistico o per essere in grado di ripetere in gara quello che si è fatto in allenamento. Phelps conosce bene tutto queste situazioni. Il problema è un altro e riguarda la sua motivazione: dopo tutto quello che ha fatto nel nuoto ha ancora voglia di spendere 1500 ore all’anno all’allenamento. Non ultima questione riguarda la concorrenza degli altri golfisti americani, in primis Tiger Woods, riiscirà Phelps a trovare un suo spazio fra questi campioni?

Phelps è il simbolo di Londra 2012

Considero Michael Phelps l’atleta simbolo di queste olimpiadi, non solo per il record di medaglie che è strabiliante ma anche per la normalità che esprime con i suoi comportamenti. Qui di seguito alcuni suoi pensieri.

  • Voglio essere in grado di guardare indietro e dire, “Ho fatto tutto quello che posso, e ho avuto successo.” Non voglio guardare indietro e dire che avrei dovuto fare questo o quello. Mi piacerebbe cambiare le cose per le giovani generazioni di nuotatori.
  • Non direi nulla è impossibile. Penso che tutto è possibile fino a quando ci mettete la vostra mente,  il lavoro e il tempo.
  • Se non avessi nuotato al mio meglio, ci avrei continuato a pensare  a scuola, a cena, con i miei amici. Sarei diventato matto.
  • Quanto più si sogna più si ottiene.
  • Ho raggiunto un momento nella mia vita in cui ho bisogno di sedermi e dire:  ”Beh, cosa devo fare? Cosa è meglio per me?” Ho bisogno di guardare le opzioni per il futuro.