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Recensione libro: Golf Flow

Golf Flow

Master you mind, master the course

Gio Valiante,

Human Kinetics, 2013, p. 228

www.humankinetics.com 

In the title is already explained the goal the golfer has to achieve: let flow the mind and the shot will be good. The author, Gio Valiante was named one of the 40 most influential under-40 people in golf  by Golf Magazine and in this book he talks about flow not only from the theoretical point of view but also from the side of the PGA golfer experiences.

Reading Golf Flow we understand the mental side of golf. It could seem obvious because every person knows that golf is a mental game but here we find explained in which way  this happen; in which way the golfers use their time, practice the control, tune the effort and develop the awareness regarding the performance.  Valiante provides a great deal of current research  and he is never trivial when providing his advices. The amateur golfers reading this book will find many ideas to start their mental practice.

In my opinion the best part of Golf Flow is that one regarding the current top PGA pros, who talk through the author about their mental flow state, saying how much it permitted them to cope under pressure. This book may give the competitive golfers another tool to take their game to their highest level. The amateur golfers will find useful information coming from different top golfers and  from these different persons and experiences they can find that one is better for them.  The many professional insights about his work with the top golf are like this one:

“As it happens for many golfers, Justin’s instinct told him to go into Sunday and to be aggressive right to get-go. The details vary from golfer to golfer, but the philosophy is a cowboy version of golf that goes something like this: “Fire at every flag, go for par fives in two, be aggressive on every putt, and throw all strategy, patience, and ball placement to wind. I asked Justin to do the opposite and let patience and discipline define the round by using the first few holes to establish the rhythm of his routine.”

The book is full of these experiences and for this reason I believe that it’s very useful for the golfer of every level and for the coaches and sport psychologists who want to know better the mental side of the golf.

 

Jason Day: un bagno di umiltà

Quando la palla va in acqua, via le scarpe e pantaloni arrotolati … così ha fatto Jason Day alla buca due nel corso del Pga Championship al Valhalla Golf Club di Louisville. Non solo un bagno nell’acqua ma anche un bagno di umiltà per mantenere sempre presente a se stessi quanto è difficile fare bene.

L’atteggiamento mentale di Matteo Manassero

Matteo Manassero, 20 anni, campione di golf, ha idee chiare su alcuni aspetti mentali in cui invece la maggior parte dei giovani, anche di talento, mostra un atteggiamento sbagliato. Forse è un campione anche grazie a questo suo modo di vivere il golf.

I punti sono questi:

Gli errori: “Posso permettermi di sprecare una settimana … Me lo devo ricordare più spesso: se gioco male per un mese, non è l’ultimo della mia vita. La vita ce l’ho ancora tutta davanti”.

Il divertimento: “Io variando i colpi, completando un giro senza sbagliare. E’ bello quando tiri e  la pallina va dritta, quando cammini e imbuchi il putt”.

L’atteggiamento del golfista: “Scrutando le espressioni, gli atteggiamenti nei colpi sotto pressione: il giocatore di classe è imperturbabile, sempre. E poi osservando l’eleganza e il ritmo del gesto tecnico, l’equilibrio perfetto dello swing”.

(L’intervista è apparsa su laRepubblica di oggi)

The Dan Plan e le 10.000 ore per diventare progolf

The Dan PlanDan Laughlin, il trentenne fotografo, che tre anni fa a deciso di diventare golfista professionista partendo da zero sta mettendo alla prova la teoria dello psicologo Anders Ericsson secondo cui è possibile se si impiegano 10.000 ore di pratica. Dan dopo tre anni e 5.000 ore ha ottenuto un handicap di 5,2 e gli resta ancora da percorrere quasi metà del cammino. Ce la farà a ottenere questo risultato su cui nessuno avrebbe mai scommesso? Quello che è certo è che sinora ha raggiunto un risultato già  importante, dimostrare che una persona adulta, priva anche di qualsiasi precedente esperienza sportiva agonistica, grazie solo al suo impegno può ottenere un risultato sorprendente, per il basso handicap raggiunto in così poco tempo.

Seguitelo su: http://thedanplan.com/

Bisogna allenare la mente a gareggiare

Nonostante molti allenatori riconoscano il ruolo decisivo svolto dalla mente nel favorire/ostacolare le prestazioni sportive, ve ne sono ancora altrettanti che pensano che  le difficoltà mentali si superino allenandosi di più o partecipando a più gare. In genere chi la pensa in questo modo è convinto che a un certo punto l’atleta si sbloccherà e comincerà per lui/lei una nuova fase vincente della carriera. In sintesi, bisogna gareggiare, fare esperienza e poi vinto il primo torneo le cose si sistemeranno. Incontro molti atleti/e che mi raccontano storie di questo tipo ma con un risultato diverso e negativo, hanno ancora gli stessi problemi e queste difficoltà incidono sempre di più nel demolire la fiducia in se stessi. Dicono che si allenano bene e poi vanno in gara e ripetono sempre gli stessi errori. Devo allora spiegare ciò che ho ripetuto centinaia di volte e cioè che possedere la tecnica (quale che sia lo sport) non vuole dire sapere gareggiare, che è una cosa completamente diversa. Quando questi atleti/e diventano consapevoli di questa differenza, in genere si tranquillizzano e a questo punto si può spiegare loro che seguire un programma di mental coaching è proprio utile per imparare a guidare la propria mente in gara.

Si può diventare professionisti nel golf iniziando a 30 anni?

