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Le ragioni psicologiche delle prestazioni negative della nazionale di calcio

Le ragioni delle prestazioni negative della nazionale di calcio sono anche psicologiche e sembra che questo tipo di spiegazione non sia stato sinora preso in considerazione dal ct mentre a questo riguardo i giocatori più significativi, in primis Buffon e la BBC, abbiano espresso delle idee piuttosto chiare. Tutto è partito dalle dichiarazioni successive alla sconfitta con la Spagna. Ventura ebbe a dire che i giocatori erano professionisti che avrebbero saputo reagire positivamente al 3-0 subito e che questo risultato non avrebbe avuto alcun impatto negativo sulla fiducia della squadra. Opposte sono state invece le parole di Buffon dopo la partita con la Macedonia:

Quindi, alla nazionale per uscire da questa fase negativa serve fiducia, consapevolezza della propria forza, sapere alzarsi dopo le sconfitte, sapere aiutarsi, divertirsi, essere disinibita e positiva. Ma la squadra è stata impostata su questi principi? E quale era il piano B (quello che si mette in atto quando le cose non vanno per il verso giusto) prima della partita con la Spagna e con la Macedonia? Come sono aiutati i giocatori durante i raduni a potenziare questa mentalità suggerita da Buffon e che è alla base di qualsiasi mentalità vincente? Certamente è vero che le abilità psicologiche si acquisiscono nel tempo e non in un fine settimana. Inoltre, alcuni calciatori non trovano spazio nella loro squadra di club e così non hanno modo di mettersi di frequente alla prova, in partite che bisogna assolutamente vincere. Ciò nonostante mi piacerebbe almeno una volta sentire dire dal ct che incontrare delle difficoltà psicologiche fa parte del gioco e che, proprio perché i calciatori sono dei professionisti, si sta lavorando anche sull’approccio mentale alla partita e sul saperla giocare con una mentalità vincente. Poi vinca il migliore.

 

Uno psicologo con il calcio-5

Emiliano Bernardi, psicologo dello sport e collaboratore di Cei Consulting, è consulente della nazionale giovanile di Calcio-5 in ritiro a Rieti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Italia senza senso di appartenenza: tre sport, tre storie

Tre notizie che ho letto oggi sui giornali provenienti da sport diversi mi sembra abbiano un comune denominatore che rispecchia la carenza nel nostro paese del senso di appartenenza.

  1. La prima riguarda Alessio Cerci, giovane attaccante del Torino che va a giocare con l’Atletico Madrid campione Spagna. Così un altro giovane calciatore italiano lascia il paese (come Verratti, Immobile, Balotelli e altri) senza che nessuna squadra abbia fatto il possibile per trattenerlo. Certamente lui sarà molto soddisfatto, come gli altri, per la possibilità di giocare in una delle squadre europee più forti e per il salario percepito ma resto convinto che un paese che vuole essere vincente debba trattenere i talenti anziché lasciarli andare. Si può dire che i nostri club non fanno certo la guerra per avere i migliori.
  2. La seconda riguarda la nazionale di pallavolo che ha perso nella partita di esordio del mondiale 3-1 contro l’Iran. L’Italia è apparsa demotivata e poco aggressiva, ciò ha portato a percentuali di errori imbarazzanti. L’Iran ha mostrato l’atteggiamento opposto e ha meritato la vittoria. Si può vincere o perdere una partita ma dopo mesi di collegiali non si può iniziare un match importante con l’atteggiamento tipico di chi è destinato a subire. Gli italiani pensavano di vincere? Non credo, avevano già perso con l’Iran. In campo non si è visto  un leader capace di tenere unita e aggressiva la squadra, che facesse sentire l’importanza dell’impegno che dovevano affrontare. Dovrebbero essere atteggiamenti ormai ovvi;  gli atleti dovrebbero sapere a memoria come affrontare questi momenti negativi stimolando a vicenda il senso di appartenenza.
  3. La terza riguarda Daniele Meucci, vincitore della maratona agli europei di atletica leggera di quest’anno. Per continuare a studiare, ha dato 60 esami  d’ingegneria in 5 anni, e corre 180km la settimana. All’università non ha mai detto che era in nazionale perché probabilmente non l’avrebbero capito, e per correre esce al mattino alle 6 e poi di nuovo la sera sino alle 20, con il custode del campo che si lamenta con lui perché vorrebbe chiudere la pista prima dell’orario previsto. Un altro esempio di come l’Italia non aiuti lo sport, non c’è comunità con gli atleti e non viene stimolato neanche in questo caso il senso di appartenenza.  E giustamente Meucci dice: “Farò l’ingegnere: l’atletica passa, la vita resta”.

