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Hillary Clinton: essere una di famiglia

Sobrio, deciso, fiero e responsabile sono a mio avviso le quattro parole che possono definire il messaggio con cui Hillary Clinton si è candidata per le presidenziali USA. I suoi testimoni nel video sono le persone che s’incontrano ogni giorno e con cui ognuno si può identificare. Clinton vuole essere il loro campione e lo ha detto con un messaggio di poco più di 2 minuti centrato sulle famiglie, le coppie gay e il lavoro. Il video rappresenta un ulteriore evoluzione del “Yes we can” di Obama quando afferma: “Ogni giorno gli americani hanno bisogno di un campione. Io voglio essere quel campione”. E’ evidente che è la comunicazione di una donna che, anche se molto potente, vuole convincere con un messaggio che è sobrio nelle parole e nei toni. Nel contempo esprime nel finale la sua convinzione fiera che non ha bisogno di affermarsi con aggressività, ma che vuole fare percepire in modo netto la vicinanza empatica con le idee che sono state espresse dai suoi testimoni. Hillary Clinton nel suo messaggio esalta “il culto dell’individuo medio”, di cui si fa rappresentante e ne vuole promuovere il benessere. Questo passaggio è un aspetto chiave della cultura americana in cui è presente la consapevolezza che ogni persona vive in una famiglia o all’interno di una rete sociale in cui dovrebbe prosperare. Ognuno è quindi parte di un gruppo e il gruppo non abbandona anzi è responsabile dell’individuo. Questo concetto viene ora ampliato a tutto il paese e non solo ai singoli individui nel passaggio in cui Clinton afferma: “perché quando le famiglie sono forti, l’America è forte”.  Clinton dovrà però provare a liberarsi dall’essere percepita come appartenente al club dei privilegiati e dei ricchi, e nei due minuti della presentazione della candidatura ha iniziato questo cambiamento verso una dimensione di se stessa come persona socievole, che negli USA è una valore fondamentale per essere riconosciuti come parte del gruppo. Per essere vincente dovrà mostrarsi amichevole ed essere considerata membro della comunità, perché questo lavoro di adattamento alle realtà sociali che vuole rappresentare la farà percepire come sincera e affidabile e soprattutto non appartenente all’establishment che esclude anziché includere. A questo riguardo è ancora oggi valido quanto scritto nel 1968 da J. Ruesch, psichiatra, e G. Bateson, antropologo: “Il bisogno fondamentale dell’americano di muoversi all’interno di un gruppo e la sua preoccupazione di essere socievole, hanno portato a un’organizzazione molto avanzata e a una differenziazione all’interno del gruppo … Quella fiducia che un inglese trae dal fatto di sapere che il sistema giudiziario e la polizia difendono la legge e l’ordine, il cittadino americano la ricava dalla convinzione che il gruppo lo sosterrà e, se necessario, eserciterà pressioni per difenderlo. Nessun americano perciò tralascerà sacrifici o sforzi per far parte di un gruppo e sottostare agli scopi generali e, in cambio, si aspetterà di essere protetto dal gruppo per essere entrato in gioco”. Se Clinton riuscirà di conseguenza a vincere lo scetticismo che la circonda,  si conquisterà l’approvazione degli elettori e potrà veramente lottare per il successo finale.