A che punto è la sfida di Dan McLaughlin? Non avendo mai giocato a golf, nell’aprile del 2010 Laughlin ha abbandonato il suo lavoro di fotografo per perseguire l’obiettivo di diventare professionista del golf, per mezzo di 10.000 ore di pratica. Durante i primi 18 mesi il miglioramento è stato lento e Mclaughling ha allenato singolarmente i colpi. In seguito, ha iniziato a giocare e la qualità del suo gioco è rapidamente migliorata. In 28 mesi ha così superato il 91% dei golfisti americani (26 milioni) che posseggono un handicap. Non c’è da stupirsi se ora il suo miglioramento è rallentato dato che deve confrontarsi in competizioni con un livello di handicap proprio solo del 10% di golfisti amatori (5,8). Dopo tre anni di allenamento McLaughlin è a metà del suo viaggio, ha giocato infatti 5.500 ore e ne ha altrettante da giocare per soddisfare la regola delle 10.000 ore, formulata dallo psicologo Anders Ericcson per raggiungere l’eccellenza. Il suo obiettivo è diventare un golfista. Questa scelta è molto interessante e per ora unica nel mondo dello sport; poichè è la prima volta che un individuo singolo, con nessuna precedente esperienza sportiva come atleta, non giovane ma adulto, cerca di dimostrare che l’eccellenza può essere raggiunta solo attraverso un impegno persistente nel tempo.

 

Yasmina al-Sharshani, la golfista del Qatar

In Qatar, lo sport sa diventando sempre più importante non solo in campo maschile ma anche in quello femminile. Ora anche nel golf le atlete stanno trovando spazio. Yasmina al-Sharshani (26 anni), è una ragazza giovane e dinamica, laureata  in Sports Science all’Università del Qatar, rappresenta la sua nazione Tornei Internazionali di Golf e si sta allenando per Rio 2016. Ha detto: “ Le olimpiadi in Brasile sono la mia ambizione perchè il golf ne farà parte dopo 112 anni di assenza. Mi sto preparando per le olimpiadi e spero di avere l’opportunità di rappresentare il mio paese, il Qatar”.

La resilienza di Woods and Snedeker

Dopo tre giorni di gara al 77° Masters Tournament di Augusta Tiger Woods ha dimostrato cosa vuole dire in concreto essere resilienti. E’ stato penalizzato di due punti per un’involontaria scorrettezza tecnica, penalità grave quando si gioca a questo livello. Al ritorno sul campo per un nuovo giro, all’inizio Woods ha commesso errori dovuti al nervosism0 provocato da questa situazione, poi si è subito ripreso, concludendo in 7° posizione a +4 dalla coppia di testa (Snedeker e Cabrera, 209) e con l’opportunità di continuare a gareggiare per la vittoria.

Anche Snedeker, 5° al mondo, non lì in vacanza. L’americano ricorda di essere stato in testa ad Augusta cinque anni fa nel giro finale ma crollò sotto la pressione. E’ un altro aspetto di resilienza:

Ha detto: “Ho passato 32 anni della mia vita per essere pronto per domani ed è stato un processo di apprendimento … Non sono qui per fare un buon finale. Non sono qui per finire fra i primi 5. Sono qui per vincere”.

 

 

 

 

 

Tiger Woods: “Voglio essere meglio”

Dopo la vittoria dell’altro mese al Arnold Palmer Invitational è stato chiesto a Tiger Woods se aspirava a ritrovare il suo tocco speciale. La risposta: “Non voglio diventare bravo come una volta. Voglio essere meglio”.

Tiger Woods: umiliarsi per tornare 1°

Si potrebbe dire che sottolineare la grandezza sportiva di Tiger Woods faccia parte di quella retorica un po’ noiosa che elogia i campioni che  dopo tanti problemi personali ritornano a essere numeri 1.  E’ stato distrutto dal gossip sulla sua vita privata con la pubblicazione degli sms che si scambiava con le sue numerose amanti, ovviamante ha divorziato dando 300 milioni alla moglie, ha avuto problemi fisici, è andato in televisione a scusarsi per i suoi comportamenti scorretti con la moglie, è sceso al 59° posto del ranking mondiale ma ha voluto ricominciare. Ci ha messo 3 anni ma ora è di nuovo il primo. 

Sono convinto che si tratti di un’impresa eccezionale, perchè realizzata in uno sport individuale dove la responsabilità di ogni risultato è solo ed esclusivamente tua. Certamente Woods si era messo da solo in questa terribile situazione, ha ammesso di avere sbagliato, si è umiliato perchè non riusciva più a fare bene ciò in cui prima eccelleva. Ma non ha rifiutato la realtà, che era fatta di prestazioni insufficienti e di un lento scivolare verso il fondo, non ha rinunciato a perdere sotto gli occhi di tutti i suoi tifosi, sponsor, media. Ha dimostrato che non era più il Tiger Woods vincente ma un altro giocatore che non solo non vinceva più un torneo ma che era retrocesso di 60 posizioni. La grandezza sportiva e umana sta proprio in questo, nel non avere rinunciato a umiliarsi e nel non avere rinunciato a allenarsi per ritornare a essere chi era. Questo non è avvenuto in poco tempo, sono stati necessari tre anni, ma ora è di nuovo il numero 1. Adesso potrebbe ritirarsi perchè ce l’ha fatta a resuscitare oppure continuare per battere nuovi record, dipende solo dalla sua voglia di grandezza.