Il ruolo dello psicologo dello sport nella squadra nazionale

Si è tenuta presso la Scuola dello Sport un workshop sul ruolo delle differenti figure professionali che lavorano in una squadra nazionale prima e durante grandi eventi sportivi. In relazione al ruolo dello psicologo ho messo in luce quali sono le principali attività da svolgere:

  • La preparazione psicologica essenziale è stata svolta in precedenza
  • Non introdurre nuove strategie e procedure ma aiutare gli atleti a seguire le loro abitudini
  • Lo psicologo non deve essere ossessionato dal “fare”
  • Sono necessarie 24 ore di assistenza e disponibilità a fornire consulenza in qualsiasi ambiente
  • Lo psicologo deve essere preparato all’unicità dei giochi olimpici
  • Seguire il programma preparato in precedenza
  • Essere reattivo e efficace
  • Promuovere l’uso di routine comportamentali e e piani giornalieri
  • Aiutare gli atleti a restare concentrati sulla competizione senza lascirsi distrarre dall’ambiente del villaggio e dell’atmosfera olimpica
  • Aiutare atleti e allenatori a non porre eccessiva enfasi sulla gara
  • Aiutare la squadra a generare un’atmosfera positiva e facilitante soluzioni efficaci
  • Essere pronti a sostenere psicologicamente i tecnici
  • Preparare strategie di gestione delle relazioni interpersonali
  • Comunicazione interpersonale fra i membri dello staff: gestione del tempo libero, relazioni con capo delegazione e dirigenti federali, gestione dei media

Brava la nazionale di calcio; ma fra un anno ci vorrà una migliore condizione mentale

La nazionale di calcio ha giocato un torneo in cui in ogni partita è andata aumentando la determinazione e la tenacia che è ciò che i giornalisti hanno definito in termini di “giocare con il cuore”. E’ certamente un aspetto psicologico estremamente positivo e importante in vista del coppa del mondo del prossimo anno. Sono convinto che un altro ambito da conoscere meglio di ogni giocatore e della squadra nel suo complesso è identificare i punti di forza e di debolezza per quanto riguarda l’attenzione e le situazioni della partita che possono influenzarla in modo negativo. Infatti, la squadra italiana pur dimostrandosi abbastanza tenace e combattiva però in alcune partite ha vissuto delle fasi di vuoto mentale, mancanza di concentrazione, in cui ha subito molti goal. Inoltre, durante una competizione lunga come sarà la coppa del mondo di calcio, è necessario sapere recuperare dal punto vista mentale e non solo fisico. Sapersi rilassare può diventare un’arma vincente per ridurre al minimo la stanchezza mentale e per concentrarsi sulla partita seguente in modo efficace. Equilibrio tra concentrazione e rilassamento rappresentano un punto di arrivo per fornire prestazioni eccellenti. Ancora un anno ci separa da questo grande evento agonistico e mi auguro non si continui a pensare solo al recupero fisico e alla condizione atletica ma Prandelli voglia servirsi anche di un approccio più scientifico alla gestione delle abilità mentali.

La nuova maturità psicologica della nazionale di rugby

L’Italia del rugby sinora è stata sempre una bella incompiuta, ogni tanto vinceva una partita ma di solito le prendeva in modo rovinoso dalle squadre più affermate. Alcune settimana fa Brunel, l’allenatore della nazionale, si è espresso dicendo che qualsiasi squadra può fare un exploit e vincere una partita, ma le squadre tecnicamente e psicologicamente mature sono in grado di vincerne anche altre e di essere competitive con tutte. In questa stagione l’Italia si era comportata alcune volte in questo modo, vincendo contro la Francia e giocando alla pari con gli inglesi e abbastanza bene con la Nuova Zelanda, però poi si era nuovamente persa con il Galles e la Scozia. In altre parole aveva perso partite con chi avrebbe potuto vincere, Galles e Scozia, dove quindi maggiore era la pressione agonistica, che nasceva dalla consapevolezza di potere ottenere un risultato poitivo, laddove invece si era certi di perdere e quindi più scarsa era il livello di pressione, ha giocato le sue partite migliori pur perdendo. Cio dimostrava che il livello tecnico-tattico e la condizione fisica erano buone ma mancava la convinzione per giocare con avversari alla loro portata; dove la differenza era tanta probabilmente sono entrati in campo meno ossessionati dal risultato e questo gli ha permesso di giocare meglio. La partita con l’Irlanda era quindi un bell’esame per la nazionale per dimostrare che si era in grado di giocare per vincere con un avversario di pari livello e, quindi, in una situazione di massima pressione agonistica. La nazionale ha vinto e quindi ha passato questo esame di maturità che non a caso si è concretizzato attraverso una serie di calci piazzati, che sono sempre stati un punto debole e che al contrario in questa partita sono stati messi a segno.

Cuore e idee

Prandelli ha detto che la nazionale ha giocato con il cuore e con idee. Tradotto con parole meno legate al modo di parlare quotidiano si può dire che l’Italia ha giocato motivata e ha dimostrato una mentalità vincente. Motivata significa sapere che la qualità del gioco dipende dall’impegno individuale e collettivo e lo si vuole fare. Mentalità vincente consiste nella convinzione di sapere affrontare con successo la prossima partita. Ecco perché non si può fare a meno di cuore e idee.

L’Italia va avanti

L’Italia gioca confusa e con il cuore, speriamo abbia un buon cardiologo per recuperare. Qualcuno ha scritto smettetela di chiamarlo Supermario se volete che lo diventi; sottoscrivo. I gironi dei campionati del mondo e europei sono il momento peggiore per l’Italia, una volta superati, a fatica, di solito gioco e risultati migliorano.  Mi chiedo sempre a cosa si allenano se poi in campo non si trovano. La cosa per me migliore è avere impiegato molti giocatori nuovi in nazionale. I nostri due ragazzi ribelli hanno fatto finalmente goal. Prandelli così diverso da Lippi, è sempre disposto a spiegare, meno cinico, più cuore in mano. Buffon è la prova che la tensione nervosa asciuga le energie anche se non corri. E’ impressionante come la squadra protegga Balotelli. Cosa non si farà mancare l’Italia in questa settimana che precede il prossimo match?

La mente non è stata convocata in nazionale

La principale spiegazione che Prandelli ha fornito per illustrare le ragioni  del pareggio con la Croazia è che i calciatori hanno mostrato poca energia e aggressività. Sembrava una valutazione interessante perché poneva l’accento sulla componente mentale della prestazione. Da quanto si legge sui giornali non sembra essere invece questo il punto, infatti emerge che i calciatori sono fisicamente stanchi, quindi la fatica è una questione che riguarda ciò che avviene dalle sopracciglia in giù. D’altra parte in uno staff pieno di preparatori fisici, fisioterapisti e medici non si può certo andare oltre il muscolo e peccato che il cervello non lo sia. Intanto, con le conoscenze che ci offrono le scienze dello sport, sappiamo che la fatica è un fattore assolutamente identificabile prima della partita, e allora partendo da questa conoscenza perché non prevedere un approccio adeguato a questa condizione? Secondo, la partita non è certo un esercizio estetico di moduli di gioco, le partite bisogna saperle giocare e possibilmente vincerle. Cosa serve allora parlare per giorni di schemi di dove giocherà quel giocatore piuttosto che quell’altro, quando ciò che conta per primo sono gli individui e cioè i calciatori. Voglia di essere vincenti, questo dovrebbe essere il primo criterio per scegliere chi andrà in campo, che in pratica si traduce nel sapere chi ha più combattività (aggressività) e energia da spendere, il modulo lo si costruisce a misura su chi possiede oggi queste caratteristiche. I cambi dovrebbero rispondere alla stessa logica. Chi è in grado di garantire questo atteggiamento quando in campo si ha un decremento di queste caratteristiche? Perché la squadra migliore non è quella composta dai migliori giocatori ma è quella che fornisce il risultato migliore. Chi si occupa del recupero mentale dei calciatori? Chi si preoccupa di trasmettere energia mentale anche quando si è stanchi fisicamente? Schemi e tecnica sono inutili quando non c’è la mente a guidare, ma la nazionale continua a ipertrofizzare lo staff sanitario.

Prandelli e le sconfitte inutili della nazionale di calcio

L’esternazione di Prandelli ha fatto il giro del mondo e certamente questa attenzione non è stata positiva per una squadra che deve giocare un torneo importante da protagonista. Perché? Viene un momento prima dei grandi eventi in cui quanto è esterno al gioco deve essere tenuto fuori dalla mente ed è l’allenatore, il leader, che deve trasmettere che si è giunti su questa soglia e si dà addio a ciò che sta là fuori, si deve entrare in un altro mondo. La partita dell’Italia con la Russia giocata con scarsa determinazione è anche il frutto di questa situazione. In aggiunta l’Italia del calcio non gioca mai bene le amichevoli che precedono un torneo, quindi è dannoso farle incontrare avversari dello stesso livello, mentre bisognerebbe fare partite con avversari evidentemente di livello inferiore. In tal caso anche la sconfitta assume un significato meno negativo, mentre sconfitte contro avversari di pari livello possono generare stati d’animo d’insicurezza, inutili a una settimana dalla prima partita ufficiale.